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Io sono un gatto

Di

Editore: BEAT (Biblioteca editori associati di tascabili, 9)

3.6
(1383)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 479 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Tedesco , Spagnolo , Portoghese , Giapponese

Isbn-10: 886559022X | Isbn-13: 9788865590225 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Antonietta Pastore

Disponibile anche come: Copertina morbida e spillati , eBook , Copertina rigida

Genere: Fiction & Literature , Pets , Philosophy

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Descrizione del libro
Il Novecento è appena iniziato in Giappone, e l'era Meiji sembra aver restituito onore e grandezza al paese facendone una nazione moderna. Per il gatto protagonista di queste pagine, però, un'oscura follia aleggia nell'aria, nel Giappone all'alba del XX secolo. Il nostro eroe vive, infatti, a casa di un professore che si cimenta in bizzarre imprese. Scrive prosa inglese infarcita di errori, recita canti no nel gabinetto, tanto che i vicini lo hanno soprannominato il "maestro delle latrine", accoglie esteti con gli occhiali cerchiati d'oro, spettegola della vita dissoluta di libertini e debosciati. Insomma, mostra a quale grado di insensatezza può giungere il genere umano in epoca moderna...
Pubblicato per la prima volta nel 1905, "Io sono un gatto" non è soltanto un romanzo raro, che ha per protagonista un gatto, filosofo e scettico, che osserva distaccato un radicale mutamento epocale. E' anche uno dei grandi libri della letteratura mondiale, la prima opera che inaugura il grande romanzo giapponese all'occidentale.
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  • 3

    Il gatto in questione è un osservatore di un mondo che sta cambiando, un Giappone in fase di transito, uno spaccato tra tradizioni che stanno svanendo e un avvicinarsi alla cultura occidentale vista ...continua

    Il gatto in questione è un osservatore di un mondo che sta cambiando, un Giappone in fase di transito, uno spaccato tra tradizioni che stanno svanendo e un avvicinarsi alla cultura occidentale vista come perdita di valori. La lettura non sempre è scorrevole per via degli innumerevoli termini nipponici (alla fine del libro è presente un glossario) e delle minuziose descrizioni che rallentano un pò il ritmo ma che arricchiscono molto il romanzo.
    Il finale lascia un pò l'amaro in bocca ma fa trasparire una differenza sostanziale tra la cultura orientale e occidentale, ovvero il senso stesso della vita e della morte

    ha scritto il 

  • 0

    Un libro delizioso. Chi parla, si capisce dal titolo, è un gatto. Un po’ filosofo, un po’ fannullone come tutti i gatti, questo esemplare vive e ozia nella casa di un professore e assiste metodicament ...continua

    Un libro delizioso. Chi parla, si capisce dal titolo, è un gatto. Un po’ filosofo, un po’ fannullone come tutti i gatti, questo esemplare vive e ozia nella casa di un professore e assiste metodicamente agli incontri del suo padrone con i suoi amici. Essendo un gatto trova assurdi e risibili tanti atteggiamenti umani e ha una grande considerazione di se stesso. Ma non sempre le sue critiche sono campate in aria, il comportamento umano è troppo spesso ingiustificabile e borioso. E quello di Kushami, il suo padrone, anche di più. Il linguaggio è piano e semplice trattandosi di un felino, ma questa è anche una caratteristica degli scrittori nipponici. Infine, nelle ultime pagine Natsume Soseki, per bocca dei vari Kushami, Meitei e Kangetsu, prevede e ipotizza il futuro degli uomini e della loro società. Molto interessante considerando che il libro è stato scritto all’inizio del secolo scorso, quando l'Occidente e la sua cultura preoccupavano e cambiavano il Giappone..

    ha scritto il 

  • 3

    tre stelle sono pure troppe...

    per quanto adoro i micini, questo libro per me non ha avuto ne capo nè coda.... senza contare che oltre gli sproloqui di quei quattro perdigiorno, il finale è stato.... ok mi fermo qui...

    ha scritto il 

  • 4

    Si disilludano gli amanti dei gatti: il felino senza nome, filosofeggiante e moralista, protagonista e POV di questa storia, non è veramente tale.

    Resta il fascino di qualcosa che, lo capiamo ma solo ...continua

    Si disilludano gli amanti dei gatti: il felino senza nome, filosofeggiante e moralista, protagonista e POV di questa storia, non è veramente tale.

    Resta il fascino di qualcosa che, lo capiamo ma solo di sfuggita, continua sempre a sfuggirci, appunto: una cultura agli antipodi della nostra.

    E resta la descrizione, piena di grazia e di humour sottile, della società giapponese di inizio XX secolo. Prima delle due guerre ma durante quella con la Russia. Prima di Hiroshima e Nagasaki.
    Quando la massima preoccupazione degli intellettuali era l'eccessiva penetrazione nel loro Paese del pensiero e dei costumi occidentali.

    ha scritto il 

  • 1

    E' la terza volta che provo a leggerlo....dopo due tentativi falliti mi sono decisa a riniziarlo..e ad abbandonarlo nuovamente. Non riesco proprio ad andare oltre. La storia mi incuriosisce, ma ha uno ...continua

    E' la terza volta che provo a leggerlo....dopo due tentativi falliti mi sono decisa a riniziarlo..e ad abbandonarlo nuovamente. Non riesco proprio ad andare oltre. La storia mi incuriosisce, ma ha uno sviluppo troppo lento. E solo io so quanto mi infastidisce non finire un libro, non lo sopporto!! Eppure lo sto abbandonando di nuovo.....

    ha scritto il 

  • 5

    Se questo libro mi fosse stato regalato da una persona che non conosce i miei gusti l'avrei buttato nel cestino solo leggendo il titolo. Le librerie sono piene di libri che raccontano storie di affett ...continua

    Se questo libro mi fosse stato regalato da una persona che non conosce i miei gusti l'avrei buttato nel cestino solo leggendo il titolo. Le librerie sono piene di libri che raccontano storie di affetto tra uomini e cani/gatti, roba che farebbe venire il diabete solo guardando la copertina... L'animale vende e l'autore esalta il suo protagonista (che normalmente ha un pedigree e raramente arriva da un canile/gattile) descrivendolo in modo encomiastico e strappalacrime. Io ho sei gatti e un cane, gestisco una colonia e tutte le domeniche vado in canile per cui i libri che ho appena descritto mi fanno più che schifo (e spero di avere reso l'idea del perché). "Io sono un gatto" non è affatto così, perché in realtà il gatto, pur descritto magnificamente in tutti i suoi pregi/difetti, è solo un espediente di Soseki per mostrare da vicino quello che accade in una piccola casa di Tokio dove un professore vive una vita piatta, scialba, egoista ma divertente (almeno per chi legge). E se all'inizio si rimane un po' spiazzati, al termine della lettura il fatto di non incontrare più il professore e tutti i suoi conoscenti lascia l'amaro in bocca. Si era di casa insomma... Con i suoi romanzi "occidentali" scritti in giapponese Soseki spianerà la strada a tutta quella schiera di scrittori che hanno fatto grande quella letteratura nel resto del mondo.

    ha scritto il 

  • 2

    ¡Qué gato más pesado!

    Aunque la idea de partida es original, queda eclipsada por la forma de escribir de Soseki, en la que abundan exageradas descripciones, haikus intragables, ideas sobre la cultura occidental, cuanto men ...continua

    Aunque la idea de partida es original, queda eclipsada por la forma de escribir de Soseki, en la que abundan exageradas descripciones, haikus intragables, ideas sobre la cultura occidental, cuanto menos estúpidas y reflexiones y digresiones filosóficas, que hacen que el libro sea lento y muy pesado.

    Los personajes son espantosamente vacíos e incoherentes. La historia no narra nada en concreto, ya que cada capítulo no tiene que ver con el anterior. Y el gato, un portento de la inteligencia, se dedica a despedazar a su amo (y de paso a la humanidad entera) con unos comentarios tan genéricos e insulsos que te hacen cuestionarte si es un minino tan extrordinario. A parte, de vez en cuando, al gato le da por filosofar, mientras te está contando la historia, y lo curioso es que la mayoría de las veces, las disertaciones que hace no tienen nada que ver con la historia, ni son breves, lo que entorpece el ritmo normal de lectura.

    Resumiendo, lo único que puedo decir de este libro es que es inmensamente aburrido y que leer sus 646 páginas te cuesta a horrores, ya que además, ni siquiera te recompensa con un buen final.

    ha scritto il 

  • 3

    Statico ma interessante.

    Quando ho iniziato a leggere "Io sono un gatto" non immaginavo che fosse stato scritto nel 1905; lo stile moderno di questo libro non lascia trapelare che si tratta di un romanzo che ha più di cento a ...continua

    Quando ho iniziato a leggere "Io sono un gatto" non immaginavo che fosse stato scritto nel 1905; lo stile moderno di questo libro non lascia trapelare che si tratta di un romanzo che ha più di cento anni.
    È un romanzo totalmente privo di azione; per questo lo sconsiglio a chi in un libro cerca avventure e storie dinamiche.
    Certo è che, comunque, resta un interessante libro della letteratura giapponese che, nonostante le leggere difficoltà che comporta per noi occidentali, vale la pena leggere.

    ha scritto il 

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