It

Di

Editore: CDE

4.4
(8829)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 1238 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Tedesco , Chi tradizionale , Svedese , Russo , Olandese , Turco , Portoghese , Polacco , Croato , Ceco

Isbn-10: A000173074 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , eBook , Tascabile economico

Genere: Narrativa & Letteratura , Horror , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
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  • 4

    La violenza del singolo, la violenza della collettività, la paura che ti rende vittima perfetta visto che credi che quelli che ti stanno facendo del male in fondo siano nel giusto, psicoanalisi ... E ...continua

    La violenza del singolo, la violenza della collettività, la paura che ti rende vittima perfetta visto che credi che quelli che ti stanno facendo del male in fondo siano nel giusto, psicoanalisi ... E la struttura, complessa eppure facile e piacevole da seguire. E' come guardare un film spettacolare. Tutto in un unico libro, di oltre 1300 pagine si, ma comunque un unico libro. Non male, non male per nulla; eppure ... un pò troppe parole!

    ha scritto il 

  • 5

    Epica immersione nel Male primordiale e assoluto, combattuto da un gruppo di ragazzi di una cittadina del Maine che, attraverso il mostro, affronteranno le loro paure ancestrali. Esistono al mondo due ...continua

    Epica immersione nel Male primordiale e assoluto, combattuto da un gruppo di ragazzi di una cittadina del Maine che, attraverso il mostro, affronteranno le loro paure ancestrali. Esistono al mondo due tipi di lettori: quelli che hanno letto IT e quelli che non lo hanno ancora letto.

    ha scritto il 

  • 5

    It ti entra dentro. È una di quelle paure ancestrali che scava nel profondo e mentre lo si legge, si entra a far parte di quel mondo così intensamente che ci si scorda di tutto il resto. Il libro più ...continua

    It ti entra dentro. È una di quelle paure ancestrali che scava nel profondo e mentre lo si legge, si entra a far parte di quel mondo così intensamente che ci si scorda di tutto il resto. Il libro più terrificante che abbia mai letto, ma anche quello con un valore cosi alto di amicizia e amore per la vita da non avere paragoni. insomma per me è un capolavoro in assoluto.

    ha scritto il 

  • 0

    Tutti siamo Tutto

    Non amando il genere horror ,per paura,non avevo mai allungato le mani su King se non ché un giorno in cui non mi ero infatuato di nessuna via narrativa decisi di toccarlo con It e con 22-11-'63.Confe ...continua

    Non amando il genere horror ,per paura,non avevo mai allungato le mani su King se non ché un giorno in cui non mi ero infatuato di nessuna via narrativa decisi di toccarlo con It e con 22-11-'63.Confermando la mia paura e il non piacere del genere mi limito,come mia immagine, a dire che questo romanzo mi sembra la similitudine della nascita in ognuno di noi del male,della sua crescita,della consapevolezza in maturità della sua binomia con la nostra vita e con il potere di Scelta che abbiamo su di esso.

    ha scritto il 

  • 5

    Almeno...

    Un libro che vale (almeno) una rilettura. Uno dei livelli possibili di lettura è quello della riflessione sul passaggio dall'infanzia all'età adulta, è una storia raccontata (almeno) in due tempi: 195 ...continua

    Un libro che vale (almeno) una rilettura. Uno dei livelli possibili di lettura è quello della riflessione sul passaggio dall'infanzia all'età adulta, è una storia raccontata (almeno) in due tempi: 1958-1985.
    Riesce, senza fatica!, a "tirare" ben 600 pagine prima che i protagonisti s'incontrino. E' una storia sul male, che si manifesta per ciascuno in forme diverse ma che non cambiano poi tanto quando si diventa adulti... Il male è alieno e volgare, i ragazzi - come nella miglior tradizione del Bildungsroman – imparano a non scappare e ad affrontarlo, sorretti dall’amicizia che li lega. Come sa fare Stephen King, l’orrore è alternato all’umorismo.
    Quello che manca, e che Stephen non sa o non vuole dare, è un livello superiore del bene, oltre il male che rimane – in-fine – sempre nelle mille forme della morte; ogni genere di romanzo apre (almeno) delle questioni sulla vita e sul suo senso. I diversi livelli temporali della storia possono essere visti anche come un’indicazione, per il lettore, a riconoscere le proprie fughe dal confronto e dalla sfida del male, forse – oltre alle intenzioni di Stephen - a cercare di vedere se prima e accanto alla dimensione “aliena” del male non ci sia anche una dimensione più grande e originaria del Bene.

    ha scritto il 

  • 4

    Non so perchè, ma avevo sempre "snobbato" questo lavoro di King.
    Lo credevo erroneamente non nelle mie corde.
    E probabilmente è così, o almeno lo era.
    Forse questo libro è uno di quei libri che per ap ...continua

    Non so perchè, ma avevo sempre "snobbato" questo lavoro di King.
    Lo credevo erroneamente non nelle mie corde.
    E probabilmente è così, o almeno lo era.
    Forse questo libro è uno di quei libri che per apprezzarlo ed amarlo, dovrebbe essere letto ad una certa età.
    Letto attorno ai 40 anni, mia età ed età dei protagonisti, permette di assaporare quei passaggi legati all'infanzia, alla sua immortalità, alla sua invulnerabilità, al suo disincanto.
    Poi tutto il resto vien da se. Il terrore e l'odio per IT, ed infine anche una strana ed inusuale pena e tristezza per il finale.
    Come bambini che cresciamo ma che, nonostante tutto, non riusciamo sempre a capire che le paure sono tali solo fin quando non vengono affrontate e sconfitte.

    ha scritto il 

  • 5

    “Best not to look back. Best to believe there will be happily ever afters all the way around – and so there may be; who is to say there will not be such endings? Not all boats which sail away into dar ...continua

    “Best not to look back. Best to believe there will be happily ever afters all the way around – and so there may be; who is to say there will not be such endings? Not all boats which sail away into darkness never find the sun again, or the hand of another child; if life teaches anything at all, it teaches that here are so many happy endings that the man who believes there is no God needs his rationality called into serious questions.”
    “La realtà non appariva più che come una tela disegnata appoggiata a un esile sostegno, come di cordoni di ragnatela”.

    “IT” è naturalmente una storia sulla forza dell’amicizia, naturalmente: amicizia e amore (che tendono un po’ a sovrapporsi.. anche molto, in certi momenti del romanz) che rendono più forti di quello che si è da soli; ed è una storia di redenzione personale, perché diversi dei personaggi hanno saputo affrontare le loro debolezze e le umiliazioni subite per diventare adulti con una marcia in più. I malvagi, invece, non sono capaci di redenzione: nessuno di loro si pente, anzi il male passa di generazione in generazione tanto nelle famiglie di “spazzatura bianca” come i Bowers quanto tra i maggiorenti come i Bowie e i Mueller.
    È anche una storia sulle molte facce del male: e come sempre in King, il Male nasce dal male, dalle miserie quotidiane: “It” sarà un mostro intergalattico e metafisico, ma per agire si serve di padri violenti e bulli decerebrati. King sa rielaborare la melma della vita quotidiana fino a farne poesia, ma è chiaro che, anche se non viviamo in una Derry infestata da un “It”, padri violenti e libidinosi verso le figlie e bulli di quartiere li abbiamo dappertutto.
    Uno dei meriti di questo romanzo è la magnifica architettura. I due piani narrativi del ’85 e del ’58 si alternano con sapienza, portando a continue illuminazioni sul passato che era stato dimenticato; i sette ragazzi del Circolo dei Perdenti vivono inizialmente altrettante storie diverse, come sette romanzi che si intreccino via via più strettamente, facendo scaturire decine di episodi che sarebbero stati bei racconti singoli (mi sono particolarmente piaciuti: la biciclettata di Mike bambino alle rovine delle Ferriere, dove incontra l’uccello gigante; le fantastiche incursioni nella “casa stregata” di Neibolt Street; la visita di Beverly adulta alla sua vecchia casa di Derry, dove viene accolta da un’amabile signora svedese..). Le fasi di alternanza dei due piani narrativi sono scandite dagli Interludii: brani del diario di Mike Hanlon, l’unico dei sette rimasto a Derry; come bibliotecario è la coscienza storica del gruppo, quello che non ha dimenticato, ma anzi ha approfondito con ricerche storiche l’origine del Male nella cittadina. E ha scoperto non solo che il Male ha periodi ricorrenti di circa 27 anni, ma che è ben radicato nella storia cittadina: ha accompagnato, o fomentato?, atroci episodi come il massacro degli organizzatori del primo sciopero contro i baroni del legname, lo sterminio di una banda di rapinatori fermatisi in città a rifornirsi durante la latitanza, l’incendio del Buco Nero, locale notturno senza segregazione razziale in un’epoca in cui di notte furoreggiava la Legion of White Decency (una versione del Ku Klux Klan, a dire il vero inventata da King, ma probabilmente non lontana da una realtà dove anche nel Nord degli USA i neri erano segregati di fatto, seppure non di diritto); tutti episodi che riflettono la storia economica degli USA in generale, e di cui si rendono protagoniste le varie generazioni delle famiglie “che contano”.
    Nell’ultima parte l’alternanza tra le due epoche storiche diventa frenetica, con capitoli alternati collegati da frasi che iniziano in una e finiscono nell’altra, e la stessa scena narrativa finale rivissuta (con differenze) 27 anni dopo. Un pezzo di bravura! Come detto, infatti, si alternano i punti di vista dei personaggi in terza persona e la prima persona del diario, mezzi di comunicazione come il diario appunto e i giornali (relativamente al sardonico episodio dell’uccisione dei bambini Corcoran), addirittura brani dal PdV di It stesso.
    Un ulteriore merito del romanzo è l’influenza su altri scrittori: da un lato “It” potrebbe aver preso qualcosa da “Phantoms” di Koontz (pubblicato nell’83, mentre “It” veniva scritto; la tipologia del “mostro”, in particolare), dall’altro “Summer of night” di Simmons vi si è molto ispirato, per il Male che nasce da fatti storici e soprattutto per la banda di ragazzini che lo sfida nell’ultima estate prima dell’adolescenza.
    Rimane abbastanza oscuro, dopo quasi 1'100 pagine, il ruolo della Tartaruga.. ma forse non si può aver tutto! e non si poteva tradurre “Esso” come hanno fatto in spagnolo, o “Quello”, santa pazienza?

    ha scritto il 

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