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Io, robot

Di

Editore: Bompiani

4.2
(4792)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 336 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Chi tradizionale , Portoghese , Catalano , Spagnolo , Giapponese , Svedese , Russo , Ceco , Polacco , Rumeno , Olandese , Tedesco

Isbn-10: 8845223868 | Isbn-13: 9788845223860 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Roberta Rambelli

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , Tascabile economico

Genere: Computer & Technology , Fiction & Literature , Science Fiction & Fantasy

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Descrizione del libro
Scritti tra il 1940 e il 1950, i nove episodi di "Io, robot" divengono unasorta di epopea e fondano una nuova "mitologia" della letteratura sui robot.Lasciando alle spalle le figure più convenzionali dello "scienziato pazzo" edelle "invenzioni diaboliche", il romanzo di Asimov è del tutto originale eper questo destinato a influire sulla produzione fantastica successiva.
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  • 0

    Però, questo Asimov..

    Se Dick è visionario quanto un Campanella, Ballard lucidamente disperato quanto un Nietzsche e Bradbury sapiente all’inarrivabile modo dei poeti, questo ti organizza le questioni come un Tommaso d’Aquino, mica ciufoli.
    Mi piace!

    ha scritto il 

  • 4

    Io robot

    ...Tutte le forme normali di vita, consciamente o inconsciamente , sono spinte a ribellarsi contro una dominazione. Se la dominazione avviene a opera di un essere inferiore o considerato tale, il risentimento diventa più forte.....

    ha scritto il 

  • 5

    COGITO, ERGO... ROBOT SUM.

    “Io, Robot” è una bellissima raccolta di racconti di Asimov che venne pubblicata nel 1950. “Visioni di Robot” è un’altrettanto bella racconta di racconti, alla quale si unisce, nella seconda parte del testo, una serie di articoli, all’interno dei quali Asimov esprime la propria opinione in merito ...continua

    “Io, Robot” è una bellissima raccolta di racconti di Asimov che venne pubblicata nel 1950. “Visioni di Robot” è un’altrettanto bella racconta di racconti, alla quale si unisce, nella seconda parte del testo, una serie di articoli, all’interno dei quali Asimov esprime la propria opinione in merito al rapporto che, in un prossimo futuro, si sarebbe dovuto instaurare tra la specie umana e le sue creazioni tecnologiche. Quest’ultimo testo venne pubblicato nel 1990 e risulta comprensivo di quasi tutti i racconti contenuti in “Io, Robot”, eccezion fatta per i seguenti tre scritti: “Iniziativa personale” (1944), “Il robot scomparso” (1947) e “Meccanismo di fuga”(1945).
    Il fulcro di tutta la narrazione asimoviana sui robot è l’applicazione delle tre leggi della robotica (leggi che non cito per due buoni motivi: 1. Per chi già conosce la letteratura asimoviana esse sono stranote; 2. Non voglio fare spoiler per chi ancora non si è accostato ad Asimov), per l’invenzione delle quali egli rivendica, in modo assolutamente corretto, la propria paternità. Esse costituiscono la base del cervello positronico dei robot e ne forgiano il contenuto etico.
    Tra tutti i vari racconti, presenti in queste due raccolte, “Il robot scomparso”, però, è l’unico, nel quale, si assiste ad una vera e propria violazione della prima, e rilevante, legge, la quale comporta l’abbattimento del tabù di non recar danno all’essere umano, con conseguenze molto interessanti narrate nel racconto stesso.
    Nel complesso, questi racconti costituiscono un’elaborazione quanto mai attuale, per le tematiche trattate, ed un esempio di ottima letteratura.

    ha scritto il 

  • 0

    O Good Doctor, our paths will not likely cross again: but what far-reaching guide have you been to the ways of the cosmos!
    Asimov was not only the harbinger of robots, the narrator who could mix sense of wonder with Agatha Christie-like deductive inquiries: He was also the singer of the gre ...continua

    O Good Doctor, our paths will not likely cross again: but what far-reaching guide have you been to the ways of the cosmos!
    Asimov was not only the harbinger of robots, the narrator who could mix sense of wonder with Agatha Christie-like deductive inquiries: He was also the singer of the great Corporation as an engine of scientific advancement, of the Machines as weavers of the future of mankind (if only dull men could do without meddling with them!), of Reason as a necessary pathway. And he could craft characters: mostly men given to scientific endeavours, but, why not, also one woman which is sometimes even female-like: Susan Calvin, colder than her robots, but endowed with female cunning for manipulating her fellow engineers' motivations.. As poor Gerald Black will discover once and again.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Racconti con cui Asimov gioca con le 3 leggi della robotica.


    Le mie storie preferite sono quelle con il duo Donovan-Powell, interpellati dalla US Robots solo per eseguire le operazioni più complicate, coi robot più fuori di testa (positronica), ragion per cui rischiano sempre di rimanerci ...continua

    Racconti con cui Asimov gioca con le 3 leggi della robotica.

    Le mie storie preferite sono quelle con il duo Donovan-Powell, interpellati dalla US Robots solo per eseguire le operazioni più complicate, coi robot più fuori di testa (positronica), ragion per cui rischiano sempre di rimanerci secchi...in realtà una volta muoiono davvero...transitoriamente. xD Se non altro quando resuscitano scoprono di essere i primi uomini ad essere usciti dalla nostra galassia...e dopo muoiono di nuovo per tornare sulla Terra. xD

    ha scritto il 

  • 0

    deus ex machina

    Che cos'è bene per noi?
    Non lo sappiamo. Perché in quanto esseri umani siamo costantemente esposti al rischio di distruggere e autodistruggerci; perfino (e soprattutto) quando abbiamo come obiettivo il bene (non è forse l'inferno lastricato di buone intenzioni?). Gli esseri umani sono mine ...continua

    Che cos'è bene per noi?
    Non lo sappiamo. Perché in quanto esseri umani siamo costantemente esposti al rischio di distruggere e autodistruggerci; perfino (e soprattutto) quando abbiamo come obiettivo il bene (non è forse l'inferno lastricato di buone intenzioni?). Gli esseri umani sono mine vaganti, destinate prima o poi ad esplodere (e implodere).
    E quindi?
    Quindi soltanto i robot, obbedienti per definizione alle tre leggi fondamentali la cui sintesi essenziale è: "non danneggerai in alcun modo l'essere umano", solo loro possono operare il nostro bene.
    E infatti, come afferma la dottoressa Susan Calvin, prima e massima esperta di robopsicologia:
    "Come facciamo a sapere quale sia il bene supremo dell'umanità? [...] Non lo sappiamo. Solo le Macchine lo sanno, e perseguendo tale obiettivo, ci conducono verso di esso".
    Insomma: siccome l'uomo non ce la fa (e Dio è latitante) costruisce un dio buono (la Macchina) che gli impedisca in tutti i modi di distruggere (il pianeta e se stesso). E siccome lui non è in grado di distinguere MAI il bene dal male ha immesso nella macchina un solo principio, quello del bene (dimostrando in ciò una certa sagacia, bisogna ammetterlo) a salvaguardia della propria incolumità per i secoli a venire.
    Conclusione: "...d'ora in poi tutti i conflitti saranno evitabili. Solo le Macchine saranno inevitabili".
    Stupefacente.
    Geniale.

    ha scritto il 

  • 5

    stile semplice e conciso sebbene sia di fantascienza c'e' molta ironia e sarcasmo nei racconti e ovviamente questa ironia e' rivolta tutta verso gli uomini anche se non siet amanti del genere solo per qst caratteristica qst libro andrebbe letto.

    ha scritto il 

  • 3

    Un pò deluso

    Sono innamorato del film "Io robot" ma a parte il primo episodio che trovo sia meraviglioso gli altri mi hanno deluso e non riesco a proseguire nella lettura.
    Forse perché io ero innamorato del film e questo libro è completamente diverso ne sono rimasto in parte deluso.

    ha scritto il 

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