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Islam

Arte e architettura

Di

Editore: Konamann

4.3
(20)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 639 | Formato: Altri

Isbn-10: 3829025602 | Isbn-13: 9783829025607 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Cristina Pradella , Gloria Brillante ; Curatore: Peter Delius , Markus Hattstein

Genere: Art, Architecture & Photography

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Descrizione del libro
Contributi di autori vari
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  • 4

    «È comune intarsiare immagini floreali, ma donar loro profumi lontani è facoltà esclusiva di Dio.»

    Ciò che Dio vuole è ben fatto. Con questa piastrella ceramica comincia il viaggio dei due curatori, Markus Hattstein e Peter Delius, e dei molti studiosi che hanno collaborato alla stesura di questo tomo, novelli trovatori alla ricerca dei principi primi dell'arte islamica.
    La strada ...continua

    Ciò che Dio vuole è ben fatto. Con questa piastrella ceramica comincia il viaggio dei due curatori, Markus Hattstein e Peter Delius, e dei molti studiosi che hanno collaborato alla stesura di questo tomo, novelli trovatori alla ricerca dei principi primi dell'arte islamica.
    La strada si è rivelata lunga e tortuosa - 640 pagine, molti secoli, centinaia di artisti senza nome - e io, povero ignorante, mi sono perso più volte. Gli occhi però non mi hanno tradito, assetati delle meraviglie che questo volume sa offrire. Ogni pagina è stata per me una scoperta, come mi fossi trovato davanti a una pianta che, avvinghiandosi alle mie mani, moltiplicasse le sue foglie in un tripudio di decorazioni, geometrie curvilinee, ornamenti dai mille colori... un vero e proprio albero della vita in miniatura! Così sono passato dalla storia del califfato degli Omayyadi in Siria e Palestina, all'impero ottomano, scoprendo materie e tecniche nuove. Così ho affrontato i mamelucchi e il loro rapporto con i crociati, ho studiato le rotte commerciali del Maghreb, e ho riso dell'islamizzazione dei mongoli (volevano conquistare... e furono conquistati). Un capitolo intero è dedicato all'India, divisa fra il sultanato e il favoloso impero moghul, un subcontinente sospeso fra terra e cielo, fra infiniti giardini creati a immagine del paradiso e la massima trasfigurazione dell'ammmore tragico (il Taj Mahal).
    C'è molta architettura, qui, ma ci sono anche arredi e armi, libri e calligrafia, tappeti, gioielli e ceramiche, fino agli elementi più minuti: gli ossidi usati nei suk dei tintori, piuttosto che le ciotole da mendicanti dei dervisci.

    PS. Secondo la sura 34, 12 i ginn (i genii, creature soprannaturali) lavoravano alle dirette dipendenze di Salomone, producendo per il maharib statue, utensili e stoviglie da cucina. Personalmente ho i miei dubbi che fra le pagine di questo libro aleggino oggettive divinità, così come non credo aleggino dietro le manifestazioni artistiche di qualunque luogo e tempo. Ora, si potrebbe discutere del perché i teologi islamici abbiano deciso che questa sura, assieme ad altre contenute nel Corano (27, 45; 3, 43; 6, 74) identifichino l'opera d'arte come potenzialmente nociva, come un veicolo di menzogne, un'illusione che simula qualcosa di diverso da quello che è. Si potrebbe discutere dell'"aniconismo" musulmano e di come questa discrasia fra Essere e Rappresentazione abbia influito negativamente sui rapporti con l'occidente. Si potrebbe... ma visto che non lo fa neppure questo libro, perché dovrei farlo io?
    Aspetterò di saperne di più.

    ha scritto il