Invisible

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Publisher: Faber and Faber

3.8
(1531)

Language: English | Number of Pages: 304 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) Spanish , Portuguese , Dutch , French , German , Turkish , Swedish , Italian , Chi traditional

Isbn-10: 0571249310 | Isbn-13: 9780571249312 | Publish date: 

Also available as: Paperback , Others , eBook , Audio CD

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Book Description
Sinuously constructed in four interlocking parts, "Invisible" opens in New York City in the spring of 1967 when twenty-year-old Adam Walker, an aspiring poet and student at Columbia University meets the enigmatic Frenchman Rudolf Born, and his silent and seductive girlfriend Margot. Before long, Walker finds himself caught in a perverse triangle that leads to a sudden, shocking act of violence that will alter the course of his life. Three different narrators tell the story, as it travels in time from 1967 to 2007 and moves from New York to Paris and to a remote Caribbean island in a story of unbridled sexual hunger and a relentless quest for justice. With uncompromising insight, Auster takes us to the shadowy borderland between truth and memory, authorship and identity to produce a work of unforgettable power that confirms his reputation as one of America's most spectacularly inventive writers.
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  • 2

    Poche righe evitabili, ma molto pesanti nel giudizio finale.

    Il titolo non si svela in modo evidente neanche al termine della lettura del romanzo, avanzo solo due ipotesi deboli, forse "Invisibile" si ...continue

    Poche righe evitabili, ma molto pesanti nel giudizio finale.

    Il titolo non si svela in modo evidente neanche al termine della lettura del romanzo, avanzo solo due ipotesi deboli, forse "Invisibile" si riferisce ai vari coni d’ombra che tutti i personaggi hanno delle “non conoscenze” reciproche? Oppure alla vita invisibile del protagonista?

    Boh?

    Paul Auster è uno dei miei scrittori preferiti, perchè scrive libri sui libri e le trame sono ben articolate, mai banali e sempre di una certa complessità, ma fino ad un certo punto.

    Questa volta fin dall’inizio si capisce chi è il “cattivo” e chi è il “buono” e chi sono le varie potenziali “vittime”, compreso ovviamente lo stesso "buono", si capisce pure che il protagonista sta raccontando una storia che non avrà molto futuro, e la cosa viene apertamente dichiarata, insomma sembra che l’autore voglia mettere a riposo le aspettative del lettore rispetto allo sviluppo della trama per potersi dedicare allo scrivere di libri e di letteratura, e a dire la verità la cosa a me non ha dato proprio fastidio, come si dice: “patti chiari amicizia lunga”.

    Quello che invece mi ha dato molto fastidio sono alcuni punti specifici, in tutto saranno state meno di 10 righe, ma tali da far cadere del 20 % la valutazione di questo “bel” libro:
    1 - A pag. 96 ci parla delle curiosità su eventuali esperienze omosessuali dei due giovani fratelli, Adam e Gwin, prima la sorella chiede ad Adam “il famoso cerchio delle pippe? In uno ci sarai ben finito?”, alludendo ad esperienze omosessuali in ambiente cameratesco, poi, alla pagina successiva, è il fratello che alla risposta affermativa ricevuta da Gwyn su un numero limitato di esperienze di omosessualità adolescenziali afferma: “Meno trippa per la micia” e poi più esplicitamente “Diciamo pure baseball senza mazza”.

    Ma che finezza! Mi permetto di dire che tutto ciò non aggiunge niente al libro, anzi ne toglie tantissimo!

    2 - A pag. 119 l’amico del protagonista, verosimilmente lo stesso Paul Auster, nella figura metaforica di se stesso, va in visita presso la figlia del defunto amico e appena entrato in casa tira fuori un sigaro e la figlia dell’amico, mai vista prima, invece di buttarlo a calci nel sedere fuori dalla porta, come meriterebbe, gli porge un posacenere, e qui l’autore si permette di scrivere due righe che si sarebbe dovuto risparmiare: “Le prendo un posacenere. Pratica, comprensiva, una dei ultimi americani a non essersi arruolati nei reparti della Polizia Antitabacco”.

    Caro Auster, sarai anche uno dei miei scrittori preferiti, ma se scrivi queste cose o sei un dinosauro uscito da una stampa dell’800 che ancora non ha capito che se va in una casa di estranei non può tirare fuori un sigaro e fumarselo come se fosse a casa sua o, se non sei un dinosauro e non sei neanche un completo tamarro, vuol dire che ti piace appoggiare la pubblicità subliminale che tanti scrittori come te elargiscono nelle pagine dei loro libri gratuitamente, nel migliore dei casi e senza voler pensar male di compensi più o meno occulti, alle multinazionali del tabacco, che ti assicuro non ne hanno proprio bisogno, ché fanno già abbastanza danni da sole.

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  • 3

    Forma elegante in poca sostanza

    Un libro ben scritto, senza ombra di dubbio. Le parole scorrono veloci sotto occhi avidi di conoscere una storia che fin dall’inizio si prospetta ricca di: contenuti, emozioni e rivelazioni. E poi? E ...continue

    Un libro ben scritto, senza ombra di dubbio. Le parole scorrono veloci sotto occhi avidi di conoscere una storia che fin dall’inizio si prospetta ricca di: contenuti, emozioni e rivelazioni. E poi? E poi niente. Non succede niente fino alla fine. Un esercizio di stile, ho letto in qualche rivista. È vero ma non basta.
    Io credo che Auster, con questo libro, abbia voluto varcare la porta dell’invisibilità per quanto riguarda la trama. È stato un esperimento per capire se ci sono dei lettori disposti a seguirlo anche quando non dice niente ma quel niente lo dice benissimo. Certo, in mezzo un po’ di sesso – magari incestuoso – e un po’ di digressioni sulla letteratura – poveri Cavalcanti e Dante – rendono il romanzo abbordabile, per rimanere in tema, a due tipi di lettori: quelli da “Cinquanta sfumature” e quelli “forti”. Però, ai lettori a cui non piacciono i trabocchetti tout-court che rimane? Niente o quasi.
    Per questo, per me, Invisibile è stato un interessante passatempo. Consigliato a chi cerca nell’Ulisse di Joyce un esercizio di stile, sconsigliato a chi pensa che il compito della Letteratura debba essere un altro.

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  • 4

    Libro feroce e fastidioso, ma Auster scrive divinamente!

    Paul Auster prima ti trascina sotto braccio in un cafè parigino facendoti accomodare al tavolino infondo al locale, dove l’aria si fa satura di profumo di vaniglia e sigarette Multifilter, e poi ti mo ...continue

    Paul Auster prima ti trascina sotto braccio in un cafè parigino facendoti accomodare al tavolino infondo al locale, dove l’aria si fa satura di profumo di vaniglia e sigarette Multifilter, e poi ti molla lì da solo, facendoti pure credere che c’è un karma per tutte le Margot ricattatrici di Parigi e per tutti gli Adam bipolari del mondo. Perché non c’è, il karma. Non esiste in quelle storie lì. Il karma nei libri feroci è come la fortuna di Zenigata: non acchiapperà mai Lupin e, quell’unica volta in cui finalmente lo avrà preso nel sacco, un improbabile e nostalgico pietismo glielo farà restituire alla libertà. La conclusione a certe storie non è la parola FINE, ma è un elegante Chi t’è muort, à la cosentina però...
    Continua su http://www.virginiamcfriend.it/2015/12/07/libri-feroci/

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    4

    "Chi conosce i desideri segreti di una persona?"

    E' il 1967 quando il ventenne Adam Walker conosce per caso Rudolf Born: "una bella faccia larga senza tratti caratteristici (una faccia, per così dire, generica, una faccia che in mezzo a qualsiasi fo ...continue

    E' il 1967 quando il ventenne Adam Walker conosce per caso Rudolf Born: "una bella faccia larga senza tratti caratteristici (una faccia, per così dire, generica, una faccia che in mezzo a qualsiasi folla sarebbe diventata invisibile)...". Il racconto è in prima persona e permeato dallo sforzo che è consono a chi cerca di ricordare eventi che risalgono a quarant'anni prima. L'incontro con Rudolf Born e la fidanzata Margot è un perno nel destino del giovane studente. Metterlo su carta, chiarire i particolari di come andarono i fatti, sollecitare la memoria allo sforzo di riesumare immagini e parole diventa, pertanto, uno sforzo importante.
    Colpisce la sagace costruzione narrativa dove non solo si alternano spazi temporali (il 1967 ed il 2007) ma, come fosse una staffetta, si passano il testimone diverse voci che prendono in mano le fila del discorso.
    Dunque Adam racconta di Adam.
    Poi una voce fuori campo racconta di Adam il quale decide di decentrarsi dall'accaduto ("Scrivendo di me in prima persona mi ero represso, mi ero fatto invisibile, mi ero reso impossibile scoprire ciò che stavo cercando. Occorreva che mi separassi da me stesso, facendo un passo indietro e scavando uno spazio fra me stesso e il mio tema (cioè me stesso), per cui tornai all’inizio della Seconda parte e cominciai a scriverla in terza persona. Io diventò lui, e la distanza creata da questo piccolo spostamento mi permise di terminare il libro"). Infine James Freeman (questo cognome evoca forse la libertà dell'unico uomo non invischiato nelle torbide pastoie dell'accaduto??), ex- compagno universitario, è colui che avvia la conclusione dove il vero finale sarà affidato a Cécil Juin, personaggio apparentemente insignificante.
    Tre parti che corrispondono a tre stagioni: Primavera, Estate, Autunno.

    Invisibile: ciò che è celato, il lato nascosto ed oscuro che c'è nell'umano.
    Quando Adam conosce Born istintivamente lo associa a quel Bertan Born che il castigatore Dante Alighieri ha relegato nella nona bolgia- quella dei seminatori di discordia. Un collegamento fatto per l'omonimia del cognome e che poi calzerà a pennello in quanto il moderno Born si rivela come manovratore di destini, capace di dividere ciò che prima era unito. Stimato professore dalle vite parallele: un invisible.
    Adam, d'altro canto, vorrebbe credere di essere immune alla menzogna ma anch'egli non conduce un'unica esistenza. A differenza di Born, la sua invisibilità non nuoce ad altri ma vive del proprio tormento. Il suo è, più che altro, un calarsi nel sogno dove desideri innominabili si fanno realtà.
    Questa è la vita: ciò che rendiamo visibile perchè accettabile e poi un a nicchia dove custodire una parte di sè perchè siamo fatti di questo e di altro, ciò che non può essere capito.

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  • 4

    Dopo le delusioni di "Man in the Dark" e sopratutto di "Sunset Park" (di quest'ultimo cito, altrui, recensioni aNobiane: "un Auster svogliato", " 'na sola", "non sembra scritto da lui"…) mi ritrovo.
    L ...continue

    Dopo le delusioni di "Man in the Dark" e sopratutto di "Sunset Park" (di quest'ultimo cito, altrui, recensioni aNobiane: "un Auster svogliato", " 'na sola", "non sembra scritto da lui"…) mi ritrovo.
    La trama non è un granché e alcuni espedienti letterari sono forse banali e plateali, però "Invisible" ha il pregio, anche se non ai livelli raggiunti da Auster in altre opere, di quella sua classica narrazione dentro la narrazione. Metalivelli narrativi, cerchi concentrici di storie che ti ipnotizzano e rendono le 300 pagine lievi e la lettura quasi compulsiva.

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