Into Thin Air

A Personal Account of the Mt. Everest Disaster

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Publisher: Anchor

4.3
(1238)

Language: English | Number of Pages: 368 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Chi traditional , French , Italian , German , Spanish , Japanese , Czech , Dutch , Catalan

Isbn-10: 0385494785 | Isbn-13: 9780385494786 | Publish date: 

Also available as: Hardcover , Audio CD , Audio Cassette , Library Binding , Unbound , Mass Market Paperback , eBook

Category: Fiction & Literature , Sports, Outdoors & Adventure , Travel

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Book Description
Into Thin Air is a riveting first-hand account of a catastrophic expedition up Mount Everest. In March 1996, Outside magazine sent veteran journalist and seasoned climber Jon Krakauer on an expedition led by celebrated Everest guide Rob Hall. Despite the expertise of Hall and the other leaders, by the end of summit day eight people were dead. Krakauer's book is at once the story of the ill-fated adventure and an analysis of the factors leading up to its tragic end. Written within months of the events it chronicles, Into Thin Air clearly evokes the majestic Everest landscape. As the journey up the mountain progresses, Krakauer puts it in context by recalling the triumphs and perils of other Everest trips throughout history. The author's own anguish over what happened on the mountain is palpable as he leads readers to ponder timeless questions.
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  • *** This comment contains spoilers! ***

    5

    La febbre della vetta

    'Aria sottile' è l'aria così rarefatta delle altitudini himalayane dove sia scalatori improvvisati sia esperti alpinisti possono vedere e sentire immagini e suoni che non esistono.
    Oppure aver voglia ...continue

    'Aria sottile' è l'aria così rarefatta delle altitudini himalayane dove sia scalatori improvvisati sia esperti alpinisti possono vedere e sentire immagini e suoni che non esistono.
    Oppure aver voglia di togliersi i vestiti anche a decine e decine di gradi sottozero sferzati da un vento micidiale.
    Oppure essere così spossati che lasciarsi morire senza più muovere un muscolo può essere una prospettiva seducente e desiderabile.
    Queste quote sono chiamate 'zona della morte', ogni gesto richiede uno sforzo estremo, non esiste sonno ristoratore, il cervello può gonfiarsi dentro il cranio ed i polmoni possono riempirsi di muco.
    Ma nonostante tutto questo gli alpinisti che affrontano le ascese dell'Himalaya sono motivati da una tenacia e una determinazione che si concretizzano in una vera e propria 'febbre della vetta'.
    Krakauer, che ho avuto occasione di leggere in altri due libri, si conferma un narratore abile ed efficace.
    Nella primavera del 1996 viene inviato dalla rivista 'Outside' per cui lavora, a documentare il fenomeno delle ascensioni commerciali sul tetto del mondo: l'Everest.
    Egli ha già esperienza di scalate impegnative, ma non ad alta quota, ed il suo resoconto descrive l'esperienza vissuta con la 'Adventure Consultant', agenzia che dietro il pagamento forfettario di 65mila dollari garantisce l'ascesa alla vetta della montagna più alta della Terra.
    Quando entra in gioco il denaro, la ragione si defila e le priorità vengono sconvolte.
    Piani accuratamente studiati vengono disattesi, orari limite non sono rispettati, materiali che debbono trovarsi in un dato luogo non si trovano o sono insufficienti, accordi raggiunti tra capi-spedizione vengono deliberatamente infranti, guide che lasciano indietro scalatori inadeguati o sherpa che trasportano di peso una divetta in cerca di un'insolita notorietà pseudo-sportiva.
    Tutti gli ingredienti per un disastro su cui domina un improvviso uragano di vento e neve sulla via del ritorno che uccide dodici persone in tutto.
    Quello che apprezzo più di tutto nel libro di Krakauer è la sua onestà intellettuale che lo porta nella parte finale a confessare la serie di polemiche e accuse che si scambia con la guida kazaka Anatoli Boukreev, riportando anche l'opinione sfavorevole di Simone Moro.
    Con questa tragedia Madre Natura sembra spazzare via ogni pretesa legata all'esborso del denaro rispondendo negativamente alla protesta immaginaria di chi potrebbe obiettare: 'ho pagato, quindi mi devi portare in cima'.
    Tutto si riconduce al dio denaro.
    Nepal e Cina alzano le quote che autorizzano i partecipanti ad entrare nei loro confini e concedono ingressi numerosi per rimpinguare le casse pubbliche esangui, gli sherpa accettano di sfiancarsi portando pesi inumani pur di farsi una reputazione che dia loro di che vivere.
    Krakauer non ci risparmia nulla dell'egoismo e della arroganza che accompagnano queste spedizioni in un alpinismo che ha perso tutto quello che poteva perdere, la sua poetica sfida del limite ed il rispetto che si tributa alla montagna quando qualcuno, anche a pochi metri dalla vetta, comprende che è più saggio tornare indietro.

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  • 4

    攀爬聖母峰是在玩命

    這是一部題材特殊的戶外報導,《阿拉斯加之死》作者強•克拉庫爾於一九九六年參加聖母峰遠征隊,五月十日出發攻頂,一陣悄悄降臨的大風雪,共奪走十二個人的生命。他以親身經歷,加上事後大量訪談,全景式地重現災難的過程,生動描繪了人在極限狀態的驚悚處境。

    重讀此書,印象最深刻的是:人在高海拔地區,空氣稀薄(聖母峰頂只有海平面的約三分之一),缺氧之下,能感受到的只有酷寒及疲乏,根本無法清晰思考,心智很不可靠,信 ...continue

    這是一部題材特殊的戶外報導,《阿拉斯加之死》作者強•克拉庫爾於一九九六年參加聖母峰遠征隊,五月十日出發攻頂,一陣悄悄降臨的大風雪,共奪走十二個人的生命。他以親身經歷,加上事後大量訪談,全景式地重現災難的過程,生動描繪了人在極限狀態的驚悚處境。

    重讀此書,印象最深刻的是:人在高海拔地區,空氣稀薄(聖母峰頂只有海平面的約三分之一),缺氧之下,能感受到的只有酷寒及疲乏,根本無法清晰思考,心智很不可靠,信誓旦旦的記憶可能只是錯覺經驗,真相難尋。大致而言,高度四千八百公尺以上寸草不生,七千二百公尺以上進入死亡地帶,致命危險大增,能否生還,要和時間賽跑,準時折回是保命要訣。然而,聖母峰遠征隊員都是野心勃勃的人,有極強的成就驅力,不習慣失敗,也不喜歡中途放棄,要這些人抵抗登頂的誘惑,談何容易。

    其次,臺灣隊在他國山友眼中看來實在很不高明,書中有詳盡的描述。而不管專業、非專業,有經驗、無經驗,當暴風雪來臨,皆難以倖存。攀爬聖母峰是在玩命,每年五月十日前後是氣候條件最佳的時節,即便如此,攻頂仍然富含風險,歷年來,死亡者與成功登頂者的比例約為四分之一。

    總之,此書題材特殊,敘事生動,作者有成功攀登聖母峰而倖存的經驗,讓人一窺高海拔空氣稀薄的巔峰世界,高度八八四八公尺的處境非常人所能想像,實屬難得。

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  • 4

    看這本書時,新聞報道40多天前,一對臺灣男女在尼泊爾藍塘健行時,發生意外獲救,男生獲救並瘦了30公斤,女生在尋獲前三天才過世。當然藍塘地區的海拔離八千公尺還遠的很,溫度也沒有那麼低溫。但40多天的等待救援與求生意志,非常地令我佩服。本書報導中,不管是意圖登上聖母峰的人、帶人上聖母峰的嚮導跟來不及下山被迫在8000公尺過一夜的人,都自願承受著我無法想像心理壓力。在山中遇難,如何存活下來,如何拜訪山又 ...continue

    看這本書時,新聞報道40多天前,一對臺灣男女在尼泊爾藍塘健行時,發生意外獲救,男生獲救並瘦了30公斤,女生在尋獲前三天才過世。當然藍塘地區的海拔離八千公尺還遠的很,溫度也沒有那麼低溫。但40多天的等待救援與求生意志,非常地令我佩服。本書報導中,不管是意圖登上聖母峰的人、帶人上聖母峰的嚮導跟來不及下山被迫在8000公尺過一夜的人,都自願承受著我無法想像心理壓力。在山中遇難,如何存活下來,如何拜訪山又順利下山。為什麼要爬山,「因為山在那裡~George Mallory」。面對山,或許讓人成長,或許讓人感到渺小。這本書讓我想很多,也很想爬山。

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  • 5

    Ci sono polemiche su come realmente siano andate le cose. Siccome non sapremo mai la verità, io tendo a fidarmi di un racconto straordinariamente coinvolgente, fatto da un protagonista della vicenda.
    ...continue

    Ci sono polemiche su come realmente siano andate le cose. Siccome non sapremo mai la verità, io tendo a fidarmi di un racconto straordinariamente coinvolgente, fatto da un protagonista della vicenda.
    Gelido e provante.

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  • 5

    Nel 1996 Jon Krakauer (ex) aplinista e giornalista per la rivista Outside partecipa in qualità di cliente alla spedizione "commerciale" organizzata da Rob Hall per scalare l'Everest dal versante nepal ...continue

    Nel 1996 Jon Krakauer (ex) aplinista e giornalista per la rivista Outside partecipa in qualità di cliente alla spedizione "commerciale" organizzata da Rob Hall per scalare l'Everest dal versante nepalese. Al campo base molte altre spedizioni si accalcano allo stesso scopo tra le quali quella commerciale di Scott Fischer e quella nazionale di Taiwan. Dopo alcune settimane di acclimatamento con scalate al ai campi superiori, la notte tra il 10 e l'11 maggio la spedizione di cui fa parte il gornalista insieme ad altre due partono alla conquista della vetta, la raggiungono in ritardo e mentre scendono alla spicciolata vengono sorpresi da una tempesta. Il disastro è in agguato. Ho imparato molti aspetti tecnici sull'alpinismo di alta quota da questo libro, lo stile è magnifico, la storia ha una vividezza drammatica incredibile. Un libro splendido sotto ogni punto di vista.

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  • 5

    Storia di una tragedia raccontata da uno dei protagonisti della vicenda.
    Siamo nel 1996 e una spedizione commerciale organizzata da Rob Hall, il fondatore della Adventure's Consultants si avventurerà ...continue

    Storia di una tragedia raccontata da uno dei protagonisti della vicenda.
    Siamo nel 1996 e una spedizione commerciale organizzata da Rob Hall, il fondatore della Adventure's Consultants si avventurerà alla conquista dell'Everest.
    Il libro, da cui è tratto un film straordinario, è un resoconto toccante, avvincente, ma soprattutto angosciante di quello che si prova, nel fisico e nella mente, alla quota dove volano gli aerei, quella che viene definita "zona della morte".
    Le capacità umane messe sotto pressione a causa dell'altitudine, del freddo e della mancanza di ossigeno, mostrano la fragilità di coloro che erano presenti sull'Everest, nel maggio del 1996, di fronte alla potenza della natura
    Krakauer ha la capacità di fare un resoconto di un grande dramma della montagna, vissuto in prima persona, con incredibile profondità.

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  • 4

    Avendo visto il film al cinema l'anno scorso non potevo non leggere anche il libro di Krakauer da cui è stato tratto. E devo dire che non mi ha deluso per niente. Si tratta di una storia vera, la stor ...continue

    Avendo visto il film al cinema l'anno scorso non potevo non leggere anche il libro di Krakauer da cui è stato tratto. E devo dire che non mi ha deluso per niente. Si tratta di una storia vera, la storia della tragedia degli scalatori morti sull'Everest durante la spedizione del 10 maggio 1996, a cui aveva partecipato lo stesso Krakauer in veste di giornalista, era stato infatti incaricato dalla rivista per la quale lavorava all'epoca di scrivere un articolo sulle spedizioni commerciali sull'Everest. Krakauer è uno dei pochi membri sopravvissuti del gruppo del noto alpinista e guida Rob Hall, che nella primavera del 1996 avevano tentato la scalata dell'Everest, e anche se la maggior parte di loro ci riuscì, a causa di gravi errori organizzativi e delle condizioni atmosferiche non tutti riuscirono a scendere dalla montagna ma morirono nel tentativo di tornare a valle. Tra essi anche Rob Hall e altre 2 guide esperte.
    Krakauer descrive molto bene gli avvenimenti, avendoli vissuti in prima persona, partendo dai preparativi che la spedizione dovette affrontare nelle settimane precedenti il 10 maggio per potersi acclimatare in attesa di tentare la scalata. Man mano che la narrazione procede diviene sempre più avvincente, il lettore si immedesima totalmente in Krakauer stesso, vive con lui le ore di angoscia che seguono la scalata alla cima dell'Everest e prova compassione per lui, che in diversi passaggi esprime il proprio rimorso e senzo di colpa per non aver saputo aiutare i compagni e tentato di salvarli, sebbene è cosciente del fatto che a 8000 metri e più di altitudine non si è assolutamente in grado di ragionare con lucidità, ed egli stesso fosse talmente esausto e debole da essere riuscito a salvarsi per miracolo. La storia è coinvolgente, a volte fa dimenticare che purtroppo non si tratta della trama di un romanzo di fantasia, ma di una storia vera finita tragicamente. I personaggi sono ben descritti, anche se nel libro alcuni si differenziano un po' da quelli del film: Rob Hall, ad esempio, nel film sembra un uomo altruista e prudente, nel libro anche se mantiene abbastanza queste caratteristiche viene descritto come anche un po' materialista, amante dell'Everest e delle scalate, ma anche desideroso di guadagnarci su in qualche modo, trascurando alcuni particolari molto importanti che alla fine hanno portato alla tragedia.
    Sia film che libro sono comunque molto validi, fanno riflettere sulle motivazioni che portano gli scalatori a rischiare la vita pur di salire sul tetto del mondo, che possono essere condivisibili o meno, ma che certamente hanno un senso per chi pratica la scalata e l'alpinismo con passione. Libro consigliatissimo, anche per chi non ama la montagna!

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  • 4

    Il reportage di Krakauer, scrittore-alpinista effettivamente presente nella drammatica spedizione sull'Everest del 1996, parte piano per presentare il contesto, poi d'improvviso getta il lettore nel b ...continue

    Il reportage di Krakauer, scrittore-alpinista effettivamente presente nella drammatica spedizione sull'Everest del 1996, parte piano per presentare il contesto, poi d'improvviso getta il lettore nel bel mezzo della tragedia e non lo lascia più, togliendogli il fiato come se fosse anche lui esposto all'aria senza ossigeno degli ottomila metri. Perché scalare l'Everest, racconta Krakauer, è il sogno di una vita, ma quando sei in vetta c'è così poco ossigeno che non si riesce nemmeno bene a capire cosa stia succedendo.

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  • 4

    E' la cronaca, scritta in soggettiva da un partecipante, della disastrosa scalata all'Everest, tentata in contemporanea da diverse spedizioni nel 1996. Al di là delle numerose polemiche sulla responsa ...continue

    E' la cronaca, scritta in soggettiva da un partecipante, della disastrosa scalata all'Everest, tentata in contemporanea da diverse spedizioni nel 1996. Al di là delle numerose polemiche sulla responsabilità del disastro, Krakauer scrive bene ed in maniera avvincente e ci invita a riflettere sull'esagerato sfruttamento turistico di queste montagne una volta inviolabili ed ora accessibili in maniera relativamente facile a (quasi) chiunque possa permettersi di pagare cifre considerevoli per togliersi lo sfizio. E' un libro per la montagna e a chiunque ami l'avventura, magari anche solo per meditare sulla fragilità umana di fronte alla forza improvvisa della natura. Lo trovo molto vero e al tempo stesso assurdo: il fascino dell'estremo vale il prezzo della vita? Credo che sia proprio questo che l'autore ancora oggi non si spiega. Un ottimo esempio di giornalismo, uno dei libri di montagna meglio scritti e una storia che ti tiene incollata al libro come una calamita. Krakauer avrà i suoi difetti, ma ha scritto un reportage tecnicamente impeccabile.

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