Indignation

By

Editeur: Editions Gallimard

4.1
(1927)

Language: Français | Number of pages: 195 | Format: Others | En langues différentes: (langues différentes) Italian , English , Spanish

Isbn-10: 207012309X | Isbn-13: 9782070123094 | Publish date: 

Aussi disponible comme: Paperback

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

Aimez-vous Indignation ?
Devenez membre de aNobii, voyez si vos amis l'ont lu et découvrez des livres du mème genre!

Inscrivez-vous gratuitement
Description du livre
Sorting by
  • 5

    Un po' Comma 22 di Joseph Heller, un po' Un anno terribile di John Fante e forse, a ben pensarci, un po' e ancora Una storia di amore e di tenebra di Amos Oz - lì dove i dialoghi madre-figlio, che cos ...continuer

    Un po' Comma 22 di Joseph Heller, un po' Un anno terribile di John Fante e forse, a ben pensarci, un po' e ancora Una storia di amore e di tenebra di Amos Oz - lì dove i dialoghi madre-figlio, che così spesso ritroviamo nella letteratura ebraica contemporanea, si rivelano essere degli ennesimi pozzi d'oro antico: quelli senza fine, quelli accattivanti come un miraggio in quest'arido, anzi aridissimo deserto delle relazioni familiari nel quale viviamo. La scrittura di Roth è qui generosa quanto arrabbiata, s'infiamma nei momenti più bui delle vicissitudini del protagonista, si altera quando allo stesso viene fatto subire un torto inatteso e però pianificato come al più cinico dei tavolini. C'è un'incontenibile eleganza di tono, una certa punteggiatura fragile che si alterna all'amarezza ispida del contenuto e all'arroganza riflessa di un linguaggio inequivocabilmente sporco in diversi punti - un linguaggio crudo e maschile, ma a tratti meticoloso e femminile, colpevole eppure innocente il quale può appartenere soltanto a un ragazzo non ancora fattosi uomo. E l'America, intanto, è una grossa pubblicità isterica sullo sfondo, un enorme poster della Coca-Cola dietro al quale si celano i sottili ma già visti messaggi subliminali che incitano consapevolmente alla guerra e alla morte. I banconi della macelleria kosher al centro delle vicende pre-college sono invece l'ennesimo stratagemma per farci avvicinare al mondo della rigida, moralista educazione giudaica; e nonostante questo, tutto, ogni cosa all'interno del romanzo funziona come se fosse la prima volta che qualcuno vuole farla funzionare. Forse perché la mano di Dio, in Indignazione, è molto più severa del solito, e tale severità si intuisce fin da subito, quando giungono i primi guai. Forse perché la scrittura, solida e burrascosa, ineffabile e straordinaria, risucchia l'attenzione del lettore al punto che qualsiasi altra informazione diviene inessenziale. O forse ancora perché il distillato di pensieri, di ordinanze sul piccolo ma grande universo sociale a cui veniamo attirati per il colletto della camicia, è talmente condensato e geniale e maturo che alla fine, proprio come il protagonista nei confronti del suo anno quasi spettacolare, un po' come delle mosche di maggio anche noi, avremo goduto a fondo delle poche pagine del libro sino a strapparle via, renderlo in mille brandelli, metaforicamente parlando, inseguiti dall'ombra solenne del suo arrabbiatissimo autore.

    dit le 

  • 4

    E' il 1951, primo anno della guerra in Corea e l'unico modo per fuggire alla leva è quello di studiare con profitto. A ciò aspira il protagonista, Marcus Messner, trasferitosi a Winesburg a causa dell ...continuer

    E' il 1951, primo anno della guerra in Corea e l'unico modo per fuggire alla leva è quello di studiare con profitto. A ciò aspira il protagonista, Marcus Messner, trasferitosi a Winesburg a causa dell'apprensione paterna.
    Unico scopo del ragazzo è rigar dritto e studiare, ma la tradizione pseudo-clericale e le rigide regole del college genereranno in lui una forte indignazione, sentimento che lo porterà a commettere una serie di errori, tra cui quello tanto temuto e profetizzato dal padre.
    L'indignazione come ribellione, dapprima sussurrata poi urlata con forza, permea ogni parola, riga e concetto, ma precisamente "indignazione" per cosa?
    La guerra, grande costante che unisce i Messner e l'intero popolo americano, per i valori medio-borghesi, verso l'istituto, la religione e le regole, che in quanto tali privano di luce tutto ciò che da esse rifugge.
    Marcus è certamente vittima degli eventi, ma anche di se stesso, il suo temperamento impulsivo, abilmente celato dalla narrazione in prima persona, l'avversione verso coloro che "comandano", la fiera volontà di non cedere a nessun compromesso e l'inesperienza di un ragazzo, tutto sommato privilegiato, sempre protetto dalla famiglia, mostreranno al lettore come "il terribile, incomprensibile modo in cui le scelte più accidentali, più banali, addirittura più comiche, producono gli esiti più sproporzionati".

    dit le 

  • 4

    Un grande

    Roth è come i grandi scrittori: di qualunque cosa parli, la leggi con piacere o con interesse. Forse è vero che il segreto non è nella storia ma nella voce che la racconta. Spiritoso, scritto benissim ...continuer

    Roth è come i grandi scrittori: di qualunque cosa parli, la leggi con piacere o con interesse. Forse è vero che il segreto non è nella storia ma nella voce che la racconta. Spiritoso, scritto benissimo, tradotto molto scorrevolmente, eppure non riesco a dargli le 5 stelle. Gusti personali perché lui è un grande.

    dit le 

  • 2

    Non mi ha lasciato quasi nulla. Vedo dalle altre recensioni che tutti lo osannano ma nella mia esperienza un centinaio di pagine sono scorse davanti ai miei occhi (non scritte male), senza comunicare ...continuer

    Non mi ha lasciato quasi nulla. Vedo dalle altre recensioni che tutti lo osannano ma nella mia esperienza un centinaio di pagine sono scorse davanti ai miei occhi (non scritte male), senza comunicare nulla in profondità, se non un certo fastidio per il protagonista.

    dit le 

  • 5

    Quando ce vò' ce vò'!

    Forse con Pastorale americana questo è il libro di Roth che mi è piaciuto di più.
    La sfuriata di Marcus col decano è, testo a parte, ciò che più si avvicina all'idea che ad un certo punto non si può p ...continuer

    Forse con Pastorale americana questo è il libro di Roth che mi è piaciuto di più.
    La sfuriata di Marcus col decano è, testo a parte, ciò che più si avvicina all'idea che ad un certo punto non si può più stare zitti, anche se converebbe. E' la certezza della ragione contro il pregiudizio e l'iposcrisia. Fa niente se poi la pagherai cara. Fa niente.
    Bellissimo libro con differenti temi affrontati, uno più bello dell'altro.
    Si è capito che mi è piaciuto tanto, vero?

    dit le 

  • 4

    Primo incontro con Philip Roth: sorpresa e dilaniata.
    Colpita dalla sua penna ,come una lama d'acciaio affilata di un coltello da macelleria ...
    Breve, intenso, profondo.

    "Cerca di essere -più grande ...continuer

    Primo incontro con Philip Roth: sorpresa e dilaniata.
    Colpita dalla sua penna ,come una lama d'acciaio affilata di un coltello da macelleria ...
    Breve, intenso, profondo.

    "Cerca di essere -più grande- dei tuoi sentimenti. non sono io che te lo chiedo, ma la vita ... "

    "Oh, vaffanculo ..., Sì, bellicosamente, rabbiosamente, impulsivamente, ... Ero stufo marcio"

    ... quella rettitudine che tiranneggiava la mia vita, la costrittiva rettitudine che era la vera causa ...

    ..., e stava ancora nevicando, magicamente nevicando, ...

    dit le 

  • 5

    Ingredienti: un ragazzo irrequieto e non disposto a compromessi, un paese puritano dalle regole di ferro, il sogno di un futuro costruito con le proprie mani, il terrore di subire decisioni imposte da ...continuer

    Ingredienti: un ragazzo irrequieto e non disposto a compromessi, un paese puritano dalle regole di ferro, il sogno di un futuro costruito con le proprie mani, il terrore di subire decisioni imposte da altri.
    Consigliato: a chi vuol tornare adolescente per rivivere gli anni della propria formazione, a chi cerca di far fiorire i propri sogni sul letame sparso da altri.

    dit le 

  • 5

    Philip Roth ha una penna spietata, i suoi ritratti non lasciano scampo - nessuno esce veramente pulito, ci mostra l'essere umano nelle sue sfaccettature, anche nelle più squallide e bieche - in "Indig ...continuer

    Philip Roth ha una penna spietata, i suoi ritratti non lasciano scampo - nessuno esce veramente pulito, ci mostra l'essere umano nelle sue sfaccettature, anche nelle più squallide e bieche - in "Indignazione" però questo non accade, perchè il protagonista (il giovane Marcus Messner) è un ragazzo idealista, ambisce a un futuro diverso da quello che gli è stato proposto, inculcato dal suo ambiente, dalla sua famiglia - cerca di cambiare la sua storia - impegnandosi nello studio e nel lavoro - cercando di svincolarsi dai suoi stessi limiti e dalle sue stesse paure. Ma Roth è spietato - non sono soltanto i sentimenti e i propositi che ci condizionano la vita - ma anche le scelte inconsapevoli che decidiamo di percorrere ci possono portare al declino. Marcus si trova così a percorrere la sua esistenza verso un dirupo inconsapevolmente. Un altro ritratto importante e meticoloso in questo breve romanzo di Roth - ancora una volta mi ritrovo a pensare quanto sia fottutamente un genio. Bellissimo.

    dit le 

  • 4

    l’amore (e altro) ai tempi della Corea

    Autore: statunitense (1933). Romanzo del 2008.

    Una macelleria kosher, padre, madre e figlio.
    Tutto fila liscio: il ragazzo studia al college (proficuamente) e ha imparato il mestiere paterno. Compreso ...continuer

    Autore: statunitense (1933). Romanzo del 2008.

    Una macelleria kosher, padre, madre e figlio.
    Tutto fila liscio: il ragazzo studia al college (proficuamente) e ha imparato il mestiere paterno. Compreso il fatto che sbudellare un pollo dal culo può essere spiacevole, ma va fatto. Lezione che si ripeterà spesso, ma che non riuscirà ad applicare.
    Improvvisamente Messner senior, forse realizzando che il ragazzo è adolescente, comincia ad essere tormentato dalla paura: paura degli amici, del biliardo, dell’alcool, delle ragazze.
    Paure non solo dei padri del 1951.
    Messner junior ingaggia battaglia per un po’, poi decide di andare al college da un’altra parte.

    Lascia il primo alloggio, poi il secondo, per finire in una stanzetta da solo.
    Da appuntamento ad una ragazza sognando chissà quale impacciata conoscenza sessuale e invece questa gli pratica sesso orale senza neppure invito.
    Non è mignotta, solo dotata di una considerevole collezione di mali del vivere.

    In uno splendido dialogo con il Decano (non per nulla Messner è un fenomeno nei dibattiti, si è innamorato di Bertrand Russell e conosce l’inno cinese. L’indignazione viene da lì) ribolle di tutto il suo risentimento.
    Oggetto del contendere è la sua mancata partecipazione a lezioni di religione. Diagnosi del Decano è che il ragazzo ha una certa tendenza ad abbandonare. Gli alloggi, i compagni aggressivi o taciturni o troppo belli ed inseriti, la ragazza così incomprensibile (e questa parte il Decano non la sa).

    Nella confusione emotiva d’adolescente c‘è un solo punto preciso: essere il primo del suo corso
    e, se dovesse essere arruolato, partecipare alla guerra come sottufficiale, perché i semplici fucilieri muoiono. (Gli USA sono impegnati nella guerra di Corea che nonostante sia stupidissima ha la sua bella quantità di morti.)

    I dialoghi sono belli, esatti, opportuni. Neppure si avverte lo stacco dal testo.
    E se quello con il decano è un dibattito, quello con la madre è un capolavoro di reindirizzamento dei turbamenti di Messner junior.

    Cosa rivela? Un giovane adolescente, di quelli che studiano e che amano la famiglia, ma che non può evitare di essere uno dei tanti con sogni interrotti. Quando si devono effettuare delle scelte non serve essere primo della classe.

    Non dico altro perché c’è chi legge qualsiasi libro come se fosse un mistery e non vorrei tirarmi addosso accidenti. Romanzo breve, poche pagine molto stimolanti. Parola.

    26.02.2017

    dit le 

  • 4

    Breve ma intenso.
    Le scelte anche se fatte con le migliori intenzioni, possono avere conseguenze tragiche.
    Se non avete mai letto niente di Philp Roth prima d'ora, questo è un buon inizio. ...continuer

    Breve ma intenso.
    Le scelte anche se fatte con le migliori intenzioni, possono avere conseguenze tragiche.
    Se non avete mai letto niente di Philp Roth prima d'ora, questo è un buon inizio.

    dit le 

Sorting by