Io venìa pien d'angoscia a rimirarti

Di

Editore: Marsilio

4.1
(282)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 128 | Formato: Copertina morbida e spillati

Isbn-10: 8831770454 | Isbn-13: 9788831770453 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Paperback

Genere: Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli , Filosofia

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Descrizione del libro
Recanati 1813. In un austero palazzo un ragazzo tiene un diario nel quale riporta le conversazioni e le azioni del fratello di un anno maggiore, Tardegardo Giacomo... Il libro ripropone il tema del doppio - quello che ha il suo prototipo nel "Dottor Jekyll e Mr. Hyde" - realizzando tuttavia con riscontri biografici, filologici e linguistici, una specie di apocrifo leopardiano.
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  • 4

    Che fai tu luna in ciel, dimmi che fai...

    Premetto che Leopardi con la sua vita, i sui scritti mi ha sempre affascinato. Da brava marchigiana varie volte ho calcato il sentiero del colle dell’Infinito sentendo la magia di quel luogo e una sor ...continua

    Premetto che Leopardi con la sua vita, i sui scritti mi ha sempre affascinato. Da brava marchigiana varie volte ho calcato il sentiero del colle dell’Infinito sentendo la magia di quel luogo e una sorta di malia nell’osservare la casa di quel sommo poeta. Mari mi ha stupita, lasciata senza parole non solo per la sua immensa cultura: in tutto il romanzo sono presenti citazioni, rimandi alle opere del protagonista, ma anche per il continuo rifarsi alla cultura classica, agli autori così cari a Leopardi stesso.
    Siamo nella Recanati del 1813 a parlare è il giovane Orazio Carlo, fratello minore di Tardegardo Giacomo che ci racconta, sottoforma di diario, la vita quotidiana in quella casa dove una madre tiranna e un padre glaciale crescono i tre figlioletti estremamente uniti tra loro. Mentre la vita di paese è funestata da una serie di eventi inquietanti e sinistri.
    Mari ha la capacità di mescolare e rendere credibilissima la costruzione storica degli studi matti e delle vicende note della biografia con elementi di fantasia. Perché Giacomo - Tardegardo ha un così vivo interesse nei confronti della luna? Per la sua duplicità? Che influenza ha la luna, astro in grado di guidare maree, di rendere il sangue più o meno denso nelle vene a seconda della sua posizione in cielo? Perché i cani abbaiano alla luna?
    Una lettura che attanaglia, nonostante il coraggio di Mari di ricorrere al linguaggio dell’Ottocento. Una volta chiuso il libro viene quasi voglia di riaprirlo per riscoprire tutte le citazioni e la cultura nascosta tra le righe.

    ha scritto il 

  • 5

    Divertente coltissimo esercizio linguistico e stilistico: il fratello di Leopardii annota in un diario segreto le sue osservazioni e i dialoghi con l'adolescente Giacomo.
    Come si risolse egli a scelgl ...continua

    Divertente coltissimo esercizio linguistico e stilistico: il fratello di Leopardii annota in un diario segreto le sue osservazioni e i dialoghi con l'adolescente Giacomo.
    Come si risolse egli a scelgliere la poesia tra le innumerevoli discipline in cui era versato?

    ha scritto il 

  • 4

    Scritto in prosa leopardiana (si sente l'eco dello Zibaldone), il romanzo breve ci immerge nel mondo di Casa Leopardi perché assume il punto di vista del fratello Carlo che osserva attentamente Giacom ...continua

    Scritto in prosa leopardiana (si sente l'eco dello Zibaldone), il romanzo breve ci immerge nel mondo di Casa Leopardi perché assume il punto di vista del fratello Carlo che osserva attentamente Giacomo. I due sono "confinati" nel palazzo di famiglia, strettamente sorvegliati dal Conte e dalla madre e la vita.scorre secondo i ritmi scanditi dai genitori ma un giorno misteriose stragi.di.pecore e il sospetto dell'esistenza di una Bestia s'insinuano nella mente fervida di immaginazione di Giacomo, stregato dalla luna....Libro magico, splendido per chi adora Leopardi e magari ha visto il film Il giovane meraviglioso. Mari riesce a "mimetizzarsi" col narratore adattando il suo stile alla materia a tal punto che abbiamo davvero l'illusione di essere seduti accanto al poeta de "L'infinito ". In più Mari condisce il tutto con la giusta dose di ironia. Consigliato

    ha scritto il 

  • 3

    «L’immaginazioni più belle son quelle che maggiormente sommuovono l’animo, scompigliandone la quete non altrimenti che un ciotto scompiglia la superficie dell’acqua».

    2012:
    E qui di immaginazione ce n’è tanta a voler creare un Tardegardo Giacomo Leopardi licantropo. Ma tant’è il fratellino tredicenne Orazio Carlo si fa molte domande sull’ irrequietezza del fratello ...continua

    2012:
    E qui di immaginazione ce n’è tanta a voler creare un Tardegardo Giacomo Leopardi licantropo. Ma tant’è il fratellino tredicenne Orazio Carlo si fa molte domande sull’ irrequietezza del fratello maggiore, sempre impegnato, come ben sappiamo, nello studio e nell’arte della poesia, ma troppo spesso trasognato e assorto nella contemplazione e nell’ammirazione della luna. La curiosità del giovane Orazio poi si fa pressante quando scopre che fra gli avi dei conti Monaldo è esistito un assai strano personaggio, tal Sigismondo Tardegardo, che licantropo era stato, iniettando anche il sospetto di una possibile ereditarietà. Con questo piccolo libretto Michele Mari si diverte a costruire una storia misteriosa, un po’ gotica intorno al grande poeta Giacomo Leopardi, usando anche il raffinato linguaggio ottocentesco, credo un tentativo di omaggiarlo in modo ironico e divertente. Io però che amo molto questo poeta, preferisco conservarne l’immagine del romantico sognatore, di colui che più di tutti ha guardato e scritto dolci e mirabili liriche alla luna, come questa:
    “Che fai tu luna in ciel?
    Dimmi, che fai, silenziosa luna?
    Sorgi la sera, e vai, contemplando i deserti; indi ti posi.”

    ha scritto il 

  • 4

    L'uomo è la propria paura. (p. 61)

    "A me preme il vero, quel lunghissimo Vero che giace al fondo delle cose come una lor musica secreta, ma che lo spessor medesimo che il fascia ci vieta d'udire..." (p. 117)

    ha scritto il 

  • 5

    ove per poco il cor non si spaùra

    c'è tutto mari in questo libretto su un leopardi in the mood for lycanthropy, scritto come divertissement parecchi anni fa, ma che già compendia molti dei tratti che lo rendono unico. la cultura e l'a ...continua

    c'è tutto mari in questo libretto su un leopardi in the mood for lycanthropy, scritto come divertissement parecchi anni fa, ma che già compendia molti dei tratti che lo rendono unico. la cultura e l'amore sterminato per i classici (ancorché egli sia fondamentalmente un foscoliano), l'ironia, il gusto per le atmosfere gotiche, la scrittura arcaicizzante, che qui più che mai non sarebbe pensabile diversamente. inarrivabile, come sempre.

    ha scritto il 

  • 5

    Certo m’avessero detto. “Eccoti un libro che ruota intorno a Giacomo Leopardi adolescente, che nelle notti di luna piena si trasforma in lupo e semina il panico nella tenuta di famiglia”, come minimo ...continua

    Certo m’avessero detto. “Eccoti un libro che ruota intorno a Giacomo Leopardi adolescente, che nelle notti di luna piena si trasforma in lupo e semina il panico nella tenuta di famiglia”, come minimo sarei stata scettica. Mi sarei aspettata qualcosa di un po’ trash, magari… poi si sa, toccami certe figure letterarie e il licantropo divento io.
    Però questo piccolo romanzo lo ha scritto Michele Mari, e allora tutto cambia. Oltre a lasciarti senza parole con la sua erudizione, e con un linguaggio arcaico perfettamente calato nell’epoca, Mari ti colpisce con l’affetto verso il poeta che traspare da queste pagine, narrate dalla voce di Orazio, fratello minore di Giacomo (o Tardegardo), ti porta come non mai a empatizzare con il giovane genio dall’intelligenza incontenibile e dal fisico tanto fragile.
    Tutta l’esperienza è filtrata dagli occhi ignari di Orazio, ma percepiamo comunque ogni sentimento di Giacomo, le sue ansie e paure, il suo animo inquieto e poi, anche, la sua accettazione verso quella natura selvaggia e incontenibile nascosta dentro di lui… come il suo cedere al richiamo della poesia e di una vita piena, appassionata, lontana dal ‘natio borgo selvaggio’.

    ha scritto il 

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