Invisible

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Publisher: Faber and Faber

3.8
(1578)

Language: English | Number of Pages: 304 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) Spanish , Portuguese , Dutch , French , German , Turkish , Swedish , Italian , Chi traditional

Isbn-10: 0571249310 | Isbn-13: 9780571249312 | Publish date: 

Also available as: Paperback , Others , eBook , Audio CD

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Book Description
Sinuously constructed in four interlocking parts, "Invisible" opens in New York City in the spring of 1967 when twenty-year-old Adam Walker, an aspiring poet and student at Columbia University meets the enigmatic Frenchman Rudolf Born, and his silent and seductive girlfriend Margot. Before long, Walker finds himself caught in a perverse triangle that leads to a sudden, shocking act of violence that will alter the course of his life. Three different narrators tell the story, as it travels in time from 1967 to 2007 and moves from New York to Paris and to a remote Caribbean island in a story of unbridled sexual hunger and a relentless quest for justice. With uncompromising insight, Auster takes us to the shadowy borderland between truth and memory, authorship and identity to produce a work of unforgettable power that confirms his reputation as one of America's most spectacularly inventive writers.
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  • 4

    Un gioco di narratori, di storie Matrioska

    Su "Invisibile" di Paul Auster. Mi trovo un po' in difficoltà a mettere in chiaro le idee. Ci provo con delle domande.
    Nel complesso mi piaciuto? Sì.
    La storia? In verità non mi è parsa questa grande ...continue

    Su "Invisibile" di Paul Auster. Mi trovo un po' in difficoltà a mettere in chiaro le idee. Ci provo con delle domande.
    Nel complesso mi piaciuto? Sì.
    La storia? In verità non mi è parsa questa grande storia, ma l'autore è sempre riuscito a tenermi interessata e a incuriosirmi abbastanza per farmi continuare a leggere. Ultimamente noto sempre di più questa cosa, cioè che le "storie" non mi affascinano davvero, ad affascinarmi sono altre cose, dei particolari, dei meccanismi. Questo per dire che non saprei definire se la storia sia bella o brutta, ma non per colpa della storia; sento che sono io a non "subire" (almeno in questo periodo) il fascino di nessuna storia. Questa in ogni caso ti porta a continuare a leggere.
    I personaggi? Non mi sono affezionata a nessuno di loro, forse un po' a Margot, che è però marginale e la meno "spiegata". Degli altri avrei fatto anche a meno. Ma riconosco che ognuno di loro era talmente ben caratterizzato da essere assolutamente distinguibile senza cadere nei cliché.
    L'intreccio? Be' in questo Auster è un mago. Perché più che intrecciare le vite dei protagonisti, cosa che fa, eccome, intreccia le stesse storie narrate. Ed è la forza di questo libro. Non perché lo dico io, ma perché così è noto: peraltro proprio di recente ho assistito a una bella lezione sulle "Storie nelle storie" tenuta da Edoardo Zambelli (da leggere anche il suo libro: L'antagonista) e Giulio Mozzi, presso gli spazi della Bottega di narrazione; uno dei testi citati come esempio era proprio questo.
    Dunque? Dunque, restando in tema di ciò che mi interessa ho avuto l'impressione che in questo libro la magia creata dalla meccanica alla Matrioska fosse perfetta. Mi spiego. Quando io ipotizzo una storia nella storia, mi viene da ragionare al contrario, ovvero: partire dall'interno con il "pezzo piccolo" e man mano mostrare, svelare, il pezzo sempre più grande. Mentre qui si parte dalla storia "grossa" quella del "protagonista" per rimpicciolire il tutto a cominciare da sé stesso, quando la vita diventa testo di un capitolo ben sviluppato, poi di un secondo e quindi man mano diventa un testo sempre più misero, fino a focalizzarsi su poche pagine di diario di un altro personaggio. Il tutto tenuto insieme da un narratore interno che però pare anche lui solo d'appoggio: la mano che ricompone la bambolina russa. E secondo me è una cosa mica facile da fare. Ma è solo - come al solito - una mia impressione.

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  • 3

    Libro intrigante. Una storia di un senso di colpa per non aver denunciato un crimine.
    Una storia di incesto (vera? presunta? inventata?) che non lascia sensi di colpa almeno in apparenza.
    Scritto con ...continue

    Libro intrigante. Una storia di un senso di colpa per non aver denunciato un crimine.
    Una storia di incesto (vera? presunta? inventata?) che non lascia sensi di colpa almeno in apparenza.
    Scritto con eleganza come è nello stile di Auster. Appassionante.

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  • 0

    Cronaca di una lettura.

    Comincio a leggere.
    Parte prima, 1967. Adam Walker, ventenne studente universitario, racconta dell’ incontro con il professor Rudolf Born e la sua compagna Margot.
    Born, argut ...continue

    Cronaca di una lettura.

    Comincio a leggere.
    Parte prima, 1967. Adam Walker, ventenne studente universitario, racconta dell’ incontro con il professor Rudolf Born e la sua compagna Margot.
    Born, arguto, eccentrico e imprevedibile, quasi perverso, fa delle proposte scandalose e compie atti efferati, segnando per sempre il giovane Adam.
    [Mi annoio abbastanza]

    Continuo a leggere.
    Parte seconda, 2007. Jim, scrittore di fama, riceve da Adam ormai morente una lettera.
    Jim e Adam erano stati compagni di università, non amici né confidenti. Non si vedono da 40 anni.
    Adam gli affida il racconto di ciò che successe nel 1967 in Primavera.
    [Comincio ad appassionarmi.
    Penso.
    Non manderei cippa a chi non vedo da 20 anni, anche se ci fossero state un’intimità e una vicinanza esagerate, figurarsi in caso di conoscenza superficiale]

    Continuo a leggere fino a quando trovo un segno di evidenziatore rosa.
    Vacillo. Solo io posso evidenziare il testo sul mio ipad. Solo io leggo dall’ipad.
    Minchia.
    L’ho letto già. E comm’è che non mi ricordo proprio niente?
    Non mi ricordo manco del rapporto incestuoso tra Adam e la sorella, che è l’argomento centrale della seconda parte, Estate.
    Arrivo alla fine più con la curiosità di capire fino a dove arrivi il mio vuoto, con la speranza di trovare l’interruttore che accenda la lampadina, ma fino all’ultima pagina – e di sottolineature ne incontro molte altre – tutto mi sembra nuovo, una scoperta.

    C’è qualcosa che lo ha reso invisibile alla mia memoria, e devo capire cosa.
    Il titolo del libro rimanda a ciò che sottende l’animo e i comportamenti umani, dentro e fuori la finzione, con palesi traslati metaletterari.

    Chi conosce i desideri segreti di una persona? A meno che la persona non li metta in pratica, o ne parli, non ne abbiamo idea.

    Possiamo dire la verità, certo, ma siamo anche liberi di inventare qualcosa.
    - E a che scopo?
    - Per rendere la storia più interessante.

    Forse ho capito perché non si è incollato da nessuna parte quando l’ho letto la prima volta.
    Non c’è vita, solo finzione della vita in questo libro: troppo marcata e fittizia perché si inneschi un minimo di pathos.
    E’ un romanzo burattino.

    (chiossape per quanto tempo lo ricorderò, adesso. Di sicuro lo lessi sotto la spinta dell’entusiasmo dovuto alla scoperta di Auster, di cui mi piacquero molto – e ricordo ancora – Sunset Park e La musica del caso.)

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  • 3

    Paul Auster

    Invisibile è un romanzo succinto. Il suo ritmo è dato dal continuo divenire della narrazione, che cambia tempi e persone, sterza bruscamente, fa rivelazioni improbabili, raccontando il 1967 del protag ...continue

    Invisibile è un romanzo succinto. Il suo ritmo è dato dal continuo divenire della narrazione, che cambia tempi e persone, sterza bruscamente, fa rivelazioni improbabili, raccontando il 1967 del protagonista Walker e seguendo un presente narrativo (2007) relegato al racconto cornice, saltando a piedi pari i 40 anni trascorsi nel mezzo. 1967 è anche il titolo del romanzo (nel romanzo) incompiuto scritto da Walker.

    La storia si compie attraverso un passato che ritorna continuamente nel presente: lo scambio di lettere tra Walker anziano e il narratore del racconto cornice porta l’attenzione sul manoscritto che parla del passato; c’è la visita finale a uno dei personaggi del 1967 e la conclusione affidata al suo diario di qualche mese prima, un presente già passato. In Invisibile il racconto è sempre filtrato in questo modo, e a tratti questo strumento viene usato per concentrarsi su aspetti che non riguardano il plot principale. È come se il libro avesse una trama da psychothriller, tutto sommato classica, ma Paul Auster cercasse di girarci intorno e facesse di tutto per creare un movimento laterale, evitando alcuni dei meccanismi di quel genere letterario (pur usandone parecchi, come appunto la frammentazione del tempo). Applica però quelli del suo genere: literary fiction, brand Paul Auster. Il postmoderno ma non troppo, lo scrittore di New York, il gioco tra arte e realtà – qualche volta un po’ fine a se stesso, a volte azzeccato. La storia di Invisibile è quella del burrascoso 1967, momento violento di formazione del personaggio – e forse di un certo tipo di mondo occidentale, sembra dire Auster. La vicenda si insinua nel presente attraverso un manoscritto; forse è vera, forse è falsa, l’amico che lo riceve non lo potrà sapere con certezza.

    L’invisibilità del titolo è citata esplicitamente nel libro, riferita alla scrittura autobiografica (?) del protagonista: «Scrivendo di me in prima persona mi ero represso, mi ero fatto invisibile, mi ero reso impossibile scoprire ciò che stavo cercando. Occorreva che mi separassi da me stesso, facendo un passo indietro e scavando uno spazio fra me stesso e il mio tema (cioè me stesso)». Ma è anche attribuita alla descrizione del suo antagonista: «una bella faccia larga senza tratti caratteristici (una faccia, per cosí dire, generica, una faccia che in mezzo a qualsiasi folla sarebbe diventata invisibile)». Il romanzo gioca con le voci narranti, molteplici, e con le persone usate: la prima, la seconda e la terza singolari, scambiando narratori e tempi verbali, creando così il movimento.

    SPOILER ALERT

    Il personaggio principale è Walker, il suo avversario un ambiguo professore francese; il romanzo dovrebbe portare il lettore a dubitare dell’esistenza di alcuni personaggi e/o della veridicità dei fatti narrati. Quindi, l’invisibilità, quella di una verità nascosta tra le righe. Cosa non mi convince di questo meccanismo: la storia tiene sempre il lettore a distanza, non suscita una forte sospensione dell’incredulità, perché, come dicevo, non è uno psychothriller, ma un gioco intellettuale di specchi riflessi tra arte e realtà; ma questo gioco rimane sospeso in aria, generando una freddezza di fondo che non abbandona mai il lettore. A questo punto, la non attendibilità dei vari narratori mi piace, ma per l’appunto come gioco letterario. Lo percepisco come un espediente, non come una finalità. Ma forse la finalità di Auster in questo libro è un’altra: forse vuole parlare di un Occidente insano, per questo sceglie il 1967 e il presente, New York a confronto con Parigi, il viaggio finale in Thailandia. C’è l’uomo bianco, c’è un antagonista che è un borghese guerrafondaio colonialista, che uccide un nero per la strada e che potrebbe avere commesso molte altre cose terribili, e si è ritirato nella sua isola asiatica a farsi servire e riverire. Ma anche in questo caso, mi rimane tutto un po’ distante, freddo, un rompicapo da ricomporre a posteriori, andando a individuare metaforoni e immagini simboliche in mezzo ai vari meccanismi narrativi.

    FINE SPOILER

    Quello che voglio dire è che il libro mi è piaciuto, ma in modo tiepido. Sembra lo scheletro di un romanzo più lungo, che potrebbe essere noiosissimo oppure appassionante, chissà. Così, in questa forma, ci ritrovo la misura abituale di Auster, che forse è un po’ di maniera (in generale), ma non è certo spregevole – almeno basandomi sui pochi suoi romanzi che ho letto. Qui lo sfoggio di tecnica narrativa mi pare copra l’assenza di qualcos’altro. O magari non manca niente, ma quello che c’è non oltrepassa il livello del carino e del dignitoso.

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  • 5

    La nostra vita che scorre invisibile

    C'è sempre un personaggio che si mette in viaggio, per fuggire al proprio destino, o forse per andargli incontro. E' inevitabile. Ma è un destino incerto, in ogni momento può cambiare inaspettatamente ...continue

    C'è sempre un personaggio che si mette in viaggio, per fuggire al proprio destino, o forse per andargli incontro. E' inevitabile. Ma è un destino incerto, in ogni momento può cambiare inaspettatamente, può sballottarci di qua e di lá, soprattutto nel nostro mondo interiore, e chi ci sembrava un amico era un nemico, e chi ci sembrava un nemico, forse lo era, forse no.
    E poi ci ritroviamo ad amare, senza poter decidere le modalità, senza poterne fare a meno. E poi mentre ci ostiniamo cautamente a vivere, ci imponiamo dei valori e una sorte salvifica e d'improvviso siamo morti, e sarà qualcun altro a raccontare le nostre miserie, il nostro amore per una vita che abbiamo desiderato. E io amo questo umile, disincantato, fragile poeta che è Paul Auster.

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  • 4

    Ho letto questo libro due volte. E la seconda, me ne rammarico, senza ricordare affatto la prima! Se nella prima valutazione le stellette erano 2, ora diventano 3 e mezza. Amo Auster.. mi trasporta, ...continue

    Ho letto questo libro due volte. E la seconda, me ne rammarico, senza ricordare affatto la prima! Se nella prima valutazione le stellette erano 2, ora diventano 3 e mezza. Amo Auster.. mi trasporta, mi fa riflettere, mi riporta al mondo, per quanto tragico esso sia. Il personaggio principale è adorabile.. ingenuo, riflessivo, onesto. La storia nella storia è semplicemente bellissima. Da leggere, senza dubbio.

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