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Intimacy

By

Publisher: Faber and Faber

3.8
(783)

Language:English | Number of Pages: 128 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Portuguese , French , Italian , German , Spanish , Slovenian

Isbn-10: 0571195709 | Isbn-13: 9780571195701 | Publish date:  | Edition New Ed

Also available as: Hardcover , Softcover and Stapled , Audio Cassette , eBook

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Science Fiction & Fantasy

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Book Description

"Nothing is as fascinating as love, unfortunately."

Jay, the narrator of Hanif Kureishi's third novel, tells his story on the night that he is preparing to leave his lover, Susan, and their two boys. His departure will not be impulsive: "I have contemplated this rupture from all sides," he says. But it will happen. He and Susan live comfortably in London. Each loves the children. Yet Jay, "lost in the middle of [his] life," craves and depends on passion in life, and it is no longer there.

Known for "very funny works about serious topics" (San Francisco Review of Books) and his uncanny ability to capture the mores of our time, Kureishi strips away all posturing and self-justification to expose the flaws of his own protagonist and the failure of intimacy. Searingly honest, he explores the fears and desires that drive a man to leave a woman. Rarely has such challenging and complex emotion fit into so compact a novel; rarely has an experience both common and uniquely devastating been so courageously portrayed.

Sorting by
  • 2

    Nella banalità

    Perché non mi sei piaciuto, Hanif?
    Non lo so neanche io, ma fin dalle prime pagine non mi sei piaciuto.
    Forse per la scrittura pretenziosa, ma senza la vera grandezza di un McGrath o di un Roth.
    Forse per il tema, inevitabilmente disturbante.
    Forse per le riflessioni del p ...continue

    Perché non mi sei piaciuto, Hanif?
    Non lo so neanche io, ma fin dalle prime pagine non mi sei piaciuto.
    Forse per la scrittura pretenziosa, ma senza la vera grandezza di un McGrath o di un Roth.
    Forse per il tema, inevitabilmente disturbante.
    Forse per le riflessioni del protagonista, fra le quali ci sono tante verità, ma anche tante scuse e in fondo anche tanti cliché.
    Sì, forse sono i cliché: che se non c'è amore (ma che amore poi? di amore ci sono tanti tipi), non c'è vita. Che se sei artista, sei un po' fuori dalle righe. Che si ha paura di invecchiare. Che si ha diritto a mollare tutto e anche a deludere certe persone per essere liberi e avere quello che davvero si desidera dalla vita.
    Mah, mi aspettavo di più e invece è solo banalità.

    said on 

  • 4

    Nell'intimità, decidere di andare

    “Ho cercato di convincermi che lasciare delle persone non è la cosa peggiore che puoi fare loro. Può risultare triste, ma non deve obbligatoriamente essere una tragedia. Se non si lasciasse niente o nessuno, non ci sarebbe spazio per il nuovo.”
    Entrare nei corridoi dei ricordi e cercare e p ...continue

    “Ho cercato di convincermi che lasciare delle persone non è la cosa peggiore che puoi fare loro. Può risultare triste, ma non deve obbligatoriamente essere una tragedia. Se non si lasciasse niente o nessuno, non ci sarebbe spazio per il nuovo.”
    Entrare nei corridoi dei ricordi e cercare e poi, chiedersi quale sia la cosa giusta da fare per vivere meglio. Jay lo fa in una lunga notte, organizzando la sua partenza, e all’alba, prima che il sole sorga, lui, pronto ad abbandonare tutto, moglie, figli e casa, si guarda ancora dentro, ma non c’è più tempo per decidere se restare o andare e non voltarsi più indietro.

    said on 

  • 3

    Romanzi da cinema - 14 set 14

    Pur avendone letto altri libri, e pur stimando il romanziere e regista indo – pakistano, questo è il primo libro in italiano che leggo. E, benché datato, trovo la traduzione di Ivan Cotroneo ben fatta ed aderente allo spirito della scrittura di Kureishi. In un libro che non è facile, nonostante s ...continue

    Pur avendone letto altri libri, e pur stimando il romanziere e regista indo – pakistano, questo è il primo libro in italiano che leggo. E, benché datato, trovo la traduzione di Ivan Cotroneo ben fatta ed aderente allo spirito della scrittura di Kureishi. In un libro che non è facile, nonostante sia agile, quasi come un racconto lungo. E sicuramente diverso e più interessante del film che si dice ne venne tratto nel 2001, vincendo l’Orso d’oro a Berlino (il film usa una diversa storia di Kureishi come trama e questo romanzo come atmosfera). Qui, il nostro scrittore imbastisce un lungo mo-nologo di un quarantenne (credo, anche se non dice l’età) allo sbando. Pur essendo uno sceneg-giatore di successo (ed in questo, Hanif si tratteggia un po’ nel personaggio), non trova “un centro” alla propria esistenza. A me, forse un po’ semplicisticamente, è parso affetto da una grave “sindrome di Peter Pan”. Il protagonista si rifiuta di crescere, crogiolandosi e commiserandosi in uno “sto male qui ed ora, come faccio ad uscirne?”. Intanto, oltre al buon lavoro, vive con Susan, con la quale ha due figli. E mentre si aggira per casa, cercando di decidere cosa portarsi via perché la vuole lasciare, ricostruiamo a sprazzi la sua storia. Quella di uno dei tanti “leftist” o forse “radical” inglesi. Gioventù sbandatella, senza metà, frequentazioni alternative e promiscuità. Grandi bevute ai pub, ma anche spinelli e droghette a go go. Ed una pulsione sempre presente per l’altro sesso. Che spesso e volentieri, concretizza. Sia prima della convivenza che dopo. Nonostante voglia bene ai due figli piccoli, abbia momenti di genuina tenerezza e scoperta con loro. Ed a modo suo vuole (voleva?) bene a Susan. Ma la vita di famiglia impone delle regole. E lui, non crescendo né in crescita, è quello che rifiuta. Vuole tutto come se fosse un ragazzo di vent’anni prima. Vuole scopare, vuole ubriacarsi, vuole farsi le canne, e vorrebbe che la vita in famiglia potesse andare avanti senza che lui intervenga “in aiuto”. Appunto, come un Peter Pan che si aspetta che ci sia sempre qualche d’un altro (una Trilly, ad esempio), che facesse per lui “i lavori sporchi”: fare la spesa, cucinare, mettere in ordine. Non è un caso, che decide di avere uno studio fuori casa, dove rintanarsi a lavorare, come se. Ed uno studio che usa come garçonnière a tutto vapore. Il momento topico che lo porta a riflettere sul suo malessere, avviene quando si accorge che anche i suoi amici crescono, e si assumono responsabilità, e per questo, si vedono meno. Bello è il con-traltare di Naif, uno degli amici storici, anche lui con moglie e figli, ma che accetta questa realtà, e ci lavora. A lui rimane solo Victor, uno che se ne andato anche lui di casa un paio d’anni prima (ma con ripensamenti e crisi). Contemporaneamente, ha una storia con Nina, ragazza più giovane di lui, affascinata dal suo essere un po’ alternativo. Che aspetta, ma poi non accetta quella sua in-decisione di fondo. E lo lascia. Questi due avvenimenti lo mettono in crisi. Lo mettono di fronte al suo vagheggiamento di un’età felice. Facendo in modo di riversare tutto il suo malessere e le sue incapacità sulla buona Susan. Che invece lo ama ancora, e molto. Che va con lui in analisi per ca-pire il loro rapporto. Il nostro sembra mettercela tutta. Ma niente da fare. Per andare avanti do-vrebbe sporcarsi le mani. Ed allora, si ripete, qui sto male, anche se ho Susan, anche se ho i miei figli. Me ne vado, così faccio piazza pulita e ricomincio da capo. Non capisce, non capirà mai, che non può andarsene da se stesso. E la piazza pulita la deve fare al proprio interno. Cambiare cielo non significa, mai, cambiare vita. Kureishi, oltre a descrivere con crudezza questa catastrofe uma-na, utilizza il nostro anche come paradigma di una generazione bene o male fallita. Quella che all’epoca andava per i quaranta (ed ora andrebbe per i sessanta). Che è stata sconfitta nel pubblico e nel privato, proprio perché “non si è sporcata le mani”. Descrizione cruda nei rapporti umani, ed in quelli sessuali, per tirarne fuori pochi (e sparuti) elementi di conforto. Alla fine, dolentemente, mi è anche piaciuto, laddove rivedo situazioni similari. Forse, come diceva qualcuno ma non ricordo dove, ci volevano “un po’ più di palle” per affrontare la vita. E non ce l’ha messe né il protagonista, né lo scrittore. Comunque una lettura non banale, da approfondimento.
    “Le parole sono azioni e fanno accadere le cose. Una volta che sono uscite dalla bocca non puoi più farle rientrare.” (5)
    “Se sei portato all’infelicità, no ti mancherà mai un amico.” (30)
    “Per un ceto periodo sono stato una sorta di marxista, anche se adesso non riesco più a ricordare le differenze fra i vari tipi: gramsciani, leninisti, hegeliani, maoisti, althusseriani.” (35)
    “Lei [inglese] insegnava inglese agli stranieri, cosa che rappresenta sempre l’ultimo rifugio per chi è allo sbando.” (60)
    “Non è che adesso sia poco attraente, ma è di mezza età, e perciò appartiene a una categoria di-versa.” (75)

    said on 

  • 3

    un cinismo doloroso, disturbante
    un autoinganno che autoassolve

    le sottolineature più importanti all'inizio del racconto

    "Se non si lasciasse niente o nessuno, non ci sarebbe spazio per il nuovo. Naturalmente andare avanti è un'infedeltà verso gli altri, verso il passato, vers ...continue

    un cinismo doloroso, disturbante
    un autoinganno che autoassolve

    le sottolineature più importanti all'inizio del racconto

    "Se non si lasciasse niente o nessuno, non ci sarebbe spazio per il nuovo. Naturalmente andare avanti è un'infedeltà verso gli altri, verso il passato, verso la vecchia nozione di se stessi. Forse ogni giorno dovrebbe prevedere almeno un'infedeltà essenziale o un tradimento necessario."

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  • 0

    consigli di non lettura per le donne

    Se stai vivendo la tristezza di una separazione non leggerlo. Se temi che il tuo compagno abbia un'altra storia, non leggerlo. Se hai due bambini che adorano il padre, e se il padre non adora te, non leggerlo. Se pensi che gli uomini debbano reprimere i loro istinti di "prosecuzione della specie" ...continue

    Se stai vivendo la tristezza di una separazione non leggerlo. Se temi che il tuo compagno abbia un'altra storia, non leggerlo. Se hai due bambini che adorano il padre, e se il padre non adora te, non leggerlo. Se pensi che gli uomini debbano reprimere i loro istinti di "prosecuzione della specie" però con un'altra specie che non sei tu, non leggerlo. Se pero' vuoi guardare in faccia la realtà, convincerti che se è finita è finita, che non servono i sensi di colpa per salvare un rapporto, che è inutile cercare di cambiare, chè è utopistico "riprovarci" quando sono entrati nuovi "personaggi" nella storia, che fra soffrire per non tradire e tradire per non soffrire è meglio la seconda, allora leggi questo libro. Ti svelerà ciò che già è nella tua testa, ciò che pensi ma non reisci a mettere a fuoco, ciò che senti già nell'intimità.

    said on 

  • 4

    Relazioni problematiche

    "Nell'intimità" è questo: gli ultimi momenti di un uomo con la sua famiglia, nella sua casa che scorrendo velocemente e mentalmente la sua vita fin lì, si chiede cosa l'abbia portato e perchè fin lì.
    E' con consapevolezza che decide di lasciare quel luogo, la compagna e i suoi figli; è conv ...continue

    "Nell'intimità" è questo: gli ultimi momenti di un uomo con la sua famiglia, nella sua casa che scorrendo velocemente e mentalmente la sua vita fin lì, si chiede cosa l'abbia portato e perchè fin lì.
    E' con consapevolezza che decide di lasciare quel luogo, la compagna e i suoi figli; è convinto di doverlo fare se vorrà essere felice!

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  • 3

    Poche pagine, da leggere nel giro di un paio d'ore, ma molto intense e vissute, e chiare e lucide. Bello, molto, per quanto spesso mi sia trovata a compatire l'autore pur non volendo. L'autore che ha trovato il coraggio di lasciare la sua famiglia, con la quale non è mai stato felice.
    "Per ...continue

    Poche pagine, da leggere nel giro di un paio d'ore, ma molto intense e vissute, e chiare e lucide. Bello, molto, per quanto spesso mi sia trovata a compatire l'autore pur non volendo. L'autore che ha trovato il coraggio di lasciare la sua famiglia, con la quale non è mai stato felice.
    "Per Aristotele lo scopo della vita è la riuscita dell'azione, o felicità, che per lui è inseparabile dal piacere.. La mia infelicità non giova a nessuno. Ma forse la felicità - quella condizione in cui c'è appagamento, in cui uno ha tutto con tanto di sottofondo musicale - è un gusto acquisito. Forse non l'ho cercata, o non ho permesso a me stesso di provarla. Senza dubbio ci sono state opportunità". Sicuramente emozionale ed epidermico.

    said on 

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