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Io non ho paura

Per le Scuole superiori

Di

Editore: Einaudi Scuola

4.0
(12937)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 192 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Tedesco , Francese , Finlandese , Portoghese , Greco , Ceco , Olandese

Isbn-10: 8828607335 | Isbn-13: 9788828607335 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico , Copertina rigida , eBook

Genere: Crime , Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
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  • 4

    “Ora era di nuovo buio. E c’era papà. E c’ero io.”

    Il coraggio ha dei limiti. Anzi, uno solo in realtà e si chiama paura. La paura che si nasconde dietro tanti travestimenti, dietro all’arroganza, dietro al rispetto ossequioso, dietro alla prepotenza, dietro all’ignoranza, dietro all’ostentazione sfrenata del potere, della ricchezza, del successo ...continua

    Il coraggio ha dei limiti. Anzi, uno solo in realtà e si chiama paura. La paura che si nasconde dietro tanti travestimenti, dietro all’arroganza, dietro al rispetto ossequioso, dietro alla prepotenza, dietro all’ignoranza, dietro all’ostentazione sfrenata del potere, della ricchezza, del successo…la paura porta molte maschere e non sempre è facile riconoscerla.
    Non sono una estimatrice di Niccolò Ammaniti, trovo che abbia un indubbio talento, ma non mi ha mai convinta veramente del tutto.
    Questo suo romanzo fu d’ispirazione per Gabriele Salvatores e il suo omonimo film, per me il più bello dell’intera filmografia del regista partenopeo, superiore anche al tanto decantato e amato “Mediterraneo”(un gran bel film, per carità, ma a mio modesto parere un po’ sopravvalutato), una pellicola strepitosa, geniale, toccante, nata da un romanzo altrettanto bello, magari non all’altezza della trasposizione cinematografica, ma davvero molto bello.
    Protagonista è un bambino, Michele, protagonista insieme ai suoi giochi, alle sue paure, a quell’età bellissima e spensierata, ai mostri, non quelli finti, ma quelli reali, in carne e ossa, quelli che ti sono accanto, che ti dormono accanto, che ti hanno generato.
    E’ l’estate del 1978, un’estate rovente che colpisce un isolato paesino del Sud Italia, un paesino chiuso, dove ognuno si conosce, dove ognuno sa tutto di tutti.
    Qui Michele trascorre le sue giornate con i suoi amici(il Teschio, sbruffone e arrogante, Salvatore, snob e viziato rampollo della famiglia più benestante del paese, Remo, solitario e taciturno, Barbara, una bambina grassa e bisognosa di affetto e attenzioni) andando in giro per i campi assolati con la sua bicicletta, giocando a pallone, ammirando la bellezza dagli sconfinati campi di grano.
    Durante uno di questi giochi, Michele si imbatte in una casa abbandonata dove, nello scantinato nascosto da una lastra di marmo, vive uno sconosciuto bambino.
    Michele non sa come sia finito lì, il bambino è sporco, macilento, reso quasi cieco dall’oscurità; prova a parlarci, ma dalla sua bocca escono solo frasi farneticanti.
    Pian piano riesce a conquistare la fiducia del bambino e tra i due nasce una forte amicizia, un’amicizia che verrà ben presto distrutta dalla crudeltà degli adulti…
    L’ingenuità del mondo fanciullesco e la cattiveria del mondo adulto: sono i due temi portanti del romanzo, messi a confronto da Niccolò Ammaniti in un romanzo dalla grande semplicità, dalla semplicità di parole che ti arrivano dritte al cuore, dalla solarità delle immagini, frutto di vivide descrizioni da parte dell’autore degli assolati campi di grano, delle afose notti d’estate.
    Il romanzo conquista fin dalle prime pagine per il suo linguaggio diretto, semplice, per il modo in cui Ammaniti descrive il mondo attraverso gli occhi di un bambino che, come è inevitabile, si scontra ben presto con la corruzione del mondo adulto, un mondo che genera in lui odio, orrore e paura.
    In poco più di duecento pagine l’autore affronta con delicatezza e dolcezza temi scottanti come l’omertà, come l’onore di una famiglia, come il valore dell’amicizia e della giustizia, come il tradimento e lo fa con una tale poesia che gli fa davvero onore.
    Tutto sembra vivo in queste pagine, il sole cocente, il vento che soffia piano tra i campi di grano, la solitudine di quel paese così dimenticato dal mondo, le sue notti misteriose, fatte di sussurri, di verità mai raccontate, di pianti segreti, di voglia di scappare per trovare una nuova strada, un mondo migliore.
    E c’è anche il coraggio che ha una sua parte importante, il coraggio che non si fa mettere limiti dalla paura, che l’affronta a testa alta, che la sconfigge, perché non c’è cosa peggiore nella vita che lasciarsi soccombere dalle proprie paure, rinunciando così per sempre a vivere.
    Un gran bel romanzo, pieno di coraggio e di quel sentimento che, nonostante tutto, ci spinge ancora ad andare avanti: la speranza.

    ha scritto il 

  • 4

    Lettura consigliata

    E' la storia di Michele, un bambino che scopre la crudeltà delle persone negli occhi e nel corpo di un altro bambino, Filippo.
    Michele e Filippo diventeranno amici, ma purtroppo accadranno cose che metteranno alla prova il giovane protagonista.
    Libro triste ma bello.

    ha scritto il 

  • 5

    Nel silenzio della campagna pugliese, in un'estate caldissima, un gruppo di bambini gioca in mezzo ai campi di grano. E uno di loro, Michele, scopre che il male esiste, che è terribilmente reale e ha una faccia peggiore dell'incubo più brutto che un bambino possa immaginare.

    ha scritto il 

  • 3

    Si fa leggere, fila via veloce, scritto in modo fluido (anche se i congiuntivi volutamente sbagliati messi in bocca a Michele, il protagonista, a un certo punto danno fastidio) eppure tutto sembra rimanere troppo in superficie. E' un romanzo discreto, una buona lettura estiva, comunque niente che ...continua

    Si fa leggere, fila via veloce, scritto in modo fluido (anche se i congiuntivi volutamente sbagliati messi in bocca a Michele, il protagonista, a un certo punto danno fastidio) eppure tutto sembra rimanere troppo in superficie. E' un romanzo discreto, una buona lettura estiva, comunque niente che giustifichi il successo che ha avuto.

    ha scritto il 

  • 4

    brutto ma bello!

    Un tema penoso, difficile, affrontato con tutta la leggerezza di cui Ammaniti è maestro. La storia seppur raccapricciante assume tutta un'altra connotazione se raccontata dal punto di vista di un ragazzino, coetaneo della vittima, vissuto sempre in povertà nell'estrema periferia a sud dell'Italia ...continua

    Un tema penoso, difficile, affrontato con tutta la leggerezza di cui Ammaniti è maestro. La storia seppur raccapricciante assume tutta un'altra connotazione se raccontata dal punto di vista di un ragazzino, coetaneo della vittima, vissuto sempre in povertà nell'estrema periferia a sud dell'Italia, ma coraggioso e intrepido come un eroe dei fumetti.
    Come altri libri di questo autore, i sentimenti più contrapposti si sono scatenati durante la lettura che, nonostante l'amarezza, è scivolata via veloce, verso un finale estremamente drammatico ma che lascia uno spiraglio di luce appena accennato.

    ha scritto il 

  • 4

    Per quanto riguarda me, questo è uno di quei rari casi di "ho preferito il film". Sarà per la stupenda colonna sonora, sarà per la bella fotografia, sarà per il finale meno "monco", ma il film mi dà una sensazione di maggiore compiutezza.
    (Tra parentesi, niente di personale contro Ammaniti ...continua

    Per quanto riguarda me, questo è uno di quei rari casi di "ho preferito il film". Sarà per la stupenda colonna sonora, sarà per la bella fotografia, sarà per il finale meno "monco", ma il film mi dà una sensazione di maggiore compiutezza.
    (Tra parentesi, niente di personale contro Ammaniti ma sono anche convinta che questo libro, se lui non avesse il padre che ha, avrebbe giaciuto in un cassetto per molto più tempo.)
    Venendo a noi, la vicenda è semplice: in un paesello del meridione, quattro case in mezzo ai campi di grano, un gruppo di adulti ha l'idea di arricchirsi nel modo peggiore possibile. Ossia, rapendo un bambino di famiglia benestante e chiedendo un riscatto. Michele, un bimbo del paese, durante un gioco troverà per sbaglio il nascondiglio del bambino e verrà, pian piano, a conoscenza di tutto il piano. Deciderà dunque di aiutare il bambino sequestrato.
    La vicenda è narrata in prima persona, dallo stesso Michele ormai cresciuto (lo si capisce dal fatto che, a un certo punto, parla di una vacanza che ha fatto dieci anni dopo l'estate in cui la vicenda si svolge). Appurato questo, si può perdonare tranquillamente il fatto che alcuni dei pensieri del protagonista non sembrino proprio plausibili in testa a un bambino di nove anni. Un po' meno perdonabili i mancati congiuntivi, che ci sarebbero stati se l'io narrante fosse stato appunto quello del bambino di nove anni; dato che così non è, a un certo punto iniziano a pesare un po' dando allo stile un senso troppo palese di "artefatto". A parte ciò, il romanzo scorre benissimo e si legge davvero in poco tempo. Lo stile si rifà, ho trovato, parecchio alla letteratura americana da Hemingway in su. (Non credo sia casuale la citazione da "On the road" a inizio libro.) Non ha magari lo stesso vigore, ma l'esperimento è interessante e funzionale all'ambientazione in cui la storia si svolge. Ambientazione resa, tra parentesi, in modo ottimo e grande punto di forza del romanzo. Altro punto di forza è la costruzione del rapporto fra i due bambini, Michele e Filippo. Da un lato Michele è un ragazzo semplice e generoso, cresciuto nelle campagne, di carnagione scura e capelli scuri; dall'altro, Filippo è un bimbo di buona famiglia, delicato e biondo, figlio di un imprenditore. Il rapporto fra i due si sviluppa in modo straordinariamente naturale, sia pure nelle strane circostanze in cui entrano in contatto, perché l'immaginazione dei bambini ha il potere di contrastare qualunque ostacolo. Il gruppo di adulti, coi loro litigi e col lato oscuro del mondo, rimane sullo sfondo. Anche il possibile vero motivo del rapimento proprio di Filippo, buttato lì a mezza bocca dal vecchio Sergio insieme al volto di una madre disperata al telegiornale, rimane lì, non confermato né disconfermato ma semplice pulce nell'orecchio del lettore.
    Proprio nel nome dell'affetto di quella madre, però, Michele decide di aiutare Filippo. Si porta nel cuore tutta la delusione e la disillusione nello scoprire che un padre per lui eroe e modello è in realtà implicato nel sequestro, è "l'uomo nero che porta via i bambini". E così tutti gli adulti della piccola comunità di Acqua Traverse. E in questo senso è un libro che "sa" davvero di infanzia, ma di quell'infanzia in bilico, che è sul punto di diventare adolescenza, che già inizia ad accorgersi che nel mondo ci sono cose che non vanno ma che ancora non riesce a spiegarsele. Ottima dunque la caratterizzazione del gruppo di bambini, in contrapposizione col mondo "dei grandi" che appena sono in grado di intravedere.
    "Cresci e vattene da qui" è quello che Michele si sente dire. E il desiderio di diventare adulti, col conseguente tentativo di "fare i grandi", si ritrova spesso all'interno del romanzo. Acqua Traverse è, come già detto, una frazioncina di quattro case in mezzo alle campagne. Agli occhi dei bambini perfino il vicino paese di Lucignano è distante al punto da sembrare quasi irraggiungibile. Il loro mondo è tutto fra i campi di grano, le stesse nuvole temporalesche sembrano quasi un fenomeno dimenticato, proveniente da un altro universo; così come gli elicotteri dei Carabinieri, che hanno ai loro sguardi l'effetto che avrebbero animali preistorici, viventi e mai visti. L'alta collina in cui è prigioniero Filippo sembra addirittura una montagna mai scalata, solo arrivandoci ci si accorge che al di là la campagna continua come prima. Il "Nord" è solo il nome di un luogo sconosciuto, neppure geografico ma quasi sognato, che forse neppure esiste. Dopo le nubi temporalesche, però, l'aria si fa limpida. Il protagonista riesce per la prima volta a vedere il mare.
    E così, dopo quella vicenda, in qualche modo crescerà: imparerà che gli adulti non sono eroi senza macchia, che i mostri non esistono ma che il mostro peggiore è quello che risiede dentro ognuno di noi.
    Quali che siano le vicende di Michele dopo la brutta, bruttissima avventura, non ci è dato saperlo a causa di quel finale un po' troppo "monco".
    Nel complesso comunque un buon romanzo, forse un po' sopravvalutato. Anche se, ripeto, per quanto mi riguarda il film è meglio.

    ha scritto il 

  • 3

    Interessante, ottime le descrizioni dei luoghi e particolare il modo di descrivere, e di conseguenza far "sentire" al lettore, il tempo meteorologico.
    Interessante anche il modo in cui viene vista e vissuta la vicenda prettamente dal punto di vista del bambino, cosa non facile per un adulto ...continua

    Interessante, ottime le descrizioni dei luoghi e particolare il modo di descrivere, e di conseguenza far "sentire" al lettore, il tempo meteorologico.
    Interessante anche il modo in cui viene vista e vissuta la vicenda prettamente dal punto di vista del bambino, cosa non facile per un adulto esprimersi come un bambino.
    Nell'insieme però il libro credo sia sopravalutato, a tratti è lento e non ti fa venir voglia di dire: E dopo!?!?!
    Comunque sono tutti pensieri soggettivi, ognuno è libero di pensare quello che vuole.

    ha scritto il 

  • 5

    E' un libro fantastico.
    La trama è originale ma verosimile, si sviluppa linearmente, semplicemente, ma lascia anche spazio al detto e non detto, alla fantasia del singolo lettore, soprattutto nel finale.
    Lo stile è davvero impressionante. Schietto, veloce, a volte crudo ma mai inoppor ...continua

    E' un libro fantastico.
    La trama è originale ma verosimile, si sviluppa linearmente, semplicemente, ma lascia anche spazio al detto e non detto, alla fantasia del singolo lettore, soprattutto nel finale.
    Lo stile è davvero impressionante. Schietto, veloce, a volte crudo ma mai inopportuno. Quando un linguaggio troppo terra terra è inserito in un libro c'è sempre il rischio di suonare provocatori o volgari; questo non è proprio il caso, tutto scorre in modo tremendamente reale, coinvolgendo il lettore senza metterlo in imbarazzo.
    Forse è proprio una sorta di realismo moderno, privato delle lunghe descrizioni verghiane che tanto ci hanno annoiato alle scuole superiori e con un linguaggio che effettivamente rispecchia il parlato di tutti i giorni (pur non perdendo la poesia di un romanzo).
    E poi ai piccoli personaggi è impossibile non affezionarsi. Sarà scritto da un grande, ma ti proietta proprio nel mondo di un bambino, della sua ingenuità e del suo coraggio.

    ha scritto il 

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