Io non mi chiamo Miriam

Di

Editore: Iperborea

4.2
(162)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 576 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8870914674 | Isbn-13: 9788870914672 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Laura Cangemi

Disponibile anche come: eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
«Io non mi chiamo Miriam», dice di colpo un’elegante signora svedese il giorno del suo ottantacinquesimo compleanno, di fronte al bracciale con il nome inciso che le regala la famiglia. Quella che le sfugge è una verità tenuta nascosta per settant’anni, ma che ora sente il bisogno e il dovere di confessare alla sua giovane nipote: la storia di una ragazzina rom di nome Malika che sopravvisse ai campi di concentramento fingendosi ebrea, infilando i vestiti di una coetanea morta durante il viaggio da Auschwitz a Ravensbrück. Così Malika diventò Miriam, e per paura di essere esclusa, abbandonata a se stessa, o per un disperato desiderio di appartenenza continuò sempre a mentire, anche quando fu accolta calorosamente nella Svezia del dopoguerra, dove i rom, malgrado tutto, erano ancora perseguitati. Dando voce e corpo a una donna non ebrea che ha vissuto sulla propria pelle l’Olocausto, Majgull Axelsson affronta con rara delicatezza e profonda empatia uno dei capitoli più dolorosi della storia d’Europa e il destino poco noto del fiero popolo rom, che osò ribellarsi con ogni mezzo alle SS di Auschwitz. Io non mi chiamo Miriam parla ai nostri giorni di crescente sospetto verso l’«altro» interrogandosi sull’identità – etnica, culturale, ma soprattutto personale – e riuscendo a trasmettere la paura e la forza di una persona sola al mondo, costretta nel lager come per il resto della vita a tacere, fingere e stare all’erta, a soppesare ogni sguardo senza mai potersi fidare di nessuno, a soffocare i ricordi, i rimorsi, il dolore per gli affetti perduti: «Non si può dire tutto! Non se si è della razza sbagliata e si ha vissuto sulla propria pelle l’intero secolo.»
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  • 4

    Una bella prova narrativa sul problematico e complesso reinserimento di una sopravvissuta alla shoà nella società svedese ; ma non posso negare certe lungaggini ed una eccessiva lentezza. Le parti mig ...continua

    Una bella prova narrativa sul problematico e complesso reinserimento di una sopravvissuta alla shoà nella società svedese ; ma non posso negare certe lungaggini ed una eccessiva lentezza. Le parti migliori sono quelle in cui sono rievocate le vicende nei lager nazisti e l'attenzione posta sui soprusi patiti dal popolo Rom.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Un romanzo sull’Olocausto un po’ diverso dai tanti che ho letto da quando ero ragazzina: anzitutto questa è una storia romanzata ma basata su fatti realmente accaduti.
    Il libro racconta di una anziana ...continua

    Un romanzo sull’Olocausto un po’ diverso dai tanti che ho letto da quando ero ragazzina: anzitutto questa è una storia romanzata ma basata su fatti realmente accaduti.
    Il libro racconta di una anziana signora svedese che, nel giorno del suo 85° compleanno, riceve in regalo dai suoi familiari un braccialetto d’argento, un pezzo di artigianato zingaro con inciso all’interno il suo nome; all’improvviso esclama: Io non mi chiamo Miriam!
    I familiari non ci fanno molto caso, ma in seguito, durante una passeggiata con la nipote, Miriam si apre confessandole la verità: è nata zingara e ha finto di essere ebrea durante la deportazione nazista per sopravvivere all’interno dei campi di concentramento, Auschwitz prima e Ravensbruck poi.
    Racconta della persecuzione contro gli zingari (pagina di storia poco conosciuta, almeno da me), del loro sterminio ad Auschwitz durante una notte perché avevano osato ribellarsi ai nazisti; degli esperimenti del dott. Mengele sui bambini, principalmente gemelli e preferibilmente zingari.
    Ma la donna racconta anche di come ha continuato a tacere sulla sua identità, una volta in salvo, perché anche nella moderna e gelida Svezia gli zingari erano messi al bando e perseguitati... cosa che non è ancora del tutto terminata nei paesi nordici.
    La Axelsson scrive con mano leggera di tutto quello che è accaduto in quegli anni, illustrando gli orrori e le sofferenze subite. A noi le considerazioni del caso.
    Un’ottima lettura!

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    0

    Di romanzi e testi sull'Olocausto ne ho letti a cesti, perchè mio papà è appassionato di storia della Seconda Guerra Mondiale e in giro per casa non è mai mancato il materiale, per tacere delle gite n ...continua

    Di romanzi e testi sull'Olocausto ne ho letti a cesti, perchè mio papà è appassionato di storia della Seconda Guerra Mondiale e in giro per casa non è mai mancato il materiale, per tacere delle gite nell'est europeo con visite ai campi. La mia migliore amica è ebrea, nipote di scampati ad Auschwitz, e un fratello di mia nonna fu una delle cavie di Mathausen.
    Questo è un testo diverso. Lo scambio di identità fra Miriam e Malika è fittizio, vero invece il soggiorno in Svezia di un gruppo di profughe di Ravensbruck.
    Sinceramente, non so dire se mi sia piaciuto o no, e non sono certa di aver capito il messaggio.
    La protagonista vive in una menzogna non necessaria: e non lo fa per senso di colpa, non lo fa dubbio morale- dubbi che, etici e morali, vengono sollevati e spesso, ma galleggiano sulle teste dei protagonisti senza dare il via a nulla di davvero costruttivo.
    Lo fa perchè le cose sono andate così, e sente che tornare indietro non si può. Ma è proprio così?
    E allora nega sè stessa, la sua famiglia, i suoi valori: e mente, mente, mente ... ma perchè, poi? Implicitamente, va confermando ciò che è espresso, reputandolo un pregiudizio, non meno di tre o quattro volte nel libro: gli zingari mentono, sempre.
    Era quello il messaggio? Direi di no. E allora come la mettiamo?
    No, non trovo coerente.

    ha scritto il 

  • 5

    Mi ero ripromessa di non leggere più nulla sull'olocausto ma questo libro non mi ha lasciato scelta.
    Rubo una frase dalla postfazione di Larsson "Un romanzo, almeno un romanzo intenso e verosimile co ...continua

    Mi ero ripromessa di non leggere più nulla sull'olocausto ma questo libro non mi ha lasciato scelta.
    Rubo una frase dalla postfazione di Larsson "Un romanzo, almeno un romanzo intenso e verosimile come quello di Majgull Axelsson, comporta nonostante tutto il vantaggio di indurre anche il lettore più recalcitrante a calarsi nei pensieri e nei sentimenti di eroi ed eroine dandogli accesso all'interiorità dei personaggi" Pur non trattandosi, seconde me, di eroi, è esattamente quello che ho provato leggendolo.

    ha scritto il 

  • 5

    85 e più anni di vita, di cui 3 in lager. Storia in una zingara.

    La descrizione della vita nei campi di sterminio e di lavoro è un capolavoro di letteratura e di orrore a livello dei libri di Levi. Il resto è un gradevole romanzo di paure e ricompense.
    Un elemento ...continua

    La descrizione della vita nei campi di sterminio e di lavoro è un capolavoro di letteratura e di orrore a livello dei libri di Levi. Il resto è un gradevole romanzo di paure e ricompense.
    Un elemento che aumenta il valore di questa lettura è che la protagonista è una zingara rom. Raramente si parla di zingari come persone normali, di elevati sentimenti e di grande dignità, come invece avviene in questo libro. Questo mi ha fatto molto piacere, perché non amo la generalizzazione dei giudizi.
    Per contro non amo i libri nei quali la storia non procede in ordine cronologico, ma nell'ordine drammaturgico che piace all'autore. Peccato veniale, che non inficia il mio totale e convinto apprezzamento per questa opera.

    ha scritto il 

  • 2

    Delusione

    Fa brutto criticare un libro che parla dei campi di concentramento, ma questa lettura non mi ha proprio convinta. Mi intrigava la trama e, soprattutto, mi piaceva il fatto che, per una volta, non si p ...continua

    Fa brutto criticare un libro che parla dei campi di concentramento, ma questa lettura non mi ha proprio convinta. Mi intrigava la trama e, soprattutto, mi piaceva il fatto che, per una volta, non si parlasse solo di ebrei, ma anche di rom. Trovo però che lo sviluppo dell'idea di base non sia stato all'altezza delle mie aspettative. Prima di tutto ho trovato una narrazione estremamente ripetitiva. Non so quante volte viene espresso il concetto per cui la protagonista si sente una traditrice per aver rinnegato la sua identità, quanto si senta sola e spaesata, ecc. Ok diciamo che ha reso l'idea anche fin troppo.
    Poi devo dire che la trama non è del tutto convincente. Una persona si finge ebrea senza conoscere nulla della cultura ebraica e a nessuno viene il benché minimo sospetto. Che poi non mi è ben chiaro perché pensi di poter sopravvivere più facilmente da ebrea piuttosto che da rom.
    Infine devo dire che non mi sono nemmeno piaciuti i momenti descritti al presente. I rapporti familiari di Miriam mi sono sembrati solo accennati, non sarebbe valsa la pensa di approfondirli un po' anziché sbrodolare per intere pagine sui sensi di colpa della protagonista? Che cosa mi significa il personaggio della nuora? E la nipote? Non è nient'altro che il pretesto per far partire il racconto di ciò che è accaduto, ma avrebbe potuto avere più spessore a mio parere.
    Delusa.

    ha scritto il 

  • 2

    Letto perché tanto acclamato, questo libro non mi ha preso per nulla, pur trattando di un argomento che mi interessa da anni e di cui ho letto tanto.
    Credo sia il libro sull'argomento Olocausto più pi ...continua

    Letto perché tanto acclamato, questo libro non mi ha preso per nulla, pur trattando di un argomento che mi interessa da anni e di cui ho letto tanto.
    Credo sia il libro sull'argomento Olocausto più piatto e meno coinvolgente che abbia mai letto.

    ha scritto il 

  • 5

    romanzi sull'olocausto ne sono stati scritti molti ma questo aggiunge qualcosa. oltre agli orrori perpetrati, alla necessità di dimenticare il passato, qui si aggiunge il punto di vista dei rom e la l ...continua

    romanzi sull'olocausto ne sono stati scritti molti ma questo aggiunge qualcosa. oltre agli orrori perpetrati, alla necessità di dimenticare il passato, qui si aggiunge il punto di vista dei rom e la lotta fra poveri, la mancanza di solidarietà ed anzi la lotta alla sopravvivenza a scapito del prossimo. la privazione non genera automaticamente solidarietà, è possibile fra singoli, ma nel gruppo è difficile, prevalgono istinti biechi.
    scritto in modo molto scorrevole, si legge piacevolmente nonostante l'argomento molto forte.
    da leggere.

    ha scritto il