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Isola con fantasmi

Di

Editore: Guanda

2.9
(85)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 251 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8877467657 | Isbn-13: 9788877467652 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Irene Abigail Piccinini

Disponibile anche come: eBook

Genere: Art, Architecture & Photography , Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
In un'isola aspra nel mare d'Irlanda, lontana dai circuiti turistici e popolata da gente solitaria, approda una strana comitiva di naufraghi. I sette - una fotografa, un anziano attore, la bella governante Flora, tre ragazzini e il lascivo Felix -trovano riparo, fradici e infreddoliti, in una grande casa piena di echi e oggetti d'altri tempi, in cui abita l'enigmatico professor Kreutznaer, esperto di storia dell'arte, con i suoi due assistenti, il bislacco Licht e un uomo senza nome, uscito di prigione da poco, che è la voce narrante del romanzo. L'oggetto del loro studio è l'opera di Vaublin, pittore olandese del primo Settecento. I nuovi arrivati innescano nei tre, che vivono in una sorta di esilio, il meccanismo perverso dei ricordi e scatenano un continuo gioco di rimandi tra realtà e finzione, tra vita e suggestioni letterarie. È vero o falso il capolavoro di Vaublin, "Le monde d'or"? Sono reali i naufraghi, così simili ai personaggi ritratti nel dipinto? Perché il professor Kreutznaer ha paura di Felix? E il narratore non sembra forse uscito dalla "Tempesta" di Shakespeare, lui che si propone di muovere, come Prospero con le sue arti magiche, i fili del destino dei sette naufraghi? In un'atmosfera misteriosa e fosca, in cui si presagisce una minaccia incombente, si risvegliano per i protagonisti i fantasmi sopiti di azioni commesse in passato, vergognose o inconfessabili: l'autenticazione di un dipinto falso, il debole per giovani prezzolati, un omicidio...
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  • 5

    "Isola con fantasmi" di John Banville

    Isola con fantasmi è uno dei libri che per me hanno fatto la differenza come esperienza di lettura: è bellissimo, difficile, avvolto nel mistero, pieno di suspense, intrighi, cose non dette, piani ...continua

    Isola con fantasmi è uno dei libri che per me hanno fatto la differenza come esperienza di lettura: è bellissimo, difficile, avvolto nel mistero, pieno di suspense, intrighi, cose non dette, piani che si collocano tra la realtà e forse il sogno. Insomma, se decidete di approcciarlo, non prendetelo sottogamba: non è un libro giallo-noir, mistery o quant'altro vi possano suggerire titolo, copertina o trama. La vicenda narrata è ammantata di mistero e si presta a numerose interpretazioni possibili: potrebbe anche essere un'occasione per cercare dentro di sé quegli stati d'animo che il talento di Banville così brillantemente tratteggia nei suoi personaggi. A seconda del personaggio cui si pensa di assomigliare di più, o con il quale si condividono più aspetti del carattere, si farà un "viaggio" personale attraverso le peripezie che un gruppo di naufraghi affronta su di un'isola, che rappresenterà forse il luogo della salvezza, o forse no. [...]

    http://lanostralibreria.blogspot.it/2014/07/libro-isola-con-fantasmi-di-john.html

    ha scritto il 

  • 4

    "uno sciame di impossibili aneliti sorse in lui come un'ebbrezza"

    "Meglio senza di noi, meglio il nulla di questo, di questo macello che abbiamo generato". Questo libro si ama o si odia. Lo si ama solo se si è cultori appassionati del bello stile, perché la ...continua

    "Meglio senza di noi, meglio il nulla di questo, di questo macello che abbiamo generato". Questo libro si ama o si odia. Lo si ama solo se si è cultori appassionati del bello stile, perché la scrittura di Banville è ricca come poche, si gonfia di artifici retorici, germogli di un moderno barocchismo, spiazzante e, a tratti, inquietante. Banville si compiace di un ardito metaforismo, cesellando concetti come piccoli castoni componenti una magnifica parure, alla maniera di un Góngora o di un Gracián. Volendo esser del tutto onesto, dovrei assegnare 7 stelle per come questa storia è stata scritta e 2 all'efficacia della trama. Bisogna dire che con quest'ultima Banville gioca, in effetti, un po' sporco: avvincente, misteriosa e incalzante nella prima parte, poi, via via, tende a slabbrarsi in una più metafisica dimensione onirica, dove tutto è sospeso e incombente al tempo stesso, e nulla cade o accade. Tutte le curiosità e i dubbi accumulati dal lettore durante la lettura sono destinati a rimanere tali. E la fine della lettura del romanzo ti dà la sensazione di aver corso per acciuffare un senso, per poi trovarti a dar la caccia a un nugolo di moscerini. Però la caccia è affascinante, senza alcun dubbio. Quando l'io narrante svela al lettore il suo proposito ("Non sono i morti che mi interessano adesso, per quanto pietosamente gemano nelle stanze di notte. Chi, allora? I vivi? No, no, qualcosa nel mezzo; una cosa terza") dice la verità, e il lettore farebbe bene a credergli, e a cercare anche lui il senso di qualcosa (che non coglierà) solo in una dimensione invisibile e (m)isterica. Ma le pagine trasudano scenari magici e surreali, dove ci si aspetta che balzi fuori un orrore qualsiasi... e invece tutt'al più si affaccia il cinico ghigno del grottesco. Banville non nasconde una palese incongruenza: il narratore è un ex forzato, uscito di prigione, dove sembra non aver fatto altro che coltivare uno stile di scrittura sublime. Tra le pagine fitte di stimoli sensoriali, si coglie, latente, un mistero che però non si svelerà. Inevitabile la sensazione di esser finiti davanti a uno di quei teatrini di marionette che due mani senza volto animano di una vita finta, nervosa, instabile. Pagina dopo pagina quei burattini ci appaiono sempre più sgangherati, i loro movimenti sempre più incongrui e disarticolati, sullo sfondo di uno scenario vieppiù cangiante e indefinito. Colpiscono proprio gli scorci di una natura assorta e casuale, pervasi dai fumi di un sogno malato. Bravissimo l'autore nel descrivere la natura, pericolosamente incerta sull'orlo dell'innaturale. "Il giorno moriva lento e il sole si abbassava nella finestra della cucina in una graduale catastrofe di rossi e ori". E ci accorgiamo anche che esiste un "buio soffice", "un'aria sgargiante", la "vasta luce cefalgica del mattino", "un riverbero di peltro" o, osando un'ardita sinestesia, un'atmosfera intrisa dell'"odore fulvo di polvere di biscotto"... Eppoi gli stati d'animo, con passaggi d'introspezione che ricordano il rovello dei personaggi de Le onde di Virginia Woolf, tanto più intensi quanto più l'io narrante prende il sopravvento... fino a distorcere ogni cosa attraverso la sua lente ottica. Così gli esseri viventi (in realtà "fantasmi") assumono sembianze vespertine... "Luccicò nel vano della porta come avviluppata in qualcosa di scuro, vaporoso, una forma obliqua che le si fletté dietro la spalla come un'ala che si richiude".

    "Fu come se lei avesse lasciato cadere una goccia condensata di colore nell'acqua del mondo, il colore si fosse diffuso e i contorni delle cose fossero balzati in luminoso rilievo". Questo romanzo (romanzo?) affascina per l'abile alchimia del verbo, per la virtuosistica capacità di Banville di dare forma all'informale e di destrutturare il formato. Pochi come lui raggiungono, credo, una tale eleganza ed efficacia descrittiva.

    ha scritto il 

  • 2

    Ricordavo di aver letto un'ottima recensione di questo libro e che di Banville si avesse una tale considerazione da ritenerlo un possibile Nobel per la letteratura.Mi sono fidata facendo un grave ...continua

    Ricordavo di aver letto un'ottima recensione di questo libro e che di Banville si avesse una tale considerazione da ritenerlo un possibile Nobel per la letteratura.Mi sono fidata facendo un grave errore:libro noioso, urticante con la sua lentezza e senza spunti.Piu' che i soldi, vorrei che mi restituissero il tempo che ho impiegato a leggerlo.

    ha scritto il 

  • 1

    Perdita di tempo.

    Ero molto indeciso se iniziare o meno a leggere questo libro. Non c'era nessun motivo di interesse: nè l'autore che non conoscevo, nè la storia, né la segnalazione di qualche amico o critica ...continua

    Ero molto indeciso se iniziare o meno a leggere questo libro. Non c'era nessun motivo di interesse: nè l'autore che non conoscevo, nè la storia, né la segnalazione di qualche amico o critica positiva. Purtroppo non ho avuto una bella sorpresa: il libro è noioso, si trascina fino alla fine senza nessuno particolare spunto creativo, per tutto il tempo che l'ho letto mi sono chiesto perchè lo avessi iniziato. Spreco.

    ha scritto il 

  • 4

    Ho atteso con trepidazione l’uscita di questo nuovo libro di John Banville e l’ho comprato appena uscito. Per scoprire – peraltro dopo averlo letto – che è stato scritto nel 1993. La cosa, ...continua

    Ho atteso con trepidazione l’uscita di questo nuovo libro di John Banville e l’ho comprato appena uscito. Per scoprire – peraltro dopo averlo letto – che è stato scritto nel 1993. La cosa, non so perché, mi ha spiazzato. Comunque, l’ho letto in tre giorni di vacanza “en solitaire” in Costa Azzurra, a lungo seduto sugli scogli tra gli odori di alghe e salmastro che Banville fa sentire così bene. “C’è qualcosa nelle isole che mi attira, il senso di circoscrizione, credo, di essere protetto dal mondo....e del mondo che è protetto da me” dice di sé l’ignoto narratore di cui sappiamo solo che è un ex galeotto. Nell’isola vive il professor Kreutznaer – studioso delle opere di Vaublin (pittore olandese, inesistente!) – con il servo Licht (più avanti scopriremo che è lui il proprietario della casa) e l’ex galeotto narrante. Poi l’arrivo di sette naufraghi, tra cui tre bambini. Si fermano nella casa una sola giornata. Tra tutti si innesca una ragnatela di rapporti in un’atmosfera misteriosa. Perché sono lì e chi sono gli abitanti della casa? In realtà non succede nulla. Incombe questo quadro di Vaublin, “Le monde d’or”, da cui tutti paiono essere usciti. “Quello che accade non ha importanza; il momento è tutto. Questo è il mondo d’oro”. Poi l’uscita di scena di tutti i personaggi è tratteggiata in poche pagine, a sottolineare la sua poca importanza. Alcuni passaggi sono memorabili, come l’incontro con la vedova olandese: “Ero sull’isola a dir molto da una settimana che mi trovai una vedova....da queste parti sembra che in un cottage su due si annidi uno scapolo attraente in cerca di una compagna di seconda mano, una che sia già ben avvezza al morso....” Oppure quando l’io narrante rievoca l’uscita dal carcere e l’incontro con Billy, in attesa di imbarcarsi per l’isola, “il suo processo si era tenuto lo stesso giorno del mio, cosa che ci aveva reso d’istinto compagni”. Da leggere con attenzione, pieno com’è di spunti e rimandi. P.S. Scopro che Banville è stato al Grinzane nel 1996 per un convegno su "L’Europa delle Culture. La Cultura dell’Europa". Se così è, mi piace pensare che il suo soggiorno torinese abbia prodotto il fantastico romanzo "L'invenzione del passato" ("Shroud", 2002). E allora: evviva il Premio Grinzane Cavour!

    ha scritto il 

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