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Io, Ciccione

Di

Editore: Mondadori

4.0
(49)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 334 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo

Isbn-10: 8804581603 | Isbn-13: 9788804581604 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Biography , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
Abbandonato da piccolo durante la sua infanzia in Kansas, Roscoe "Ciccione" Arbuckle riscuote i suoi successi dapprima sui luridi palcoscenici dell'avanspettacolo e poi sugli schermi di quella incredibile novità che è il cinema. Al culmine della popolarità - negli anni tra il 1913 e il 1921 -era assai più famoso di Chaplin tanto che divenne il primo attore cinematografico a guadagnare più di un milione di dollari l'anno. Ma nel 1921 venne accusato dello stupro e dell'omicidio di un'attricetta a nome Virginia Rappe, che Roscoe aveva incontrato in occasione di una festa a San Francisco e che morì pochi giorni dopo. Benché alla fine fosse stato assolto, Arbuckle vide la sua carriera rovinata dalle violentissime e velenosissime accuse da parte della stampa che individuò in lui il perfetto bersaglio di una campagna moralizzatrice contro la dissolutezza scandalosa di Hollywood- Stroncato a causa di un crimine non commesso, demonizzato dagli ambienti conservatori che non si stancavano di additare quella vicenda come emblematica della malvagità dello show business, Ciccione Arbuckle ebbe il maledetto privilegio di essere la prima celebrità moderna al centro di un caso che fece scorrere fiumi di inchiostro e che fece discutere, chiacchierare, delirare un'intera nazione.
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  • 4

    Per appassionati

    Molto bello, se amate il genere, vale a dire il cinema muto anni 20. Con un po' più di obiettività, un libro un po'indulgente e dalla dubbia documentazione. La parte letteraria, il ritmo ad esempio, non è poi così curata.
    Io, però, sono un appassionato di quel periodo e dunque, per me, è st ...continua

    Molto bello, se amate il genere, vale a dire il cinema muto anni 20. Con un po' più di obiettività, un libro un po'indulgente e dalla dubbia documentazione. La parte letteraria, il ritmo ad esempio, non è poi così curata.
    Io, però, sono un appassionato di quel periodo e dunque, per me, è stato un libro importante

    ha scritto il 

  • 5

    MITI MUTI

    IL VOTO È 4,5
    Prima della mia passione per i libri c'era quella per il cinema.
    Commedia, fantascienza, thriller, fantasy, drammatico, giallo, romantico, horror, mettetemi davanti a qualsiasi film guardabile e io ci resterò appiccicato come una mosca sulla cacca fino al gran finale.
    ...continua

    IL VOTO È 4,5
    Prima della mia passione per i libri c'era quella per il cinema.
    Commedia, fantascienza, thriller, fantasy, drammatico, giallo, romantico, horror, mettetemi davanti a qualsiasi film guardabile e io ci resterò appiccicato come una mosca sulla cacca fino al gran finale.
    Poi mettetemi davanti ad un capolavoro del muto e cominciate a contare: tra quanto mi addormenterò?
    Io, Ciccione è un romanzo ai limiti dell'autobiografia (scoprirete leggendo l'introduzione) su uno dei protagonisti più importanti del primissimo cinema muto ed è un libro per certi versi estremo e per certi altri ancora di più, sicuramente romanzato in più di un capitolo, ma capace di appassionare e sconvolgere su di un argomento (il cinema muto e i suoi protagonisti tra cui Chaplin e Keaton) da cui non ti aspetti esattamente tutte queste follie.
    Jerry Stahl scrive di un personaggio e di un'epoca dimenticata dai più, quella in cui il cinema si trasformò da luogo in cui finivano gli attori falliti ormai alla canna del gas ad un vero e proprio concentrato di ricchezza, vizi e stravizi come mai se ne erano visti al mondo fino a quell'epoca.
    É una Los Angeles talmente lontana nel tempo quella in cui visse Fatty Arbuckle, che a volte il romanzo pare quasi ambientato in un universo parallelo al nostro, un mondo simile per certi versi a quello raccontato in L.A. Confidential (le cui vicende si svolgono comunque 20 anni dopo la morte del nostro protagonista e addirittura 40 anni dopo il suo strepitoso successo), ma in cui sei consapevole che ogni cosa raccontata è successa realmente.
    Realmente un ragazzo grasso con un padre a dir poco violento ha fatto successo come attore comico fino a guadagnare (primo su tutti) un milione di dollari all'anno, realmente quello stesso uomo ha scoperto Chaplin e Keaton, realmente a quel tempo esisteva un uomo di nome Jack Warner che fondò la Warner Bros insieme ai suoi fratelli e contattò Arbuckle sul finire della sua carriera, realmente a quell'epoca un medico poteva prescrivere eroina per alleviare i dolori, realmente la cura per disintossicazione consisteva nell'astinenza totale per tre settimane, realmente una star poteva essere rovinata da testimonianze fasulle come una banconota da 70 euro e dal potere immenso della stampa, realmente, realmente, realmente.
    Quel che Io, Ciccione racconta, anche se è difficile crederci, è il mondo di soli 100 anni fa e vi posso assicurare che anche se non siete degli appassionati di cinema o addirittura di cinema muto vi verrà subito voglia di attaccarvi a Youtube e sentir parlare Arbuckle.
    Non lo troverete, lui è stato solo il primo a tirare torte in faccia.
    DIFETTI
    Essenzialmente il solo fatto che quella raccontata (pur documentata da una quantità infinita di prove) è comunque una versione dei fatti. Una versione dei fatti raccontatain modo splendido.

    ha scritto il 

  • 3

    Il libro racconta la vita di Roscoe Fatty Arbuckle, una delle prime star di Hollywood (parliamo del cinema muto, degli slapstick per essere precisi)e la sua caduta a seguito di uno scandalo a sfondo sessuale nel quale è rimasto coinvolto. Il racconto è fruibile, veloce e avvincente; tuttavia le l ...continua

    Il libro racconta la vita di Roscoe Fatty Arbuckle, una delle prime star di Hollywood (parliamo del cinema muto, degli slapstick per essere precisi)e la sua caduta a seguito di uno scandalo a sfondo sessuale nel quale è rimasto coinvolto. Il racconto è fruibile, veloce e avvincente; tuttavia le licenze narrative che si prende l'autore fanno sorridere (e a volte innervosire) per l'imprecisione e il pressapochismo. Per esempio: nel libro si dice che Fatty abbia sposato la sua prima moglie quando lui aveva 21 anni e lei 17; questo non è vero: lui aveva 21 ma lei ne aveva uno solamente in meno. Questa è una banalità, certo, ma che lascia il ragionevole dubbio che altre informazioni siano del tutto infondate. Come il fatto che Stahl lascia intendere che Fatty avesse fratelli maggiori (sicuramente una sorella) ma nemmeno questo corrisponde al vero: Roscoe era il primo di nove fratelli... il che farebbe vacillare anche la teoria secondo il quale il padre lo accusava di aver "rovinato" la madre. Oppure il rimarcare costantemente l'impotenza del protagonista: io non ho trovato nessun'altra fonte che confermasse questa teoria. Non solo, ma se davvero il nostro Fatty fosse stato così terrorizzato dal sesso femminile come ci si spiega il suo disinvolto armeggiare tra le gambe di Virginia Rappe? E la scena col piccolo Jackie Coogan, il monello di Chaplin? Bah.. in definitiva questo è un romanzo utile per avvicinarsi ai personaggi che hanno gettato le basi della Hollywood di oggi, per ridimensionare certi miti e renderli più umani(Mack Sennett scoreggione??), ma soprattutto per ridare un po' di lustro e di meritata redenzione al povero ciccione.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    2

    alcuni punti che avrei gestito diversamente

    Sono al buono per finirlo.
    gradevole e molto scorrevole.
    voto basso per questi motivi:
    1. la formula della prima persona rende veloce il racconto ma anche fittizio. ossia il lettore, non essendo una autobiografia, ricorda sempre che c'è la mediazione del signor Stahl. In più è p ...continua

    Sono al buono per finirlo.
    gradevole e molto scorrevole.
    voto basso per questi motivi:
    1. la formula della prima persona rende veloce il racconto ma anche fittizio. ossia il lettore, non essendo una autobiografia, ricorda sempre che c'è la mediazione del signor Stahl. In più è passato del tempo quindi è troppo facile mettere in rilievo degli aspetti e, forse, trascurarne altri. Ad esempio Stahl non si lascia sfuggire una battuta su Fritz Lange che il vero Roscoe non credo avrebbe mai fatto (non avendo banalmente il senno del poi).
    2. ci sono molti giochi di parole che la traduzione evidentemente non rende in modo efficace (e credo non potrebbe essere diversamente).
    3. qui e là refusi (troppi).
    4. alcuni punti cruciali non sono ben definiti: ad esempio la ferita alla gamba. E' davvero il ragno che scatena tutto? Non mi sembra chiarissimo.
    5. qualche nota avrebbe giovato per non appesantire il racconto ma chiarire alcuni passaggi troppo veloci. il racconto non è stato appesantito ma si perdono informazioni interessante (che poi uno volendo può andare a cercare online: ci sono interessantoi filmati su youtube per esempio).
    NB.: ha direttamente influenzato l'acquisto de "la mia autobiografia" di Charlie Chaplin (libro che, peraltro, mi aspettavo di trovare nella bibliografia presentata da Jerry Stahl...)

    ha scritto il 

  • 5

    Excelente...

    Genial "autobiografía" de Roscoe Arbuckle. A partir de testimonios del propio Arbuckle, Jerry Stahl hila una historia dura pero llena de ternura. Ascensión y ocaso de una estrella en primera persona. Muy ameno y muy recomendable.

    ha scritto il 

  • 4

    Dopo aver terminato il romanzo sono andata su Wikipedia a leggermi la biografia, non romanzata stavolta, di Roscoe Arbuckle, perchè, per quanto il libro sia accuratamente documentato (come riporta la bibliografia nelle ultime pagine), volevo capire quanto corrispondesse a verità e perchè volevo c ...continua

    Dopo aver terminato il romanzo sono andata su Wikipedia a leggermi la biografia, non romanzata stavolta, di Roscoe Arbuckle, perchè, per quanto il libro sia accuratamente documentato (come riporta la bibliografia nelle ultime pagine), volevo capire quanto corrispondesse a verità e perchè volevo colmare le mie lacune, non avendo mai sentito nominare -mea culpa- il suddetto protagonista.
    Per quanto ho letto le vicende raccontate sono fedeli alla realtà. E questo rende merito all'autore, perchè non è affatto semplice scrivere una biografia narrata in prima persona su un personaggio vissuto all'inizio del '900 con tantissime spiacevoli vicissitudini.
    Probabilmente questo libro non riabilita "Fatty": le persone che lo condannarono all'epoca forse sono tutte morte e la comicità che proponeva non è molto attuale e efficace ai giorni nostri.
    Resta però un romanzo ben scritto, avvincente, che non oltrepassa mai il facile confine del pietismo e del buonismo gratuito.

    http://ladydarcy.wordpress.com/2011/03/10/jerry-stahl-io-ciccione/

    ha scritto il 

  • 5

    Genial biografía novelada de quien fue una de las mayores estrellas del Hollywood primigenio y que tuvo la desgracia de protagonizar el primer gran escándalo de la industria del espectáculo.


    Stahl hace un trabajo de narración absolutamente formidable y logra en todo momento hacerte creer q ...continua

    Genial biografía novelada de quien fue una de las mayores estrellas del Hollywood primigenio y que tuvo la desgracia de protagonizar el primer gran escándalo de la industria del espectáculo.

    Stahl hace un trabajo de narración absolutamente formidable y logra en todo momento hacerte creer que realmente estás leyendo las memorias de Fatty y no un relato escrito por otra persona más de ocho décadas después de que se produjesen los hechos.

    Primera gran lectura de este 2009 :)

    ha scritto il 

  • 4

    I, Fatty 2004

    Jerry Stahl 2004. Mondadori, "Strade Blu", prima edizione settembre 2008. Traduzione di Fabio Zucchella.


    << Finalmente la verità su Roscoe Arbuckle, un vero talento selvaggio, un grande uomo selvaggio>> ( Johnny Depp )


    Ricordo di aver aspettato con impazienza 'le comich ...continua

    Jerry Stahl 2004. Mondadori, "Strade Blu", prima edizione settembre 2008. Traduzione di Fabio Zucchella.

    << Finalmente la verità su Roscoe Arbuckle, un vero talento selvaggio, un grande uomo selvaggio>> ( Johnny Depp )

    Ricordo di aver aspettato con impazienza 'le comiche finali' con le inevitabili torte in faccia, al buio di vecchi cinema con i tendoni di velluto sfrangiati e lisi. Le comiche facevano da intervallo tra una proiezione all' altra. Di solito erano Stanlio e Ollio ma in una sala c'era un proiezionista appassionato di Buster Keaton e lo passava spesso. Più tardi seppi che quella maschera allucinata e grottesca apparteneva a un giovane attore di vaudeville che odiava il cinema e che dietro quello spaesamento così moderno e bechettiano l'uomo Keaton era tutt'uno con la sua maschera.
    Il libro di Stahl, che è scrittore e sceneggiatore, racconta aneddoti e curiosità sul cinema hollywoodiano degli esordi , come nacque la camminata di Charlie Chaplin o come fu che Keaton venisse soprannominato 'lo straccio umano'. Ma quello che più interessa a Stahl ( e al lettore ) è squarciare il velo scintillante della Mecca del cinema , per mostrare come quella meravigliosa macchina dei sogni nasconda dietro le quinte una logica di mercato di ferrea spietatezza e come le regole dello showbiz finiscano per diventare un mostruoso tritacarne in cui maciullare senza pietà e con cinismo calcolato anche i suoi protagonisti più famosi, spesso già persi per loro conto in quel micidiale mix di droga, alcool e sesso che ha bruciato le vite e le carriere delle star più acclamate.
    In Io ciccione la voce narrante è quella di Roscoe Arbuckle detto Fatty, una vita 'esemplare' secondo gli standard hollywoodiani.
    Roscoe era il comico, che inventò , così disse , le torte in faccia e pur non avendo il genio di Chaplin e Keaton ( che contribuì a scoprire ) entrò nel cinema dalla porta principale.
    Nato in un paesino del Kansas nel 1883, ebbe un padre alcolizzato e violento. Ancora ragazzo, entra casualmente in una sgangherata compagnia di giro e inizia la carriera teatrale nei malinconici teatri di provincia : sempre per caso , prima dello scoppio della prima guerra Mondiale entra nel mondo del cinema, reclutato da Mack Sennett, il re delle Bathing Beauties e si impossessa rapidamente del repertorio della frenetica, spesso violenta comicità del muto. E' fatta . In pochi anni il ragazzo grasso diventa Fatty. E' l'inevitabile nomignolo con cui tutto il mondo conosce Roscoe Arbuckle, 120 chili per un metro e sessanta di altezza ; un amabile ciccione dalla faccia di banbino meravigliato e innocente, la cui stazza, accompagnata a grandi capacità acrobatiche ,gli permette iperboliche cadute e rincorse esilaranti che incantano i bambini ma anche il lato fanciullesco degli adulti ( non va dimenticato che siamo nell' era pioneristica del cinema ). Fatty ebbe fama e fortuna. Possedeva case, ville , automobili , una squadra di baseball e, cosa ancora più importante controllava i film che dirigeva e interpretava ; anticipando Chaplin e Keaton stava facendo il gran salto dai corti ai lungometraggi. Il primo lungometraggio di Chaplin è del 1922, "Il Monello".
    La dolce vita di Fatty ebbe fine durante il Labor Day del 1921, durante una festa da lui organizzata per festeggiare il contratto milionario con la Paramount. Una giovane attrice di nome Virginia Rappe morì vittima di un violentissimo stupro. Roscoe fu accusato di stupro e omicidio. Su di lui si scatenarono le Erinni dell' America perbenista e puritana che vedeva in Hollywood la nuova Sodoma & Gomorra. Hollywood, indicata da quella stessa America come covo di lascivia e perdizione cercava di rifarsi la faccia e darsi una spolverata di rispettabilità e moralità. Roscoe era il capro espiatorio che tutti aspettavano . Fatty si difese con tutte le sue forze, proclamandosi innocente. Contro di lui non c'erano solo le mayors ma i giornali della catena Hearts che lanciarono una campagna colpevolista di inaudita violenza, con dettagli ripugnanti e mai confermati. Fatty non volle abbassare la testa : gridando alzò il tiro contro il potentissimo editore e tra le lacrime affermò al processo che i giornali avevano costruito ' il mostro' per coprire lo scandalo dell' adulterio di Randholph Hearst con l' attrice Marion Davies. Non fu creduto da nessuno. E tuttavia dal processo uscì assolto con un verdetto che parlava di << grave ingiustizia nei suoi confronti >> e << mancanza assoluta di prove >>.
    Il contratto non ebbe luogo, i suoi film andarono al macero , la carriera distrutta per sempre. Morì in assoluta miseria nel 1933 alcolizzato e drogato, lasciando poche poche immagini delle sue comiche e una leggenda : quella di un fantasma che si aggira negli studios della Paramount, monito per i produttori che non mantegono la propria parola.
    Qualche anno dopo Orson Welles fece il capolavoro 'Quarto Potere', dove il protagonista è il calco spietato e drammatico dell' editore Hearst.
    Nella biografia 'Memorie a rotta di collo',Theoria, Buster Keaton dedica pagine di grande lealtà e amicizia all' amico Roscoe Arbuckle.

    ha scritto il