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Io amo l'Italia

Ma gli italiani la amano?

By Magdi Allam

(64)

| Others | 9788804569176

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Book Description

Magdi Allam ama l'Italia perché riconosce nell'identità italiana un sistema di valori per il quale è giusto battersi, anche rischiando in prima persona. Proprio perché tanto amata, tuttavia, l'Italia di oggi riempie Allam Continue

Magdi Allam ama l'Italia perché riconosce nell'identità italiana un sistema di valori per il quale è giusto battersi, anche rischiando in prima persona. Proprio perché tanto amata, tuttavia, l'Italia di oggi riempie Allam di amarezza e inquietudine: di fronte alla minaccia montante del terrorismo islamico e del proselitismo integralista, il paese sembra incapace di reagire con la dovuta decisione. In questo libro il giornalista di origini egiziane esorta all'azione contro chi segue una versione integralista e criminale dell'Islam, ma anche contro chi, cercando una convivenza di comodo, in malafede o per ingenuità mina le basi civili e culturali della società attuale.

14 Reviews

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    Vita privata, politica e islam

    Parte prima L'Italia da amare
    Parte seconda L'Italia da vivere
    Parte terza L'Italia da salvare

    Pag. 48
    Non potrò mai dimenticare il giorno in cui pianificai freddamente e repentinamente una singolare forma di prote ...(continue)

    Parte prima L'Italia da amare
    Parte seconda L'Italia da vivere
    Parte terza L'Italia da salvare

    Pag. 48
    Non potrò mai dimenticare il giorno in cui pianificai freddamente e repentinamente una singolare forma di protesta. Andai in farmacia e acquistai una confezione di un sedativo abbastanza potente. Salii all'Ufficio culturale austriaco e mi diressi in bagno. Senza chiudere a chiave la porta. La mia intenzione non era suicidarmi, bensì lanciare un disperato grido d'aiuto. Ingerii l'intero contenuto della confezione. Quando mi risvegliai ero su un letto d'ospedale. Mi avevano praticato la lavanda gastrica. Mi sentivo a pezzi. Ma soprattutto percepivo che quel mio gesto estremo costituiva una svolta nella mia vita. E che da allora tutto sarebbe cambiato.
    Mia madre, quasi mi leggesse nel pensiero, tentò il tutto per tutto per farmi desistere da ciò che si chiariva sempre più come una ferma volontà di abbandonarla, di partire dall'Egitto e di cercare in Italia la soluzione al mio desiderio di una vita nuova. Quando questa consapevolezza fu evidente, ne parlai apertamente a lei, a zia Adreya e a Bernhard. Ero sempre più triste e depresso. Mi sentivo imprigionato in una gabbia senza la speranza di uscirne.
    Dissi chiaramente: «Voglio andare in Italia, costi quel che costi». Mia madre, anziché venirmi incontro prendendo in considerazione la mia aspirazione, mi trattò come se fossi un malato psichico e mi affidò alle cure di un noto psichiatra del Cairo. Il quale mi trasferì in una sua clinica a Helwan, alla periferia della capitale, dove mi imbottirono di sedativi e sperimentai la tortura della scossa elettrica. Tutto ciò era una vera follia. Alla fine anche lo psichiatra si convinse che non avevo alcun problema clinico che richiedesse la degenza in un centro per malattie nervose, e dopo una decina di giorni mi rispedì a casa.
    Fu in quel centro che conobbi Katia, un'avvenente infermiera per cui provai subito una forte passione. Katia apparteneva a una modestissima famiglia di Shoubra. La madre era rimasta vedova e sarebbe stata ben felice che ci sposassimo. Una soluzione che spesso s'impone in un contesto dove, almeno ufficialmente, non sono ammessi i rapporti tra i due sessi al di fuori del matrimonio.
    Senonché mia madre si oppose tenacemente. Senza dirmi niente andò dalla madre di Katia, ci litigò pesantemente, la costrinse a restituire un anello e una collanina d'oro che avevo regalato alla figlia, l'accusò di essere una poco di buono, di avermi plagiato, di aver fatto leva sulla mia ingenuità e di voler sfruttare per il proprio tornaconto la mia posizione sociale. Finì così nella meschinità e nella vergogna la mia avventura con Katia. Chissà, forse il corso della mia vita sarebbe cambiato se ci fossimo fidanzati e poi magari un giorno sposati e, perché no, avessimo avuto dei figli.
    Evidentemente il mio destino era un altro. A quel punto Bernhard dimostrò tutta la sua grandezza umana. Andò di persona dall'addetto culturale italiano. Sapeva che il ministero degli Esteri italiano mi aveva assegnato una borsa di studio per iscrivermi all'università di Roma, ancora valida nonostante fossero trascorsi due anni dalla conclusione della maturità. Bisognava attivare il meccanismo burocratico per la concessione della borsa. Grazie a Bernhard si fece tutto in tempi rapidi.
    Il giorno in cui mi comunicò che avrei potuto recarmi a ritirare la documentazione necessaria per partire provai una felicità immensa. Mia madre aveva rinunciato a opporsi. Il nostro rapporto era profondamente in crisi. Era venuta meno la fiducia senza cui non è possibile condividere un progetto di vita comune. Ormai era chiaro a me, così come lo era a lei, che io sarei partito per l'Italia a ogni costo.

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    Thalita said on Apr 25, 2013 | Add your feedback

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    La valutazione non si riferisce all'idee dell'autore, sulle stesse posizioni della Fallaci ma espresse in tono moderato (e quindi leggermente ipocrita) ma sullo stile... non è un libro avvicente, ma solo una raccolta di anedotti in cui l'autore difen ...(continue)

    La valutazione non si riferisce all'idee dell'autore, sulle stesse posizioni della Fallaci ma espresse in tono moderato (e quindi leggermente ipocrita) ma sullo stile... non è un libro avvicente, ma solo una raccolta di anedotti in cui l'autore difende se stesso dalle critiche piovutegli addosso in questi anni e prepara il suo (probabile) ingresso in politica (eccone un altro!!!), meglio la prima parte in cui racconta la sua infanzia (anche se ad un certo punto si trasforma in uno sterile elenco di nomi privi di significato per il lettore)... libro da evitare indipendentemente da come la pensiate sul fanatismo religioso.

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    Neo said on Mar 25, 2013 | Add your feedback

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    Ho acquistato e letto questo libro perchè il titolo è azzeccato. E' scritto in maniera chiara e semplice e l'autore ci racconta come è venuto a contatto con la realtà italiana, come se ne innamorato. Giunge però all'amara conclusione che l'Italia non ...(continue)

    Ho acquistato e letto questo libro perchè il titolo è azzeccato. E' scritto in maniera chiara e semplice e l'autore ci racconta come è venuto a contatto con la realtà italiana, come se ne innamorato. Giunge però all'amara conclusione che l'Italia non è amata dagli italiani, come dargli torto. Ora, ha colto nel segno, tuttavia c'è dell'ingenuo. Non sarà certo questo libro a far vcsenire l'amor di Patria ai duri e puri nostrani che "meglio chiunque purchè non sia l'Italia".

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    Marco Grillo said on Sep 9, 2011 | Add your feedback

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    una "pepita" del ricco filone italiano dei giornalisti-saggisti. Non penso bene di un giornalista italiano che fa il saggista, e non certo perché la cosa sia a priori impossibile, piuttosto credo che statisticamente parlando la classe dei giornalisti ...(continue)

    una "pepita" del ricco filone italiano dei giornalisti-saggisti. Non penso bene di un giornalista italiano che fa il saggista, e non certo perché la cosa sia a priori impossibile, piuttosto credo che statisticamente parlando la classe dei giornalisti italiani sia singolarmente poco dotata, poco intelligente e per ciò stesso scarsa in saggistica. Un giornalista italiano è generalmente un uomo di sottobosco, allenato al compromesso e alla supinità, unuomo la cui intelligenza s'è fatta furbizia... mi fermo.
    Allam non è poi così stupido, anzi, però è un conservatore abbarbicato alle sue convinzioni, uno segnato dall'essere nato in una società non-pluralista, non-laica, non-liberale ecc. ed uno che tende a credere intensamente a petizioni di principio, anche onestamente penso, petizioni che spesso gli offuscano la visuale generale. Sul dettaglio e nella materia di cui si occupa da vicino, mondo arabo ed immigrazione, ha punti di vista interessanti e calibrati, nonché lucidi e maturi, degni di essere ascoltati comunque...

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    Otto Grunf said on Aug 28, 2011 | Add your feedback

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    Un dubbio: ma Magdi Allam c'è o ci fa? Perché, a leggere il libro, siamo in continuazione invitati a farci un discorso del tipo: "ama l'Italia, perché se vivessi nell'Egitto come l'ho conosciuto io capiresti quanto si sta bene". Se per questo, a un C ...(continue)

    Un dubbio: ma Magdi Allam c'è o ci fa? Perché, a leggere il libro, siamo in continuazione invitati a farci un discorso del tipo: "ama l'Italia, perché se vivessi nell'Egitto come l'ho conosciuto io capiresti quanto si sta bene". Se per questo, a un Cambogiano del periodo di Pol Pot anche il regime di Mussolini sarebbe sembrato un paradiso. Se amo l'Italia, le rinfaccio anche le sue mancanze. Oppure questo è un pamphlet elettorale per il parlamento europeo (un po' come la "Storia di un italiano" inviata a suo tempo ad ogni famiglia da Berlusconi), al che mi spiegherei il tono dell'opera.

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    Paolo Beenees said on Mar 26, 2011 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
    (64)
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  • Others 310 Pages
  • ISBN-10: 8804569174
  • ISBN-13: 9788804569176
  • Publisher: Mondadori
  • Publish date: xxxx-xx-xx
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