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Istruzioni per l'uso del lupo

Lettera sulla critica

Di

Editore: Castelvecchi

4.0
(41)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 64 | Formato: Altri

Isbn-10: 8873940048 | Isbn-13: 9788873940043 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Non-fiction

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Descrizione del libro
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  • 4

    Mettersi a tacere

    “Una vera civiltà dovrebbe essere il luogo dove tutto ciò che è più debole viene accolto e protetto”.

    Ideali interlocutori della lettera critica di Emanuele Trevi sono i lettori che cercano un senso n ...continua

    “Una vera civiltà dovrebbe essere il luogo dove tutto ciò che è più debole viene accolto e protetto”.

    Ideali interlocutori della lettera critica di Emanuele Trevi sono i lettori che cercano un senso nel loro essere al mondo attraverso la letteratura, in una dimensione di trasformazione. Tra queste pagine infatti gli esseri umani coltivano dentro di sé un destino reticente, ospitano bestie invisibili e ignote e un indicibile dolore e convivono in un disagio che va difeso, tenendolo in alto; gli scrittori e i critici perseguono un sogno di verità per trovare la parola che dica la cosa, il lupo: l'inafferrabile e temibile sentimento del bello che assomiglia alla felicità e alla paura di essere vivi. La critica per Trevi è una pratica imperdonabile, una battaglia da combattere per ristabilire la corrispondenza tra le cose che si scrivono e le cose che accadono; la letteratura è segno scritto di forme di esistenza, territorio vergine abitato da inespresso, angoscia, smarrimento, panico. Trevi afferma che la letteratura è una cosa che accade nel mondo, una vera presenza, non è separata da esso e non si deve allontanare dal reale, con modelli impersonali e codificati, con linguaggi e stili legati a logiche omologanti e convenzionali. Le università e le redazioni culturali dovrebbero cercare un linguaggio critico naturale, responsabile della propria testimonianza; hanno a che fare con le storie e invece di nutrirsi di vento e saggezza possono affrontare il batticuore, la scoperta della minaccia, la necessità del respiro, imprevedibili sentimenti che i lettori trovano di fronte al proprio lupo, al lupo del racconto, alle emozioni con le quali farne uso. Secondo il critico romano, che convoca Cristina Campo e George Steiner, come lettori e come esseri umani bisogna esporsi all'estrema violenza della vita, che si ritrova nei romanzi, luoghi dove incontrare ciò che più si teme, l'innocenza rituale della vita e la vergogna segreta del conoscere la morte. Intuire e sospettare, questo il castigo consapevole di chi mette in parola criticamente ciò che ama; una passione morale e storica che, rileggendo Calvino, “ci liberi dentro per renderci capaci di liberarci fuori”.

    ha scritto il 

  • 4

    "La nostra anima è questo, intuire e sospettare. La possibilità perenne di un’apertura. Ciò che avviene nella letteratura è il miracolo di un inchino reciproco, di uno sfiorarsi le labbra, tra l’anima ...continua

    "La nostra anima è questo, intuire e sospettare. La possibilità perenne di un’apertura. Ciò che avviene nella letteratura è il miracolo di un inchino reciproco, di uno sfiorarsi le labbra, tra l’anima e il mondo." (p. 16)

    ha scritto il 

  • 5

    Istruzioni per l'uso del lupo

    “ Queste Istruzioni sono dedicate a tutte le persone abbastanza disturbate da proseguire il gioco per conto loro: spiando l’ombra dei lupi, delle vecchie orse, di tutte le altre bestie dalle unghie in ...continua

    “ Queste Istruzioni sono dedicate a tutte le persone abbastanza disturbate da proseguire il gioco per conto loro: spiando l’ombra dei lupi, delle vecchie orse, di tutte le altre bestie dalle unghie infuocate talmente rapide, talmente invisibili che se dovessimo descriverle a parole potremmo solo dire che assomigliano alla felicità e alla paura di essere vivi “

    Mi piace seguire Trevi nei suoi percorsi mentali. Seguirlo fin dove lo sguardo riesce a spingersi. Seguire le sue orme su una spiaggia deserta e raccogliere “ il catalogo “ delle sue illuminazioni di viaggiatore solitario sull’ondivaga prora. Quel suo avvicinarsi scalzo al significato delle parole e delle cose attraversando quella terra di nessuno, waste land , in cui costantemente si ridisegnano i contorni delle emozioni, passando attraverso l’esperienza del dolore e la folgorazione della bellezza, Un percorso contro corrente , come l’anguilla di Montale, “ l’anima verde che cerca vita là dove solo morde l’arsura e la desolazione, la scintilla che dice tutto comincia quando tutto pare incarbonirsi,… “ Questa lunga lettera, perché di lettera si tratta, è uno degli omaggi più belli che si possono dedicare alla letteratura ma forse più precisamente alla lettura, quell’atto in cui “ mettendo a tacere se stessi “, ci si cala lentamente, “ parola dopo parola, al centro di un silenzio luminoso.” Contro l’artificiosità di certa critica, Trevi risale la corrente in uno spazio angusto parimenti attraversato e minacciato da attrazione e paura, senza alcun tipo di mediazione consolatoria. Nella ricerca costante di quel segno che è traccia scritta di forme di esistenza, radice primaria della scrittura, la lettura e la letteratura si riconquistano il loro spazio interiore ed emozionale. ” Là dove fallisce, la lingua perde la sua naturale arroganza e buona parte del suo potere classificatorio. Nei casi in cui questo accade effettivamente ci troviamo in prossimità della cosa, del lupo “.

    Ci sono due poesie che Trevi cita nella prima parte del libro e che hanno a che fare con il “ lupo “. Una è la splendida “ Invocazione all’Orsa Maggiore “ di Ingeborg Bachmann.

    L’altra è questa, questa da urlare di fronte al mare in tempesta, mentre il lupo dalle unghie infuocate si appresta a sfidare l’inesauribile e inarrestabile moto dell’onda.

    Preghiera

    Ah dacci crani di braci
    crani ustionati dalle folgori del cielo
    crani lucidi, crani reali
    attraversati dalla tua presenza

    facci nascere ai cieli interiori
    crivellati di abissi innumerevoli
    e che una vertigine ci attraversi
    con la sua unghia infuocata

    saziaci abbiamo fame
    di commozioni intersiderali
    versa in noi lave astrali
    al posto del nostro sangue

    distaccaci. Dividici
    con le tue mani di braci taglienti
    aprici le vie brucianti
    dove si muore più lontano della morte

    fai vacillare il nostro cervello
    nel seno della sua scienza
    e rubaci l’intelligenza
    con gli artigli di un nuovo tifone

    Antonin Artaud

    ha scritto il 

  • 3

    Riletto in poche ore, dopo anni (15) dalla prima lettura.
    All'epoca mi colpì l'uso spropositato dell'aggettivo "opaco" e del sostantivo "opacità". Li ho trovati sottolineati e cerchiati.
    In sostanza q ...continua

    Riletto in poche ore, dopo anni (15) dalla prima lettura.
    All'epoca mi colpì l'uso spropositato dell'aggettivo "opaco" e del sostantivo "opacità". Li ho trovati sottolineati e cerchiati.
    In sostanza questo libro si scaglia contro certa critica che, usando un linguaggio assolutamente astratto e "superbo" (la superbia è l'intelligenza senza il sentimento), allontana il libro dalla vita e i lettori dal libro.
    Per me cade in un punto ben preciso. Parlando del terzo sonetto del Canzoniere di Petrarca, afferma che, certo, bisognerà spiegare che il Fattore non è il proprietario di una fattoria, ma Dio. Dov'è l'errore? Il fattore è il fattore, punto. Se avesse voluto dire Dio, l'avrebbe detto. E in cosa consiste? Sfiducia nel lettore.
    Comunque è un buon libro è gli do tre stelle.
    Una volta vidi Trevi in azione in un bar di Assisi. Prese una cartolina e disse cosa ci vedeva dentro. Beh, tre delle quattro persone che erano con lui acquistarono la cartolina. Il quarto non la prese per esaurimento scorte.
    La critica.

    ha scritto il 

  • 5

    Questo libro non è solo una lettera, una riflessione sulla critica letteraria, è molto di più.
    Sa scatenare una serie di riflessioni anche di tipo etico e pensieri personali che incidono la mente ed i ...continua

    Questo libro non è solo una lettera, una riflessione sulla critica letteraria, è molto di più.
    Sa scatenare una serie di riflessioni anche di tipo etico e pensieri personali che incidono la mente ed il cuore.Nell'introduzione Trevi scrive"Queste Istruzioni sono dedicate a tutte le persone abbastanza disturbate da proseguire il gioco per conto loro: spiando l'ombra dei lupi, delle vecchie orse, di tutte le altre bestie dalle unghie infuocate talmente rapide, talmente invisibili che se dovessimo descriverle a parole potremmo solo dire che assomigliano alla felicità e alla paura di essere vivi".No.... non si può recensire un tramonto, così come non si può recensire il tuffo al cuore che si prova incontrando una persona, l'emozione di uno sguardo, un abbraccio, una carezza. "Abbiamo troppa paura del dolore e troppa fiducia nel buon senso.Troppe stampelle.Una vera civiltà dovrebbe essere il luogo dove tutto cio' che è più debole viene accolto e protetto"...."E invece non lasciamo mai che la poesia sfondi gli steccati dentro ai quali abbiamo circoscritto arbitrariamente la nostra vita..."
    E' un libro da leggere e rileggere, da tenere sul comodino.

    ha scritto il 

  • 3

    Prolegomeni all'emocritica

    Libello brevissimo di cui ricordo:
    a) Trevi che guarda le tette delle studentesse durante gli esami.
    b) Trevi che si fa una canna su un prato e pensa "Ehi amico, questa è la Vita Vera, non i Libri! Perc ...continua

    Libello brevissimo di cui ricordo:
    a) Trevi che guarda le tette delle studentesse durante gli esami.
    b) Trevi che si fa una canna su un prato e pensa "Ehi amico, questa è la Vita Vera, non i Libri! Perché nessuno mi aveva avvertito?".
    c) Trevi che dice che si possono recensire anche i tramonti (o mi confondo e questo era Baricco? O Baricco mette le recensione dei tramonti dentro i barattoli con la sabbia?).
    E' anche vero che la prima parte - l'introduzione - mi era piaciuta molto: condivisibile, mi parve quando la lessi, sentita. O forse anch'io ero nella sua stessa isterica tenzone ("ehi, le tette sono la Vita Vera! Perché nessuno mi aveva avvertito?"), chissà.
    Poi però si perde, si perde alla grande: sbarella che sembra un hippie sotto acido.
    http://www.tu-pc.com/fondos/media/2631.jpg
    Peace!

    ha scritto il 

  • 5

    La letteratura è il miracolo di un inchino reciproco,uno sfiorarsi di labbra,tra l'anima e il mondo.

    "Il guaio non è una civiltà che va in cenere,ma il fatto che rischiamo di non saperne fondare un'altra.Abbiamo troppa paura del dolore e troppa fiducia nel buon senso.Troppe stampelle.Una vera civiltà ...continua

    "Il guaio non è una civiltà che va in cenere,ma il fatto che rischiamo di non saperne fondare un'altra.Abbiamo troppa paura del dolore e troppa fiducia nel buon senso.Troppe stampelle.Una vera civiltà dovrebbe essere il luogo dove tutto ciò che è più debole viene accolto e protetto.Noi dovremmo essere venuti al mondo per dividere il pane con i più poveri,far giocare i bambini e dare una cuccia agli animali.La nostra vita non passerebbe invano se avessimo un'idea poetica della politica.E invece,non lasciamo mai che la poesia sfondi gli steccati dentro i quali abbiamo circoscritto arbitrariamente la nostra vita.Questo accade a causa della nostra invincibile paura delle cose estreme,che ci induce a pensare i gesti di una giornata come eventi che è meglio tenere separati fra loro.La musica è lontana dal lavoro e il lavoro è lontano dall'amore che a sua volta è lontano dalla letteratura.E tutto ciò che di bello e di grande ci cade sulla testa marcisce perchè,semplicemente,non trova il suo luogo".
    "Ciò che mi preoccupa è la leggerezza con la quale si rinuncia a fare silenzio dentro se stessi,a farsi semplice luogo di transito delle cose belle,mentre non si riesce a rinunciare all'unica cosa che davvero non ci serve:la psicologia,con i suoi riti dell'identità e la sua volontà di potenza".
    Un libro fondamentale,da leggere e rileggere,sottolineare,consumare.Non è solo un breve saggio sulla critica letteraria,ma molto di più:una ricognizione rapida e lucida dell'anima degli uomini.Trevi è riuscito a scovare l'aspetto più nascosto della letteratura:la possibilità di usare il dolore per stupirsi della bellezza del mondo.Un delitto non leggerlo.

    ha scritto il 

  • 5

    E me le sono rilette. Ma di più, con calma rileccate, risucchiate, rimangiate, le Istruzioni per l’uso del lupo di Emanuele Trevi. E con loro la vita della lettura, la necessità, per vivere, di legger ...continua

    E me le sono rilette. Ma di più, con calma rileccate, risucchiate, rimangiate, le Istruzioni per l’uso del lupo di Emanuele Trevi. E con loro la vita della lettura, la necessità, per vivere, di leggere Una questione privata e Fenoglio

    ha scritto il 

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