Io venìa pien d'angoscia a rimirarti

Di

Editore: Marsilio

4.1
(289)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 128 | Formato: Copertina morbida e spillati

Isbn-10: 8831770454 | Isbn-13: 9788831770453 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Paperback

Genere: Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli , Filosofia

Ti piace Io venìa pien d'angoscia a rimirarti?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis

ACQUISTA LIBRO
Acquisto non disponibile
per questo libro
Descrizione del libro
Recanati 1813. In un austero palazzo un ragazzo tiene un diario nel quale riporta le conversazioni e le azioni del fratello di un anno maggiore, Tardegardo Giacomo... Il libro ripropone il tema del doppio - quello che ha il suo prototipo nel "Dottor Jekyll e Mr. Hyde" - realizzando tuttavia con riscontri biografici, filologici e linguistici, una specie di apocrifo leopardiano.
Ordina per
  • 4

    Il Poeta mannaro

    Recanati, 1813.
    Là, dov’è la via che mena all’ermo colle, Orazio Carlo scruta nascostamente il fratello Tardegardo Giacomo, che in biblioteca “studia, legge, scrive, traduce, crea”. E pensa alla Luna. ...continua

    Recanati, 1813.
    Là, dov’è la via che mena all’ermo colle, Orazio Carlo scruta nascostamente il fratello Tardegardo Giacomo, che in biblioteca “studia, legge, scrive, traduce, crea”. E pensa alla Luna. Ed è irrequieto. E ha un comportamento oscuro.
    Orazio osserva e annota tutto sul suo diario.
    Certe notti, quando le ombre s’allungano, succedon fatti spaventevoli, sanguinosi, bestiali.
    Mentre da lassù guarda e illumina la terra bruna, “…la luce della Luna rivela il vero volto delle cose, rendendo smorto ciò ch’è vivo di giorno, e rendendo a vita ciò ch’alia luce del Sole par morto…”
    La Luna ha tuttavia due volti, ora è Artemide ora Persefone, ora è pura ora contaminata, ora è regina del cielo ora degli inferi. La Luna influenza uomini e natura.
    Due volti. Come l’uomo ch’è ora umano ora ferino, ora contemplativo ora brutale, ora limpido ora torbido. Ora è soave ora raccapricciante, ora saggio ora folle. Ora perfetto ora deforme.
    Infine, “… l’uomo è la propria paura; se potrà attraversarla, se potrà viaggiare dentro di essa come in un paese straniero, allora quella paura sarà più bella, ed ei potrà riguardarla come una favola, o una animata pittura.”

    Scritto di grande fascinazione. Capriccio così ben fatto da figurar veritiero.

    ha scritto il 

  • 5

    The dark side of the moon

    Mirabile assai, questo breve romanzo in cui Mari munisce, nella fantasia di chi legge, il contino Leopardi di zanne, coda e altri connotati lupeschi, nonchè di una ferale pulsione a sgozzamenti , sbr ...continua

    Mirabile assai, questo breve romanzo in cui Mari munisce, nella fantasia di chi legge, il contino Leopardi di zanne, coda e altri connotati lupeschi, nonchè di una ferale pulsione a sgozzamenti , sbranamenti e altre trucidità da fiera.
    Mirabile eziandio, che mentre lo scrittore tramuta Giacomo in presunto Mannaro, si operi una trasfusione reciproca di identità artistica fra il sommo poeta recanatese e lo stesso Mari.
    Vano sarebbe negare che ciò avvenga precipuamente in virtù di un particolare istrumento: l'arcaicismo linguistico che l'autore padroneggia con tale sprezzatura, trattando e componendo disusati lemmi in sciolto periodare, che ho assaporato ogni periodo con lo stesso entusiasmo - ma bisogna ammetterlo: con minor foga - di una porzione (facciamo due e non se ne parli più) di profiteroles.
    Ora che ho illustrato il mio parere, passiamo alla trama: si narra di un lupo che infesta con uccisioni di uomini e bestie il "natio borgo selvaggio", quasi fosse evocato dagli studi eruditi di Tardegardo Giacomo che indaga nello stesso tempo febbrilmente, le fole e le antiche testimonianze sulla luna; egli si mostra singolarmente inquieto e circospetto nell'agire, al punto da contristare vivamente il fratello Orazio che cerca di ricucire vari e inquietanti indizi allo scopo di capire cosa stia bollendo in pentola e coma possa riportarsi l'amato congiunto agli usati costumi.
    Questo oscuro frangente corrisponde in realtà ad un periodo cruciale nella formazione del futuro poeta: quello in cui, giovinetto quasi oppresso dagli studi matti e disperatissimi, sente l'esigenza di volgersi alla ricerca del vero che si cela dietro le tradizioni di civiltà diverse, concepisce il progetto di scrivere quello che sarà il "Saggio sopra gli errori popolari degli antichi" ed è punto altresì da vaghezza di dar vita ad una forma di poesia che, abbandonando i trastulli e i posticci imbellimenti degli autori passati, si dedichi a manifestare l'autentica bellezza di detto vero, cogliendo i rimandi e le remote relazioni fra discosti e disparati elementi.
    La luna indagata dal giovanissimo erudito non è quella dal volto leggiadro e silente, l'immota confidente che appare nel celebre canto che da il titolo a questo libriccino - sebbene la luna leopardiana sempre appaia malinconica e come circomfusa di dolenti vapori- non è Selene la luna piena, di splendenti vesti cinta, ma piuttosto Ecate, psicopompa, spesso raffigurata in compagnia di cani ululanti, che pare venissero lei offerti in sacrificio nelle notti di luna nuova, divinità sinistra e arcana preposta alla magia, ai misteri e come "Trivia" ai cambiamenti di direzione, e quindi alle scelte.
    Sotto la tutela della sinistra divinità lunare, anche Giacomo sceglie un nuovo percorso, che il grumo di sapienza filologica accumulata negli anni finirà per soffocarlo in una nube di polvere stantia, se non scioglierà le sue membra anchilosate in qualche forma di azione che unica può svelare gli arcani dell'esistenza.
    Giacomo - Tardegardo è pronto a gettarsi nell'abisso della sua stessa paura per recuperare quegli stessi sentimenti e sogni e vaghe fantasie che ai bambini sono ancora così famigliari, giacchè essi sono ancora tanto prossimi alle viscere di madre natura. Ma forse un'altra salvezza è possibile e la liberazione dell'anima può avvenire in modo meno cruento da quello che una vita da licantropo comporta; forse pleonastico è il dire che questa seconda occasione salvifica altri non è che la poesia.
    O correre con il lupo o poetare, queste le possibilità che l'autore di questo libriccino concede a Giacomo, e forse trattasi di dilemma che anche Mari dovette un dì risolvere;
    non ho dubbi: entrambi hanno fatto la scelta giusta.

    ha scritto il 

  • 4

    Che fai tu luna in ciel, dimmi che fai...

    Premetto che Leopardi con la sua vita, i sui scritti mi ha sempre affascinato. Da brava marchigiana varie volte ho calcato il sentiero del colle dell’Infinito sentendo la magia di quel luogo e una sor ...continua

    Premetto che Leopardi con la sua vita, i sui scritti mi ha sempre affascinato. Da brava marchigiana varie volte ho calcato il sentiero del colle dell’Infinito sentendo la magia di quel luogo e una sorta di malia nell’osservare la casa di quel sommo poeta. Mari mi ha stupita, lasciata senza parole non solo per la sua immensa cultura: in tutto il romanzo sono presenti citazioni, rimandi alle opere del protagonista, ma anche per il continuo rifarsi alla cultura classica, agli autori così cari a Leopardi stesso.
    Siamo nella Recanati del 1813 a parlare è il giovane Orazio Carlo, fratello minore di Tardegardo Giacomo che ci racconta, sottoforma di diario, la vita quotidiana in quella casa dove una madre tiranna e un padre glaciale crescono i tre figlioletti estremamente uniti tra loro. Mentre la vita di paese è funestata da una serie di eventi inquietanti e sinistri.
    Mari ha la capacità di mescolare e rendere credibilissima la costruzione storica degli studi matti e delle vicende note della biografia con elementi di fantasia. Perché Giacomo - Tardegardo ha un così vivo interesse nei confronti della luna? Per la sua duplicità? Che influenza ha la luna, astro in grado di guidare maree, di rendere il sangue più o meno denso nelle vene a seconda della sua posizione in cielo? Perché i cani abbaiano alla luna?
    Una lettura che attanaglia, nonostante il coraggio di Mari di ricorrere al linguaggio dell’Ottocento. Una volta chiuso il libro viene quasi voglia di riaprirlo per riscoprire tutte le citazioni e la cultura nascosta tra le righe.

    ha scritto il 

  • 5

    Divertente coltissimo esercizio linguistico e stilistico: il fratello di Leopardii annota in un diario segreto le sue osservazioni e i dialoghi con l'adolescente Giacomo.
    Come si risolse egli a scelgl ...continua

    Divertente coltissimo esercizio linguistico e stilistico: il fratello di Leopardii annota in un diario segreto le sue osservazioni e i dialoghi con l'adolescente Giacomo.
    Come si risolse egli a scelgliere la poesia tra le innumerevoli discipline in cui era versato?

    ha scritto il 

  • 4

    Scritto in prosa leopardiana (si sente l'eco dello Zibaldone), il romanzo breve ci immerge nel mondo di Casa Leopardi perché assume il punto di vista del fratello Carlo che osserva attentamente Giacom ...continua

    Scritto in prosa leopardiana (si sente l'eco dello Zibaldone), il romanzo breve ci immerge nel mondo di Casa Leopardi perché assume il punto di vista del fratello Carlo che osserva attentamente Giacomo. I due sono "confinati" nel palazzo di famiglia, strettamente sorvegliati dal Conte e dalla madre e la vita.scorre secondo i ritmi scanditi dai genitori ma un giorno misteriose stragi.di.pecore e il sospetto dell'esistenza di una Bestia s'insinuano nella mente fervida di immaginazione di Giacomo, stregato dalla luna....Libro magico, splendido per chi adora Leopardi e magari ha visto il film Il giovane meraviglioso. Mari riesce a "mimetizzarsi" col narratore adattando il suo stile alla materia a tal punto che abbiamo davvero l'illusione di essere seduti accanto al poeta de "L'infinito ". In più Mari condisce il tutto con la giusta dose di ironia. Consigliato

    ha scritto il 

  • 3

    «L’immaginazioni più belle son quelle che maggiormente sommuovono l’animo, scompigliandone la quete non altrimenti che un ciotto scompiglia la superficie dell’acqua».

    2012:
    E qui di immaginazione ce n’è tanta a voler creare un Tardegardo Giacomo Leopardi licantropo. Ma tant’è il fratellino tredicenne Orazio Carlo si fa molte domande sull’ irrequietezza del fratello ...continua

    2012:
    E qui di immaginazione ce n’è tanta a voler creare un Tardegardo Giacomo Leopardi licantropo. Ma tant’è il fratellino tredicenne Orazio Carlo si fa molte domande sull’ irrequietezza del fratello maggiore, sempre impegnato, come ben sappiamo, nello studio e nell’arte della poesia, ma troppo spesso trasognato e assorto nella contemplazione e nell’ammirazione della luna. La curiosità del giovane Orazio poi si fa pressante quando scopre che fra gli avi dei conti Monaldo è esistito un assai strano personaggio, tal Sigismondo Tardegardo, che licantropo era stato, iniettando anche il sospetto di una possibile ereditarietà. Con questo piccolo libretto Michele Mari si diverte a costruire una storia misteriosa, un po’ gotica intorno al grande poeta Giacomo Leopardi, usando anche il raffinato linguaggio ottocentesco, credo un tentativo di omaggiarlo in modo ironico e divertente. Io però che amo molto questo poeta, preferisco conservarne l’immagine del romantico sognatore, di colui che più di tutti ha guardato e scritto dolci e mirabili liriche alla luna, come questa:
    “Che fai tu luna in ciel?
    Dimmi, che fai, silenziosa luna?
    Sorgi la sera, e vai, contemplando i deserti; indi ti posi.”

    ha scritto il 

Ordina per
Ordina per