Io sono di legno

Di

Editore: Feltrinelli Editore

3.6
(1838)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 141 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco

Isbn-10: 8807943964 | Isbn-13: 9788807943966 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Adolescenti

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Descrizione del libro
Ma quando Giulia si ritrova a leggere il diario di Mia, l’ingranaggio si rompe. Bisogna tornare indietro. E Giulia lo fa.
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  • 5

    Un ritratto di famiglia non convenzionale scritto benissimo ed emozionante.
    Un rapporto madre-figlia che si dipana e si racconta attraverso lettere, confessioni su un diario segreto e cresce fino al f ...continua

    Un ritratto di famiglia non convenzionale scritto benissimo ed emozionante.
    Un rapporto madre-figlia che si dipana e si racconta attraverso lettere, confessioni su un diario segreto e cresce fino al finale.
    L'autrice è giovanissima e molto talentuosa.

    ha scritto il 

  • 3

    Appena ho cominciato a leggerlo avrei dato 4 stelle, ma man mano che procedevo il voto calava fino a 3.
    E' giusto che una madre legga il diario del proprio figlio/a?? Io dico di no, però i casi sono m ...continua

    Appena ho cominciato a leggerlo avrei dato 4 stelle, ma man mano che procedevo il voto calava fino a 3.
    E' giusto che una madre legga il diario del proprio figlio/a?? Io dico di no, però i casi sono molti e le motivazioni le più disperate, quindi anche il mio no potrebbe essere ridimensionato...
    Ricordo quando il mio diario è stato letto da mia madre, ricordo la mia furia e la sensazione di essere volata dalla persona a cui credevo e mi fidavo.
    Questo primo inizio, si ha una madre che legge il diario della figlia che non riconosce più, rispondendole e raccontandole di sé. Bello vedere due stili di vite a confronto, quante volte ci siamo confrontati con i nostri genitori prima e con i nostri figli dopo, ogni epoca ha le sue caratteristiche.
    Sono arrivata a sentire antipatia per la protagonista, per la sua mancanza di carattere, contro la sorella, la madre e tutto il resto della vita...

    ha scritto il 

  • 5

    Fantastico... mi ero fatta un'idea di questo libro leggendo frasi contenute in esso in giro, ma non sapevo bene di cosa parlasse.
    È stata una grande sorpresa pagina dopo pagina.. due personaggi oppost ...continua

    Fantastico... mi ero fatta un'idea di questo libro leggendo frasi contenute in esso in giro, ma non sapevo bene di cosa parlasse.
    È stata una grande sorpresa pagina dopo pagina.. due personaggi opposti , 2 generazioni messe a confronto, due mentalità completamente diverse... un capolavoro!

    ha scritto il 

  • 2

    Senza motivazione e motivazioni

    Prima di iniziare questa recensione devo fare due premesse. La prima è che io, prima di recensire un libro, vado a leggere altre recensioni per vedere un po' cosa ne pensano le altre persone e costrui ...continua

    Prima di iniziare questa recensione devo fare due premesse. La prima è che io, prima di recensire un libro, vado a leggere altre recensioni per vedere un po' cosa ne pensano le altre persone e costruirmi un'idea più approfondita del libro in questione. La seconda è che a me questo libro non è piaciuto. E ora vi spiego il perché.

    Ho iniziato questo libro perché, lo ammetto, sapevo di potermelo leggere in un battito di ciglia e recensirlo subito e, in più, lo avevo a casa da tanto tempo senza averlo mai letto che mi sono detta: perché no?
    Il no è arrivato alla fine del libro, dopo tutte le centoquaranta pagine. Questo è un libro che mi ha fatto davvero, davvero arrabbiare, perché l'idea di partenza, in se stessa, non era male. Sono convinta che raccontare un dialogo tra le generazioni, in un epoca come quella che stiamo vivendo tutti, possa essere illuminante, interessante. E anche lo stile dell'autrice è molto scorrevole, con delle frasi profonde quanto basta per leggervi dentro anche qualcosa di noi. Ma non così. Così no. Non con questi personaggi.
    Io, a Mia e a Giulia, le ho odiate. Davvero. La madre, Giulia, l'ho iniziata a non sopportare più verso la fine del libro, perché non mi aspettavo da lei una così poca maturità emotiva. Intendo dire che tutti abbiamo delle cicatrici che nessuno conosce, che lei, anche coraggiosamente, tenta di rivelare alla figlia, ma il modo in cui le ha affrontate, poi, all'atto pratico mi hanno lasciato molto delusa. Con la figlia, invece, è stato odio quasi a prima lettura. Penso che se dovessi trovarmela davanti le tirerei uno schiaffo o qualcosa di simile, perché proprio i suoi ragionamenti sono fuori da ogni logica. Se quelli della madre hanno la maturità di una ventenne, lei non arriva nemmeno all'età di sei anni. Diciotto anni, delusa dalla vita e dall'amore - che non credo sappia nemmeno cosa sia - si rifugia in uomini volutamente sbagliati. Prova un odio verso il mondo che non si spiega.
    Ecco, forse è questo, secondo me, il problema del libro: non si spiega. Molti atteggiamenti dei personaggi sono campati per aria, senza motivazione. E questo, per me, è stato anche l'impedimento che non mi ha permesso di legarmi a queste due donne. Hanno poco spessore emotivo e vi sono davvero, davvero poche e debolissime emozioni. La storia stessa è quasi irreale.
    Il rapporto madre-figlia è praticamente inesistenze e, ancora, non abbiamo idea della causa scatenante del distacco. Giulia, che decide di sposare un uomo che non ama; un uomo che odia le donne; un uomo con cui ha un rapporto sessuale che, appena l'ho letto mi sono detta: ma davvero? Nulla che potesse spiegare la ragione per cui legare due vite che non hanno nulla in comune tranne la professione. Mia utilizza gli uomini (e dico volutamente uomini e non ragazzi, data l'età matura dei soggetti in questione) come salviette usa e getta, che non ha ancora capito che cosa fare della sua vita, che, come la madre, si svende al primo offerente perché nulla è importante. Che cosa importa? Il principe azzurro non esiste quindi non vale la pena nemmeno provare a cercare qualcosa che non sia il peggio del peggio.
    A me, sinceramente, ha dato molto fastidio. E decisamente non lo consiglio.

    ha scritto il 

  • 5

    Doppio Io

    Inizia con un splendida perla di Alda Merini questo libro prezioso e a tratti sconvolgente. "La parola del legno/non è uniforme, /è una polifonia/ di rumori ardenti/ che hanno come diapason/le foglie ...continua

    Inizia con un splendida perla di Alda Merini questo libro prezioso e a tratti sconvolgente. "La parola del legno/non è uniforme, /è una polifonia/ di rumori ardenti/ che hanno come diapason/le foglie mosse dal vento". Un romanzo a due voci. Un dialogo a distanza tra una madre e una figlia. Ma la distanza è qualcosa di materiale o, piuttosto, un sentimento. Uno stato d'animo, una difesa?
    Comunicare. Parlare, aprirsi, mostrarsi senza filtri è così difficile? Forse doloroso, ma indispensabile. E' un viaggio a ritroso, contro-tempo, dentro se stessi. Come nella sabbia di una clessidra. Per poter guardare avanti e ritrovarsi. Un libro sulla vita in senso stretto, sulla maternità e su quei rapporti viscerali che non si possono spiegare a parole. Leggendo ci si scopre ad identificarsi prima con una e poi con l'altra. Fino alla conclusione che lascia con un sospiro in petto. Madre e figlia che all'inizio sembravano così distanti, diverse, improvvisamente appaiono vicine, talmente simili da sovrapporsi. L'incomunicabilità totale delle prime pagine lascia il posto al "riconoscimento". E allora si comprende che "la verità è bicolore".
    Non sono diverse le generazioni, sono solo diversi gli scenari, gli schemi sociali. I condizionamenti. La madre si scopre figlia e la figlia vede in sé le proprie radici, quel che l'ha portata ad essere quella che è. L'accettazione di sé restituisce equilibrio a quel che ad un primo sguardo era sembrato caos. Una canzone di Venditti recita "...per raccontare domani a tua figlia chi eri...", no, raccontaglielo ora, adesso, subito. Non c'è tempo. Trova il modo, anche se quel modo è disdicevole, non accettabile. "Una madre non lo fa, io si." Leggi il suo diario, deframmenta i suoi segnali, scendi o sali, ma fallo ora.
    La metafora del legno ci chiarisce l'importanza di ascoltare la propria anima. "Il legno sembra ferro, ma è sottoposto a pressioni interne che lentamente lo spaccano. La ceramica si rompe, fa subito mostra dei suoi cocci rotti. Il legno no, finché può nasconde, si lascia torturare ma non confessa. Io sono di legno" dice la figlia. Fino a quando sente che la madre forse è proprio come lei. La riconosce. "Io ho studiato Medicina perché tu studiassi Lettere o Musica o danza. -e mi sembra di vederla soffrire mentre dice questa cosa. E non capisco perché. Anche lei è di legno."
    Un libro incredibile, difficile da abbandonare. Un linguaggio diretto, con frasi brevi ed incisive. La presenza di alcuni "colpi di scena" contribuisce a creare un interesse crescente, pagina dopo pagina. Un gran, bel libro che ci insegna come, partendo da presupposti diversi le cose, forse, sarebbero andate nello stesso modo. Il destino. Le nostre vite circolari, come anelli legati gli uni agli altri. Indissolubilmente.
    La pioggia. "Essere pioggia non è facile. Devi concederti solo alle terre che hanno bisogno di te, altrimenti allaghi." La madre.
    Pioggia e legno. " Penso che il legno è tosto, ma sotto l'acqua può ammorbidirsi". La figlia.

    ha scritto il 

  • 1

    Bella l'idea, storie interessanti ma a mio parere poco sviluppate... più che un libro concluso sembra di leggere la bozza che la scrittrice deve ancora correggere e approfondire. Peccato perché i pres ...continua

    Bella l'idea, storie interessanti ma a mio parere poco sviluppate... più che un libro concluso sembra di leggere la bozza che la scrittrice deve ancora correggere e approfondire. Peccato perché i presupposti erano ottimi.

    ha scritto il 

  • 5

    Uno dei miei libri preferiti

    Adoro il suo modo di scrivere,sembra quasi poesia.
    La storia..bhè che dire della storia... io l'ho trovata davvero molto bella è un susseguirsi di emozioni,per non parlare del finale davvero inaspetta ...continua

    Adoro il suo modo di scrivere,sembra quasi poesia.
    La storia..bhè che dire della storia... io l'ho trovata davvero molto bella è un susseguirsi di emozioni,per non parlare del finale davvero inaspettato.

    ha scritto il 

  • 4

    Protagoniste della vicenda sono due donne, madre e figlia. Mia e sua madre Giulia. È un sabato sera come tanti: Mia è uscita e non rientrerà prima dell’alba, Giulia è a casa e s’imbatte nel diario del ...continua

    Protagoniste della vicenda sono due donne, madre e figlia. Mia e sua madre Giulia. È un sabato sera come tanti: Mia è uscita e non rientrerà prima dell’alba, Giulia è a casa e s’imbatte nel diario della figlia. Lo legge e tra quelle pagine scopre la sua vera Mia, tra quelle pagine riaffiorano i ricordi e Giulia decide di usare la scrittura per far conoscere a sua figlia la sua storia. Racconterà dei suoi primi amori, del rapporto difficile con le sorelle, della sua passione per la Medicina, dell’incontro con l’uomo che diventerà suo marito e del dolce tormento di un amore proibito.

    “Scrivere è spogliarsi di fronte a qualcuno, lasciarsi guardare così, nudi e in piedi, pieni di difetti.”

    Questo romanzo concretizza pienamente l’incomunicabilità dell’era moderna. Sembra assurdo che madre e figlia non si conoscano, che non riescano a parlare tanto che ricorrono alla scrittura. Entrambe prese dalle loro vite, dai loro sbagli per guardarsi negli occhi e raccontarsi. Giulia e Mia legate in maniera indissolubile sono in realtà due estranee che condividono per alcune ore lo stesso tetto, eppure sono più simili di quanto possano pensare.

    Giulia è una donna insoddisfatta della sua vita, inquieta, sposata con un uomo che non ama, preferisce trascorrere ore in ospedale piuttosto che tra le pareti domestiche e Mia che tra quelle pareti non sta bene, preferisce evadere, uscire, ballare, frequentare uomini escludendo i sentimenti. Giulia e Mia sono due donne che hanno bisogno di ritrovarsi, di riamarsi…

    Terza protagonista è la scrittura che da perfetta aiutante, permette tramite il suo potere, di far riavvicinare madre e figlia.

    L’autrice si serve di uno stile semplice e scorrevole composto da brevi frasi che rispecchiano il linguaggio colloquiale. I numerosi dialoghi serrati sono interrotti da frasi a effetto capaci di rendere appieno gli stati d’animo dei personaggi ai quali la Carcasi dà spazio senza mai risultare noiosa o pesante.

    Ampio è il coinvolgimento emotivo del lettore, il quale segue le vicende narrative con vivo interesse, quasi cercando di aiutare Giulia e Mia a ritrovarsi.

    Un romanzo diverso da “Ma le stelle quante sono”, meno adolescenziale e più riflessivo.

    ha scritto il 

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