Invisible Cities

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Publisher: Random House

4.3
(8657)

Language: English | Number of Pages: 160 | Format: eBook | In other languages: (other languages) Chi traditional , Italian , Portuguese , Chi simplified , German , French , Spanish , Czech , Catalan , Finnish , Japanese , Turkish , Greek

Isbn-10: 1446414272 | Isbn-13: 9781446414279 | Publish date: 

Translator: William Weaver

Also available as: Paperback , Hardcover , Others

Category: Fiction & Literature , Philosophy , Travel

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Book Description
In Invisible Cities Marco Polo conjures up cities of magical times for his host, the Chinese ruler Kublai Khan, but gradually it becomes clear that he is actually describing one city: Venice. As Gore Vidal wrote 'Of all tasks, describing the contents of a book is the most difficult and in the case of a marvellous invention like Invisible Cities, perfectly irrelevant.'
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  • 4

    Dialogo filosofico-seduta onirica-riflessione poetica tra Marco Polo il viaggiatore scopritore di mondi fantasista della geografia e il sommo Kublai Kahn, forse più vicino a quello di Coleridge che fe ...continue

    Dialogo filosofico-seduta onirica-riflessione poetica tra Marco Polo il viaggiatore scopritore di mondi fantasista della geografia e il sommo Kublai Kahn, forse più vicino a quello di Coleridge che fece costruire una reggia di delizie in Xanadu che a quello del Milione.
    C'è tanto in questo libro, fuorché il racconto. Quindi se siete alla ricerca di una bella storiella nella quale affogare la mestizia di una giornata lavorativa lasciate perdere, ma quando vi sentirete un po' più contemplativi e desiderosi di uno specchio letterario Le città invisibili sarà lì per voi. Perché questo libro non è una bislacca serie di luoghi fantastici ma uno sguardo divertito sull'uomo e nell'uomo, una riflessione lirica e divertita sulle grandezze, le piccolezze, le incongruenze, le paure e i sogni dell'uomo. Tutto fatto attraverso un unico grande strumento questo sì magico: La scrittura. Le parole di Calvino non descrivono, costruiscono. I suoi mondi più che raccontati sono evocati, estratti con arti magiche dall'anima umana e riversati sulla pagina, quasi materia organica, alchemica, che si ricompone in modi sempre sorprendenti. Un mondo in cui le scale a chiocciola si incrostano delle chiocciole appena evocate, in cui "una clessidra può significare il tempo che passa o che è passato, oppure la sabbia, o un'officina in cui si fabbricano clessidre", in cui come a Leonia (e nelle nostre città) il pattume invaderebbe a poco a poco il mondo se non fosse fermato da altri immondezzai delle città vicine, dove "l'occhio non vede cose ma figure di cose che significano altre cose". Suoni, parole, cose, immagini, tutte turbinanti, che si compongono e si disperdono e continuano a farlo anche dopo la parola "Fine" se solo glielo permettiamo. E alla fine come Kublai più di tutto impareremo ad amare lo spazio che rimane intorno, "un vuoto non riempito di parole".
    Forse la scrittura di Calvino in questo caso risente un po' troppo della temperie culturale nella quale era immerso e che contribuì a creare, ma quel sapore intellettualistico è comunque poca cosa di fronte alla leggerezza poetica dell'opera, che resta forse un lavoro non adatto a tutti i palati.
    Un consiglio: se vi capiterà di leggere o rileggere questo libro provate a voce alta.
    Voto:9

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  • 5

    Abbandonato qualche anno fa, ho centellinato questo libro nell'arco del mese per godere la poesia rappresentata da ciascuna delle città di Calvino e dalle riflessioni di Marco Polo in conversazione co ...continue

    Abbandonato qualche anno fa, ho centellinato questo libro nell'arco del mese per godere la poesia rappresentata da ciascuna delle città di Calvino e dalle riflessioni di Marco Polo in conversazione con Kublai Kan. È un libro molto bello, che obbliga alla riflessione ed è (almeno secondo me) impossibile da leggersi tutto d'un fiato senza perdere qualcosa

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  • 4

    La città esiste e ha un semplice segreto: conosce solo partenze e non ritorni.

    Allora. Primo libro di Calvino " serio", nel senso nonabbandonatodopodiecipagineperchèmiannoiavo. E devo dire che mi è piaciuto parecchio.
    Non sono mai stata una fan ( se così si può dire ) di Calvino ...continue

    Allora. Primo libro di Calvino " serio", nel senso nonabbandonatodopodiecipagineperchèmiannoiavo. E devo dire che mi è piaciuto parecchio.
    Non sono mai stata una fan ( se così si può dire ) di Calvino, non ci ho mai visto niente di ciò che ci vedevano gli altri, per carità, un grandissimo scrittore, ma per me i suoi libri erano impossibili da leggere, mi annoiavano, avevo proprio un blocco.
    Con questo libro è stato diverso. Diverso approccio forse, diverso stato d'animo, più riflessione, non so.
    Ho cercato di farmi un'idea di tutto il libro man mano che procedevo nella lettura ed ecco cosa ne è uscito fuori: città oniriche, immaginarie, invisibili ma fino a che punto non l'ho capito. E' come se avessimo un po' tutti visitato queste città, che appunto si mescolano tra loro e finiamo per parlare sempre della stessa, la vita. Le città per me non sono state altro che momenti di vita vissuta o che potevano essere vissuti ma che ora non possono più essere ripetuti: Nella piazza c'è il muretto dei vecchi che guardano passare la gioventù; lui è seduto in fila con loro. I desideri sono già ricordi .
    E' come se Calvino mi stesse dicendo: questa è la tua vita, è fatta di città felici nascoste e racchiuse in città infelici, ma è quello che è. Accettala per come è.
    Chiudo con una citazione che mi ha davvero colpito alla città che ha il mio stesso nome, riuscendo a descrivermi come se niente fosse:
    A questo punto Kublai Kan s'aspetta che Marco parli d'Irene com'è vista da dentro. E Marco non può farlo: quale sia la città che quelli dell'altipiano chiamato Irene non è riuscito a saperlo; d'altronde poco importa: a vederla standoci in mezzo sarebbe un'altra città : Irene è un nome da città da lontano, e se ci si avvicina cambia.
    La città per chi passa senza entrarci è una, e un'altra per chi ne è preso e non ne esce; una è città in cui s'arriva la prima volta, un'altra quella che si lascia per non tornare; ognuno merita un nome diverso; forse di Irene ho già parlato sotto altri nomi; forse non ho parlato che di Irene.

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  • 3

    Ingredienti: città oniriche e surreali dai nomi di donna, strade che uniscono ricordi e fantasie, piazze che raccolgono mondi passati e futuri, palazzi che ospitano dialoghi tra due personaggi vicini ...continue

    Ingredienti: città oniriche e surreali dai nomi di donna, strade che uniscono ricordi e fantasie, piazze che raccolgono mondi passati e futuri, palazzi che ospitano dialoghi tra due personaggi vicini e lontani.
    Consigliato: ai frequentatori di mondi surreali e suburbani, agli ospiti di alberghi letterari e filosofici.

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  • 4

    In un....

    ... diialogo immaginario con un imperatore dell'Oriente, il nostro Marco Polo gli racconta il suo viaggio di mercante e di tutte le città' incontrate sul suo cammino. Città sognate, immaginate, città' ...continue

    ... diialogo immaginario con un imperatore dell'Oriente, il nostro Marco Polo gli racconta il suo viaggio di mercante e di tutte le città' incontrate sul suo cammino. Città sognate, immaginate, città' invisibili.
    Tutte uguali, tutte diverse, ma così' mirabilmente e fantasiosamente descritte da fartene innamorare.
    Una grande idea per veicolare messaggi sulla provvisoria circolarità della vita , sulla caducità delle cose, sullo spazio - tempo sempre uguale e sempre diverso nei millenni.
    Una descrittivita' prossima alla lirica, poesia delle genti, architettura dei sogni.
    Molto, molto tenero. Bello.

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  • 0

    Questo è il primo libro di Calvino che abbia mai letto e sinceramente mi è molto piaciuto!!!!

    Secondo me si tratta di un viaggio tra le meraviglie (positive e non) del nostro mondo, un viaggio che nes ...continue

    Questo è il primo libro di Calvino che abbia mai letto e sinceramente mi è molto piaciuto!!!!

    Secondo me si tratta di un viaggio tra le meraviglie (positive e non) del nostro mondo, un viaggio che nessuno meglio di Marco Polo poteva intraprendere. Il senso finale sembra un dividersi tra città positive e città negative (a volte angoscianti) in cui però persiste anche un seme del proprio opposto.

    Estremamente interessanti anche gli intermezzi tra Marco Polo e il Gran Kan, in cui sembra di intravedere varie possibilità: come nei viaggi di Polo il paesaggio sembra in continuo mutamento, anche la realtà tra i due sembra sempre diversa. Si passa da uno scambio di prospettive ad una partita agli scacchi ad un'ipotesi di illusione della propria esistenza e della propria realtà.

    Credo quindi che questo libro sia un insieme di suggestioni più o meno profonde che portano il lettore a ragionare sulla realtà e sulla sua natura illusoria, senza fornire una sorta di sentenza finale, bensì dando varie possibili letture della stessa realtà!!!

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  • 5

    Con "Le città invisibili", Calvino è riuscito nell'impresa di tradurre "la vita, l'universo e tutto quanto" in parole.
    Si tratta di un saggio travestito da romanzo - o da raccolta di racconti, o come ...continue

    Con "Le città invisibili", Calvino è riuscito nell'impresa di tradurre "la vita, l'universo e tutto quanto" in parole.
    Si tratta di un saggio travestito da romanzo - o da raccolta di racconti, o come preferite - che avevo letto al liceo e già allora avevo amato tantissimo. In rilettura, non mi ha deluso.
    Non si tratta di un libro semplice, né di un libro per tutti, e non è facile neppure da commentare.
    Questo commento, appunto, sarà più un'accozzaglia di pensieri che mi sono sorti durante la lettura, a cui non proverò nemmeno a dare una forma organica.
    La prima cosa che salta all'occhio leggendo è che le città sembrano frutto dell'immaginazione o di un sogno. Qualità, quella onirica, che resterà fino alla fine. Come l'uomo, Kubla Khan vuole conoscerle, perché l'uomo non può vivere senza interpretare i sogni.
    Le città dipinte da Calvino sono città diverse ma al contempo sono la stessa città frammentata, ogni racconto un lato. Ogni città è un viaggio, ogni città una parte anche dell'anima umana. La percezione della città, infatti, è negli occhi e nell'animo di chi guarda (e legge).
    Nelle città c'è posto per gli dèi, che sono nelle piccole cose e tendono al cielo insieme agli uomini.
    Ogni città è donna, ogni città è vita.
    E il viaggio che Marco Polo compie è un viaggio fisico e allo stesso tempo una metafora del viaggio dell'uomo, alla costante e frustrata ricerca della felicità. Si tratta di un viaggio virtualmente infinito.
    Ci sono città reali, città surreali, città solo sognate, città infine che mescolano il reale e l'irreale.
    Calvino non risparmia, tra le righe, qualche critica alla direzione presa dall'uomo, dal lavoro, dal consumismo e dal progresso. Una direzione alienante in cui l'immaginazione avrà sempre meno posto perché l'immagine verrà già tutta fornita, e la routine del lavoro non lascerà più all'uomo il tempo per vivere.
    Alcune città sembrano più felici, altre più infelici, ma tutte rappresentano i limiti dell'animo umano e il suo infinito, la sua tensione verso l'altrove.
    Una lettura complessa, dall'atmosfera pressoché indefinibile a parole.
    E' impossibile capire come queste città siano una e molteplici, vive e morte, aeree e sotterranee, senza leggere. Come ognuna di esse rappresenti un aspetto del mondo, dell'uomo, del sogno, e lo faccia contemporaneamente e senza entrare in contraddizione.
    Questo libro è un'esperienza che racchiude tutto, davvero, un viaggio in primis per il lettore.
    E le ultime righe le ho trovate stupende, verissime, e piene di speranza.

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