Into the Wild

By

Publisher: Pan Macmillan

4.0
(4717)

Language: English | Number of Pages: 224 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Chi traditional , Spanish , Italian , Finnish , French , Japanese , German , Portuguese , Catalan , Dutch

Isbn-10: 033045367X | Isbn-13: 9780330453677 | Publish date: 

Also available as: Audio Cassette , Hardcover , School & Library Binding , Audio CD , Others , eBook

Category: Biography , Fiction & Literature , Travel

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Book Description
By examining the true story of Chris McCandless, a young man, who in 1992 walked deep into the Alaskan wilderness and whose SOS note and emaciated corpse were found four months later, internationally bestselling author Jon Krakauer explores the obsession which leads some people to explore the outer limits of self, leave civilization behind and seek enlightenment through solitude and contact with nature. 'An astonishingly gifted writer: his account of 'Alex Supertramp' is powerfully dramatic, eliciting sympathy for both the idealistic, anti-consumerist boy - and his parents' Guardian 'A compelling tale of tragic idealism' The Times
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  • 5

    Questo libro l’ho letto un anno fa.
    Ed è stato oltre che l’incontro con la storia di Chris McCandless la scoperta dello scrittore Jon Krakauer. Krakauer è un giornalista (un po’ particolare… è anche u ...continue

    Questo libro l’ho letto un anno fa.
    Ed è stato oltre che l’incontro con la storia di Chris McCandless la scoperta dello scrittore Jon Krakauer. Krakauer è un giornalista (un po’ particolare… è anche un alpinista che ha scalato l’Everest nella tristemente nota scalata del 1996, da cui anche un suo famoso e polemicizzato libro “Aria sottile”) e il suo stile si può definire tipicamente giornalistico: inizia il libro con un capitolo che è quasi come con un titolo a caratteri cubitali seguito da brevi didascalie che raccontano subito tutti i dati essenziali della storia. Dopo questo primo capitolo noi conosciamo a grandi linee tutta la storia di Chris e della sua esperienza tragica in Alaska. Questo però non toglie nulla alla voglia di procedere nella lettura per saperne sempre di più e anzi è proprio da questi dati primi esaustivi ma non dettagliati che siamo spinti ad andare avanti perché vogliamo sapere di più sull’animo di Chris, su che cosa l’ha spinto ad intraprendere questa esperienza, vogliamo conoscere le sue ragioni intime e profonde, selvagge e pure. Vogliamo una risposta al perché tutto ciò e vogliamo sapere che cosa cercava veramente Chris in Alaska.
    Personalmente adoro questo stile di Krakauer e quel che ne scaturisce è un ritratto del personaggio che pur evidenziando tutti gli errori compiuti che l’hanno condotto sino alla triste morte (e ne ha compiuti prima di arrivare a quell’autobus e la fortuna l’ha aiutato in diverse e ripetute occasioni!) ne mette in risalto però anche i tratti morali più puri, autentici, quasi monacali sia pur tinti di profonda ingenuità e la sua ricerca della verità.
    Degli errori di Chris glie ne faccio una responsabilità ed una colpa ma grazie a Krakauer oltre a questo viene tramandato anche il profondo, semplice ma lui solo sa quanto vissuto ed interiorizzato messaggio: “La felicità è vera soltanto se condivisa” (scritta trovata all’interno del Magic Bus).
    Da non perdere! Specialmente per gli amanti dell’aria aperta!

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    0

    Non è stato facile leggere questo libro perché sapevo a cosa andavo incontro dal momento che conoscevo a grandi linee la storia e soprattutto il finale, ma ho voluto provarci lo stesso e ne è valsa la ...continue

    Non è stato facile leggere questo libro perché sapevo a cosa andavo incontro dal momento che conoscevo a grandi linee la storia e soprattutto il finale, ma ho voluto provarci lo stesso e ne è valsa la pena.

    Il racconto di questa avventura conclusasi tragicamente mi è piaciuto molto anche se ovviamente il tutto è molto triste, soprattutto sapendo che si tratta di qualcosa accaduto realmente. Mi è piaciuto il fatto che la storia sia stata raccontata in parte in forma di diario, in parte con dichiarazioni di chi aveva conosciuto Chris e tutto questo ben amalgamato dall’autore nel suo racconto. Nell’insieme ho trovato il libro davvero ben fatto e mai noioso o lungo. Belli anche i passaggi di alcuni libri sottolineati dallo stesso Chris e che erano sul luogo in cui lui è stato poi trovato.

    Sinceramente non ero a conoscenza di tutta la parte che c’è stata prima che Chris arrivasse in Alaska. Io pensavo che lui avesse deciso di affrontare “solo” questa avventura e che poi non ce l’avesse fatta, mentre il suo viaggio è iniziato oltre 2 anni prima, tanto che ha avuto modo di trascorrere vari mesi in più Stati americani.

    Quello che mi è piaciuto di più in tutto il libro è il ricordo che Chris ha lasciato nelle persone che hanno avuto la fortuna di conoscerlo. Tutti ne hanno parlato bene e alcuni gli erano davvero molto affezionati anche se avevano trascorso insieme a lui relativamente poco tempo, ma questo è stato spesso breve ma intenso. Belle anche le lettere e cartoline che Chris, prima di addentrarsi nell’avventura dell’Alaska, ha scritto a chi lo ha particolarmente aiutato durante il suo viaggio. Anche lui ha sempre avuto belle parole per tutti.

    Nel libro si è parlato molto del fatto che Chris molto probabilmente ha sottovalutato quello a cui sarebbe andato incontro intraprendendo il viaggio in Alaska.

    Su questo concordo, quello che più mi stupisce è che lui era un ragazzo molto intelligente, quindi non riesco a capire come mai abbia voluto affrontare quel giro male equipaggiato e con poco cibo. Questo per me resterà un mistero. Magari riguardo il cibo forse lui pensava fosse più semplice procurarselo, ma riguardo l’equipaggiamento? Mah?!

    La parte che forse mi è interessata di meno è quella relativa alla vita dello scrittore, però ho apprezzato il giro che lui, insieme ad altri 2 compagni, ha voluto fare nei luoghi dell’Alaska visitati da Chris.

    Bellissima la parte finale, quando i genitori vanno a visitare l’autobus in cui è morto il figlio.

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  • 5

    In fuga dalla menzogna

    Estate del 1990, Christopher McCandless, figlio della borghesia benestante americana, appena laureato e destinato ad un avvenire di successo, sparisce improvvisamente adottando gli accorgimenti necess ...continue

    Estate del 1990, Christopher McCandless, figlio della borghesia benestante americana, appena laureato e destinato ad un avvenire di successo, sparisce improvvisamente adottando gli accorgimenti necessari perché i genitori non lo possano rintracciare.
    Si sbarazza dei suoi risparmi, dell'auto e di tutto ciò che considera superfluo.
    Viaggia a piedi o su mezzi di fortuna, lavora occasionalmente e si accontenta di poco, la sua meta ultima è l'Alaska, ma soprattutto ambisce a cavarsela da solo e con i soli doni della natura: la caccia, la pesca e le piante selvatiche.
    Questa avventura affascinante e decisamente coraggiosa viene raccontata da Krakauer nella rivista per cui scrive ed ottiene un'attenzione di pubblico straordinaria.
    Le motivazioni di Chris però suscitano giudizi contrastanti.
    C'è chi lo considera un completo idiota e chi lo esalta come eroe fuori dagli schemi.
    In realtà le motivazioni che spingono Chris a questa scelta radicale rimangono come note a margine e certamente la più corposa e decisiva di queste è la fuga dal castello di menzogne del perbenismo borghese.
    A questo proposito consiglio caldamente di leggere questa storia ed in seguito il libro della sorella Carine 'Into the wild truth', perché tutto sarà estremamente più chiaro e comprensibile.
    Krakauer racconta magnificamente l'esplorazione di Chris, i suoi incontri ed i pensieri che lo accompagnano.
    Ma in particolare emerge il fascino magnetico che egli esercita sulle persone che conosce nel suo vagabondare e la profondità delle sue riflessioni.
    In molti scrivono che é meglio il film di Sean Penn 'Into the wild'.
    Sinceramente ho apprezzato tanto il film che il libro, perché sin da subito questa vicenda mi ha attratto irresistibilmente, ed ho apprezzato sia la personalità del protagonista che la sua scelta di vita.
    Krakauer ha doverosamente rispettato una richiesta di riservatezza che ha finito per ostacolare la comprensione di questa scelta, oltre che favorire le manipolazioni dei genitori, ecco perché ritengo un complemento fondamentale della storia anche il libro della sorella Carine.

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  • 2

    Molto meglio il film...

    Il libro è un'inchiesta condotta dall'autore, giornalista di professione, sulla scorta della forte impressione suscitata in lui dalla storia del giovane Mc Candless, scomparso prematuramente durante u ...continue

    Il libro è un'inchiesta condotta dall'autore, giornalista di professione, sulla scorta della forte impressione suscitata in lui dalla storia del giovane Mc Candless, scomparso prematuramente durante un viaggio in Alaska alla ricerca di se stesso. Avendo visto prima il film, che ho trovato molto emozionante (e con colonna sonora ispiratissima e calzante), devo dire che il libro, purtroppo, - caso raro - non è coinvolgente quanto l'opera cinematografica. In quanto inchiesta postuma, infatti, l'autore ha dovuto ricucire testimonianze, notizie e - laddove vi erano lacune incolmabili - lavorare di immaginazione sovrapponendo i suoi ai pensieri dello sfortunato viaggiatore. Risultato è che il libro ha acceso la mia attenzione a fasi alterne, risultando interessante più che altro per tutto ciò che poteva essere riconducibile al vero pensiero del protagonista, più poco altro, come ad esempio, l'inquadramento della storia del giovane nel contesto sociale e culturale dei luoghi di provenienza e dei luoghi attraversati, aspetto questo non tanto presente nel fim, oppure le reazioni opposte suscitate dalla sua vicenda. In definitiva, spiace dirlo a me che sono un'appassionata del genere, un libro deludente.

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  • 2

    A proposito di "Into the wild"

    Ho trovato, per caso, questa riflessione di un ragazzo che parlava della sua vita e di "Into the wild". Mi è piaciuta molto e mi sembra il giusto commento al lavoro di Krakauer.

    -Finalmente sei arriva ...continue

    Ho trovato, per caso, questa riflessione di un ragazzo che parlava della sua vita e di "Into the wild". Mi è piaciuta molto e mi sembra il giusto commento al lavoro di Krakauer.

    -Finalmente sei arrivato.
    -Sì, una macchina si era parcheggiata proprio sui binari del tram, subito dopo il ponte, dove passa la circolare insomma.
    -Mh, ho capito. Era una macchina blu?
    -Come diavolo fai saperlo?
    -Non lo sapevo, ho provato a indovinare. E ho indovinato.
    -Ma hai mangiato?
    -No.
    -Che ci fai col bicchiere vuoto?
    -Aspettavo te per la terza birra.
    -Terza? Guarda che ho solo venti euro.
    -Allora una tu e una io.
    -...
    -...
    -...
    -...
    -...
    -Te la offro io però.
    -Ma non eri senza soldi?
    -Tu vali l'investimento.
    -E questo cos'è? Una sorta di dimostrazione d'affetto?
    -Chiamala come vuoi. Io la chiamo birra. Bionda o rossa?
    -Rossa.
    -Fai schifo anche nella scelta della birra.
    -La bionda è per ragazzini.
    -Allora è fatta apposta per me. Valle a prendere tu però. Non sono più in grado di alzarmi.
    -Ok.
    -Ma tu l'hai visto "Into the wild"?
    -Il film del tizio che legge sopra un camioncino?
    -Sì.
    -Sì, l'ho visto. M'è piaciuto.
    -E cosa t'è piaciuto di quel film?
    -Mh, non lo so.
    -Diamine Ale, se cominci ad argomentarmi così le tue risposte, tanto vale che torni al monologo che hai interrotto pochi minuti fa su come uccidere Salvini o perché esiste il family day.
    -Ma non puoi parlarmi della ragazza di oggi pomeriggio?
    -No che non posso, te ne ho già parlato prima al telefono. Con gli auricolari. Che grande invenzione gli auricolari! Per di più è passata con una sua amica pochi minuti fa. Le ho fatto cenno, alzando il bicchiere di birra verso di lei e la sua amica, ma credo non mi abbia visto.
    -Potevi chiamarla no?
    -Ma se non so nemmeno come si chiama.
    -Un “hey” sarebbe stato sufficiente! E c'era anche un'amica! Era bella?
    -Ero troppo impegnato a sentirmi un coglione. Sai quando vedi qualcuno che conosci e dai per scontato che quel qualcuno incrocerà il tuo sguardo, il quale è rivolto solo verso l'ancora ignaro destinatario e basta, e inizi a fare smorfie strane, ti muovi in modo inconsueto e ti agiti come un coglione. Ero qui, con la birra in mano, la testa abbassata, il labbro rialzato, convinto che avrei facilmente attirato la sua attenzione e invece no. E in quel preciso istante ti senti un imbecille senza dignità, deriso da tutte le persone intorno a te che hanno assistito impietosamente alla scena e ne hanno riso ad alta voce senza alcuna remora. Le orecchie mi sono diventate rosse e ho sentito una lacrima scendermi dall'ascella destra. Avrò toccato i 40° gradi. Hai presente no? Devi esserti sentito così un sacco di volte.
    -Quindi non era bella.
    -Cosa vuoi che ne sappia? Non ci ho nemmeno parlato.
    -Non farmi l'intellettuale su questo argomento.
    -E su cos'altro potrei farlo? Sono un intellettuale solo per te.
    -Un sacco di altra gente lo pensa.
    -E chi?
    -Sai quella mia amica, Luisa, che è venuta a casa l'altro giorno?
    -Sì
    -Entrando in salotto ha detto: “Certo che ne legge di libri, ha proprio l'aria da intellettuale."
    -Ah.
    -Visto.
    -Ebbè, e poi è una sola. Comunque Into the wild? Cosa ti è piaciuto?
    -Cosa vuoi che mi sia piaciuto di quel film? Il fatto che lui abbandoni tutto, che preferisca vivere in una roulotte abbandonata, a leggere libri, a fregarsene del resto, vivere a contatto con la natura. Cazzo, hai visto in che bei posti è stato? Dev'essere bellissimo visitarli almeno una volta nella vita. Poi cavolo, quelle autostrade, l'autostop, sarebbe bellissimo farlo.
    -Ma alla fine muore.
    -Eh sì, non me lo aspettavo.
    -Cosa ti aspettavi da un rachitico viziato e intellettualoide che molla tutto per andarsene a vivere in Alaska da solo?
    -Appunto, lo rende reale.
    -E perché non lo emuli? Cosa ti frena dal mollare tutto e andartene?
    -Ma come cosa mi frena? Mi piacerebbe farlo ma non potrei. L'università, i miei genitori, mia sorella, il cane. Non ce la farei a mollarli così da un giorno all'altro.
    -E a te non ci pensi? E poi in realtà non lo hai già fatto? Non vivi più con i tuoi. Se non sbaglio hai passato il capodanno ad Amsterdam con la tua ex e tornare a casa per la cena di Natale era per te più una sofferenza che una gioia. Però se si tratta di andare in Alaska in uno stupido furgoncino a mangiare alci non puoi lasciarli. Mi spieghi un attimo cosa cambia?
    -Non si può mica fare sempre quello che si vuole nella vita. Cosa succederebbe se dicessi a mia madre che me ne vado a vivere in Alaska e non ho alcuna voglia di scriverle?
    -Come pensi che abbia preso la notizia di te ad Amsterdam?
    -È diverso.
    -Per me è la stessa cosa. Il problema sei tu ma cerchi di dare la colpa agli altri.
    -Non vuoi capire.
    -Allora spiegami.
    -Non posso prendere e lasciare tutto. Il viaggio ad Amsterdam includeva anche un ritorno. Sarebbe bello, ma non posso.
    -Puoi farlo, solo che potresti morire di fame in un furgoncino in Alaska ed essere ritrovato due settimane dopo da qualche sconosciuto, probabilmente pieno di larve e di colore marrone.
    -Era necessario?
    -È che dici sempre una marea di cazzate Ale. Mi intristiscono questi discorsi, "non posso farlo" è proprio una di quelle frasi che mi fanno vomitare. Questo cosa del viaggiare è sopravvalutata. I "giovani" affermano sempre più spesso che amano viaggiare. Ogni tanto mi capita di guardare quelle stupide interviste su fanpage.it. Io direi che a loro piace tornare. Che poi viaggiare in che senso? In vacanza? Per un mese? Per tre anni? Che poi viaggiano e condividono le foto di casa con scritte in inglese ‪#‎miss‬ ‪#‎home‬, si fanno paladini di una terra che hanno abbandonato per qualche cocktail in più e con la speranza che Tinder funzioni meglio. C'è una bella differenza. Un viaggio secondo me non contempla un ritorno. Un viaggio significa sentirsi a casa in un altro posto. Cesare Pavese lo aveva capito. Ti ho mai consigliato di leggere "La luna e i falò"? In caso lo sto facendo adesso. La gente dice che parte per cercare delle risposte, la verità è che viaggiare ti aiuta solo a porti più domande, e le domande sono importanti tanto quanto le risposte Ale. Viaggiare ti fa solo apprezzare quello che hai abbandonato, ti fa dire "mah, in fondo non stavo poi così male", a meno che tu non venga dalla guerra, ma non è che poi qui sia tutto rose e fiori. Hai notato che in tutto il film Alex non riesce ad abbandonare l'orologio? Quindi secondo me, in sintesi perché inizio ad avere sete e sto parlando troppo, puoi viverla in due modi questa cosa del viaggiare e di conseguenza del vivere: se in fondo non è diverso da dove sei partito, o sarà sempre una merda, o impari a godere di quello che hai e starai bene ovunque e con chiunque. Cazzo! Guarda le foto di quei bambini neri che sorridono nonostante stiano morendo di fame. Io ogni volte che le guardo mi commuovo.
    -Tu sicuramente hai deciso che sarà una merda ovunque.
    -Non mi sento a mio agio. E poi sta cosa del viaggio e dell'autostop fa così Kerouac, l'autostop di cui parla Faber è sicuramente molto più intrigante.
    -Non ho ovviamente la più pallida idea di cosa tu stia parlando. Comunque vorrei vedere te.
    -Vedere me?
    -A mollare tutto e andartene. Tu parli parli, citi libri, guardi film, vagheggi sui contenuti nascosti, devi sempre dirne una più degli altri, consigli, istighi, sentenzi, ma poi sei sempre qui insieme a tutti noi, a giudicarci. Devi sempre far sentire gli altri una merda. Vaffanculo.
    -Sembravi Jep Gambardella, in quella scena sul terrazzo.
    -Tu sembri uno stronzo a volte.
    -E complimenti per l'uso della parola “istighi”, mi hai colpito. Se il mio cuore non fosse freddo come una lastra di ghiaccio, potrei giurare di averlo sentito battere di nuovo.
    -...
    -...
    -...
    -Che c'è?
    -Sei uno stronzo.
    -E poi è così banale quel nome: Alexander. Alex. Kubrick c'era arrivato vent'anni fa.
    -Che c'entra Kubrick?
    -"Arancia meccanica", hai presente?
    -Sì.
    -Il protagonista era Alex. A privativa lex legge. A-lex. Senza legge. Banalissimo.
    -Figa questa cosa.
    -Prego. Che poi non pensi che Alex, Supertramp intendo, sia solo un codardo? Scappare è più semplice, non trovi?
    -Un codardo? Semmai un eroe. È scappato in Alaska, da solo. Ha mollato tutto per vivere quello che un sacco di gente sogna ma che non riesce a fare. Ha fatto quello che pensava lo avrebbe reso felice.
    -Bah, dici? Secondo me la scelta che ha fatto è stata la più semplice. È semplice mollare tutto e andarsene. È più difficile rimanere e combattere. E lui è un chiaro esempio di "domanda sbagliata". Nel film, sul letto di morte, immagina di riabbracciare i suoi genitori, ma questo è Hollywood, gli americani sono finti. Io invece me lo immagino così, nel furgoncino, a guardare il cielo attraverso il finestrino spaccato a ridere di gioia al pensiero che i suoi genitori soffriranno come animali d'allevamento intensivo alla notizia della sua morte. Quell'espressione con cui si addormenta per sempre nel film non è un sorriso ma in realtà un ghigno. Un ghigno soddisfatto di chi ha fatto male.
    -Mh.
    -La verità è che non lo so. Certe battaglie non si possono vincere in fondo, e "non è una guerra se non si può vincere". Ci sto pensando da ieri, ma non riesco a decidermi. Credo in fondo che Alexander Supertramp si possa contrapporre alla figura di Jep Gambardella. Hai presente sì?
    -Cazzo sì, hai visto quel film una volta al giorno per tutto l'anno passato. Sapevi le battute a memoria.
    -Le so ancora.
    -Ma che c'entra Jep Gambardella con Supertramp?
    -Sono figure che si ripetono nella letteratura, pensa a Narciso e Boccadoro di Hesse, Vitangelo Moscarda prima e dopo, pensa a Henry Miller ne "Il tropico del capricorno" e a quello dell'inizio de "Il tropico del cancro". Pensa soprattutto, e questo esempio lo spiegherebbe davvero per bene Aldous Huxley nel dialogo finale di "Brave New World" tra il selvaggio e Ford, oppure a Bradbury in "Fahrenheit 451". Orwell è figo, per carità, ma niente batte Huxley, ricordatelo. Chissà perché non ci fanno leggere lui invece di Orwell. Sarà per gli esperimenti sul peyote e la mescalina, sebbene Freud pippasse come un'aspirapolvere.
    -Mi fai sentire così ignorante.
    -Tu mi fai sentire così erudito, siamo pari. Comunque è sempre questo dualismo che si ripete. Ma penso che li accomuni una cosa.
    -La felicità?
    -Wow. Ti sei appena guadagnato un'altra birra. La ricerca della felicità. Penso che in fondo tutti vogliano una cosa sola: essere felici. Ci riescono? Non credo.
    -Alex sembra felice in alcuni frammenti. Quando parla da solo per esempio, quando grida. Jep Gambardella mi sembra perennemente triste.
    -Jep Gambardella ha una certa età, ma anche lui si diverte, tipo quando intervista quell'artista contemporanea. O quando parla con Verdone. O quando conosce la Ferilli. Lì si che è felice. Lo sarei anche io.
    -Sono confuso. E poi le tette grandi non sono volgari?
    -Adoro quando mi citi. Anche io sono confuso, e tra un po' penso proprio che vomiterò.
    -Già?
    -Ho esagerato anche stasera.
    -Ma perché bevi sempre così tanto? Non ti secchi di dover vomitare ogni venerdì sera e stare male ogni sabato mattina?
    -È che per un paio d'ore mi sento bene. Baudelaire consigliava di essere sempre ubriachi. Poi tutto svanisce. Il dolore contrapposto al piacere. Il pendolo che oscilla fra noia e dolore passando per attimi di felicità di Schopenhauer.
    -A me pare più che il tuo pendolo affoghi piuttosto che oscillare.
    -Ottima metafora. Bravo Ale. Ora accompagnami, che devo proprio vomitare e vorrei evitare di farlo proprio qui di fronte a lei.
    -A chi?
    -Quella di oggi. È lì di fianco, non mi ha visto, credo. Io sto cercando di ignorarla. E no cazzo! Non ti girare così. Ecco ci ha visti. Dannazione Ale.
    -Ei, sta venendo verso di noi. E guarda l'amica. È bella.
    -Devo vomitare Ale.
    -Aspetta un po'.
    -Non durerò molto.
    -Ei ciao mr buhl.
    -Ciao cara. Da quanto stavi lì? Giuro di non averti visto.
    -Io ti stavo fissando da un po' ma avevo la sensazione che mi stessi ignorando.
    -Assolutamente no, ero solamente assorto nel discorso. Lui è Ale, il mio coinquilino.
    -Piacere Ale, una volta giuro di averlo sentito dire che sono un suo amico.
    -Piacere Sara. Lei è Diana, la mia amica e anche coinquilina.
    -Piacere Diana.
    -Vi unite a noi per una birra?
    -In realtà stavamo per andare.
    -Sicure?
    -Solo una però.
    -Grandi! Tanto offre lui.
    -Dannazione.
    -Ti senti bene? Oggi pomeriggio parlavi decisamente di più.
    -Sì, sto benissimo. È che mi hai colto alla sprovvista.
    -Se vuoi ce ne andiamo.
    -No no, vi prego. Ale è così contento. Restate. Sara eh? Gran bel nome.
    -Ti piace?
    -Sì. E hai un naso che è la fine del mondo.
    -Come scusa?
    -Ecco le birre. Ha già cominciato a dire cose strane. È ovviamente ubriaco, sarà difficile fermarlo.
    -Salute.
    -Salute.
    E vomita.
    -Anche questa volta non mi sono vomitato né le scarpe né i pantaloni. Guarda Ale. Scusate ragazze.
    -Che schifo.
    -Ale, te lo avevo detto.

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    2

    Confesso che è da un po' che volevo leggere questo libro, ma non mi decidevo mai perchè avevo paura che mi deludesse.
    Ne sentii parlare per la prima volta subito dopo l'uscita del film di cui Sean Pe ...continue

    Confesso che è da un po' che volevo leggere questo libro, ma non mi decidevo mai perchè avevo paura che mi deludesse.
    Ne sentii parlare per la prima volta subito dopo l'uscita del film di cui Sean Penn ha curato la regia, qualche anno fa.
    Tutti mi dicevano che era un film bellissimo e leggendo la trama, trovai la storia molto affascinante.
    Quindi mi sono decisa a leggere il libro, appena avrò occasione, guarderò anche il film.
    Per scrivere una recensione onesta, devo scindere due cose: la storia di Chris McCandless (o Alex Supertrump, come si faceva chiamare lui), dal racconto di Jon Krauker.
    Partendo dalla seconda cosa, il libro è molto frammentario e per niente scorrevole; ci sono alcune interviste, ricostruzioni, ipotesi e riscontri degli ultimi anni di vita del protagonista, abbastaza faticosi da leggere e per niente avvincenti.
    E poi c'è la storia vera che si intuisce dietro a tutti i capitoli frammentati e quella sì che è affascinante.
    Sulla vita (e soprattutto sulla morte) di Chris McCandless, si è scritto di tutto: coloro che hanno letto il libro o visto il film, si sono sentiti in diritto di esprimere giudizi e dare pareri su un ragazzo morto più di venti anni fa che nessuno, tranne forse la sorella, ha mai davvero conosciuto.
    Ma andiamo con ordine.
    Chris McCandless è un ventenne americano appena diplomato; ha un piccolo fondo per proseguire gli studi, durante una cena con i genitori annuncia loro di volersi iscrivere al college, ma, prima, di voler passare l'estate a girovagare un po' per gli Stati Uniti, in autostop.
    In realtà Chris regala ad un'associazione di beneficienza i suoi risparmi e, con la sua scassatissima auto, fa perdere le sue tracce, onn contattando mai più amici e parenti
    Inizia la sua vita da homeless, facendo lavoretti qua e là, dormendo dove capita, ma lasciando sempre nelle persone che incontra o per le quali lavora, un'ottima impressione, l'idea di qualcuno che sa quello che sta facendo, che nella vita ha uno scopo preciso.
    Chris non vuole niente di materiale, vuole godersi la vita e la natura senza obblighi verso la società consumistica.
    Il suo vero scopo è di andare in Alaska e vivere nella natura, come dive lui, to go into the wild.
    Negli anni successivi Chris non contatterà mai la famiglia, scriverà brevi cartoline a coloro che gli hanno regalato emozioni e finalmente riuscirà ad andare in Alaska dove, in circostanze misteriose, troverà la morte.
    Dalle ricostruzioni fatte, Chris andrà in Alaska totalmente impreparato (o forse volutamente impreparato), troverà riparo in un autobus abbandonato sulla riva di un fiume in mezzo a una foresta e vivrà qualche mese di cacciagione e mangiando bacche.
    Saranno quest, si crede, che lo intossicheranno e indeboliranno tanto da farlo morire di inedia.
    Questo è quello che racconta l'autopsia.
    Ma è andata davvero così?
    In realtà Chris ha lasciato messaggi ben chiari, in un piccolo diario che teneva e scattando foto con una vecchia macchina fotografca che si era portato dietro.
    L'ultimo autoscatto di Chris lo ritrae emaciato e magrissimo, probabilmente già intossicato, ma sorridente, con un biglietto in mano nel quale c'è scritto

    "I have had a happy life and thank the Lord. Goodbye and may God bless all!!!"

    Chris è consapevole che la morte è vicina eppure è felice, contento di aver vissuto quella vita.
    La storia di Chris ha ricevuto tantissime critiche, così come il libro, così come il film.
    Per tanti glorificare un ragazzino incoscente che si è avventurato nelle terre selvagge fino a morirne è una pessima idea.
    Avendo letto il libro (che ripeto, non è niente di che) e dopo aver fatto ricerche su internet (si trovano tutte le foto del rullino sviluppato post mortem), devo confessare di aver trovato la storia molto affascinante.
    Quello che credo è che Chris McCandless non sia affatto andato impreparato, ma che si sia lasciato trasportare dalla vita e dalla natura, che è quello che ha sempre fatto e che voleva davvero.
    Quasi come un monaco, quasi come un asceta, ha rifiutato le comodità della vita moderna per vivere nella felicità assoluta, nella gioia di chi non ha niente e quindi è privo di obbligazioni verso la società.
    Un uomo che ha se stesso e il mondo che lo circonda e che quindi, in fondo, ha la ricchezza assoluta.
    Comunque la si pensi è una storia che non lascia indfferenti, ma che a me è piaciuta tantissimo e capisco il fascino che ha esercitato verso tutte quelle persone che, dopo averla letta, sono volate fino in Alaska per andare a visitare il bus dove Chris McCandless ha trovato la morte.

    said on 

  • 3

    Mi aspettavo tutt'altro...

    Forse non avevo letto bene la sinossi..., so solo che mi sarei aspettata di leggere una sorta di diario o di appunti di questo ragazzo, invece scopro che tutto sommato non ha neanche poi scritto così ...continue

    Forse non avevo letto bene la sinossi..., so solo che mi sarei aspettata di leggere una sorta di diario o di appunti di questo ragazzo, invece scopro che tutto sommato non ha neanche poi scritto così tanto (a parte le note a margine di parecchi libri sull'argomento da lui più amato: l'avventura), anche perché si era dimenticato di portare i fogli di carta proprio nell'ultimo suo percorso, quello che lo porterà alla morte. Certo, in alcune parti è abbastanza interessante, soprattutto quando l'autore (lui stesso amante dell'avventura) analizza i motivi per cui un essere umano sente il bisogno di spingersi oltre certi limiti, e fa dei parallelismi con le storie di altri "avventurieri" come il nostro protagonista Chris. Ho apprezzato anche i suoi sforzi nel ricercare in modo scientifico la causa del decesso del ragazzo. In effetti però concordo con chi lo ha trovato troppo lungo e ripetitivo (poteva benissimo essere ridotto della metà!). Non ho neanche molto gradito il fatto che saltasse da un periodo all'altro senza rispettare il dovuto ordine cronologico, né che si dilungasse a parlare delle sue personali esperienze (di cui peraltro non sono interessata e che oltretutto allontanano il lettore dalla trama principale). Non mi pento comunque di averlo letto, anche se credo senz'altro a chi ha detto che il film è molto più bello (se non altro per i paesaggi!).

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  • 3

    Film o libro

    Questa volta (forse una delle rare volte) in cui la potenza evocativa del film Into the Wild ha un po' ammazzato il libro (di solito accade l'opposto).
    Rimane un'ottima inchiesta giornalistica sulla v ...continue

    Questa volta (forse una delle rare volte) in cui la potenza evocativa del film Into the Wild ha un po' ammazzato il libro (di solito accade l'opposto).
    Rimane un'ottima inchiesta giornalistica sulla vera vita di un ragazzo che abbandona tutto per cercare se stesso nel ritorno alla vita selvaggia (il Wild del titolo)

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