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Infanzia berlinese

Di

Editore: Einaudi

3.9
(24)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 138 | Formato: Altri

Isbn-10: 8806512765 | Isbn-13: 9788806512767 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Bertolini Peruzzi M.

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Art, Architecture & Photography , Fiction & Literature , Philosophy

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Descrizione del libro
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  • 3

    Penso di non conoscere un autore dalla scrittura diseguale come Walter Benjamin: non diseguale nei toni, perché ciò è comune a tutti e della massima naturalezza, ma proprio nella sostanza stilistica. Basta pensare ai suoi saggi più celebri: L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità t ...continua

    Penso di non conoscere un autore dalla scrittura diseguale come Walter Benjamin: non diseguale nei toni, perché ciò è comune a tutti e della massima naturalezza, ma proprio nella sostanza stilistica. Basta pensare ai suoi saggi più celebri: L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica - saggio molto più citato che letto, com'è destino di tutti i saggi importanti o creduti tali - possiede una scrittura densa e non semplice, ma nemmeno ardua; trovo invece le sue tesi sulla filosofia della storia insieme affascinanti e indisponenti al massimo grado proprio per la loro prosa ellittica, spezzata e involuta - o, diciamo pure, deliberatamente oscura; e, al contrario, do ragione volentieri a chi osserva che i commenti ai versi di Bertolt Brecht sono più poetici delle poesie che commentano. In questi ricordi d'infanzia il filosofo tedesco rievoca sensazioni ed angoli d'una Berlino perduta, quella della Belle Epoque, con toni sognanti, qua e là visionarî, da rimembranze di chi fu un bimbo solitario, introverso e sensibile. A me questo raccontare ricco di accenti nostalgici e soffuso da un'aggettivazione alquanto sovraccarica e bamboleggiante rammenta l'andamento un po' enfatico di certa prosa tedesca fra Sturm und Drang e romanticismo: solo che Benjamin lo usa con un secolo di ritardo. Siccome ho letto queste pagine in traduzione non so in realtà quanto di ciò si trovi nell'originale e quanto vada attribuito alla traduttrice, che magari può aver donato soverchio spessore (magari senza volerlo, per abituale frequentazione di scrittori d'un certo tipo) ad una patina ottocentesca molto più leggera in Benjamin; ma sta di fatto che par proprio di leggere un pezzo di memorialistica, diciamo, d'epoca Biedermeier: e vederci sopra il nome di Walter Benjamin mi sconcerta parecchio. E poi, curiosamente, ciò che non riesco a sentire scorrendo queste pagine è proprio la Berlino d'inizio del Novecento, coi suoi colori e i suoi odori: sono pagine così private che, alla fine, le trovo raggelate e distanti; o magari sono insensibile io, visto che il libro piace a molto anobiani, tra i quali qualcuno di cui conosco l'ottimo gusto. Esistono anche zampate di genio sparse qua e là, ma non sono state bastevoli a farmi affezionare al libro.

    ha scritto il 

  • 5

    Un gioiello di scrittura, di memoria e di amore: per le piccole cose perdute dell'infanzia, per l'intrico delle strade della grande città, per le paure e le angosce di una vita.

    ha scritto il 

  • 3

    La filastrocca era "quel che di muto, di impalpabile, di fioccoso che si aduna nel cuore delle cose, simile al turbinio della neve nelle piccole sfere di cristallo" (p. 57).


    Non è certo il miglior libro di W. Benjamin, ma rientra in quel curioso e poco frequentato genere che è il racconto ...continua

    La filastrocca era "quel che di muto, di impalpabile, di fioccoso che si aduna nel cuore delle cose, simile al turbinio della neve nelle piccole sfere di cristallo" (p. 57).

    Non è certo il miglior libro di W. Benjamin, ma rientra in quel curioso e poco frequentato genere che è il racconto di memorie attraverso il racconto della propria città. In genere gli scrittori scrivono di tutti i luoghi del mondo, meno quello dove sono nati: ed è un peccato.
    In più, ne ricaviamo il quadro di una Berlino da-poco-nazista e neo-imperialista ritratto dagli occhi teneri, intimi, direi quasi profumati di un bambino sensibile come il piccolo Walter. Un modo come un altro per distinguersi dalla retorica colossale e sanguinaria di cui il Terzo Reich stava ammantando la propria capitale.

    ha scritto il