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Indignazione

Di

Editore: Einaudi (Numeri primi)

4.1
(1720)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 141 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Francese

Isbn-10: 8866213098 | Isbn-13: 9788866213093 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Norman Gobetti

Disponibile anche come: Copertina rigida , eBook

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
Indignazione racconta dell'educazione di un giovane uomo alle terrificanti opportunità e ai bizzarri impedimenti della vita nell'America del 1951. È una storia di inesperienza, stoltezza, resistenza intellettuale, scoperta sessuale, coraggio ed errore. È una storia narrata con tutta l'energia inventiva e l'arguzia di cui Roth è maestro, e un ulteriore poderoso tassello nella sua analisi dell'impatto della storia americana sulla vita di individui vulnerabili.
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  • 4

    Quando leggere è come dissetarsi.

    Non c'è niente da fare, Philip Roth mi frega sempre. Quando finisco di leggere un romanzo di uno scrittore americano,spessissimo mi sento stanco: stanco della solita denuncia sociale, stanco della sol ...continua

    Non c'è niente da fare, Philip Roth mi frega sempre. Quando finisco di leggere un romanzo di uno scrittore americano,spessissimo mi sento stanco: stanco della solita denuncia sociale, stanco della solita borghesietta trita e ritrita, stanco degli hamburger, dei barbecue, dei deprimenti panorami della prateria che specchiano altrettanto deprimenti paesaggi morali. Poi prendo in mano l'ennesimo capitolo della sterminata produzione dell'Ebreo di Newark (facendo uno sforzo perchè già lo so che parlerà della voglia di sesso di un vecchio che si aggira per i soliti panorami ecc ecc), me lo bevo in due pomeriggi e quando ne ho finito ne voglio ancora.

    Il punto non è la storia, che è quella american di sempre. Il giovane Marcus Messner, figlio di un macellaio kosher di Newark, affronta come tutti l'adolescenza quando si rende conto che può fare scelte diverse da quelle che fino ad ora i suoi genitori hanno fatto per lui; scelte che peraltro lo vedono sempre più insofferente. Per liberarsi dalla (peraltro umanissima) insicurezza del padre che comincia a vedere l suo figliuolo fare i suoi primi passi da solo, decide di proseguire gli studi lontano da casa, iscrivendosi ad un college di provincia con il massimo dei voti (anche allo scopo non secondario di evitare la chiamata alle armi per la guerra di Corea). Catapultato nel mondo senza nessuna preparazione, il suo solo modo di relazionarsi con la vita è il dovere. Darsi dei risultati chiari e comprensibili ed ammazzarsi pur di raggiungerli, poco importa se non li sente come propri e se ogni mese che passa si sente sempre più infelice ed angosciato. All' immaturità nello scegliere le proprie sfide si accompagna l'immaturità relazonale: non riesce a comprendere perchè le persone che gli stanno vicino rifiutino la sua concezione troppo doveristica della vita, ed il solo modo di reagire a questa diversità è l' indignazione che dà il titolo al libro.

    Una breve, snella, intensa storia di immaturita e di inadeguatezza, caratteristica del primo Roth: che però di certo non brilla per originalità. Così come caratteristica dei romanzi di Roth è la scrittura perfetta, elegante, precisa, godibile, mai pesante. Le parole ti rotolano addosso come il fiotto di acqua fresca quando bevi alla fontana, e non riesci mai a smettere un sorso dopo l'altro.

    Continuo a pensare che alla fine sia proprio la scrittura più che le tematiche che rende grande il romanziere di Newark, sicuramente anche con la fortuna di non essere impoverita dalla traduzione. In sintesi un romanzo breve intenso, snelo e che si legge con il piacere di girare la pagina, degno della fama del suo autore.

    ha scritto il 

  • 4

    Roth è un'altro autore del quale non posso fare a meno.
    Anche in questo caso mi ha coinvolta e trascinata nella vita di Marcus e nelle tante contraddizioni della società americana di quel periodo (fo ...continua

    Roth è un'altro autore del quale non posso fare a meno.
    Anche in questo caso mi ha coinvolta e trascinata nella vita di Marcus e nelle tante contraddizioni della società americana di quel periodo (forse non solo di quel periodo), lasciandomi scoprire quanto possano essere tragiche le conseguenze di alcuni atti apparentemente insignificanti.

    ha scritto il 

  • 4

    Ho letto in qualche commento che Markus Messner, il protagonista di Indignazione, sia in un certo senso avvicinabile a Holden Caufield: anche lui un’anima pura, un idealista “indignato” che si scaglia ...continua

    Ho letto in qualche commento che Markus Messner, il protagonista di Indignazione, sia in un certo senso avvicinabile a Holden Caufield: anche lui un’anima pura, un idealista “indignato” che si scaglia contro il mondo bigotto degli adulti americani. Markus è uno studente modello, sempre primo nei voti, figlio devoto di un padre ebreo macellaio kosher che lo adora, tanto da esasperarlo con i suoi soffocanti controlli fino a spingerlo ad allontanarsi dal college che frequenta a Newark, dove è nato e vissuto, per trasferirsi a Winesburg, nel cuore dell’America più provinciale e tradizionalista. Da lì inizieranno i problemi per lui che ha le idee chiare su cosa vuol fare e chi vuole diventare, desidera soltanto studiare e laurearsi in giurisprudenza, non si inserisce nell’ambiente delle confraternite del college, non vuole partecipare alla squadra di baseball, non riesce a condividere la stanza con chi lo importuna o gli impedisce di studiare e soprattutto inizia una relazione con Olivia, una studentessa che per la sua famiglia è agli antipodi della donna ideale, è figlia di divorziati, ha problemi psichiatrici ed ha tentato il suicidio. Olivia non ha remore sessuali come la maggior parte delle ragazze del college nell’anno 1951, e tutto ciò provoca in Markus una reazione forte di rifiuto verso la bigotteria del college, del suo corpo dirigente e degli studenti, una “indignazione” che lo lascerà tragicamente in solitudine e che, per circostanze beffardamente banali, lo consegnerà in balia dell’evento terribile in corso in quegli anni, la guerra di Corea, che tante morti ha causato all’America.
    Ebbene, più che ad Holden Caufield Markus mi ha fatto pensare alla tragica figura di un eroe mitologico, al grande Achille figlio di Peleo, eroe puro e indistruttibile che muore per una banale ferita al tallone, ed “all’incomprensibile modo in cui le scelte più accidentali, più banali, addirittura più comiche, producono gli esiti più sproporzionati”: un argomento su cui riflettere, un esempio di vita da cui trarre mille spunti , uno dei tanti romanzi di Philip Roth che lasciano il segno.

    ha scritto il 

  • 5

    Seconda mia esperienza con questo autore, seconda esperienza assolutamente positiva.
    Ho apprezzato tutto il libro, in modo particolare ho amato lo "scontro verbale" fra Marcus (il protagonista) e il d ...continua

    Seconda mia esperienza con questo autore, seconda esperienza assolutamente positiva.
    Ho apprezzato tutto il libro, in modo particolare ho amato lo "scontro verbale" fra Marcus (il protagonista) e il decano e, successivamente l'incontro tra il protagonista e la madre.

    Citazione tratta dal libro:
    "La debolezza di un'altra persona può distruggerti tanto quanto la sua forza.
    Le persone deboli non sono innocue. La loro debolezza può essere la loro forza."

    ha scritto il 

  • 3

    non lo so...non mi ha convinto del tutto. Bellissime la parte quasi finale e quella del dialogo con il decano,la descrizione del rapporto col padre, i dubbi e via dicendo ,ma per tutto il libro non ab ...continua

    non lo so...non mi ha convinto del tutto. Bellissime la parte quasi finale e quella del dialogo con il decano,la descrizione del rapporto col padre, i dubbi e via dicendo ,ma per tutto il libro non abbiamo fatto altro che leggere della paura del protagonista di doversi arruolare...e dato che venivano messi in evidenza tutti i suoi pensieri e le sue emozioni, mi aspettavo di leggere anche quella parte lì, quindi il suo modo di vivere in prima persona l'esperienza della guerra da lui tanto temuta. Questo "salto temporale" che alla fine ci svela direttamente la sorte del protagonista è come se avesse lasciato un vuoto, secondo me manca qualcosa. Per il resto, bel libro sicuramente; lo consiglierei ,ma non lo definirei un capolavoro.

    ha scritto il 

  • 5

    Romanzo essenziale, intenso e "piacentissimo". Che vita può attendersi un giovane onesto, intelligente e serio come Marcus Messner? Una vita predestinata al successo, alla felicità e all’amore. Invece ...continua

    Romanzo essenziale, intenso e "piacentissimo". Che vita può attendersi un giovane onesto, intelligente e serio come Marcus Messner? Una vita predestinata al successo, alla felicità e all’amore. Invece Roth designa Marcus Messner come la sua vittima sacrificale. Le scelte che dovevano salvargli la vita si rivelano la causa che gliela distruggono perché non riesce ad attenersi alla illogicità del Sistema, inteso come l’insieme delle norme, delle regole e delle consuetudini della società. L'indignazione è troppa. Il giovane ripercorre gli errori della sua breve vita durante un’atroce agonia che neanche la morfina riesce più ad alleviare.

    ha scritto il 

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