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Iron Council

By

Publisher: Pan Macmillan

3.9
(137)

Language:English | Number of Pages: 480 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) Spanish , Italian , Czech , Polish

Isbn-10: 0333989724 | Isbn-13: 9780333989722 | Publish date: 

Also available as: Paperback , Others , eBook

Category: Fiction & Literature , Political , Science Fiction & Fantasy

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Book Description
It is a time of revolts and revolutions, conflict and intrigue. New Crobuzon is being ripped apart from without and within. War with the shadowy city-state of Tesh and rioting on the streets at home are pushing the teeming metropolis to the brink. In the midst of this turmoil, a mysterious masked figure spurs strange rebellion, while treachery and violence incubate in unexpected places. In desperation, a small group of renegades escapes from the city and crosses strange and alien continents in the search for a lost hope, an undying legend. In the blood and violence of New Crobuzon's most dangerous hour, there are whispers. It is the time of the Iron Council.
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  • 4

    Le pongo un 7

    De las tres novelas de Mieville ambientadas en el mundo de Bas-Lag esta es la más floja. Se mantiene la inacabable imaginación del autor para crear criaturas y paisajes sugerentes y altamente visuales pero, después de dos novelas describiendo el mismo mundo, esta vez sorprende menos. Cuando el mu ...continue

    De las tres novelas de Mieville ambientadas en el mundo de Bas-Lag esta es la más floja. Se mantiene la inacabable imaginación del autor para crear criaturas y paisajes sugerentes y altamente visuales pero, después de dos novelas describiendo el mismo mundo, esta vez sorprende menos. Cuando el mundo de Bas-Lag ya es un viejo conocido para el lector, la fuerza debería estar en la historia y, sin embargo, en este caso flojea más que en las partes anteriores: los personajes no tienen apenas profundidad y la idea general del tren es un tanto absurda.
    A pesar de lo dicho anteriormente la novela se disfruta y se lee con agrado, sobre todo por la capacidad de Mieville para dejar boquiabierto cuando despliega su imaginativa pirotecnia.

    said on 

  • 5

    El tercero de Bas-Lag

    Me ha gustado mucho, lo de bajar las expectativas ha funcionado. Está claro que por personajes y argumento está por debajo de los otros dos libros, pero yo creo que solo un poquito, nada mas que un simple escalón. Estoy muy satisfecho y nada decepcionado.
    Las peleas son espectaculares, llen ...continue

    Me ha gustado mucho, lo de bajar las expectativas ha funcionado. Está claro que por personajes y argumento está por debajo de los otros dos libros, pero yo creo que solo un poquito, nada mas que un simple escalón. Estoy muy satisfecho y nada decepcionado.
    Las peleas son espectaculares, llenas de imaginación e inventiva. La parte del Consejo me ha parecido fascinante, está impregnada de un aliento épico y poético que me ha maravillado. Tiene muchos elementos típicos del western. Hay también una carga simbólica que gustará mas a la gente de izquierdas, como es mi caso. El final es genial.
    Pues ya he terminado con Bas-Lag. Ojalá Miéville escriba mas libros ambientados en este universo. Me encantaría ver una película. Un comic también estaría bien.

    said on 

  • 2

    Germinal steampunk...in salsa spaghetti western

    L'inizio. Eh, già... l'inizio è uno dei talloni di Achille del dottor China Mieville. Quello di questo Il treno degli dei è il classico cominciamento alla China. Media res, "ripresa" a spalla, occhi del lettore costretti a uno sguardo rasoterra, circondati da un'atmosfera fra il vagamente ...continue

    L'inizio. Eh, già... l'inizio è uno dei talloni di Achille del dottor China Mieville. Quello di questo Il treno degli dei è il classico cominciamento alla China. Media res, "ripresa" a spalla, occhi del lettore costretti a uno sguardo rasoterra, circondati da un'atmosfera fra il vagamente mistery e il veramente confuso: qualcuno va, qualcuno viene. Dove? Perché? A fare che?
    Avete presente il garuda, mozzo delle proprie ali, che entra mesto e speranzoso a New Crobuzon in Perdido Street Station, o la piangimerend... la dolce giornalista Bellis Coldwine che s'imbarca per un'indimenticabile crociera su La città delle navi? Ecco qui China riesce ad assurgere a nuovi topoi della propria non-sense art.
    Qui c'è un gruppo di sconosciuti sfigat...sfortunati che cercano, per motivi sconosciuti, un uomo che, per motivi sconosciuti, cerca qualcosa... che non conosciamo! Sembra uno scioglilingua ma è così. Cutter e il suo manipolo di eroi inseguono il golemista Law che cerca il Concilio di Ferro, Iron Council, metafisica palla di rabbia che dà il titolo al terzo tomo baslagghese. Il tutto perché i nostri eroi si sono rotti gli zebedei, vogliono acchiappare un sogno ma sono, ahinoi, solo dei rivoluzionari brocchi. Vorrebbero essere come Steven Biko, la comandante Cleia o Samora Machel, ma sono solo dei brocchi. E si sono persi. Insomma, un vero inizio col botto, non c'è che dire... ovvero un sistema logico matematico piuttosto semplice ma che ci viene svelato per intero dopo cento, centocinquanta pagine. Nel frattempo ci dividiamo fra trappole e agguati boschivi, tracce e odori e animalacci alla Tex Willer, con in più un viaggio a dorso di Cactus gigante, molto simile a quello dei simpaticissimi hobbit a dorso di Barbalbero.
    La mia recensione, in fondo, potrebbe finire qui. Il treno degli dei è qualcosa di indefinito, mosso fra la mutazione e il viaggio. Fra il possibile - la resistenza a oltranza all'entropia che tutto governa - e l'impossibile - L'oltrepassamento della zona cacotopica.
    Perché, a questo punto, raccontare la mia disfida con China? Il mio vivere "alla giornata" la lettura di un libro che è ben presto passato dal prendermi per il naso a prendermi per i... tutto ciò è veramente deprimente.
    620 pagine per narrare, o meglio, cantare un mito rivoluzionario che passa attraverso i binari della ferrovia; qualcosa che Francesco Guccini cantò in 8 minuti nei lontani, credo da molti rimpianti, anni '70.

    E la locomotiva sembrava fosse un mostro strano
    che l'uomo dominava con il pensiero e con la mano:
    ruggendo si lasciava indietro distanze che sembravano infinite,
    sembrava avesse dentro un potere tremendo,
    la stessa forza della dinamite...
    la stessa forza della dinamite...

    La zona cacotopica, inoltre, è già stata raccontata dai fratelli Arkadij e Boris Strugatskij attraverso la metafora di un picnic sul ciglio della strada, per non soffermarmi troppo sull'immancabile Lucius Shepard che apparentò proprio un viaggio in treno da far west alla mutazione dello spirito e della carne nel suo spettacolare, quello sì, Oltre tutti i limiti. Un raccontino da venti pagine che vale oro.
    Non contento di ciò, o del tutto ignaro, China Mieville cita addirittura se stesso. Quest'opera, infatti, altri non è se non la variante "spaghetti western" del suo piratesco La città delle navi: un gruppo di folli che, aggrappati a una città viaggiante, si lancia verso il wormhole, un tunnel/maelström magggico che muti la sorte avversa.
    Il peggio però, per i miei opinabili gusti, sta tutto nello stile del nostro. I tre testi baslagghesi, raccolti in un unico mazzo, sembrano l'opera di un eterno esordiente, colpito dal bisogno quasi messianico di spiegare tutto, ma proprio tutto tutto, attraverso le parole - parole paroline parolone - ma senza far mai vedere nulla. China Mieville ficca subordinate su subordinate con un'insistenza che supera ogni logorrea. Ogni pagina trasuda viaggi pindarici & leggenda, truce umorale e sanguinosa leggenda. Ogni pagina parla, oracola di sacrifici trascendentali, di libeRifatti, di taumaturgia, di sfide agli dei, alla natura, allo spazio e al tempo. Cavolo China, la vita è dura, lo so bene, solo non ho voglia di essere sovrastato dal tuo libro. Non voglio una nuova bibbia da venerare.
    Per chiudere vorrei porti una domanda, tanto lo so, tu puoi tutto, puoi ascoltare anche un incauto lettore come me. Dunque, caro dottor China, ma dove cavolo stanno i cattivi nei tuoi libri? Dove C*ZZO stanno i C.A.T.T.I.V.I.? non voglio scontri rapsodici, viaggi involuti in mondi assolutamente non descritti (perché, nonostante le centinaia di pagine, l'affollamento di creature e la mancanza di parcheggio, non ci viene messo di fronte un cartello, una spiegazione razionale che sia una). Voglio i protagonisti e gli antagonisti. Voglio, magari, che chi comincia da una parte finisca dall'altra. Chi credevo schierato di qua, mi spunti di là a farmi marameo. Sai, quelle sorprese che ti fanno dire wow, questa non me l'aspettavo proprio. E ora che succederà?
    Qui i cattivi chi sono? il potere costituito? Il potere in quanto tale? Le uniformi, i burocrati e gli integrati? Ma va!? Chi l’avrebbe mai detto.
    Va beh... fai tu China...
    io passo e chiudo.

    said on 

  • 4

    Da:


    http://www.webalice.it/michele.castellano/SF_Fantasy/mese/Novembre2005.html


    Perdido Street Station era stata una novita' sconvolgente, per il linguaggio, il ritmo, ma sopratutto per il contenuto. Un mondo assurdo, complesso, pericoloso, intricato eppure cosi' logico pe ...continue

    Da:

    http://www.webalice.it/michele.castellano/SF_Fantasy/mese/Novembre2005.html

    Perdido Street Station era stata una novita' sconvolgente, per il linguaggio, il ritmo, ma sopratutto per il contenuto. Un mondo assurdo, complesso, pericoloso, intricato eppure cosi' logico per chi vi apparteneva e vi viveva. E su tutto dominava l'umore, la puzza, la miseria e la grandezza di New Crobuzon, la citta'.
    La Citta' delle Navi e' stata una sorpresa, perche' praticamente nulla del mondo descritto nel primo romanzo vi riappariva, se non il coacervo di razze, il miscuglio di scienza obsoleta e scienza taumaturgica, e la presenza, lontana ma sempre opprimente, di New Crobuzon. Pero' quel secondo romanzo permetteva di ampliare la visuale su questo strano mondo, di vederne aspetti prima sconosciuti o solo accennati, di cogliere sottintesi ad ulteriori complicazioni e misteri, sempre sotto la guida e l'incanto della capacita' narrativa di Mieville, della sua fantasia sfrenata.
    Il terzo romanzo, questo "Il Treno degli Dei", spiazza ancora una volta. Siamo tornati a New Crobuzon, poche decine di anni dopo il primo romanzo, ma molto e' cambiato, sia nella citta' che nello stile del romanzo. Mentre in Perdido Street Station la descrizione delle varie razze era dettagliata, puntuale, intima, nel tentativo di rendere comprensibile al lettore, anche se con difficolta', la logica, la filosofia di vita di queste strane creature, compagne di percorso di umani strani a loro volta, di renderle empaticamente accettabili, di giustificare, per quanto possibile, aberrazioni e assurdita' rendendo evidente le ragioni che le giustificavano, in questo terzo romanzo non vi e' nulla di tutto questo. Non che non vi facciano la loro comparsa nuove e piu' complesse razze, miscugli, spiriti esoterici, ma semplicemente vengono date per scontate, sono ovvie presenze. Non vi e' piu' alcun aiuto ad entrare nel clima e nella logica di questo mondo. L'attenzione si sposta su un altro piano, il piano sociale e politico, completamente trascurato, anche se non invisibile, nel primo romanzo, e solo accennato nel secondo. Il sociale e' il vero protagonista di questo romanzo, il sociale di una citta' industriale, schiavista, capitalista e quindi anche libertaria, socialista ed utopica. Ma questo non e' un saggio, sia chiaro. E' una storia. Una storia tumultuosa, rappresentata con immagini vive, anche se con un passo accelerato, una storia in cui il sangue scorre forte nelle vene, e spesso sul terreno, in cui le passioni soverchiano la razionalita', come sempre succede quando in un momento di tensione sociale scoppia una rivolta. Un'altra differenza evidente, rispetto al primo romanzo, e' che questa volta l'intera vicenda e' guardata, e narrata, da un solo punto di vista. Mentre in Perdido Street Station il lettore veniva a conoscenza, come in quasi tutti i romanzi, dei pensieri, delle motivazioni, delle ragioni delle azioni di tutte, o quasi, le parti in gioco, nel Treno degli Dei questo non avviene, e quindi niente si sapra' della guerra contro Tesh, delle sue ragioni, del suo svolgimento, se non per le ripercussioni che ha su quella parte della popolazione di cui vengono seguite le vicende. Nemmeno di Tesh stessa si sapra' mai nulla, della sua storia, della sua natura, nemmeno del suo potenziale bellico, e lo scontro finale taumaturgico sara' impossibile da inquadrare in una logica conosciuta, sara' senza spiegazioni. Come nulla si sapra' del perche' il governo della citta' agisce come agisce. Questa scelta narrativa ha pero' una ragione, che e' quella di lasciare il lettore nelle identiche condizioni di conoscenza dei personaggi che sta seguendo, in modo che possa capire meglio, anche emotivamente, le ragioni delle loro scelte, e dei loro errori, rendere evidente la mancanza di alternative, le cause della rabbia per le condizioni di vita, senza alcun modo di capire eventuali ragioni giustificative. Indubbiamente in questo modo si ha una spinta forte per il parteggiare per la fazione che e' l'interprete principale della storia, ma e' un effetto voluto, per rendere ancora piu' evidente, spiacevole, doloroso, il suo fallimento.

    Non e' questo il posto per discutere dell'aspetto politico della vicenda narrata, anche se ne rappresenta l'essenza stessa. In un mondo di sofferenze, prevaricazioni, sfruttamento, le cui ragioni spesso sfuggono al lettore, e sono sconosciute ai soggetti stessi, Mieville parteggia apertamente per la ribellione spontanea che qualche eccesso, e le condizioni contingenti, hanno reso possibile. Parteggia per i rivoltosi, ma descrive anche molto bene le ambiguita' della rivolta, la sua sostanziale mancanza di prospettiva pur nella generosita' del tentativo, la difficolta' di decidere tra l'agire ed il ragionare. Un socialismo utopico che nel mondo reale, per quanto immaginario, di New Crobuzon non puo' che risolversi in una repressione feroce. Il finale triste e' inevitabile, ma la fantasia della sua soluzione, pur nell'artificiosita' piuttosto evidente, e' un grido verso la speranza futura, il modo per cercare di tenere accesa una fiaccola verso un mondo migliore, anche se impossibile da realizzarsi nell'attuale. Ci sono moltissimi spunti intelligenti, sul piano politico, che il romanzo presenta e a volte risolve e a volte lascia nell'ambiguita', ma di questo ne parlero' altrove, se ne avro' occasione.

    Tornando invece al romanzo, a me sembra che la costrizione imposta dal voler in fin dei conti raccontare una parabola, pone troppi limiti alla storia stessa e alla fantasia dell'autore, rispetto ai suoi precedenti. L'aspetto politico predomina, in modo forse ecessivo, e anche la scelta narrativa di limitare il punto di vista rende molto meno pirotecnica la storia, meno comprensibili gli avvenimenti, che rimangono spesso ingiustificati. Alla fin dei conti un romanzo molto buono, ma inferiore ai due che lo avevano preceduto.

    said on 

  • 4

    Questo libro chiude magistralmente la trilogia di Mieville. Dopo il secondo libro leggermente piu' fiacco Mieville torna all'ambientazione cittadina di una New Crobuzon in rivolata e ferma tra la guerra con Tesh e l'imminente arrivo del Concilio di ferro. Indimenticabile il personaggio di Judah L ...continue

    Questo libro chiude magistralmente la trilogia di Mieville. Dopo il secondo libro leggermente piu' fiacco Mieville torna all'ambientazione cittadina di una New Crobuzon in rivolata e ferma tra la guerra con Tesh e l'imminente arrivo del Concilio di ferro. Indimenticabile il personaggio di Judah Low e bellissimo e insolito il finale.

    said on 

  • 3

    Scritto meglio dei due precedenti, intreccio ben costruito, peccato che deluda molte aspettative.
    Quesa volta il presente è usato solo per parlare del passato e resta confinato a un lungo (e piacevole) flashback; quindi niente più cambiamento di tempi in corso d'opera.
    Quindi i person ...continue

    Scritto meglio dei due precedenti, intreccio ben costruito, peccato che deluda molte aspettative.
    Quesa volta il presente è usato solo per parlare del passato e resta confinato a un lungo (e piacevole) flashback; quindi niente più cambiamento di tempi in corso d'opera.
    Quindi i personaggi. Di tutti quelli presentati solo tre sono ben caratterizzati: Judha Low, Ann-Hari e Spiral Jacob. Per il resto figure piatte, con rari sprazzi di personalità. Dei due principali PoV-char, Cutter è il più interessante, mentre Ori appare troppo incostante malgrado sia ribbbbbelle. Ha la stessa personalità di un muro. Al punto che diviene tale.
    Low è il protagnista e deve il proprio nome al Rabbi Low, il rabbino che creò il golem nel ghetto di Praga: infatti è un golemista. Ha il difetto di essere schifosamente buono, una bontà molto a modo suo che porta come conseguenza logica la sua scelta finale. In quest'ottica il personaggio può non piacere, ma è un buon personaggio.
    L'intreccio è il punto forte del libro: non assicuro non vi siano buchi logici (non vedrei un buco logico nemmeno se ci cadessi dentro), ma gli eventi si susseguono con ritmo. Forse l'inizio è un po'insensato (dico: perché correre dietro a Low invece che partire con lui?). I tumulti in città passano sotto un PoV onniscente, ma mantengono comunque la loro forza. M'è sembrato un bel '48!
    Tuttavia su molte cose Mieville delude:
    - i teshi sono umani? Come sono i loro "terribili" eserciti? Perchè se sono l'ombra incombente, in tutto il libro ne appaiono DUE, di cui uno rinnegato?
    - la Macchia Cacotopica è tutto qui? Va bene ce sono solo i margini, ma...
    - cosa diavolo è un sussurratore? Taumaturgo umano? Handicappato? Rifatto? Altra razza?
    - la battaglia con gli elementali sa di scontato: contro un golem di luce viene evocato un elementale di Luna! Ooooh. Chi. Lo. Avrebbe. Mai. Detto. ?.
    E infine l'obiezione già mossa da Spiral Jacobs: "più martello, meno libello", Mieville! Dopo aver anticipato e profetzzato un certo evento per quattrocentocinquanta pagine, non puoi farla finire così!

    said on