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Invernáculo

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Publisher: Minotauro

3.6
(88)

Language:Español | Number of Pages: 352 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) English , Italian , Polish

Isbn-10: 8445074342 | Isbn-13: 9788445074343 | Publish date: 

Translator: Matilde Horne

Also available as: Hardcover

Category: Fiction & Literature , Science Fiction & Fantasy

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Book Description
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  • 5

    Una obra maestra de la ciencia ficción

    Para mí, la mejor novela de ciencia ficción de Brian W. Aldiss, un fix-up compuesto por cinco relatos largos (novelettes) publicados en The Magazine of Fantasy & Science Fiction que, curiosamente, fueron premiados con el Hugo al mejor relato en su conjunto. Yo lo cuento como si le h ...continue

    Para mí, la mejor novela de ciencia ficción de Brian W. Aldiss, un fix-up compuesto por cinco relatos largos (novelettes) publicados en The Magazine of Fantasy & Science Fiction que, curiosamente, fueron premiados con el Hugo al mejor relato en su conjunto. Yo lo cuento como si le hubieran dado el Hugo a la mejor novela (que ese año ganó Heinlein con Forastero en tierra extraña).

    El autor sitúa la acción en un remotísimo futuro, en una Tierra salvaje cuyas formas de vida (humanidad incluida) han evolucionado a formas completamente diferentes de las actuales (en esta novela, los hombrecitos verdes somos nosotros, por la adaptación al medio vegetal circundante). El esfuerzo de imaginación de Aldiss es simplemente abrumador. La ecología que se curra, dominada casi absolutamente por el reino vegetal, es maravillosa. James Blish (autor de la excelente Un caso de conciencia, premio Hugo 1959) señaló una vez, un tanto contrariado, que la configuración del sistema Tierra-Luna-Sol que idea Aldiss no tenía sentido, pero ante una imagen como la que se nos describe, ¡a la porra la física!, ¿qué más da? Así que la novela tiene fallos científicos, de acuerdo. Pero es por un buen motivo: así mola mucho más. :-))

    La leí hace diez años y todavía recuerdo lo que sentía haciéndolo, algo muy poco habitual en mí (no tengo muy buena memoria emocional). Aventura, tragedia, imaginación, seres inteligentes no humanos (no los puedo llamar alienígenas porque son terrestres, al fin y al cabo), un toque de melancólico patetismo que siempre agradezco y un notable sentido de la maravilla son ingredientes comunes a muchas de mis novelas favoritas que también están presentes en Invernáculo.

    said on 

  • 4

    Lettura piacevole

    Romanzo più fantasy che SF, ambientato in un futuro molto ipotetico e racchiuso in un arco temporale ristretto, affascina e inquieta per l'alienità di un mondo di cui l'uomo ha perso irrimediabilmente il controllo. Libro curioso, avventure in buona parte prevedibili ma paesaggi molto curati e coi ...continue

    Romanzo più fantasy che SF, ambientato in un futuro molto ipotetico e racchiuso in un arco temporale ristretto, affascina e inquieta per l'alienità di un mondo di cui l'uomo ha perso irrimediabilmente il controllo. Libro curioso, avventure in buona parte prevedibili ma paesaggi molto curati e coinvolgenti. Alla fine per me è stata una lettura piacevole

    said on 

  • 3

    Partiamo dal presupposto che i generi letterari servono solo a catalogare in un qualche modo lo sconfinato oceano della carta (e a indirizzare i lettori verso determinate scelte), e arriviamo all'affermazione che Hothouse sarà Fiction ma di sicuro non è Science. Caratteristica primaria e peculiar ...continue

    Partiamo dal presupposto che i generi letterari servono solo a catalogare in un qualche modo lo sconfinato oceano della carta (e a indirizzare i lettori verso determinate scelte), e arriviamo all'affermazione che Hothouse sarà Fiction ma di sicuro non è Science. Caratteristica primaria e peculiare dell'opera è infatti un livello d'assurdità (ed improbabilità) elevatissimo, che inevitabilmente la scosta sensibilmente da qualunque parvenza di scientificità (in un futuro remotissimo, Terra e Luna han smesso di ruotare e si sono avvicinate al Sole morente, e ho detto tutto) ma che, e sia ben chiaro, non preclude in alcun modo qualsiasi considerazione sulla qualità del libro. Tutt'altro: è stata proprio la sua natura profondamente allucinata a farmi desiderar di legger Hothouse, mio primo approccio al buon Brian Aldiss. L'esito?
    Dirò questo: a me piace la pasta col ketchup. Sul serio, l'adoro, meglio se con l'aggiunta di wurstel, pancetta e schifezze varie. Credo però che neppure io riuscirei a mangiar pasta, ketchup e nutella - e neppure io sono riuscito ad apprezzar fino in fondo Hothouse.

    Lasciamo da parte l'ambientazione per un secondo (e vi assicuro che è una cosa difficile) e concentriamoci sull'opera in sè: ahimè, da una simile analisi Hothouse (tradotto in Italia col vagamente romantico titolo di Lungo Meriggio della Terra, raro esempio - mi tocca ammetterlo - di improving translation) esce conciato non troppo bene. Il libro comincia in una medias-res che sarebbe stordente in una vicenda futuristica qualsiasi, figurarsi in una ambientata in un simile bordello floreale. Per restare sulle metafore botaniche, la trama principale si evolve da un unico tronco (neanche troppo robusto...) per dividersi poi almeno un paio di volte in una doppia ramificazione, di cui in breve tempo una metà muore e viene dimenticata a favore dell'altra. Si ha la fortiss(sss)ima sensazione che l'autore si sia messo a scrivere (dopo l'ipotetico consumo di funghi messicani) e si sia detto "massì, vediamo un pò dove arrivo", senza preoccuparsi poi troppo degli scarti che si lasciava dietro e chiudendo il tutto, nelle ultime pagine, con un finale di basso impatto e di scarso senso.
    I personaggi che animano la vicenda sono una manciata e sono tutti stupidi o irritanti o odiosi (quasi sempre tutte le cose assieme), finiranno per morire in modi orribili ma tanto non ve ne fregherà niente, perchè diciamocelo, gli umanoidi stupidi, irritanti e odiosi meritano di venire mangiati dagli alberi o rapiti dagli... hem... uomini mutanti volanti della Luna.
    Lo stile non è incredibilmente scorrevole, ma si lascia senz'altro leggere; il suo vero problema è che si mantiene su un realismo (?!?) che non è però plausibile - e questo è il peggior tipo di realismo. Sex&Violence a dosi piccole e non necessarie conferiscono all'opera una certa qual'aura di dozzinalità.

    Arriviamo al punto forte, l'ambientazione: se ho affermato prima che è stato difficile non parlarne (non ci sono infatti del tutto riuscito) è perchè è inanzitutto spettacolarmente assurda, e in secondo luogo pervade ogni singola riga di testo. La vicenda è troppo debole, i personaggi troppo insulsi per farmi credere che Hothouse non sia in realtà un enorme scusa per presentar un mondo connotato da livelli altissimi d'improbabilità, in cui la natura ridicola (e gli splendidi nomi in inglese) di determinate specie animali o semi-umane non potrà non strapparvi una risata, o un'occhiataccia alle pagine del libro.

    Hothouse è un libro scritto e orchestrato piuttosto male. E' sostanzialmente un gran casino; a me però i pasticci piacciono e tutto sommato non posso negargli la sufficienza, anche perchè nella sua prima metà si dimostra abbastanza interessante. Fosse durato meno, avesse avuto un poco poco più di senso, avesse avuto -soprattutto!- almeno un personaggio degno di questo nome, magari gli avrei dato anche di più.
    Consigliato a chi è affascinato dall'ambientazione allucinogeno-floreale, con l'avviso però dell'alto rischio-delusione.

    said on 

  • 3

    QUER PASTICCIACCIO (BRUTTO?) DE BRIAN W. ALDISS

    Avete presente quei pasticci disegnati dai bimbi troppo piccoli pieni di righe, pastelli, pennarelli, macchie, buchi e caccole?
    C’è un fico d’india immenso che ha conquistato la Terra.
    Gli umani sono alti 35 cm.
    I vulcani ipnotizzano gli esseri viventi e li mangiano.
    Immen ...continue

    Avete presente quei pasticci disegnati dai bimbi troppo piccoli pieni di righe, pastelli, pennarelli, macchie, buchi e caccole?
    C’è un fico d’india immenso che ha conquistato la Terra.
    Gli umani sono alti 35 cm.
    I vulcani ipnotizzano gli esseri viventi e li mangiano.
    Immensi vegetali viaggiano per lo spazio su ancor più grandi ragnatele.
    Le piante sono tutte assassine.
    La spiaggia è Terra di Nessuno.
    Nella Terra del Crepuscolo un pesce gigante è il più grande saggio del mondo.
    Esistono uomini pescatori collegati con una coda ad enormi palme.
    I vegetali hanno forma di volatili.
    La luna è piena d’ossigeno.
    Le megatermiti sono amiche degli umani.
    Ci sono fiori giganti che si uniscono e attraversano i mari per migrare.
    I gatti vivono con le megatermiti in un tunnel sotto un castello in rovina.
    È abbastanza per stimolare la vostra curiosità?
    Sinceramente sono ancora un po’ stordito da questo “Il lungo meriggio della Terra”, Brian W. Aldiss ci è o ci fa?
    E Asimov con tutta la sua psicostoria, i suoi imperi galattici, le sue città superevolute e i robot che fine ha fatto?
    Tutto buttato nel cesso.
    Tra 4 miliardi e mezzo d’anni (tanto ci impiegherà ancora il sole ad avvicinarsi alla sua fine) saremo solo inutili cacchette quasi senza cervello alte qualche pollice destinate a farci comandare da un fungo.
    Che tristezza.
    O no?
    Mah.
    DIFETTI: Il libro è diviso in 5 grandi capitoli (almeno nell’edizione Fanucci letta, che ha ripreso la divisione originale) e, soprattutto all’inizio, si sente lo stacco tra una parte e l’altra, Aldiss a volte cambia il modo di narrare, a volte ripete le stesse cose già dette (dato che i libri originariamente furono pubblicati a distanza di un mese, un po’ il difetto che riscontrai per “Il miglio verde” di King) e a volte si contraddice nelle sue deliranti descrizioni del mondo.
    Il fatto che l’autore stesso a volte debba intervenire pesantemente in prima persona per spiegare con paragoni odierni la situazione, non è sicuramente sintomo di qualità.
    La prosa di Aldiss è a dir poco altalenante, procede tra alti e bassi rendendo la storia forse ancor più confusionaria di quel che già è.
    La copertina è tra le più ignoranti e meno sensate che io abbia mai visto: non centra assolutamente nulla con ciò che viene raccontato, ma proprio niente niente. NIENTE.

    said on 

  • 4

    La verdad es que es un libro con altibajos, pero creo que merece mucho la pena por la originalidad de muchos de sus planteamientos. La Tierra ha dejado de girar y la civilización humana prácticamente ha desaparecido debido al crecimiento gigante de las plantas. Sólo pequeños grupos de humanos e i ...continue

    La verdad es que es un libro con altibajos, pero creo que merece mucho la pena por la originalidad de muchos de sus planteamientos. La Tierra ha dejado de girar y la civilización humana prácticamente ha desaparecido debido al crecimiento gigante de las plantas. Sólo pequeños grupos de humanos e insectos gigantes han sobrevivido a la voracidad vegetal. Lo más interesante es la organización tribal de los humanos en grupos en los que las mujeres cazan, mandan y tienen que proteger a los pocos hombres que quedan como valiosos recursos para la reproducción. Además hay otra serie de criaturas muy extrañas. Y luego hay un hongo...
    Hay que tener en cuenta que fue escrito hace bastantes décadas, pero creo que es una lectura muy buena para cualquier amante de la ciencia ficción.

    said on 

  • 5

    Un di quei libri pieni di idee ,di ambientazioni in maniera impressionante .Bellissimo ed inquietante,malinconico e struggente in alcuni momenti, a volte un po ostico e "faticoso " ma solo in alcuni passaggi.Da leggere e tenere per ricordarsi come scrivono i veri autori con la A maiuscola.

    said on 

  • 3

    L'idea iniziale è intrigante: una terra ricoperta di smisurate foreste tropicali alimentate dal calore del sole che si avvia a diventare una gigante rossa, ma poi la storia non sfrutta a dovere lo scenario.

    said on 

  • 2

    Es un libro que me prooca sentimientos enfrentados.
    Por un lado me parece tremendamente original (teniendo en cuenta además cuando fue escrito), y el comienzo del libro realmente me encantó.

    Por la otra parte, al ir avanzando, se me hizo repetitivo, a partes incluso cansino... ...continue

    Es un libro que me prooca sentimientos enfrentados.
    Por un lado me parece tremendamente original (teniendo en cuenta además cuando fue escrito), y el comienzo del libro realmente me encantó.

    Por la otra parte, al ir avanzando, se me hizo repetitivo, a partes incluso cansino...

    A pesar de esto, leerlo no creo que resulte una pérdida de tiempo.

    said on