Infinite Jest

Di

Editore: Einaudi (Stile libero Big)

4.5
(2079)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 1281 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Tedesco

Isbn-10: 8806178725 | Isbn-13: 9788806178727 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Edoardo Nesi , Annalisa Villoresi , Grazia Giua

Disponibile anche come: Tascabile economico , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Umorismo , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
In un futuro non troppo remoto e che somiglia in modo preoccupante al nostro presente, la merce, l'intrattenimento e la pubblicità hanno ormai occupato anche gli interstizi della vita quotidiana. Il Canada e gli Stati Uniti sono una sola supernazione chiamata ONAN, il Quebec insegue l'indipendenza attraverso il terrorismo, ci si droga per non morire, di noia e disperazione. E un film perduto e misterioso, "Infinite jest", dello scomparso regista James Incandenza, potrebbe diventare un'arma di distruzione di massa...
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  • 3

    Poi uno dice che gli scricchiolano i denti...

    Sono distante, finalmente?, un tozzo di settimane e un bicchiere di nuove pagine (altre di altri autori) da quando ho terminato di leggere questa opera.
    La posso guardare, nuda, per come appare nei ri ...continua

    Sono distante, finalmente?, un tozzo di settimane e un bicchiere di nuove pagine (altre di altri autori) da quando ho terminato di leggere questa opera.
    La posso guardare, nuda, per come appare nei ricordi e nei pensieri che il tempo ha contribuito a ripulire.
    Come quando la carogna di un animale morto sul ciglio della strada viene divorata pezzo pezzo finché non resta, alla fine, solo uno smagliante stupido osso.
    Dico quindi che sono convinto vi sono con l’Ulisse di Joyce attinenze un po’ diagonali, forse insondabili, forse, addirittura, inesistenti. Il fatto è che più della trama, più dei personaggi, più dell’intimo alterco che ho vissuto tra i miei “pazienta” ( terminerà il periodo, non so dove né come, ma so che terminerà. Lo so perché ho barato. Ho letto le ultime parole dell’ultima pagina: dopo di loro c’è scritto FINE) e i miei struggenti inviti: “feconda” ( vi sono idee pure che si inerpicano tra le pagine e si depositano nella grinta, tra i peli neri delle sopracciglia), più di tutto questo dicevo ruggisce tra le pagine una pioggia di pensieri. Banalmente il “flusso di coscienza” che accompagnava la giornata affatto complicata dei personaggi partoriti J. Joyce in quel di Dublino. Perciò nulla è trama e nulla è veramente vero, perché tutto è filtrato dagli occhi, dal tatto dalle inquadrature dagli spigoli e dalle ombre. Punti di vista. Nulla di più. Sentire è umano, come errare a quanto pare, e nulla è comprensibile in questa storia se non che l’errore è negli occhi di chi osserva non nelle mani di chi lo commette. Saremo per 1000 pagine e dintorni ospiti di bulbi oculari e falangi, di sogni e imprecazioni di viaggi tossici ed essenze ectoplasmiche e sarà un po’ come vivere la quotidiana vita che viviamo vivendo: ci mancherà sempre un pezzo. Aneleremo (invano) il libretto di istruzioni. E solo quando, e solo SE, ci arrenderemo FORSE ne verremo fuori con le nostre gambe. Sarà come aver viaggiato per centinaia di pagine ad occhi chiusi credendo di essere a bordo di un trattore per poi, aprendo gli occhi a tradimento, renderci conto che siamo a bordo di una scialuppa al centro esatto di una piscina(a forma di racchetta da tennis?). Non ci avevo capito nulla perché non c’era poi questo granché da capire. Bisognava sentire, nel senso di provare, di toccare con i sensi. Arrendersi al non senso.
    E poi mi sono dovuto contraddire. Perché giunto alla parola FINE scritta grande l’ho trovata piantata beffardamente al centro di un periodo che sembrava non essere finito proprio per niente. Roso da interrogativi e seviziato dal mio amor proprio ho PRETESO di arrivarci. Ho cominciato a guardarmi intorno a leggere, a domandare. E mi sono reso conto che c’è tutto un sottobosco di avventurieri da strapazzo che il senso nel libro lo hanno cercato e alcuni pensano anche di averlo trovato (per esempio http://archivio-dfw.tumblr.com/post/40524708276/la-storia-di-aaron-swartz-e-di-infinite-jest).
    E allora mi si apre una nuova porticina. Avete letto Player One di E. Cline ?
    Vi si narra di un autore enormemente ricco, un visionario, un genio, un folle. Alla sua morte non lascia eredi ma una mappa che condurrà all’eredità. La mappa è un libro in cui tra i punti e le virgole, se hai studiato la lezione in maniera ossessiva, troverai le indicazioni indispensabili per cominciare il cammino.
    Ecco per molti l’interpretazione del libro è questa: studiare i flashback e rimetterli in ordine cronologico. Leggere tuuuuuuuuutttteeeee le note (ce ne sono a centinaia e molte fanno veramente innervosire) imparare a memoria i luoghi e le date, i nomi e i cognomi. Infine giunti alle porte incantate di Ptnor sfidare il drago Zkor mettersi a testa in giù e declamare al contrario la lista dei 10 motivi per cui è bene non iniziare mai a leggere Infinite Jest e finalmente….
    Onestamente non lo so cosa ho letto. Vi ho dato due titoli perché ho cercato dentro di me le coordinate. Non ce ne sono nel libro. O per lo meno io non ne ho trovate. L’autore era perfettamente cosciente di quale fosse lo scopo del libro, nel link c’è riportato un brano di una sua intervista in cui lo dice molto chiaramente. Solo che se qualcuno, ad esempio io, lega le vicende biografiche di Foster Wallace (un genio troppo avanti che a un certo punto si suicida) all’interpretazione dell’opera un dubbio viene: dove finisce la genialità e comincia la follia? C’è un punto preciso? O forse è tutto intriso di una contaminazione unica e inscindibile di queste due condizioni dell’anima?
    Non ho risposte, a questo punto non ne voglio. Non riesco ad appassionarmi a queste ossessioni. La verità è che non ho sciolto neanche un piccolo dubbio in questi giorni che sono passati dopo che ho finito di leggere il libro. Accetto la sconfitta intellettuale e vado avanti. Condivido con chi vorrà leggerle queste mie sensazioni. Che valgano da malcelato avvertimento per chi non si è ancora avventurato.
    Ma che siano anche parole di affetto per l’opera e l’autore. La debolezza umana, l’errore, il senso sbilenco e squinternato. Ce n’è bisogno. Di tanto in tanto. Con moderazione. In fondo, per usare versi chiari e cristallini (ehm) “niente è come sembra … perché niente è reale”. O giù di lì.

    ha scritto il 

  • 5

    Ho aspettato una settimana prima di tradurre in parole qualche pensiero, ma sono arrivata alla conclusione che non sia possibile recensire un libro come Infinite Jest. Si tratta di un’opera monumental ...continua

    Ho aspettato una settimana prima di tradurre in parole qualche pensiero, ma sono arrivata alla conclusione che non sia possibile recensire un libro come Infinite Jest. Si tratta di un’opera monumentale, in cui tutto è perfettamente spiegato al lettore (grazie all’ausilio delle oltre 300 note al testo), il quale non può fare altro che lasciarsi andare ed immergersi nel fantastico mondo creato da quel genio di David Foster Wallace.
    La prima cosa che balza all’occhio leggendo Infinite Jest è la capacità di DFW di intessere una trama che riesce ad essere perfettamente coerente dalla prima all’ultima parola, senza incappare in alcun vizio logico. Per quanto mi riguarda questo ha da subito calamitato la mia attenzione, coinvolgendomi in maniera inusuale sin dalle prime pagine.
    Ma poi, di cosa parla questo romanzo? Fulcro della storia è una cartuccia contenente l’ultimo film del regista James Incandenza - padre di due dei protagonisti - il cui contenuto si dice annulli la volontà di chiunque lo guardi fino a renderlo totalmente dipendente dal film stesso, al punto che alcune organizzazioni vogliono impossessarsene per utilizzarlo come arma di distruzione di massa.
    Ma Infinite Jest parla anche di dipendenza: dipendenza del Quebec dall’Onan (supernazione composta da Stati Uniti, Messico e Canada unificati), dipendenza dall’alcol, dalle droghe, dalla TV, dal successo. La dipendenza più grande però è quella del lettore stesso, poiché una volta padroneggiati la suddivisione in piani temporali e lo scorrere del tempo (n.d.r.: una delle particolarità del libro sono gli anni sponsorizzati, vale a dire che non sono indicati mediante numeri, ma - così come nella Roma antica prendevano il nome dei consoli - con il nome di prodotti commerciali. Per intenderci, la maggior parte della storia si svolge nell’APAD, ossia nell’Anno del Pannolone per Adulti Depend), le relazioni tra i personaggi e l’evolversi della storia è impossibile anche solo pensare di fare altro.
    Arrivati ad un certo punto si ha la sensazione che l’Infinite Jest (lo Scherzo Infinito), il film che miete vittime nel corso della storia costringendo chi inizia a guardarlo a morire di inedia pur di non interromperne la visione, sia quasi il libro stesso.
    Giunta all’ultima pagina ho dolorosamente avvertito un grandissimo senso di vuoto; non mi era mai capitato di finire un libro e avvertire il bisogno quasi fisiologico di rileggerne le prime cinquanta pagine e passare un intero pomeriggio tra articoli e recensioni su internet per paura di aver perso qualcosa, di non aver colto tutti i messaggi che David Foster Wallace ha voluto trasmettere.
    In sintesi? Un libro straordinario, non ci sono altre parole per descriverlo.
    Se vi va passate a trovarmi sulla mia pagina Facebook, "La piccola biblioteca dei libri dimenticati" :)

    ha scritto il 

  • 4

    IN SOSPESO

    Il romanzo è interessante, colto, drammatico e divertente. Però è anche un fiume d'inchiostro ... in piena. Ho provato di tutto per contenerne l'inondazione ma poi, alla lunga, è esondato. E io, per m ...continua

    Il romanzo è interessante, colto, drammatico e divertente. Però è anche un fiume d'inchiostro ... in piena. Ho provato di tutto per contenerne l'inondazione ma poi, alla lunga, è esondato. E io, per mettermi in salvo, sono salito sul tetto a guardarlo scorrere.
    Sulla scheda sta scritto che è in lettura: è una mezza verità. Probabilmente l'ho abbandonato ma non ho il coraggio di dirlo, anche perché mi sento di attribuirgli 4 stelle.
    Ma che ragione c'era di farlo così logorroico?

    ha scritto il 

  • 0

    Abbandono.

    Prima pausa a pagina 75. Ahi, ahi. Prolisso il ragazzo.

    Mi dispiace un sacco abbandonare i libri. Ma questo è pesante, prolisso, non arriva al dunque. Note su note inutili, pazzesche e assurde.
    Solo ...continua

    Prima pausa a pagina 75. Ahi, ahi. Prolisso il ragazzo.

    Mi dispiace un sacco abbandonare i libri. Ma questo è pesante, prolisso, non arriva al dunque. Note su note inutili, pazzesche e assurde.
    Solo per stomaci pesanti.

    ha scritto il 

  • 2

    Scherzo infinito

    Non è un libro. È uno scherzo. Un elenco di farmaci e loro effetti. Una telecronaca tennistica. Un insieme di note che non esplicano ma allungano ancora di più la narrazione.
    Continui a leggere ipnoti ...continua

    Non è un libro. È uno scherzo. Un elenco di farmaci e loro effetti. Una telecronaca tennistica. Un insieme di note che non esplicano ma allungano ancora di più la narrazione.
    Continui a leggere ipnotizzato come le vittime dell'intrattenimento mortale, convinto che prima o poi succeda qualcosa e un filo comune riunisca tutti questi folli personaggi. Ma non succede mai.
    Leggi all'infinito e arrivi infondo, se c'arrivi, senza capire che è finito, perché è finito, come è finito.
    Geniale in certe trovate, ma sinceramente non lo consiglio a nessuno.

    ha scritto il 

  • 5

    Questo è un libro che occuperà sempre un posto importantissimo nel mio cuore e nella mia personalissima hit dei libri più amati, insieme a tutta la produzione letteraria del compianto David Foster Wal ...continua

    Questo è un libro che occuperà sempre un posto importantissimo nel mio cuore e nella mia personalissima hit dei libri più amati, insieme a tutta la produzione letteraria del compianto David Foster Wallace.
    Lo stile personalissimo, la vastità e l'originalità delle voci che lo compongono, l'immensa capacità immaginifica dello scrittore, il linguaggio variegato e sempre brillante e lo sguardo compassionevole che permea la sua scrittura, ne fanno per me un capolavoro assoluto che consiglio a tutti quelli che amano perdersi letteralmente in un libro, che possono apprezzare uno stile forse un po' labirintico e non hanno la necessità dell'assoluta di un finale ben definito.
    Assolutamente sconsigliato a chi ama letture scorrevoli e semplici con happy end finale.

    ha scritto il 

  • 4

    pensiero infinito

    è una piacevolissima lettura.
    Si intravede la volontà di Foster di scrivere qualcosa di diverso.
    In realtà sia nei contenuti che nello stile non ho trovato niente di completamente nuovo(assenza di un ...continua

    è una piacevolissima lettura.
    Si intravede la volontà di Foster di scrivere qualcosa di diverso.
    In realtà sia nei contenuti che nello stile non ho trovato niente di completamente nuovo(assenza di un vero protagonista,mancanza di una linea temporale chiara,note a margine dell'autore ecc...)
    Quello che rende notevole il libro è proprio l'insieme che scaturisce da tutti questi espedienti.
    I problemi dei vari personaggi e dei paesi presenti nel romanzo sono poi cosi attuali e (secondo me) raccontanti con un taglio cosi realistico che ho faticato mezzo libro per capire che era un romanzo di fantascienza con molte trovate di pura fantasia.
    Mi hanno impressionato di piu altre cose dell'Autore ma sicuramente questo è un libro che segna un periodo e che ha il raro vanto di essere un'opera originale.

    ha scritto il 

  • 5

    Vogliamo la versione italiana dell'originale Hardback English

    Einaudi Stile Libero nel 2016 compie vent’anni.
    Quelli dell'Einaudi si facciano un bel regalo: La stampa di un'edizione italiana di Infinite Jest in formato, copertina rigida e sopra copertina origina ...continua

    Einaudi Stile Libero nel 2016 compie vent’anni.
    Quelli dell'Einaudi si facciano un bel regalo: La stampa di un'edizione italiana di Infinite Jest in formato, copertina rigida e sopra copertina originale (9780316920049) Little, Brown & Company:165.1 x 236.22 mm.
    Sarebbe un doppio regalo, per Einaudi e per i suoi lettori.
    Einaudi non brilla né per la coerenza del formato delle sue collane, ho almeno 3 formati diversi di Stile libero Big sul mio scaffale, né per l'attenzione che riversa ai suoi lettori per la dimensione del font.
    Se vuole essere una sfida, sarebbe una scelta editoriale vincente anche sul piano economico.
    - Non lo faranno mai!

    ha scritto il 

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