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Insciallah

Di

Editore: Superpocket 1

4.1
(1951)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 794 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Tedesco , Spagnolo , Portoghese

Isbn-10: 8846200004 | Isbn-13: 9788846200006 | Data di pubblicazione:  | Edizione 2

Disponibile anche come: Copertina rigida , Altri , eBook

Genere: Fiction & Literature , History , Political

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Descrizione del libro
Da una lettera del Professore:

"L'ho incominciato, cara, ci lavoro! Ogni notte mi chiudo in ufficio e lavoro, lavoro, lavoro: navigo nelle difficili acque del romanzo agognato. Non so in quale porto mi condurrà. Neanche a chi lo scrive un romanzo confessa subito i suoi molti segreti, rivela subito la sua autentica identità. Come un feto privo di lineamenti precisi, all'inizio chiude in sé una miniera di ipotesi: tiene in serbo una miriade di sorprese buone o cattive. E tutto è possibile. Anche il peggio. Però il corpo è già delianeato, il cuore batte, i polmoni respirano, le unghie e i capelli crescono, nel volto incerto distingui con chiarezza gli occhi e il naso e la bocca: posso presentartelo. Posso addirittura anticiparti che la storia si svolge nell'arco di tre mesi, novanta giorni che vanno da una domenica di fine ottobre a una domenica di fine gennaio, che s'apre coi cani di Beirut, allegoria dei bordi della cronaca, che prende l'avvio dalla duplice strage, che segue il filo conduttore d'una equazione matematica cioè dell'S = K ln W di Boltzmann, e che per svilupparne la trama mi servo dell'amletico scudiero di Ulisse."

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  • 4

    Una moderna Iliade

    Impossibile descrivere e giudicare questa opera monumentale della indiscutibilmente grande Fallaci. Questa volta però non si tratta della solita autobiografia, ma di un romanzo vero e proprio, "fatto ...continua

    Impossibile descrivere e giudicare questa opera monumentale della indiscutibilmente grande Fallaci. Questa volta però non si tratta della solita autobiografia, ma di un romanzo vero e proprio, "fatto scrivere" da uno dei protagonisti (il Professore), laddove per tre volte Oriana fa la sua comparsa, come un'ombra (tipo Hitchcock nei suoi film) e alla fine svela di essere lei il vero burattinaio che tira i fili dei vari personaggi. Tanti in verità, decisamente troppi per poterli memorizzare e metabolizzare tutti (ognuno col suo nomignolo, la sua personalità, il suo passato e il suo presente da soldato, forse eccessivamente caricaturizzati), ma senz'altro voluti e creati da lei, scientemente puntando sull'effetto "too much", per arrivare addirittura all'epica moderna. Importanti sono i temi trattati: la guerra (entrata a far parte del suo Dna), il Bene e il Male, la Formula della Vita. Proprio questa si rivela essere il motore dell'opera, la sua ossatura e la sua essenza: il primo protagonista che incontriamo (il matematico Angelo) ne inizia la ricerca, in contrapposizione con la Formula della Morte. Alla fine di un concatenarsi di fatti, uno conseguente all'altro, scopre che la formula consiste in una sola parola, anche se mentalmente la rifiuta: INSCIALLAH ("a Dio piacendo" o, come dicono invece i cristiani, "sia fatta la volontà di Dio"). Esiste quindi il destino? Siamo tutti dei burattini? Argomento eternamente interessante e privo di risposte certe, così come "dove sta il Bene e dove il Male?", "quali i confini?". Ci sarebbe tanto materiale, più che da tema alle Superiori, da tesi Universitaria, per cui mi fermo qui. Aggiungo solo che purtroppo non sono riuscita ad amare questo libro tanto quanto "Un Uomo" e "Niente e così sia", non mi è entrato nel cuore, ma ciò non significa che non sia un caposaldo della grande letteratura italiana.

    ha scritto il 

  • 5

    E' uno dei miei libri preferiti di sempre. Letto molti anni fa, mi è capitato di risfogliarlo recentemente.
    Ho dei ricordi piacevolissimi di quando lo leggevo, sia perchè è successo in quello che è st ...continua

    E' uno dei miei libri preferiti di sempre. Letto molti anni fa, mi è capitato di risfogliarlo recentemente.
    Ho dei ricordi piacevolissimi di quando lo leggevo, sia perchè è successo in quello che è stato forse il periodo più bello e spensierato della mia vita, sia perchè mi piacque ed emozionò molto.

    ha scritto il 

  • 2

    Noioso e poco coinvolgente

    Ho amato "Lettera ad un bambino mai nato", e ho voluto provare qualcos'altro di Oriana Fallaci. Ma questo mi ha deluso. L'ho trovato noioso e poco coinvolgente.

    ha scritto il 

  • 5

    La grande scrittrice fiorentina narra la guerra in Libano intrecciando personaggi veri e inventati, scene di guerra e di vita quotidiana, a partire da uno scenario tragico: l'attentato contro i battag ...continua

    La grande scrittrice fiorentina narra la guerra in Libano intrecciando personaggi veri e inventati, scene di guerra e di vita quotidiana, a partire da uno scenario tragico: l'attentato contro i battaglioni americani e francesi, con lo stile e la profondità che solo Oriana aveva.

    ha scritto il 

  • 5

    Oriana Fallaci - Insciallah

    Non avevo mai letto nulla di Oriana Fallaci. Non perché non la conoscessi (non vivo su Marte) ma perché onestamente non ne ero stato mai incuriosito. Questo perché ho sempre associato la Fallaci alla ...continua

    Non avevo mai letto nulla di Oriana Fallaci. Non perché non la conoscessi (non vivo su Marte) ma perché onestamente non ne ero stato mai incuriosito. Questo perché ho sempre associato la Fallaci alla guerra e le storie che trattano queste tematiche mi sconfortano nel profondo. Complice un regalo quanto mai inaspettato mi sono ritrovato catapultato a Beirut in missione di pace (ma si può avere la pace con la guerra?), in prima linea, in un coacervo di eventi e di sentimenti.

    Insciallah è un romanzo corale, una sorta di Iliade, un mosaico di storie. Un romanzo in cui vita e morte si mescolano, in cui la guerra mette a nudo tutte le debolezze umane, i sentimenti, le passioni, le riflessioni sulla propria vita passata. E' un romanzo che coinvolge tutto lo stivale, da Nord a Sud, con i suoi dialetti e le sue numerose storie di vita, storie di chi ha lasciato qualcosa a casa e di chi invece lascerà qualcosa a Beirut. Storie in cui passione, vita e morte si mescolano tra loro per opera del caso o forse proprio per volontà di Dio.

    La Fallaci è pantagruelica nel suo incedere, è strabordante, quasi orgiastica nella sua scrittura. Pochi sono gli attimi di calma e di riflessione e forse per questo spiccano e vengono apprezzati e gustati. Penso alla descrizione di Beirut, penso alla lettera di Ninette, penso alle lettere del professore, penso alla bellissima parte sulle suore francesi. Si vede che la Fallaci ha vissuto in prima linea perché quello che narra ha dei contorni profondamente reali e, nonostante alcune situazioni grottesche (mi viene in mente Lady Godiva), si ha sempre la sensazione di un'estrema lucidità e precisione nei dettagli (penso alla dissertazione sulle pallottole e sui fucili) in un'epoca dove non era facile come oggi avere accesso a enormi quantitativi di informazioni.

    Insciallah la potrei definire un'esperienza, un viaggio tra la vita e la morte, uno splendido affresco sull'aleatorietà della vita. Di nuovo un umile e semplice grazie a Daniela.

    ha scritto il 

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