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Io sono di legno

Di

3.6
(1713)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco

Isbn-10: A000014214 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Altri

Genere: Fiction & Literature , Romance , Teens

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Descrizione del libro
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  • 1

    Bella l'idea, storie interessanti ma a mio parere poco sviluppate... più che un libro concluso sembra di leggere la bozza che la scrittrice deve ancora correggere e approfondire. Peccato perché i pres ...continua

    Bella l'idea, storie interessanti ma a mio parere poco sviluppate... più che un libro concluso sembra di leggere la bozza che la scrittrice deve ancora correggere e approfondire. Peccato perché i presupposti erano ottimi.

    ha scritto il 

  • 5

    Uno dei miei libri preferiti

    Adoro il suo modo di scrivere,sembra quasi poesia.
    La storia..bhè che dire della storia... io l'ho trovata davvero molto bella è un susseguirsi di emozioni,per non parlare del finale davvero inaspetta ...continua

    Adoro il suo modo di scrivere,sembra quasi poesia.
    La storia..bhè che dire della storia... io l'ho trovata davvero molto bella è un susseguirsi di emozioni,per non parlare del finale davvero inaspettato.

    ha scritto il 

  • 4

    Protagoniste della vicenda sono due donne, madre e figlia. Mia e sua madre Giulia. È un sabato sera come tanti: Mia è uscita e non rientrerà prima dell’alba, Giulia è a casa e s’imbatte nel diario del ...continua

    Protagoniste della vicenda sono due donne, madre e figlia. Mia e sua madre Giulia. È un sabato sera come tanti: Mia è uscita e non rientrerà prima dell’alba, Giulia è a casa e s’imbatte nel diario della figlia. Lo legge e tra quelle pagine scopre la sua vera Mia, tra quelle pagine riaffiorano i ricordi e Giulia decide di usare la scrittura per far conoscere a sua figlia la sua storia. Racconterà dei suoi primi amori, del rapporto difficile con le sorelle, della sua passione per la Medicina, dell’incontro con l’uomo che diventerà suo marito e del dolce tormento di un amore proibito.

    “Scrivere è spogliarsi di fronte a qualcuno, lasciarsi guardare così, nudi e in piedi, pieni di difetti.”

    Questo romanzo concretizza pienamente l’incomunicabilità dell’era moderna. Sembra assurdo che madre e figlia non si conoscano, che non riescano a parlare tanto che ricorrono alla scrittura. Entrambe prese dalle loro vite, dai loro sbagli per guardarsi negli occhi e raccontarsi. Giulia e Mia legate in maniera indissolubile sono in realtà due estranee che condividono per alcune ore lo stesso tetto, eppure sono più simili di quanto possano pensare.

    Giulia è una donna insoddisfatta della sua vita, inquieta, sposata con un uomo che non ama, preferisce trascorrere ore in ospedale piuttosto che tra le pareti domestiche e Mia che tra quelle pareti non sta bene, preferisce evadere, uscire, ballare, frequentare uomini escludendo i sentimenti. Giulia e Mia sono due donne che hanno bisogno di ritrovarsi, di riamarsi…

    Terza protagonista è la scrittura che da perfetta aiutante, permette tramite il suo potere, di far riavvicinare madre e figlia.

    L’autrice si serve di uno stile semplice e scorrevole composto da brevi frasi che rispecchiano il linguaggio colloquiale. I numerosi dialoghi serrati sono interrotti da frasi a effetto capaci di rendere appieno gli stati d’animo dei personaggi ai quali la Carcasi dà spazio senza mai risultare noiosa o pesante.

    Ampio è il coinvolgimento emotivo del lettore, il quale segue le vicende narrative con vivo interesse, quasi cercando di aiutare Giulia e Mia a ritrovarsi.

    Un romanzo diverso da “Ma le stelle quante sono”, meno adolescenziale e più riflessivo.

    ha scritto il 

  • 4

    Scordare è più crudele di dimenticare: chi è dimenticato viene tolto dalla mente, chi è scordato viene tolto dal cuore. E se io abito nel tuo cuore e tu mi cacci, io non avrò altro posto dove stare.

    Che rumore ha la felicità? Qual è il suo supremo segreto?
    Sono queste le domande che Giulia si pone ogniqualvolta torna a casa. Chiavi arrugginite che girano fragorosamente in una serratura; il trames ...continua

    Che rumore ha la felicità? Qual è il suo supremo segreto?
    Sono queste le domande che Giulia si pone ogniqualvolta torna a casa. Chiavi arrugginite che girano fragorosamente in una serratura; il tramestio assordante del campanello di casa; il dolce tepore di una stanza dove l'individuo è signore e padrone di tutto ciò che vede o tocca.
    Quando fu l'ultima volta che accettò di prendere tutto quello che ha sempre voluto senza dare grande importanza alle conseguenze? Il suo cuore, anche se incauto e ingenuo, non dimenticherà mai la prima volta che ha ottenuto quello per cui ha tanto confidato illudendosi che, svolazzante come una farfalla, potrebbe svolazzargli intorno. Fornirgli efficaci mezzi d'evasione, picchi che durano attimi o secondi.
    Una donna che non ha mai potuto scegliere per se stessa, la più piccina delle matriosche ma con un contenuto è condannata a ricordare per sempre quell'istante, perché ormai è perduta e la sua anima ha ormai un prezzo da pagare. Eppure ha sempre continuato con perseveranza il suo percorso. Accudire una figlia adolescente nel fior fiore degli anni, donarle conforto e calore, constatare quanta bellezza possa esserci nel portare in grembo il frutto di un amore che potrebbe rilevarsi come la persona più importante della tua vita. Una felicità imprecisata. Intangibile come le ombre che abitano in lei, che la circondano ogni giorno.
    Quella di Giulia, infatti, è una felicità piuttosto vaga. Scrivere diviene così punizione, dolore e poi felicità ai suoi tormenti. Spogliarsi di fronte a qualcuno, lasciarsi guardare così, nuda e in piedi, piena di difetti di carne. Evitare che i ricordi la sovrastino, riuscire a neutralizzarsi e a confessare tutto di sua spontanea volontà. Giorno dopo giorno, mediante parole macchiate di tormenti neri come l'inchiostro, sacrifici che offre quotidianamente in cambio di una pace interiore. A volte preferisce nascondersi, fingere che vada tutto bene piuttosto che confessare. Così ha scelto la sua professione di medico e tutto quel che ne consegue. Non una scelta che l'abbia fatta diventare qualcuno, ma un modo per tuffarsi in un dolore diverso pur di non sentire il suo. Volare nelle storie degli altri, e ascoltarli attentamente. Le storie bussano nella sua gabbia toracica e, nel momento in cui si rifugia, dimentica completamente la sua - così priva di energia e importanza.

    Io non sono nata uccello, sono nata grillo: ho volato a metà, sono stata un attimo in aria e l'attimo dopo a terra, mezzo salto e mezzo volo.

    Io sono di legno è un romanzo che, nella sua semplicità, potrebbe apparire diverso ma che, al contrario, è una continua ricerca di padre, madri, affetti repressi o mancati. Si provano delle stranissime sensazioni a leggere la storia di questa mamma, dal passato oscuro e tenebroso, e personaggi imprigionati in un pozzo oscuro che riesce a catturare tutto ciò che li circonda.
    La prima cosa che avverti è il profumo di una storia che ha avuto l'utilità dello sfogo e dell'avvertimento di un anima che vaga lungo la riva dell'insoddisfazione, e quello del dolore che inzuppa la nostra anima come un terribile acquazzone. Nella sala d'aspetto della vita, ho visto una donna fragile seduta nella scrivania di casa che, lontana dal peso del fantasma invisibile delle esperienze passate che tuttavia avvolgono il suo animo come una coperta ingombrante, mi sussurrò all'orecchio parole che si persero ormai nel tempo. Un mormorio lontano impossibile da distinguere.
    Una ragazza, una bambina che smise di essere tale il giorno in cui s'inoltrò nel sentiero insidioso della vita che, rimanendomi vicino, mi raccontò con rammarico, cosa aveva visto: vanità, bellezza e conforto per un cuore che si ostina a non chiudere la finestra del passato. Ignara dei motivi che la spinsero a confidarsi e a catapultare così il lettore su uno spazio mai visto prima di adesso ma che ha tanto di famigliare. Soggetto a fantasie scritte in una biografia che nessuno ha mai letto veramente, nell'unico posto in cui la sua anima si annulla e leggiadra saliva al cielo fra le avverse stelle.
    Quello della Carcasi è un romanzo emozionante, spigliato, avvolgente capace di strappare il cuore. Fra le sue pagine ho riconosciuto una Giulia profonda, sensibile che, nonostante la brevità della storia, riesce a lasciare un segno indelebile nel cuore: un amore che rifiuta di perdersi nei recessi più reconditi della mente umana. Esistono casi, personaggi le cui azioni si intrecceranno e si sovrapporranno per tessere una catena di eventi che determineranno il loro destino e quello della protagonista e, in questo piccolo organismo, è possibile avvertire amori e segreti inconfessabili che, col tempo, se svelati potrebbero rinsavire l'anima.
    Una tela dipinta con una vastità di colori, un frammento della vita di una donna sola e incompresa che, attraverso la letteratura, riuscirà a domare quella bestia che ringhia e agogna la libertà. L'intreccio spedito ma non sempre limpido spedisce dritto fra le sue braccia, rievocando una storia semplice ma toccante che ha del romantico, che sopravvive nella mente del lettore come un ricordo suo. E ci rende partecipi di qualcosa che, in un modo o nell'altro, lascia una traccia del nostro passaggio.
    Fra ragazzini nerd e precoci, in una città avvolta dalla nebbia, Io sono di legno mi ha dato la possibilità di ascoltare la storia di una donna insicura ma per nulla timorosa della vita o della morte. Un racconto che coinvolge inevitabilmente nel suo abbraccio, un moto rapido del cuore umano che induce alla compassione.

    Il cuore è piccolo, lo tieni in una mano, non c'è spazio per tante cose lì dentro: al massimo, se si stringe, ci può stare una persona.

    ha scritto il 

  • 2

    Non mi dispiace come l'autrice scrive, mi sono interessata alla storia, eppure evidentemente qualcosa mi é mancato, perché non posso dire di averlo apprezzato.

    ha scritto il 

  • 4

    Ho riletto questo libro a distanza di anni. Primo ed unico caso di rilettura, ma era doverosa. Inutile dire che, anche questa volta, il continuo cambio di punto di vista mi ha infastidita. Io i libri ...continua

    Ho riletto questo libro a distanza di anni. Primo ed unico caso di rilettura, ma era doverosa. Inutile dire che, anche questa volta, il continuo cambio di punto di vista mi ha infastidita. Io i libri così, proprio non li capisco. Eppure, da un romanzo epistolare cosa ci si può aspettare? Le due storie sono unite da un leggero filo conduttore, ma è veramente minimo. Il diario della figlia fa solo da spunto per quello della madre. E il problema di comunicazione, allora? Forse non l'avrei reso così. Forse avrei seguito un unico filone narrativo, senza sovraccaricare il lettore di informazioni e sproloqui che a volte ho trovato essere noiosi e da saltare a pie' pari. Ma ehi, la scrittrice non sono io. Quindi sì, è una storia scritta abbastanza bene, con un eccesso di frasi ad effetto che ne amplificano il successo. Lo stile narrativo l'ho trovato adatto ad una ragazza che scrive il proprio diario personale, fortunatamente, anche se a volte alcune frasi le ho trovate forzate. E' questo il motivo per cui, in questa rilettura, il libro perde una stellina. Rimane comunque un libro consigliato, piacevole e veloce, con cui sorridere ed andare a letto. La Carcasi mi piace, anche se affronta i problemi molto molto alla lontana.

    E in un attimo accorgersi che "forever" è solo una parola e come tutte le parole dura poco.

    Perchè il sangue quando è diverso, fa fatica a riconoscersi e, a volte, non si saluta.

    Io non sono capace di perdonare, penso che quando cominci a perdonare è difficile smettere, è un vizio che rischia di farti passare per fesso.

    Non credo ai principi e alle belle addormentate, al vissero per sempre felici e contenti, credo alle persone che si sopportano ogni giorno, a quelli che ogni tanto si dicono "ti odio" e maledicono il giorno in cui si sono incontrati.

    A inseguire mille farfalle non se ne acchiappa una.

    Il destino non fa cenni: alza la mano e dà la risposta, non suggerisce. Le risposte le hai solo quando lui ha finito, sta andando a letto. Il destino, te ne accorgi che c'è quando guardi indietro, mai quando guardi avanti.

    Per sorridere bene bisogna essere allenati.

    Il mare è logorroico, non ce la fa proprio a stare zitto. Tu sei lì che vuoi stare per i fatti tuoi, che vuoi farti un giro nei tuoi discorsi e lui insiste, ti bagna i piedi, si intromette, richiama attenzioni.

    L'universo tende al disordine, le molecole si allontanano ogni giorno di più una dall'altra. Io penso che anche le persone funzionano così, ogni giorno si disperdono fino a non ritrovarsi.

    Ogni persona fa finta: fa finta di fare la rivoluzione, fa finta di essere speciale, fa finta di innamorarsi, fa finta di essere immortale. Io mi sono stancata di fare finta.

    Il cuore è piccolo, lo tieni in una mano, non c'è spazio per tante cose là dentro: al massimo, se si stringe, ci può stare una persona.

    Non siamo noi a stabilire le nostre traiettorie, sono i ricordi che tracciano i confini.

    Il legno sembra fermo, ma è sottoposto a pressioni interne che lo spaccano. La ceramica si rompe, fa subito mostra dei suoi cocci rotti. Il legno no, finché può nasconde, si lascia torturare ma non confessa.

    Ce la prendiamo col destino che ci ha fatto nascere qui e non là, perché con qualcuno ce la dobbiamo prendere.

    E' questo il vantaggio di non seminare, non hai il problema delle aspettative.

    ha scritto il 

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