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Insegnaci a superare la nostra pazzia

Di

Editore: Garzanti (Garzanti novecento)

3.7
(138)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 203 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Giapponese , Spagnolo , Francese

Isbn-10: 8811601002 | Isbn-13: 9788811601005 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Curatore: Nicoletta Spadavecchia

Disponibile anche come: Copertina rigida

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Health, Mind & Body

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Descrizione del libro
Il volume raccoglie quattro romanzi brevi con venature autobiografiche. In "Il giorno in cui lui mi asciugherà le lacrime", un uomo alla vigilia della morte rievoca la propria infanzia e il dramma che divise la sua famiglia nel 1945. "L'animale d'allevamento", ambientato durante la seconda guerra mondiale, descrive la cattura di un soldato americano, un nero, e l'evoluzione del suo rapporto con gli abitanti del villaggio che lo ospita. Il testo che dà il titolo alla raccolta ripercorre gli sforzi di un padre per entrare in contatto con il figlio mentalmente menomato. "Aghwee il mostro celeste" è una ironica e fantascientifica variazione sul rapporto tra realtà e allucinazione.
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  • 5

    Quando ad una vita iniziata, appena da poco o da molto, le si prospetta come unica infinita direzione di marcia la verticalità, discendente o ascendente non fa differenza, le si prospetta la pazzia. Se poi il territorio esplorabile è un cunicolo o un sentiero che tende ad una sola immaginaria me ...continua

    Quando ad una vita iniziata, appena da poco o da molto, le si prospetta come unica infinita direzione di marcia la verticalità, discendente o ascendente non fa differenza, le si prospetta la pazzia. Se poi il territorio esplorabile è un cunicolo o un sentiero che tende ad una sola immaginaria meta e oltretutto è così stretto da non lasciare spazio ad altri compagni di viaggio, quella vita entra definitivamente nella pazzia.
    L'uomo Oe, credo sia noto, affianca da cinquant'anni uno di questi viaggiatori, il proprio figlio affetto da una gravissima forma di autismo. Se e con quanta forza, competenza, illusione, disperazione, con quanta costanza lo abbia strattonato, se abbia provato ad arpionarlo per riportarlo in superficie con la speranza di insegnagli a vagare in orizzontale, non lo so, non ho ancora letto i suoi libri dedicati al figlio. Quel che ora so è che lo scrittore in questi quattro racconti è un compagno di viaggio senza pretese (o senza speranza): non guida ma si accoda alla rotta invisibile dei protagonisti, che poi in due racconti su quattro sono fatti da pezzi di Hikari Oe, intero e riconoscibile solo in uno.

    Il primo è un racconto ostico perché c'è da vincere la claustrofobia provocata dal cunicolo dell'ossessione.
    Il terzo straziante perché si incontrano un padre e un figlio veri, illuminati, notte e giorno, da una luce gelida come quella del neon.
    Deludente il secondo dove si racconta la follia generalizzata e fisiologica delle guerre: si torna all'ovvietà alla quale avevamo appena iniziato a disabituarci.
    L'ultimo è un risveglio violento dall'illusione di poter una volta per tutte capire, accettare, rassegnarsi alla pazzia. Sul finire, forse per lavar via ogni dubbio che di quei terribili viaggi resti qualcosa di buono, ci investono repellenti schizzi di sangue: "In un angolo del selciato umido e sporco spruzzato di neve, perdeva sangue insieme a qualcosa che sembrava linfa. Il cielo nero carico di neve si squarciò e un solenne raggio di sole - come in un dipinto religioso spagnolo- diede al sangue di D una stupida brillantezza oleosa".

    Si può non leggerlo ma va tenuto presente come un libro che merita grandissimo rispetto.

    ha scritto il 

  • 2

    Non ho letto altro di Oe e non credo che leggerò mai altro di lui. Forse in altre opere ha saputo esprimere meglio il suo mondo, che però, da come appare in queste pagine, mi è del tutto estraneo. Solo "Animale d'allevamento" si salva per la forza delle immagini e della storia, ma che cosa avrà m ...continua

    Non ho letto altro di Oe e non credo che leggerò mai altro di lui. Forse in altre opere ha saputo esprimere meglio il suo mondo, che però, da come appare in queste pagine, mi è del tutto estraneo. Solo "Animale d'allevamento" si salva per la forza delle immagini e della storia, ma che cosa avrà mai cercato di raccontare con un racconto tra il fantastico e lo strappalacrime come "Anghwee"?
    Mi rimane incomprensibile come Oe abbia potuto prendere il premio Nobel.

    ha scritto il 

  • 3

    Leggere Il giorno in cui lui mi asciugherà le lacrime è stato come osservare un panorama alieno dall’oblò di una navicella spaziale. Mi sono perso nello scrutare quello scenario apertamente irrazionale, per poi stupirmi nell’avvertire la presenza di un’assurda logica di fondo, di una strut ...continua

    Leggere Il giorno in cui lui mi asciugherà le lacrime è stato come osservare un panorama alieno dall’oblò di una navicella spaziale. Mi sono perso nello scrutare quello scenario apertamente irrazionale, per poi stupirmi nell’avvertire la presenza di un’assurda logica di fondo, di una struttura che sostiene quell’incomprensibile tutto. Ciò nonostante, per quanto la percepissi, è rimasta impenetrabilmente extraterrestre, sino alla fine. Tra me e lei, anni luce.

    Con L’animale d’allevamento ho felicemente ritoccato terra, a bordo di umani impulsi e turbamenti, comodi e familiari come un paio di vecchie pantofole.

    Insegnaci a superare la nostra pazzia mi ha rigettato in orbita, a galleggiare in quello scombinato universo che è la mente umana, una volta spezzati gli argini della ragione.

    E per finire Aghwee il mostro celeste, che in angosciosa fuga dalla realtà mi ha sussurrato quanto, neanche tanto in fondo, sia pazzo anch’io.

    ha scritto il 

  • 0

    Insegnamenti sulla pazzia:
    - la pazzia non è un fenomeno individuale ma collettivo;
    - intorno alla pazzia c'è un mare di tristezza;
    - dove c'è pazzia c'è anche magia;
    - la pazzia è sofferenza a uno stadio più evoluto.

    ha scritto il 

  • 5

    Questo è uno dei migliori scrittori contemporanei e il libro è straordinario, sia per l'eccezionale coinvolgimento emotivo, sia per densità e originalità di scrittura. Alcune metafore resteranno indimenticabili (perdonatemi se io, peraltro, le ho dimenticate, ma ho letto il libro una ventina d'an ...continua

    Questo è uno dei migliori scrittori contemporanei e il libro è straordinario, sia per l'eccezionale coinvolgimento emotivo, sia per densità e originalità di scrittura. Alcune metafore resteranno indimenticabili (perdonatemi se io, peraltro, le ho dimenticate, ma ho letto il libro una ventina d'anni fa)

    ha scritto il 

  • 4

    C’è un qualcosa che, nel mio immaginario, lega Oe a Mishima… E’ un qualcosa di più personalmente semplice e terreno rispetto alla loro comune provenienza geografica, al totale rispetto che contraddistingue il mi avvicinamento alle loro opere, al percepire quella tipica sete di sapere che lo scola ...continua

    C’è un qualcosa che, nel mio immaginario, lega Oe a Mishima… E’ un qualcosa di più personalmente semplice e terreno rispetto alla loro comune provenienza geografica, al totale rispetto che contraddistingue il mi avvicinamento alle loro opere, al percepire quella tipica sete di sapere che lo scolaro ripone nelle parole proferitegli dal maestro prediletto… E’, semplicemente, l’enorme difficoltà che riscontro nel commentare i loro scritti, nel trasformare in parole quello che, leggendoli, riescono a veicolarmi, a farmi provare.

    Sono, se non ricordo male, al terzo incontro con Oe Kenzaburo e, nonostante la piacevolezza nel leggerlo e la forte percezione che ogni sua opera sia arricchente e di assoluta qualità, trovo qualcosa che non mi soddisfa pienamente o che, per esprimermi al meglio, non mi restituisce sensazioni tali da ricomprendere l’autore tra quelli che considero “assolutamente da conoscere”.

    Andando oltre il, dal mio punto di vista, sensazionale titolo dell’opera, uno dei principali motivi per i quali mi sono avvicinato, a scatola chiusa, a questa lettura, è proprio il tentativo di trovare risposte, di comprendere cosa mi blocchi nell’abbandonarmi al completo apprezzamento di Oe, della sua scrittura, della sua opera.

    Intanto va detto che ho provato una discreta altalenanza nell’interesse per i quattro racconti che compongono l’opera… Racconti accomunati dal doversi raffrontare con ostacoli all’apparenza insormontabili, da un quotidiano confronto con l’accettazione nel presente ma, molto spesso, lo scontrarsi con avvenimenti o persone che hanno segnato indelebilmente il passato e che tornano in vita attraverso i ricordi.

    Ci si ritrova quindi a fronteggiare la scoperta e la successiva convivenza con qualcosa di diverso, la rivisitazione familiare stretti nell’abbraccio di una malattia incurabile che ci sta accompagnando al capolinea della vita, il rapporto con un amico immaginario e quello con un ossessionante protezionismo volto a preservare un figlio dal mondo esterno ma, contemporaneamente, l’isolarsi per tentare di infrangere quelle barriere che limitano la profonda intimità di un rapporto genitoriale.

    Un Kenzaburo Oe che si muove tra racconti per alcuni aspetti molto simili tra loro ma che, al contrario, ho trovato abbastanza variegati per fruibilità e capacità di instillare interesse. Mi sono scoperto a divorarne alcuni con avidità, quasi di fretta, trascinato da avvenimenti e da una costruzione convincente mentre, soprattutto affrontando ”Il giorno in cui lui mi asciugherà le lacrime”, il mio incedere è vistosamente rallentato, ho zoppicato perdendo più volte il filo della narrazione, vedendomi costretto a ritornare sui miei passi per seguire correttamente, e comprendere, lo svolgimento dell’opera.

    Una bella lettura che, ampliando il discorso allo stesso Oe Kenzaburo ed alle sue opere fino ad ora lette, non riesco ancora a considerare essenziale, a vedere come quel capolavoro che per molte persone può essere. Certo… Si resta comunque a livelli di scrittura molto elevati e che, dal mio punto di vista, sono un ottimo modo per entrare in contatto, e prendere spunto, con e da una cultura ed un approccio alla realtà ed alle persone molto lontano dal nostro.

    ha scritto il 

  • 4

    Complesso... ma che scrittore!

    Sin dall'inizio del mio viaggio nella letteratura nipponica avevo sentito parlare di Kenzaburō Ōe come di uno degli scrittori più ostici del "campo", più 'duro' anche di Mishima che, francamente, pur scrivendo molto bene, non mi ha troppo impressionato. Con un po' di timore mi sono quindi avvicin ...continua

    Sin dall'inizio del mio viaggio nella letteratura nipponica avevo sentito parlare di Kenzaburō Ōe come di uno degli scrittori più ostici del "campo", più 'duro' anche di Mishima che, francamente, pur scrivendo molto bene, non mi ha troppo impressionato. Con un po' di timore mi sono quindi avvicinato a questo scrittore che però, a differenza di Mishima, mi ha conquistato! :)

    Quattro racconti lunghi (o romanzi brevi) in cui Ōe affronta diversi temi, tutti legati "di base" alla follia umana e all'angoscia che, in un modo o nell'altro, questa provoca nell'uomo: che sia la guerra, l'allucinazione più pura o un "semplice" dramma familiare, Ōe analizza con una gran varietà di stili tutte queste situazioni riconducendole al punto di origine.

    Pur ammettendo che questa raccolta non sia certo "un libro facile da leggere" devo dire che l'autore ha fatto proprio un ottimo lavoro: il cambio di stile da racconto a racconto è impressionante e chiaro rivelatore della genialità di base dell'opera (e dell'autore stesso) ma tutto ciò va alla pari con la grande capacità descrittiva che dà un bel punto in più alla raccolta.

    Uno scrittore dall'approccio ostico e non certo semplice da leggere ma, una volta preso il via e abituatisi al suo stile crudo e, per certi versi, spietato, da non lasciarsi scappare! :)

    ps. per il momento promosso! ora vedrò di recuperare qualcos'altro di suo per vedere se la mia prima impressione verrà confermata!

    ha scritto il 

  • 5

    Dovendo difendermi da un'accusa di favoreggiamento nei confronti di questo libro, mi limiterei a dire la verità; direi che quando ho affrontato il primo racconto mi è sembrato mortalmente noioso. Riferirei, senza mentire, che mi sono sentita stupida perché non riuscivo a seguire il filo della sto ...continua

    Dovendo difendermi da un'accusa di favoreggiamento nei confronti di questo libro, mi limiterei a dire la verità; direi che quando ho affrontato il primo racconto mi è sembrato mortalmente noioso. Riferirei, senza mentire, che mi sono sentita stupida perché non riuscivo a seguire il filo della storia, anzi non riuscivo a trovarne nemmeno il capo. Più di una volta, tentando di affrontare le prime venti pagine, ho chiuso il volume sbuffando e l'ho infilato in borsa senza troppe cerimonie. Posso assicurare quindi di essere rimasta sorpresa e stupita quando tutti i fili del racconto hanno cominciato a incrociarsi, creando una tela oltre che ben disegnata anche straordinariamente bella. Sì, lo stile è pesante e sì, certi brani sembrano scritti da un Conrad di pessimo umore. Ma qui abbiamo uno scrittore capace di costruire un mondo perfettamente formato, non descrivendolo ma semplicemente raccontandolo. Chapeau.

    ha scritto il