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Io sono di legno

Di

3.6
(1681)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco

Isbn-10: A000014214 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Altri

Genere: Fiction & Literature , Romance , Teens

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Descrizione del libro
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  • 4

    Scordare è più crudele di dimenticare: chi è dimenticato viene tolto dalla mente, chi è scordato viene tolto dal cuore. E se io abito nel tuo cuore e tu mi cacci, io non avrò altro posto dove stare.

    Che rumore ha la felicità? Qual è il suo supremo segreto?
    Sono queste le domande che Giulia si pone ogniqualvolta torna a casa. Chiavi arrugginite che girano fragorosamente in una serratura; il tramestio assordante del campanello di casa; il dolce tepore di una stanza dove l'individuo è sig ...continua

    Che rumore ha la felicità? Qual è il suo supremo segreto?
    Sono queste le domande che Giulia si pone ogniqualvolta torna a casa. Chiavi arrugginite che girano fragorosamente in una serratura; il tramestio assordante del campanello di casa; il dolce tepore di una stanza dove l'individuo è signore e padrone di tutto ciò che vede o tocca.
    Quando fu l'ultima volta che accettò di prendere tutto quello che ha sempre voluto senza dare grande importanza alle conseguenze? Il suo cuore, anche se incauto e ingenuo, non dimenticherà mai la prima volta che ha ottenuto quello per cui ha tanto confidato illudendosi che, svolazzante come una farfalla, potrebbe svolazzargli intorno. Fornirgli efficaci mezzi d'evasione, picchi che durano attimi o secondi.
    Una donna che non ha mai potuto scegliere per se stessa, la più piccina delle matriosche ma con un contenuto è condannata a ricordare per sempre quell'istante, perché ormai è perduta e la sua anima ha ormai un prezzo da pagare. Eppure ha sempre continuato con perseveranza il suo percorso. Accudire una figlia adolescente nel fior fiore degli anni, donarle conforto e calore, constatare quanta bellezza possa esserci nel portare in grembo il frutto di un amore che potrebbe rilevarsi come la persona più importante della tua vita. Una felicità imprecisata. Intangibile come le ombre che abitano in lei, che la circondano ogni giorno.
    Quella di Giulia, infatti, è una felicità piuttosto vaga. Scrivere diviene così punizione, dolore e poi felicità ai suoi tormenti. Spogliarsi di fronte a qualcuno, lasciarsi guardare così, nuda e in piedi, piena di difetti di carne. Evitare che i ricordi la sovrastino, riuscire a neutralizzarsi e a confessare tutto di sua spontanea volontà. Giorno dopo giorno, mediante parole macchiate di tormenti neri come l'inchiostro, sacrifici che offre quotidianamente in cambio di una pace interiore. A volte preferisce nascondersi, fingere che vada tutto bene piuttosto che confessare. Così ha scelto la sua professione di medico e tutto quel che ne consegue. Non una scelta che l'abbia fatta diventare qualcuno, ma un modo per tuffarsi in un dolore diverso pur di non sentire il suo. Volare nelle storie degli altri, e ascoltarli attentamente. Le storie bussano nella sua gabbia toracica e, nel momento in cui si rifugia, dimentica completamente la sua - così priva di energia e importanza.

    Io non sono nata uccello, sono nata grillo: ho volato a metà, sono stata un attimo in aria e l'attimo dopo a terra, mezzo salto e mezzo volo.

    Io sono di legno è un romanzo che, nella sua semplicità, potrebbe apparire diverso ma che, al contrario, è una continua ricerca di padre, madri, affetti repressi o mancati. Si provano delle stranissime sensazioni a leggere la storia di questa mamma, dal passato oscuro e tenebroso, e personaggi imprigionati in un pozzo oscuro che riesce a catturare tutto ciò che li circonda.
    La prima cosa che avverti è il profumo di una storia che ha avuto l'utilità dello sfogo e dell'avvertimento di un anima che vaga lungo la riva dell'insoddisfazione, e quello del dolore che inzuppa la nostra anima come un terribile acquazzone. Nella sala d'aspetto della vita, ho visto una donna fragile seduta nella scrivania di casa che, lontana dal peso del fantasma invisibile delle esperienze passate che tuttavia avvolgono il suo animo come una coperta ingombrante, mi sussurrò all'orecchio parole che si persero ormai nel tempo. Un mormorio lontano impossibile da distinguere.
    Una ragazza, una bambina che smise di essere tale il giorno in cui s'inoltrò nel sentiero insidioso della vita che, rimanendomi vicino, mi raccontò con rammarico, cosa aveva visto: vanità, bellezza e conforto per un cuore che si ostina a non chiudere la finestra del passato. Ignara dei motivi che la spinsero a confidarsi e a catapultare così il lettore su uno spazio mai visto prima di adesso ma che ha tanto di famigliare. Soggetto a fantasie scritte in una biografia che nessuno ha mai letto veramente, nell'unico posto in cui la sua anima si annulla e leggiadra saliva al cielo fra le avverse stelle.
    Quello della Carcasi è un romanzo emozionante, spigliato, avvolgente capace di strappare il cuore. Fra le sue pagine ho riconosciuto una Giulia profonda, sensibile che, nonostante la brevità della storia, riesce a lasciare un segno indelebile nel cuore: un amore che rifiuta di perdersi nei recessi più reconditi della mente umana. Esistono casi, personaggi le cui azioni si intrecceranno e si sovrapporranno per tessere una catena di eventi che determineranno il loro destino e quello della protagonista e, in questo piccolo organismo, è possibile avvertire amori e segreti inconfessabili che, col tempo, se svelati potrebbero rinsavire l'anima.
    Una tela dipinta con una vastità di colori, un frammento della vita di una donna sola e incompresa che, attraverso la letteratura, riuscirà a domare quella bestia che ringhia e agogna la libertà. L'intreccio spedito ma non sempre limpido spedisce dritto fra le sue braccia, rievocando una storia semplice ma toccante che ha del romantico, che sopravvive nella mente del lettore come un ricordo suo. E ci rende partecipi di qualcosa che, in un modo o nell'altro, lascia una traccia del nostro passaggio.
    Fra ragazzini nerd e precoci, in una città avvolta dalla nebbia, Io sono di legno mi ha dato la possibilità di ascoltare la storia di una donna insicura ma per nulla timorosa della vita o della morte. Un racconto che coinvolge inevitabilmente nel suo abbraccio, un moto rapido del cuore umano che induce alla compassione.

    Il cuore è piccolo, lo tieni in una mano, non c'è spazio per tante cose lì dentro: al massimo, se si stringe, ci può stare una persona.

    ha scritto il 

  • 2

    Non mi dispiace come l'autrice scrive, mi sono interessata alla storia, eppure evidentemente qualcosa mi é mancato, perché non posso dire di averlo apprezzato.

    ha scritto il 

  • 4

    Ho riletto questo libro a distanza di anni. Primo ed unico caso di rilettura, ma era doverosa. Inutile dire che, anche questa volta, il continuo cambio di punto di vista mi ha infastidita. Io i libri così, proprio non li capisco. Eppure, da un romanzo epistolare cosa ci si può aspettare? Le due s ...continua

    Ho riletto questo libro a distanza di anni. Primo ed unico caso di rilettura, ma era doverosa. Inutile dire che, anche questa volta, il continuo cambio di punto di vista mi ha infastidita. Io i libri così, proprio non li capisco. Eppure, da un romanzo epistolare cosa ci si può aspettare? Le due storie sono unite da un leggero filo conduttore, ma è veramente minimo. Il diario della figlia fa solo da spunto per quello della madre. E il problema di comunicazione, allora? Forse non l'avrei reso così. Forse avrei seguito un unico filone narrativo, senza sovraccaricare il lettore di informazioni e sproloqui che a volte ho trovato essere noiosi e da saltare a pie' pari. Ma ehi, la scrittrice non sono io. Quindi sì, è una storia scritta abbastanza bene, con un eccesso di frasi ad effetto che ne amplificano il successo. Lo stile narrativo l'ho trovato adatto ad una ragazza che scrive il proprio diario personale, fortunatamente, anche se a volte alcune frasi le ho trovate forzate. E' questo il motivo per cui, in questa rilettura, il libro perde una stellina. Rimane comunque un libro consigliato, piacevole e veloce, con cui sorridere ed andare a letto. La Carcasi mi piace, anche se affronta i problemi molto molto alla lontana.

    E in un attimo accorgersi che "forever" è solo una parola e come tutte le parole dura poco.

    Perchè il sangue quando è diverso, fa fatica a riconoscersi e, a volte, non si saluta.

    Io non sono capace di perdonare, penso che quando cominci a perdonare è difficile smettere, è un vizio che rischia di farti passare per fesso.

    Non credo ai principi e alle belle addormentate, al vissero per sempre felici e contenti, credo alle persone che si sopportano ogni giorno, a quelli che ogni tanto si dicono "ti odio" e maledicono il giorno in cui si sono incontrati.

    A inseguire mille farfalle non se ne acchiappa una.

    Il destino non fa cenni: alza la mano e dà la risposta, non suggerisce. Le risposte le hai solo quando lui ha finito, sta andando a letto. Il destino, te ne accorgi che c'è quando guardi indietro, mai quando guardi avanti.

    Per sorridere bene bisogna essere allenati.

    Il mare è logorroico, non ce la fa proprio a stare zitto. Tu sei lì che vuoi stare per i fatti tuoi, che vuoi farti un giro nei tuoi discorsi e lui insiste, ti bagna i piedi, si intromette, richiama attenzioni.

    L'universo tende al disordine, le molecole si allontanano ogni giorno di più una dall'altra. Io penso che anche le persone funzionano così, ogni giorno si disperdono fino a non ritrovarsi.

    Ogni persona fa finta: fa finta di fare la rivoluzione, fa finta di essere speciale, fa finta di innamorarsi, fa finta di essere immortale. Io mi sono stancata di fare finta.

    Il cuore è piccolo, lo tieni in una mano, non c'è spazio per tante cose là dentro: al massimo, se si stringe, ci può stare una persona.

    Non siamo noi a stabilire le nostre traiettorie, sono i ricordi che tracciano i confini.

    Il legno sembra fermo, ma è sottoposto a pressioni interne che lo spaccano. La ceramica si rompe, fa subito mostra dei suoi cocci rotti. Il legno no, finché può nasconde, si lascia torturare ma non confessa.

    Ce la prendiamo col destino che ci ha fatto nascere qui e non là, perché con qualcuno ce la dobbiamo prendere.

    E' questo il vantaggio di non seminare, non hai il problema delle aspettative.

    ha scritto il 

  • 3

    Di Giulia Carcasi ho letto migliaia di citazioni in giro su internet, soprattutto su Tumblr, citazioni davvero bellissime nella maggior parte dei casi. Un suo libro intero non l'avevo mai letto prima di questo. Al momento penso che siano più belle le singole frasi pescate qua e là della storia ne ...continua

    Di Giulia Carcasi ho letto migliaia di citazioni in giro su internet, soprattutto su Tumblr, citazioni davvero bellissime nella maggior parte dei casi. Un suo libro intero non l'avevo mai letto prima di questo. Al momento penso che siano più belle le singole frasi pescate qua e là della storia nell'insieme. In ogni caso questa è stata una piacevole lettura estiva, forse d'inverno mi avrebbe fatto un altro effetto.

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    ha scritto il 

  • 2

    Mah

    Decisamente troppo irreale secondo me, non è riuscito a dirmi niente di davvero nuovo, cose già sentite e risentite...è comunque scorrevole ma a distanza di nemmeno un mese dalla lettura non so nemmeno più di cosa parlasse esattamente. Un libro come un altro che passa senza essere ricordato

    ha scritto il 

  • 3

    STRANO, PARTICOLARE, MA BELLO

    Non so bene perché ma adoro leggere quei romanzi che hanno ottenuto critiche contrastanti. La cosa buffa è che in realtà, quando ho preso il libro, non lo sapevo. Ad attirarmi è stata la copertina, che trovo bellissima, e anche la trama, che preannuncia un dialogo scritto, onesto e sincero, tra m ...continua

    Non so bene perché ma adoro leggere quei romanzi che hanno ottenuto critiche contrastanti. La cosa buffa è che in realtà, quando ho preso il libro, non lo sapevo. Ad attirarmi è stata la copertina, che trovo bellissima, e anche la trama, che preannuncia un dialogo scritto, onesto e sincero, tra madre e figlia. Poi, arrivata a casa, ho scoperto appunto che questo romanzo è stato accolto in modo a volte diametralmente opposto dai vari lettori.

    La prima cosa che fa un certo effetto è il fatto che Giulia Carcasi ha scritto questo romanzo a soli 23 anni, senza che la sua giovane età traspaia troppo nel suo stile narrativo.
    E la trama anche non è poi così male. Una madre, Giulia, viste le difficoltà a comunicare con la figlia Mia, decide, pur sapendo quanto sia sbagliato, di leggerne il diario e di scrivere a sua volta la sua storia, per spiegare alla figlia alcune cose che a voce non sarebbe in grado di dirle.

    Ho trovato particolare la suddivisione e l'alternanza tra i capitoli a seconda dei due diversi diari che si portano alla luce e lo sviluppo della trama intrecciata a seconda delle pagine scritte. L'idea che una madre scriva e si scriva in un diario da dare poi alla figlia, non è male... se fossi mamma e avessi problemi di comunicazione con una figlia adolescente, probabilmente farei la stessa cosa, anche se scrivere mette in condizione di passività il lettore.

    ha scritto il 

  • 4

    Ho letto il libro molto tempo fa, mi è rimasto un buon ricordo complessivo. Molte frasi ad effetto che ti fanno riflettere, alcune ti entrano dentro, e altre devi rileggere per essere sicura di aver capito bene.
    Mi piace molto questa scrittrice, forse le storie sono uno po (perdonatemi) ban ...continua

    Ho letto il libro molto tempo fa, mi è rimasto un buon ricordo complessivo. Molte frasi ad effetto che ti fanno riflettere, alcune ti entrano dentro, e altre devi rileggere per essere sicura di aver capito bene.
    Mi piace molto questa scrittrice, forse le storie sono uno po (perdonatemi) banali, ma ben pensate e strutturate. La consiglio soprattutto ad un target giovane.

    ha scritto il 

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