Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

Io sono il cielo che nevica azzurro

Di

Editore: TopiPittori (collana Gli anni in tasca)

4.2
(54)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 128 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8889210524 | Isbn-13: 9788889210529 | Data di pubblicazione: 

Genere: Biography , Fiction & Literature

Ti piace Io sono il cielo che nevica azzurro?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Quando nasci in un piccolo paese perso fra i monti, per crescere hai a disposizione pochi riferimenti. La bambina protagonista di questo libro ne ha due. Due maestre: sua madre, infaticabile, sempre immersa nel lavoro della trattoria e della casa, ma sempre attenta, sempre capace di dire, fare, guardare, con il suo occhio infallibile, le sue parole semplici e profonde, i suoi gesti forti e sicuri. E poi la valle: quell'immenso spazio aperto per trovare il quale la bambina deve sfuggire alla prima maestra, per diventare una cosa sola con l'erba, il cielo, la roccia, l'acqua, e ascoltare i suoni emozionanti delle sue mille lingue segrete. Due scuole tanto diverse, eppure necessarie per prendere la strada di sé che coincide con quella che porta lontano, verso l'infinito della pianura. Età di lettura: da 10 anni.
Ordina per
  • 4

    La tentazione di cadere in derive nostalgiche è fortissima. Ne esco solo cercando di recuperare ed attualizzare i valori profondi e senza tempo che scaturiscono dalle pagine. Per oggi cercherò di ascoltare l'erba e le campane, poi proverò ad essere una mamma che proibisce, ma non impedisce. Del r ...continua

    La tentazione di cadere in derive nostalgiche è fortissima. Ne esco solo cercando di recuperare ed attualizzare i valori profondi e senza tempo che scaturiscono dalle pagine. Per oggi cercherò di ascoltare l'erba e le campane, poi proverò ad essere una mamma che proibisce, ma non impedisce. Del resto sta arrivando l'estate, allora sì potrò provare a riscoprire il tempo.

    ha scritto il 

  • 5

    A volte il rispetto è più amore dell'amore

    Il titolo di questa piccola biografia di Giusy Quarenghi racchiude tutta l'essenza della sua infanzia, un titolo che evoca il profumo delle giornate all'aria aperta, nella sua meravigliosa valle, compagna di giochi e avventure.
    "la mia valle era la mia isola. E lei amavo come si ama una ...continua

    Il titolo di questa piccola biografia di Giusy Quarenghi racchiude tutta l'essenza della sua infanzia, un titolo che evoca il profumo delle giornate all'aria aperta, nella sua meravigliosa valle, compagna di giochi e avventure.
    "la mia valle era la mia isola. E lei amavo come si ama una persona grande che gioca con te. La trovavo sulla porta di casa,a braccia aperte, mi chiamava, mi invitava a scappare e io lo facevo."
    Questo libro ha il sapore di cose lontane, di affetti familiari preziosi, verso il nonno che scompare all'improvviso, e verso la mamma, la donna infaticabile, maestra di vita e di rispetto.

    ha scritto il 

  • 5

    Di questo libro mi è piaciuto prima di tutto il titolo e, dopo averlo letto, posso dire che proprio il titolo anticipa una piccola, deliziosa scoperta.
    Avventurarsi nel' infanzia di Giusi Quarenghi - perché di questo si tratta - ha portato con sé il ricordo di tempi passati, quando avevo a ...continua

    Di questo libro mi è piaciuto prima di tutto il titolo e, dopo averlo letto, posso dire che proprio il titolo anticipa una piccola, deliziosa scoperta.
    Avventurarsi nel' infanzia di Giusi Quarenghi - perché di questo si tratta - ha portato con sé il ricordo di tempi passati, quando avevo amici a Bergamo, e genitori degli amici che mi raccontavano della loro vita in montagna, che mi facevano capire che l' albero degli zoccoli non era solo un film. Allora ero ragazzina e questi racconti di infanzie povere ma felici avevano il sapore di una fiaba.
    Questo racconto comincia con un putiferio di muggiti, abbaiar di cani e
    urla di bambini in un olezzo di stalla. "Erano loro l' estate, la bella stagione era lì, sulla punta delle corna delle mucche. Aveva solo da essere buona, risparmiare la grandine e i fulmini." Continua con le lezioni di vita impartite da una mamma affettuosamente implacabile: "Ho imparato presto che se non ti aspetti consolazioni il male passa prima."
    C' è la vita di ogni giorno, dura, intensa, c' è la religione che in montagna o, in generale, dove si vive o si viveva più a contatto con la natura, si avvicina molto a un rito magico.
    C' è il racconto di epiche sculacciate educative di cui essere grate alla mamma, sculacciate che farebbero impallidire il dottor Spock e i suoi epigoni. Ma a tutto c' è un limite, pensa la bambina. " 'Grazie! ' era la risposta. Grazie, capito? Perché lo so che ti dispiace darmele ma lo fai per il mio bene. In totale disaccordo, cercavo almeno di prenderle con una certa dignità. Poi mi massaggiavo le chiappe e me ne stavo quieta per un po', per dimenticare e per far dimenticare. Ma quel giorno non mi trattenni dal dire alla mia mamma che da grande volevo fare tre cose: la mamma, la maestra, e la sarta.. 'Così ti faccio un bel vestito, quando sei morta.' "
    Ma questa mamma che punisce ha anche un fortissimo senso della giustizia e sa a che cosa ha diritto la sua bambina un po' ribelle. "Per la mamma essere femmina voleva sì dire trecce, gonne a pieghe, smerli, giallo paglierino e lavori domestici, ma anche volontà e diritti. Tra questi, lo studio. Io avevo diritto a studiare. Il diritto di qualcuno, però, comporta il dovere di qualcun altro. I miei genitori avevano il dovere di permettermi di studiare; io quello di studiare. La mamma me lo spiegò così bene che non mi passò neanche per la testa di non averne voglia e di soffrire di nostalgia. Il collegio non era abbandono, non era castigo, non era sfortuna; semplicemente, dato il mio paese remoto e mal collegato alla città. era il posto dove avrei potuto esercitare un diritto importante, riconosciutomi per prima e in modo decisivo dalla mia mamma. Quante discussioni tra lei e il papà. Era come se a lei non bastasse avermi fatto nascere una volta, voleva che nascessi ancora, e continuassi a nascere. Sono partita forte di questa volontà e di questo rispetto: mi scaldavano come abbracci. A volte il rispetto è più amore del' amore."
    E poi… e poi… potrei continuare per ore ad elencare le chicche racchiuse in poco più di cento pagine. Questo libro e la bambina che lo abita si sono scavati un cantuccio caldo nel mio cuore e so che non mi lasceranno più.

    ha scritto il 

  • 5

    Mi ha ricordato di quando ero bambina e gli alberi mi parevano ancora più grandi e lo zucchero filato aveva un sapore diverso da quello di adesso e tutta la mia realtà sembrava luccicare di una luce particolare piena di magie sempre da scoprire.


    Letto accompagnato da questa bellissima canz ...continua

    Mi ha ricordato di quando ero bambina e gli alberi mi parevano ancora più grandi e lo zucchero filato aveva un sapore diverso da quello di adesso e tutta la mia realtà sembrava luccicare di una luce particolare piena di magie sempre da scoprire.

    Letto accompagnato da questa bellissima canzone che mi ha fatta piangere un centinaio di volte:

    http://www.youtube.com/watch?v=ubeVUnGQOIk

    ha scritto il 

  • 4

    Usava le parole come cucinava: conosceva la qualità delle materie prime e le sceglieva con cura; dava molta importanza al tipo di pentola, al fuoco, al tempo e al coperchio, su o giù a seconda; assaggiava solo con il naso e con gli occhi; sapeva fare le porzioni a seconda della fame; non sprecava ...continua

    Usava le parole come cucinava: conosceva la qualità delle materie prime e le sceglieva con cura; dava molta importanza al tipo di pentola, al fuoco, al tempo e al coperchio, su o giù a seconda; assaggiava solo con il naso e con gli occhi; sapeva fare le porzioni a seconda della fame; non sprecava nulla, nemmeno le briciole. Faceva lo stesso con le parole: le sceglieva con attenzione; usava tutte quelle che servivano, non una andava sprecata, non una risparmiata; sapeva come trattarle, di ognuna conosceva il sapore e la resa, quali mettere vicine, quali no.
    Impigliata nelle sue parole, non vedevo l'ora che tacesse; quando taceva però, quando lei rinunciava alle parole, io mi sentivo perduta. Senza parole, era peggio.
    Ho imparato da lei, credo, ad avere fiducia nelle parole, a cercarle nella convinzione che quelle giuste ci sono, a scegliere quali dire e quali tacere, di volta in volta; a non rinunciare a dire, a insistere a dire, a dire fino alla fine e ancora un po', anche se può far male; ad ascoltarle tutte, le parole, anche quelle non dette, a partire da quelle dette.

    ha scritto il 

  • 5

    Una scoperta... e una riscoperta!!!

    Un titolo che incanta, una storia dolce come solo i ricordi di un passato lontano nel tempo e nello spazio possono essere!
    Ad ogni capitolo la mia mente e il mio cuore volavano al periodo dei due mesi estivi che passavo in montagna quando ero bambina: sono molte le analogie tra le esperienz ...continua

    Un titolo che incanta, una storia dolce come solo i ricordi di un passato lontano nel tempo e nello spazio possono essere!
    Ad ogni capitolo la mia mente e il mio cuore volavano al periodo dei due mesi estivi che passavo in montagna quando ero bambina: sono molte le analogie tra le esperienze narrate e le mie, e poco importa se alcuni oggetti qua in Piemonte li chiamiamo in modo differente: quello che conta è ben altro!!
    Grazie grazie grazie grazie per aver scritto questo libro!!!!
    E ringrazio anche, chiunque ci sia lassù, di non avermi fatto crescere nel periodo della Nintendo sempre in tasca, ma delle corse giù per i prati: io a cinque anni una mucca vera l'avevo vista di persona e non solo alla televisione!

    ha scritto il 

  • 0

    le boazze per me sono le buazze.

    sullo stivo e a s.antonio.

    e mi immagino me da piccolo con mio fratello e mio cugino e soprattutto mia mamma da piccola. e mio papà.

    domanda che ho fatto anche a roberto denti:
    i bambini/ragazzi che lo sono adesso anagraficamente, riesco ...continua

    le boazze per me sono le buazze.

    sullo stivo e a s.antonio.

    e mi immagino me da piccolo con mio fratello e mio cugino e soprattutto mia mamma da piccola. e mio papà.

    domanda che ho fatto anche a roberto denti:
    i bambini/ragazzi che lo sono adesso anagraficamente, riescono a leggere volentieri questa roba?
    o non è tr difficile/nostalgico/un mondo tr sconosciuto palloso?

    non lo so. la scrittura quareng merita.

    ha scritto il 

  • 5

    Scrittura popolare per l'infanzia

    Le prime pagine ricordano Meneghello. Sarà per le boasse delle mucche che puntellano la strada del villaggio in cui è nata questa bambina d'altri tempi, ma si sente subito l'aria di un tempo antico, popolare, scanzonato ma colto, attento ai particolari, alla poesia delle piccole cose. Giusy Quare ...continua

    Le prime pagine ricordano Meneghello. Sarà per le boasse delle mucche che puntellano la strada del villaggio in cui è nata questa bambina d'altri tempi, ma si sente subito l'aria di un tempo antico, popolare, scanzonato ma colto, attento ai particolari, alla poesia delle piccole cose. Giusy Quarenghi è una bravissima scrittrice. Il racconto di questa infanzia lontana è il racconto di un paese profondamente cambiato, un racconto di radici dimenticate o rimosse. Ogni tanto, mentre leggevo, mi veniva da pensare che lì, in quelle valli chiuse dalle montagne, dove un tempo la transumanza delle mucche era uno degli avvenimenti più importanti dell'anno, oggi impera la lega. Dov'è finita la semplicità di quelle persone - meravigliose le figure dei genitori, lei grande lavoratrice, lui pigrissimo e simpaticissimo nullafacente - la saggezza antica del nonno, la complice intesa della nonna? Possibile che dietro queste figure si celino, oggi, quelli che votano Borghezio?

    In quanto al fatto che questo sia un libro per ragazzi...ho dei dubbi. L'onda del ricordo è tale che sembra quasi impossibile che venga colto da un adolescente. E poi ho l'impressione che questo mondo sia stato vissuto solo da chi è nato entro il 1970 e quindi, forse, stupido e noioso per gli odierni parametri. Vedere le immagini nelle mattonelle? Il maglioncino della festa? La gonna a pieghe? Le trecce strette strette legate col nastro? Non so quanto tutto ciò interessi alla generazione Herry Potter...Proverò a prestarlo alle mie nipoti di 13 - 14 anni...

    ha scritto il 

Ordina per