Inganno

Di

Editore: Einaudi (Tascabili. Scrittori, 1418)

3.5
(614)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 151 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Francese , Spagnolo , Portoghese

Isbn-10: 8806182935 | Isbn-13: 9788806182939 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Raul Montanari

Disponibile anche come: Altri , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
"Con l'amante la vita quotidiana passa in secondo piano" scrive Roth edesibendo tutta la sua abilità di brillante osservatore della passione umana,presenta in "Inganno" il mondo circoscritto dell'intimità adulterina con unaschiettezza che non ha eguali nella narrativa americana. Al centro di"Inganno" ci sono due adulteri nel loro nascondiglio. Lui è uno scrittoreamericano di mezza età che vive a Londra, di nome Philip, lei è una donnainglese spigliata, intelligente e colta, compromessa da un matrimonioumiliante a cui, a poco più di trent'anni, è già quasi, a malincuore,rassegnata. L'azione del libro consiste nelle loro conversazioni, per lo piùschermaglie amorose prima e dopo aver fatto l'amore. Questo dialogo acuto,ricco, scherzoso, inquisitorio, "che si muove" come scrive Hermione Lee "suuna scala di dolore che va da un furioso sconcerto a una stoica gaiezza" èquasi l'unico ingrediente di questo libro, e l'unico di cui si senta ilbisogno.
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  • 4

    Philip, homo ludens

    Dialoghi a due. Dialoghi brevi. Dialoghi tra amanti.
    Ma è il dialogo tra Philip e la moglie l'inizio di una incredibile inaspettata iperbole.
    Una iperbole che trova conferma nel suo apice, il successi ...continua

    Dialoghi a due. Dialoghi brevi. Dialoghi tra amanti.
    Ma è il dialogo tra Philip e la moglie l'inizio di una incredibile inaspettata iperbole.
    Una iperbole che trova conferma nel suo apice, il successivo confronto con l'amante.
    Roth, malgrado le iniziali perplessità, non delude neanche stavolta.
    4 stelle sono abbastanza. Fossi stata uomo anche 5.

    ha scritto il 

  • 4

    https://antoniodileta.wordpress.com/2015/10/24/inganno-philip-roth/

    “La scrupolosità si faceva gabbia di sé stessa, il rifiuto di contaminarsi con l’esperienza della vita reale, cosa che per poco non ...continua

    https://antoniodileta.wordpress.com/2015/10/24/inganno-philip-roth/

    “La scrupolosità si faceva gabbia di sé stessa, il rifiuto di contaminarsi con l’esperienza della vita reale, cosa che per poco non ebbe l’effetto di strangolare la sua arte, loro trasformano tutto ciò in un monumento eretto sul suo pio sepolcro. Tutta quella timidezza, travestita da , nei confronti delle contraddizioni e degli impulsi pagani di un uomo. Il terrore della dissacrazione e la paura della vergogna. Come se nel cuore della natura di uno scrittore ci fosse la purezza. Il cielo aiuti un simile scrittore! Come se Joyce non avesse annusato oscenamente le mutande di Nora. Come se nell’anima di Dostoevskij non avesse mai bisbigliato Svidrigailov. Nel cuore della natura di uno scrittore c’è il capriccio. Curiosità, fissazioni, isolamento, veleno, feticismo, austerità, leggerezza, perplessità, infantilismo eccetera. Il naso nella cucitura di un indumento intimo: ecco la natura dello scrittore.”
    (Philip Roth, “Inganno”, ed. Einaudi)

    Interamente costruito su dialoghi serrati, “Inganno” è un romanzo incentrato su due adulteri, un uomo e una donna, che disquisiscono in maniera serrata sul rapporto che li lega e su quello con i rispettivi e traditi consorti, i quali a loro volta non sono fulgidi esempi di fedeltà. Oltre alle inevitabili incursioni nel tema sessuale, in due, e Roth per bocca loro, non mancano di esprimere le loro opinioni su temi classici della narrativa dell’autore, quali, ad esempio, il suo rapporto con l’ebraismo e le considerazioni su quali siano le ragioni della scrittura. Personalmente preferisco altri libri di Roth che ho letto finora, qui ho sentito un po’ “l’assenza” degli intermezzi del narratore (pure presentissimo nel dibattito, sotto le spoglie dei due amanti), sacrificato alla modalità dialogica prescelta. Resta, comunque, un libro che consiglio.
    P.s.: mi accorgo di aver tralasciato, nelle mie brevi e parziali impressioni, un altro aspetto fondamentale del romanzo, presente in tanti altre storie di Roth: l’inestricabile, contorto e, appunto, ingannevole rapporto tra l’esistenza “reale” e quella “immaginaria, romanzesca”. Poco male, se leggerete ve ne accorgerete da soli.

    “Una delle ingiustizie dell’adulterio è che quando paragoni il tuo amante a tuo marito l’amante non lo vedi mai in quelle situazioni terribilmente squallide, mentre litiga per la verdura o fa bruciare il toast o si dimentica di fare una telefonata o imbroglia qualcuno o si fa imbrogliare da qualcuno. Tutte queste cose, secondo me, la gente le tiene deliberatamente fuori dalle relazioni amorose. Sto generalizzando sulla base di un’esperienza piccola piccola, siamo prossimi a zero. Ma penso che facciano così. Perché se non lo facessero sarebbe un tormento. A meno che non ti attiri l’idea di avere due scenari di conflittualità domestica e di passare dall’uno all’altro in continuazione.
    - È vero, con l’amante la vita di tutti i giorni passa in secondo piano. La sindrome di Emma Bovary. Nel primo impeto della passione di una donna, qualsiasi amante è Rodolphe. L’amante che le fa gridare a sé stessa: la chiama Flaubert.
    - Quel libro è il mio manuale.
    - Qual è la parte che ti piace di più?
    - Oh, le situazioni più tremende, naturalmente.
    Quando lei alla fine corre da Rodolphe per chiedere soldi, quando lo supplica di darle tremila franchi per salvarla e lui risponde: .
    - Dovresti leggerne un po’ ad alta voce a tua figlia, ogni sera, quando va a dormire. Flaubert è una buona introduzione agli uomini, per una ragazza.
    - . Meraviglioso.”

    ha scritto il 

  • 2

    ...e anche Roth è umano

    Per la prima volta non mi piace un libro di Roth, manca della caratteristica base di tutti i suoi libri, non è chiaro ed è faticoso da leggere. Roth può essere verboso e divagante talvolta ma quel ch ...continua

    Per la prima volta non mi piace un libro di Roth, manca della caratteristica base di tutti i suoi libri, non è chiaro ed è faticoso da leggere. Roth può essere verboso e divagante talvolta ma quel che racconta è sempre chiaro, comprensibile, brillante. In questo caso ad una idea brillantissima, quella di usare solo il discorso diretto dei due amanti senza contestualizzare le loro conversazioni in alcun modo, non segue un altrettanto brillante svolgimento. Si fa un po' fatica stare dietro al filo dei fatti senza però avere l'impressione che l'abbandono allo scorrere di immagini scoordinate tra loro sia quello che l'autore vuole farci vivere.
    C'è di buono che questo inciampo mi fa apprezzare ancora di più la maestria degli altri suoi romanzi.

    ha scritto il 

  • 5

    Ho ritrovato il mio buon caro e vecchio Roth in questo libricino, al quale stavo attribuendo quattro stelle a causa di una sconnessione tra le varie parti che si inframmezzano ai dialoghi tra gli aman ...continua

    Ho ritrovato il mio buon caro e vecchio Roth in questo libricino, al quale stavo attribuendo quattro stelle a causa di una sconnessione tra le varie parti che si inframmezzano ai dialoghi tra gli amanti. E invece no, alla fine le cinque stelle ho deciso di attribuirle perché la connessione c'è ed è tutta nella libertà di "rubare" storie, confessioni, vite altrui reali o immaginarie, e confonderle con la realtà fantasticata della scrittura. Meravigliosi i dialoghi tra i due amanti ed eccezionale quello tra il protagonista e la moglie. Ed andando avanti...Roth mi ha tirato un gancio destro proprio in mezzo agli occhi, trascinandomi in dialoghi vissuti o di fantasia nei quali non saprei dire se io fossi più Phil o la sua amata inglese. E quante delle persone che conosco sembrano siano state catturate e narrate in queste pagine! Parole che ho sentito, parole che ho scambiato...forse Roth è davvero un abile ladro di storie o forse lo sono io stessa. Su tutto mi ha colpita il diritto alla scrittura, ad ogni costo. E mi ha accompagnata un senso di nostalgia violento, a braccetto col disincanto ironico che frequentemente si impossessa dei miei pensieri.
    Forse riscriverò questa recensione, forse. Non mi sembra lucida, non sono lucida e obiettiva ora.

    ha scritto il 

  • 3

    “Stiamo parlando di un taccuino, di un brogliaccio, di un diagramma, e non di esseri umani!”

    Questa strana opera di Philip Roth sfugge a una precisa definizione: si presenta come una serie di dialoghi privi di raccordo che sembrano in effetti (come proclama a sua difesa il narratore P.R. alla ...continua

    Questa strana opera di Philip Roth sfugge a una precisa definizione: si presenta come una serie di dialoghi privi di raccordo che sembrano in effetti (come proclama a sua difesa il narratore P.R. alla moglie che lo accusa di tradimento) una sorta di sperimentazione narrativa, una frammentata sceneggiatura, talora anche un po’ stucchevole nel ritornare ossessivamente sui temi tante volte sviluppati dall’autore (l’ebraismo, il rapporto di coppia, la malattia, il sesso soprattutto).

    Ma, come il titolo stesso del libro suggerisce, si insinua a poco a poco fra le pagine fino a rendersi nell’ultima parte manifesta, l’ingannevole (?) sensazione che la realtà, cioè la vita, si sia sostituita alla finzione letteraria o viceversa e i virtuosistici ribaltamenti finali di prospettiva avallano tale percezione ma anche il suo contrario.

    Nell’acceso litigio coniugale in sottofinale non sappiamo più a quale versione credere: è la cronaca di una serie di spregiudicate infedeltà o un esercizio di spunti narrativi, la bozza di un’opera colta nel punto di forza della prosa di Roth, cioè il dialogo, che finisce qui per fagocitare l’intero romanzo?

    L’ultima conversazione fra gli ormai ex amanti contribuisce a reiterare il gioco degli equivoci e porta all’estremo l’illusorio binomio arte/vita, realtà/finzione dando retrospettivamente significato e solidità a un “romanzo” che fino a due terzi appariva, specie se confrontato con le opere maggiori di Philip Roth, come un divertissement un po’ fine a sé stesso. Ci restituisce fugaci lampi dello stile dell’autore confermandone la statura anche quando sembra essersi preso una vacanza.

    ha scritto il 

  • 3

    Questo libro merita di essere definito bello. Ma temo che non me ne ricorderò più fra due settimane. Così preferisco essere cattiva e appuntarlo come un libro che un po' mi è piaciuto e un po' no. Il ...continua

    Questo libro merita di essere definito bello. Ma temo che non me ne ricorderò più fra due settimane. Così preferisco essere cattiva e appuntarlo come un libro che un po' mi è piaciuto e un po' no. Il fatto è che Roth è così intenso. Così denso. Così cervellotico. Faccio una grande fatica ma riesco a separare in due liste i suoi romanzi. Da una parte quelli unici. Quelli che non si assomigliano fra loro e sono perfettamente conclusi. Dall'altra tutto il ciclo di Zuckermann e gli annessi, cioè una serie di storie con rimandi da un libro all'altro, affastellamenti di filosofia critica sull'ebraismo etnico, sprazzi di visioni sul matrimonio e l'erotismo, citazioni del suo terribile padre. Questa seconda serie non riesco a fissarla, non libro per libro, e temo che il destino di Inganno nella mia testa sarà quello di perdersi "fra I Roth". (chissà se si potrebbe parlare di una specie di ciclo postmoderno di Rougon Macquard)...

    ha scritto il 

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