Into Thin Air

A Personal Account of the Mt. Everest Disaster

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Publisher: Anchor

4.3
(1116)

Language: English | Number of Pages: 368 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Chi traditional , French , Italian , German , Spanish , Japanese , Czech , Dutch , Catalan

Isbn-10: 0385494785 | Isbn-13: 9780385494786 | Publish date: 

Also available as: Hardcover , Audio CD , Audio Cassette , Library Binding , Unbound , Mass Market Paperback , eBook

Category: Fiction & Literature , Sports, Outdoors & Adventure , Travel

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Book Description
Into Thin Air is a riveting first-hand account of a catastrophic expedition up Mount Everest. In March 1996, Outside magazine sent veteran journalist and seasoned climber Jon Krakauer on an expedition led by celebrated Everest guide Rob Hall. Despite the expertise of Hall and the other leaders, by the end of summit day eight people were dead. Krakauer's book is at once the story of the ill-fated adventure and an analysis of the factors leading up to its tragic end. Written within months of the events it chronicles, Into Thin Air clearly evokes the majestic Everest landscape. As the journey up the mountain progresses, Krakauer puts it in context by recalling the triumphs and perils of other Everest trips throughout history. The author's own anguish over what happened on the mountain is palpable as he leads readers to ponder timeless questions.
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  • 4

    Amo la montagna ma leggere questo resoconto della scalata all'Everest nel 1996 mi ha angosciato. Mi chiedo perché correre così tanti rischi!! Capisco l'amore per la montagna, l'avventura e il rischio, ...continue

    Amo la montagna ma leggere questo resoconto della scalata all'Everest nel 1996 mi ha angosciato. Mi chiedo perché correre così tanti rischi!! Capisco l'amore per la montagna, l'avventura e il rischio, però c'è un limite a tutto.
    A parte le mie personali considerazioni, un bel libro, molto ben particolareggiato con perfette descrizioni.

    said on 

  • 5

    Viaggio sul tetto del mondo.

    Avvincente come se si trattasse di un romanzo, purtroppo invece è vita vissuta. Unica pecca la difficoltà di tenere traccia dei vari personaggi (se mi scusate il termine), ognuno di loro ha nome reali ...continue

    Avvincente come se si trattasse di un romanzo, purtroppo invece è vita vissuta. Unica pecca la difficoltà di tenere traccia dei vari personaggi (se mi scusate il termine), ognuno di loro ha nome reali e non sempre facilmente identificabili dal lettore. Comunque assolutamente consigliato anche per chi di arrampicate non sa nulla.

    said on 

  • 5

    Premettendo che io e l'alpinismo non abbiamo mai avuto il piacere di incontrarci, questo libro, che è l'essenza dell'alpinismo, (perchè l'Everest, essendo la vetta più alta del mondo, è ambita da tutt ...continue

    Premettendo che io e l'alpinismo non abbiamo mai avuto il piacere di incontrarci, questo libro, che è l'essenza dell'alpinismo, (perchè l'Everest, essendo la vetta più alta del mondo, è ambita da tutti gli scalatori) mi è piaciuto tantissimo, perchè l'ho trovato molto coinvolgente ed emozionante.
    Partendo per gradi: io credo che il punto di forza di questo resoconto, della scalata al tetto del mondo più catastrofica che sia mai avvenuta, è che essendo stato scritto da un "reduce", si sentono subito, nelle prime pagine, gli stati d'animo autentici di uno che ha vissuto un'esperienza che gli ha cambiato la vita per sempre.
    Poi il fatto di non essersi soffermato molto sugli aspetti tecnici della scalata e dell'attrezzatura, ma focalizzandosi di più sull'aspetto emotivo e relazionale della spedizione, ha fatto sì che la lettura fosse più scorrevole.
    Ma quello che più di tutti mi ha coinvolto, è stata quella sensazione di essere lì, di essere un altro compagno della spedizione, di essere presente anch'io a quell'incontro con la natura più selvaggia ed estrema, di vedere il mondo dall'alto e di avere l'impressione di toccare il cielo con un dito.
    Ho conosciuto gli sherpa, che fino ad ora (forse sono l'unico) mi era sconosciuti. I disegni ad ogni inizio capitolo sono stupendi e le foto di repertorio al centro del libro mi hanno rivelato alcuni punti della scalata e soprattutto alcuni dei visi dei partecipanti ed un brivido lungo la schiena mi ha fatto vibrare come se stessi ad un passo dal precipizio.
    Insomma una lettura di rara emozionalità e carica di un fascino per l'ignoto che solo alcuni eventi possono creare e l'Everest mi sembra uno dei posti, insieme all'Antartide, più intriganti che esista...

    "Diffido delle sintesi, di ogni genere di carrellata nel tempo, di ogni pretesa eccessiva di tenere sotto controllo ciò che si racconta; a mio parere, chi pretende di comprendere pur essendo palesemente tranquillo, chi sostiene di scrivere tenendo a freno l'emotività, è uno sciocco e un bugiardo. Capire significa tremare. Rievocare significa rientrare nei fatti e farsene lacerare... Ammiro l'autorità dell'inginocchiarsi di fronte all'evento." - Harold Brodkey - Manipulations

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  • 4

    dopo aver visto il film del 2015 (che mi è piaciuto molto), un'amica mi ha detto: devi assolutamente leggere il libro, spiega molto meglio la vicenda, che nel film appare confusa.
    devo dire che anche ...continue

    dopo aver visto il film del 2015 (che mi è piaciuto molto), un'amica mi ha detto: devi assolutamente leggere il libro, spiega molto meglio la vicenda, che nel film appare confusa.
    devo dire che anche nel reportage di krakauer la vicenda non è chiarissima, anche perché non è chiarissima nemmeno per i protagonisti stessi della tragedia.
    la scrittura di krakauer è asciutta quanto basta per ricordarci che si tratta di un reportage giornalistico, ma ovviamente trasuda le emozioni, le paure e le angosce di quel 10 maggio e giorni successivi.
    le descrizioni dell' "assalto" alla vetta, degli effetti dell'altitudine, del freddo e della mancanza di ossigeno, sono molto precise ed è difficile non farsi coinvolgere dapprima dalla "febbre dell'everest" e dopo dalla fatica e infine dall'angoscia.
    ottimo reportage, per una vicenda terribile, che forse si poteva evitare, senza dimenticarsi che l'alpinismo a quelle quote ha sempre una forte componente di rischio e che non può mai essere considerato di routine, men che mai da persone poco esperte o poco allenate.

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  • 5

    mancanza d'aria

    dopo "la morte sospesa", un grande "classico" della montagna.
    è la narrazione di un evento realmente accaduto. l'autore è alpinista e scrittore e nel 1996 partecipa, inviato da una nota rivista alpini ...continue

    dopo "la morte sospesa", un grande "classico" della montagna.
    è la narrazione di un evento realmente accaduto. l'autore è alpinista e scrittore e nel 1996 partecipa, inviato da una nota rivista alpinistica, ad una spedizione sull'Everest per trarne un articolo sulle sempre più numerose "scalate a pagamento"
    ci sono i suoi inizi come alpinista, il perché della sua spedizione, la descrizione dei suoi compagni di viaggio (gli alpinisti, le guide, gli accompagnatori), i racconti di spedizioni finite tragicamente o di salvataggi incredibili...
    e c'è la cronaca di questa scalata: l'avvicinamento al campo base, gli accordi (o gli scontri) con le altre spedizioni presenti, l'attacco alla cima, la tempesta che arriva, scalatori che si perdono nella bufera e 9 di essi che non torneranno più
    l'ho letto in meno di 24 ore. non riuscivo a smettere di leggere. ho sottolineato tantissimo e mi sono spesso fermata a riflettere, perché il bello di questo libro è il fatto che ti risucchia letteralmente dentro la storia e riesce a farti provare davvero tutto quello che hanno provato i protagonisti: la stanchezza, quest'aria che entra nei polmoni ma non riesce a "sfamarti", la fatica disumana che serve per compiere pochi passi, l'incoscienza (o l'arroganza, o la presunzione) che ti spingono ad andare avanti anche quando le condizioni si fanno impossibili, l'istinto di sopravvivenza che ti fa scordare di tutti e il senso di colpa che ti prende per esserti salvato.
    "eravamo troppo stanchi per aiutarli. al di sopra degli 8000 metri non ci si può permettere il lusso della moralità"

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  • 5

    書中一開始作者強.克拉庫爾就敘述了為何第一時間撰寫這本書的心情,身為當天在場並且倖存的一員,身為以記者身分參加的一員,面對史上最大的山難,他想要就自己的記憶與理解拼湊與還原真相,也算是給自己、死者及家屬一個交代,因此趁著記憶猶新,聖母峰山難事故隔年就出版了《聖母峰之死》,這本書也曾經被改編為電影,而這一次則是重譯出版的版本。

    即使不是從事登山活動的人,對於聖母峰王者姿態的肯定絕對也是無庸置疑的,就 ...continue

    書中一開始作者強.克拉庫爾就敘述了為何第一時間撰寫這本書的心情,身為當天在場並且倖存的一員,身為以記者身分參加的一員,面對史上最大的山難,他想要就自己的記憶與理解拼湊與還原真相,也算是給自己、死者及家屬一個交代,因此趁著記憶猶新,聖母峰山難事故隔年就出版了《聖母峰之死》,這本書也曾經被改編為電影,而這一次則是重譯出版的版本。

    即使不是從事登山活動的人,對於聖母峰王者姿態的肯定絕對也是無庸置疑的,就是有著高難度的挑戰,讓登上聖母峰具有著無限的征服魅力,對於不懂高山的人而言,想像的只是把海拔拉高,有更長的路程要攀爬,更多的困難要克服,卻往往沒想到,高山上面臨的不僅只是這些挑戰而已,高山變化莫測,人體有著一定的極限,攀爬高山已經不是簡單的收拾行囊,規劃日程就能動身上路的事,就算是登山好手,也需要縝密的規劃,從高山氣候的適應,氣象的觀測,同行者的選擇及任務分配,後勤補給與聯繫,每一個環節環環相扣,唯有每個細節通通到位,才有機會感受站在世界屋脊上那短短幾分鐘的成就。

    強.克拉庫爾是以《戶外》雜誌記者的身分參加「冒險顧問公司」領隊霍爾所帶領的登山隊加入這一趟遠征,儘管聖母峰高不可攀,但如霍爾這樣的登山者認為,只要有一定的體能加上完善的規劃,人人都能登上高峰,這樣商業化的操作可不比完全沒有路跑經驗者去參加全馬,畢竟跑不動了隨時可以放棄,醫療備援也近在咫尺,在海拔動輒六七千公尺以上的地方,任何突發狀況包含身體的不適應,可是一切都需要靠自己解決的。

    《聖母峰之死》仔細的描述登山隊登山的過程,他們必須在不同海拔高度待上一定的時間讓身體適應高山氣候,也讓心理適應即將到來的挑戰,作者一一描寫每個參與者的背景,包含其他的隊伍中的成員,其中也包括當年同時挑戰,由高銘和領軍的台灣隊伍,除此之外,對於與攀登這世界之最相關的歷史、人物、路線,就連不可或缺的雪巴人,通通鉅細靡遺的在他的紀錄中,雖然無法親身走上這一遭,從書中的記錄裡感受,倒也不難體會過程中的心情變化,從一開始的期待盼望,過程中的艱辛,等待時的忐忑不安,到登頂時的如願以償,發生變故後的焦急,過程中的心有餘而力不足,事後心理的負擔,只能說敢參與這樣的挑戰無論成敗都是勇者啊。

    就這樣,1996年5月10日,三支不同隊伍在同一天挺進主峰,或許是意外,或許是輕忽,許多原本不以為意的小事接連在一起,造成不可挽回的意外,在高山上,人與山的力量完全無法相較,任何一場暴風雪都足以破壞最周詳的計畫,憾事終究是發生了,也像是在提醒著前仆後繼想要征服高山的人們,高山並非遙不可及,但要遵守著山神所定下的遊戲規則,等待最佳的時機,如果時機不再,就只能息鼓收兵,等待捲土重來,千萬不可狂妄自大,認為可以掌控一切,否則付出的代價將永遠無法彌補。

    《聖母峰之死》像是紀實報導般的描述這場災難的過程,但人在高山上的記憶與思考終究會受到生理因素的影響,加上作者有許多內容並非親眼所見,而是事後靠著訪談及記錄拼湊而來,因此「紀實」二字或許還是有些勉強,但仍不失為值得參考的記錄,從文字中我們看到了許多值得探討的議題,以商業化的手法經營,靠著雪巴人打先鋒開路,一路靠著氧氣上山,這樣攻頂的意義是否仍舊存在一樣的價值?在付費的前提下,發生災難時,嚮導是否應該不顧自我而優先照顧客戶?而災難發生時,面對已經奄奄一息無法存活的登山者,救難與攻頂的抉擇在道德上又該如何判斷?除此之外,面對高山,有太廣泛的議題牽涉到人類的道德與價值觀,在《聖母峰之死》一書中,讓我們不得不面對不一樣的思考。

    山一直都在,等著人們去親近,但是登山者不在意的痕跡可能破壞了自然,自然也以各種方式挑戰人類,《聖母峰之死》從人性的角度來看彼此之間的關係,讓我們對這樣的挑戰,對團隊合作的人性有了更深一層的領悟。

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  • 3

    Assolvo gli sherpa

    Non rientra nella tipologia usuale delle mie letture, ma il libro mi ha incuriosito e la curiosità non era mal riposta.
    Molte le considerazioni:
    1) l'autore è uno scrittore piuttosto buono, anzi è un ...continue

    Non rientra nella tipologia usuale delle mie letture, ma il libro mi ha incuriosito e la curiosità non era mal riposta.
    Molte le considerazioni:
    1) l'autore è uno scrittore piuttosto buono, anzi è un reporter di qualità. Il libro inchioda;
    2) le spedizioni turistico-commerciali verso le grandi vette sono vergognosamente approssimative, o almeno questa tragica lo è stata;
    3) gli sherpa sono commoventi e straordinari, mentre i comuni mortali che partecipano all'impresa sono di regola viziati e codardi;
    4) non è chiaro, nella pur brillante narrazione, se oltre allo Hillary Step vi siano altri cruciali (tecnicamente) passaggi sulla via verso la cima dell'Everest;
    5) è possibile che ognuno dei superstiti abbia mancato verso le vittime, ma non è possibile processare nessuno perché l'attendibilità delle testimonianze è nulla a causa delle condizioni psicofisiche pessime di chi fu protagonista degli eventi (compreso l'autore del romanzo).

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