Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

Io sono l'ultimo

Lettere di partigiani italiani

Di

Editore: Einaudi (Stile Libero Extra)

4.4
(32)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 331 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8806211374 | Isbn-13: 9788806211370 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Curatore: Giacomo Papi , Andrea Liparoto , Stefano Faure

Genere: History

Ti piace Io sono l'ultimo?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
A sessant'anni da "Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana", la più grande epopea della nostra storia dalle voci dei suoi ultimi protagonisti. Oltre cento lettere piene di amore, amicizia, di odio e violenza. Un racconto corale sul fascismo, la libertà e la democrazia. I partigiani, prima di tutto, erano giovani. Si innamoravano, scoprivano di avere paura e coraggio. In queste lettere, raccolte con la collaborazione dell'Anpi, i testimoni viventi della Resistenza raccontano le torture, le bombe, i rastrellamenti. Ma anche la nascita di un bambino, un bacio mai dato, il piacere di mangiare o ridere in classe del Duce. Un racconto vivo, collettivo che arriva dal passato per parlare al presente. Il ricordo della guerra di Liberazione diventa giudizio sull'Italia di oggi.
Ordina per
  • 5

    Molto intensa questa raccolta di testimonianze, interessante soprattutto perché in qualche modo va a completare le "Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana". Le completa perché, se da un lato quelle erano le ultime sacre parole di un condannato a morte, se in esse brillava forte l ...continua

    Molto intensa questa raccolta di testimonianze, interessante soprattutto perché in qualche modo va a completare le "Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana". Le completa perché, se da un lato quelle erano le ultime sacre parole di un condannato a morte, se in esse brillava forte la speranza nel futuro, qui abbiamo la testimonianza di persone che il futuro l'hanno visto. Fortissimo trapela, in queste pagine, l'orgoglio per ciò che hanno compiuto. Trapela anche la volontà di trasmettere le loro storie, i loro ricordi, i loro ideali, la loro memoria. Perché il tempo scorre veloce e non voglio pensare al giorno in cui l'ultimo partigiano sarà morto. Non è trascorso in sé molto tempo - una settantina d'anni - ma sembrano passati secoli tanta era la diversità nel modo di vivere e di pensare. Tanto si è perso, purtroppo. E ora più che mai è fondamentale ricordare, perché è vero che se non c'è memoria non c'è futuro. Nutro anch'io la speranza, tuttavia, che i giovani d'oggi reagirebbero con lo stesso coraggio dei giovani d'allora. Perché la gioventù è l'età dell'incoscienza e dell'idealismo. L'età in cui davvero si pensa di poter cambiare il mondo e ci si muove per questo. Il disinganno arriva dopo. La Resistenza è stata dei giovani, soprattutto, e ancora piango se penso a quelle vite spezzate. Se penso che il loro sacrificio me lo porto sulle spalle. Non voglio che le loro esistenze vadano sprecate. L'importante sarebbe far riflettere i ragazzi su questo. E far leggere loro queste lettere. Che ci sono bombe e morti, sì. Torture, Ma ci sono anche amicizia e amore. E fascisti e tedeschi "non cattivi", anche quelli, sì. E tanta fiducia, sempre e comunque, e questa è forse la cosa più commovente. Viva la libertà, sempre.

    ha scritto il 

  • 5

    "Io sono l'ultimo" è una raccolta di lettere, di testimonianze, raccolte a 70 anni dalla Resistenza, raccontate dagli ultimi superstiti di quegli anni incredibili. E per me, iscritta all'ANPI, è stato a tratti commovente. Bello, da tenere lì, per le parole che contiene, da citare e ricordare e fa ...continua

    "Io sono l'ultimo" è una raccolta di lettere, di testimonianze, raccolte a 70 anni dalla Resistenza, raccontate dagli ultimi superstiti di quegli anni incredibili. E per me, iscritta all'ANPI, è stato a tratti commovente. Bello, da tenere lì, per le parole che contiene, da citare e ricordare e far leggere. Perché "chi non ha memoria non ha futuro".

    ha scritto il 

  • 5

    Non è un saggio storico, è un memoriale collettivo. E' una testimonianza e come tale va presa. E come afferma "Falco", i morti non si giudicano, i morti sono tutti uguali, ma da vivi: era da vivi che si era diversi.

    ha scritto il 

  • 5

    C'è tanto revisionismo nell'aria. Dobbiamo preservare la memoria dei partigiani, per evitare che queste persone che hanno fatto tanto per l'Italia siano equiparati a chi l'Italia l'ha condotta in guerra e a compiere atrocità e infamie.

    ha scritto il 

  • 4

    Non è un libro storic0, piuttosto una raccolta di testimonianze di chi c'era, di chi ha dato tutto e perso spesso tutto o comunque tantissimo per noi.


    Incredibile la fiducia che hanno questi uomini nello stato che hanno contribuito a creare e nella Costituzione che hanno forgiato col loro ...continua

    Non è un libro storic0, piuttosto una raccolta di testimonianze di chi c'era, di chi ha dato tutto e perso spesso tutto o comunque tantissimo per noi.

    Incredibile la fiducia che hanno questi uomini nello stato che hanno contribuito a creare e nella Costituzione che hanno forgiato col loro sangue. Un qualcosa che non può che lasciare basiti, soprattutto se paragonato alle discussioni che si sentono oggi.

    Inquietante come la loro visione del futuro sia al tempo stesso fosca e piena di speranze e fiducia in noi.

    ha scritto il 

  • 4

    Una mattina mi son svegliato…

    ‘Laila’, in montagna, ha ucciso. ‘Cesarino’, dopo il 25 luglio del ’43, ha cancellato i simboli del fascio dai muri di Oulx. ‘Rino’ ha rimediato sei pallottole dai tedeschi e ce l’ha fatta. ‘Nano’ ha finanche salvato qualche fascista dal linciaggio. ‘Topolino’ è diventato staffetta a 14 anni. ‘Ra ...continua

    ‘Laila’, in montagna, ha ucciso. ‘Cesarino’, dopo il 25 luglio del ’43, ha cancellato i simboli del fascio dai muri di Oulx. ‘Rino’ ha rimediato sei pallottole dai tedeschi e ce l’ha fatta. ‘Nano’ ha finanche salvato qualche fascista dal linciaggio. ‘Topolino’ è diventato staffetta a 14 anni. ‘Ragazzino’, che a Terni faceva il garzone, raccoglieva armi. ‘Volpe’ non ricorda nemmeno più il posto preciso dell’Emilia dove ha combattuto. ‘Mimma’, invece, lo ricorda benissimo e ricorda anche che, per la Liberazione di Roma, le fu dato l’incarico di preparare volantini tricolore. ‘Catullo’, invece, racconta ai ragazzi delle scuole di essere “l’ultimo”.

    Partigiani. Se Marcello Masini detto ‘Catullo’ non è realmente l’ultimo, poco ci manca. La Storia incede, il tempo corre, la memoria lascia il campo al rumore rullante dello show business. La vicenda partigiana, le vicende dei partigiani, le singole, umili, epopee personali che le hanno animate, non fruttano guadagno. Richiedono calma, pazienza, silenzio. Impongono la norma dell’ascolto, l’accettazione del voto di passività, l’accantonamento dell’ego e l’affermazione dell’altro. Un disciplinare del rispetto che lambisce la sacralità.

    Lo stesso che merita la lettura di “Io sono l’ultimo. Lettere di partigiani italiani”, libro-testimonianza edito da Einaudi e curato da Stefano Faure, Andrea Liparoto e Giacomo Papi e che, in maniera quasi naturale, si pone in continuità con le celeberrime ‘Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana’. Ma, a differenza di quelle, che sono scrigni di dolore e sacrificio come solo le ultime parole di un condannato sanno e possono essere, queste pulsano vita in tutte le sue forme. C’è l’ironia di ‘Laila’ che corrompeva i militari tedeschi mostrando le gambe; ci sono le barzellette sui gerarchi di ‘Fabbro’; c’è la fretta di ‘Malco’, che chiede alle nuove generazioni di farsi depositarie del ricordo; ma c’è anche la disillusione di ‘Cammello’, per cui “siamo una razza in estinzione” e l’amarezza di Carlo per il “frastuono di cose banali” che assorda l’oggi. Ci sono la felicità, l’onore, la dignità, la tristezza, il peso del ricordo.

    A distanza di quasi settant’anni da quei ‘bellissimi giorni di libertà’, ancora vibrano i polsi a leggere le loro parole, identicamente frementi, oggi come allora. Le loro voci sono ululati nella notte della prateria. Non coyoti in cerca di carogne, ma madri e padri che provano a svegliare i cuccioli assopiti dal benessere apparente del capitalismo. Voci che trasudano un entusiasmo intatto e, insieme e di contro, la disillusione evidente verso un mondo che, giorno dopo giorno, imbocca strade diverse. Un mondo che predilige le autostrade a quattro corsie e gli autogrill quattro stelle ai sentieri battuti dai partigiani, troppo scoscesi e faticosi. Voci da eterni ragazzi, di giovani ribelli che non hanno aspettato la venuta del tempo, ma che il tempo l’hanno fatto, scrivendo una storia il cui punto è ancora tutto da mettere.

    Le vicende raccontate in ‘Io sono l’ultimo’ non cambiano di una virgola il giudizio sulla Resistenza. Che resta – eccome se resta – lo spartiacque concreto tra la resa di un popolo e l’affermazione della sua dignità. Piuttosto, con il loro carico emotivo e assolutamente particolare, squarciano il velo revisionista di certa storiografia incidendolo con la lama dell’esperienza personale. Messe insieme compongono un grande racconto, un’opera iper-realistica dipinta con i colori del rosso acceso. Le leggi e, di fronte, al posto delle parole, pare di avere, inchiodati sul viso, gli occhi ormai lucidi dei veri padri d’Italia. Che il loro Dna non si perda. Mai.

    Stefano Faure-Andrea Liparoto-Giacomo Papi, “Io sono l’ultimo. Lettere di partigiani italiani”, Einaudi 2012
    Giudizio: 4 / 5 – Patrimonio

    ha scritto il 

  • 5

    Un libro che parla di come eravamo, di tempi bui che devono essere ricordati per scongiurare il rischio che possano ritornare. Il benessere ci ha reso più poveri. Di idee, ideali e dignità.

    ha scritto il 

  • 4

    Di grande insegnamento: anche a posteriori, sapendo come siamo andati a finire, la maggior parte di coloro che (come testimonia questa raccolta) scelsero la Resistenza e la lotta di Liberazione sono consapevoli di aver scelto per il meglio. E ancora hanno voglia di combattere battaglie (sulla mem ...continua

    Di grande insegnamento: anche a posteriori, sapendo come siamo andati a finire, la maggior parte di coloro che (come testimonia questa raccolta) scelsero la Resistenza e la lotta di Liberazione sono consapevoli di aver scelto per il meglio. E ancora hanno voglia di combattere battaglie (sulla memoria e quindi culturali) e agire in prima persona per cambiare il mondo. Bravissimi.

    ha scritto il