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Irisches Tagebuch

By Heinrich Böll

(15)

| Others | 9783423000017

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50 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    It could be worse

    Cio' che sorprende e' l'inguaribile ottimismo degli irlandesi che, pur avviliti da una fame secolare, costretti ad alimentare un secolare flusso migratorio, ridotti in miseria, continuano a pensare......poteva andare peggio.
    P.S. Sicuramente tanto sa ...(continue)

    Cio' che sorprende e' l'inguaribile ottimismo degli irlandesi che, pur avviliti da una fame secolare, costretti ad alimentare un secolare flusso migratorio, ridotti in miseria, continuano a pensare......poteva andare peggio.
    P.S. Sicuramente tanto sara' cambiato, spero che il verde sia rimasto uguale.

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    Jenny said on Apr 8, 2014 | 1 feedback

  • 1 person finds this helpful

    Se cercate un'Irlanda, povera e calorosa, verde e sognante, la troverete in questo poetico diario scritto da uno straniero in visita nell'isola della birra, del the e dell'emigrazione. Ma è Böll in persona a mettervi in guardia. La bellezza sta negli ...(continue)

    Se cercate un'Irlanda, povera e calorosa, verde e sognante, la troverete in questo poetico diario scritto da uno straniero in visita nell'isola della birra, del the e dell'emigrazione. Ma è Böll in persona a mettervi in guardia. La bellezza sta negli occhi di guarda. Se non riuscirete a trovare l'Irlanda descritta nel libro non prendetevela con l'autore.

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    Vale said on Jul 7, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Lettura piacevole, ottime le descrizioni dei luoghi e delle atmosfere. Scritto nel 1957 forse descrive un Irlanda che non c'è più.

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    tarita said on Jun 21, 2013 | Add your feedback

  • 19 people find this helpful

    In 50 anni cambiano moltissime cose.
    Soprattutto se i 50 anni in questione sono quelli che separano l’oggi dalla metà del secolo scorso.
    (25 anni vedevo come fantascientifica, nonché desiderabilissima, l’ipotesi di poter telefonare e vedere contempo ...(continue)

    In 50 anni cambiano moltissime cose.
    Soprattutto se i 50 anni in questione sono quelli che separano l’oggi dalla metà del secolo scorso.
    (25 anni vedevo come fantascientifica, nonché desiderabilissima, l’ipotesi di poter telefonare e vedere contemporaneamente le facce, che certi silenzi, certi borbottiì, senza gli occhi non riuscivo a decodificarli)

    L’Irlanda raccontata da Boll nel 1957 era diversa da quella di adesso.
    Di sicuro ora si emigra di meno, di sicuro ci sono meno preti in giro, di sicuro le donne, “le creature operose di questa terra”, hanno trovato posto nelle bettole tra il whisky e la birra.
    In epigrafe al libro Boll scriveva: “Questa Irlanda esiste: ma chi ci va e non la trova, non può chiedere risarcimenti all’autore.”
    Sono contenta di esserci andata prima di aver letto il libro.
    Dominano i miei ricordi il verde e la pioggia dolce, i cimiteri trafitti da centinaia di croci celtiche, l’attesa che un lepricano spuntasse da un sasso muschioso degli infiniti pascoli (è incredibile quanto sia verde, l’Irlanda, anche alle porte di Dublino) e quel gusto che definirei “pittoresco” prendendo a prestito il termine dalla storia dell’arte, nel lasciare in stato di finto abbandono le rovine delle antiche abbazie.

    “…non si avverte traccia alcuna di violenza. Il tempo e gli elementi con infinita pazienza si sono divorati tutto quello che non era pietra e dalla terra crescono cuscini su cui le ossa si posano come reliquie: il muschio e l’erba.”

    Se l’avessi letto prima, non l’avrei trovata, l’Irlanda di cui Boll racconta, perché mi sarei ostinata a cercarla.
    E invece.

    “IL folklore è un po’ come l’ingenuità: quando ci si accorge di averla, si è già perduta”

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    Alea said on Jun 20, 2013 | 11 feedbacks

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