It

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Publisher: Trafalgar Square

4.4
(8993)

Language: English | Number of Pages: 1120 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Spanish , Italian , German , Chi traditional , Swedish , Russian , Dutch , Turkish , Portuguese , Polish , Croatian , Czech

Isbn-10: 0450411435 | Isbn-13: 9780450411434 | Publish date: 

Also available as: Mass Market Paperback , Hardcover , School & Library Binding , Audio CD , eBook , Leather Bound

Category: Fiction & Literature , Horror , Science Fiction & Fantasy

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Book Description
They were just kids when they stumbled upon the hidden horror of their hometown. Now, as adults, none of them can withstand the force that has drawn them all back to Derry, Maine, to face the nightmare without end, and the evil without a name.
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  • 2

    Piccoli brividi, ovvero della resa dell'orrore attraverso una aggettivazione stereotipica

    Vent'anni fa ero drogato di Piccoli Brividi. Credo di aver letto tutti i titoli della serie originale. Erano libercoli - libriccini - di un paio di centinaia di pagine in cui un ragazzino della mia et ...continue

    Vent'anni fa ero drogato di Piccoli Brividi. Credo di aver letto tutti i titoli della serie originale. Erano libercoli - libriccini - di un paio di centinaia di pagine in cui un ragazzino della mia età affrontava una esperienza sovrannaturale, talvolta mostruosa. C'era la storia del ragazzino che andava nel campeggio con i fantasmi, quello che trovava un mostro in soffitta, quello che veniva in possesso di una macchina fotografica magica in grado di scattare foto nel futuro. Ogni storia si risolveva su se stessa in poco tempo e l'unico tabù nella trama era la morte (abbastanza ironico giacché c'erano famiglie di mummie e vampiri e scheletri in parecchie storie): ovvero alla fine il finale doveva essere positivo e tutto doveva tornare alla normalità con tutti i personaggi salvi.

    It è solo un enorme "piccolo brivido", anzi è una quindicina di piccoli brividi appiccicati assieme vista la varietà dei temi horror trattata, in cui questo tabù cade, in cui si parla di e si fa sesso.
    It è una delle più grandi delusioni della mia vita di lettore ed è il motivo per cui non leggerò mai più Stephen King.

    Il mio primo grosso problema è con la lunghezza totalmente gratuita del libro. 1480 pagine nella mia edizione che sprizzano anni ottanta da ogni punto d'inchiostro e che a nessuno, oggi, permetterebbero di scrivere così. Ma il grosso problema della lunghezza non scaturisce tanto dalle digressioni sterili (venti pagine di ragazzini che danno fuoco alle proprie scoregge, quindici pagine sul contratto cinematografico di Bill, una cinquantina su un cane ucciso, centinaia su eventi di un passato così remoto che non riesce a suonare rilevante) quanto le continue ripetizioni: tutto il libro è una sola enorme ripetizione.
    Sì perché It è la stessa storia raccontata due volte contemporaneamente: c'è un gruppo di bambini a cui succede una cosa nel '58 e che si ritrova nell'85 affinché la stessa cosa possa succedergli di nuovo. Ogni posto è visitato due volte, ogni evento è raccontato due volte. Storia e sequel condensate in un solo comodissimo tascabile.

    Il secondo problema è il meccanismo di resa dell'orrore. In un film è facile: ambiente buio, musica acuta d'archi ed evento improvviso - jump scare - che ti fa saltare sulla poltrona. Su carta questo meccanismo non può esistere e quindi bisogna trovare una alternativa. Per King l'orrore si rende attraverso due meccanismi sintattici che personalmente trovo tra i più sgradevoli e tra i meno efficienti nel raccontare una storia: l'aggettivazione forzata e il ritardo nell'esposizione del materiale.
    Per rendere l'orrore, tutte le descrizioni sono affrontate con estrema dovizia di particolari e con accurata scelta lessicale, più l'aggettivo è desueto, arcano e lungo più è adatto a descrivere. Quindi tutte le cose sono abominevoli, ributtanti, recalcitranti, sanguinolente, puteolente e via dicendo. Per lasciare spazio alla descrizione quindi il vero materiale significante scivola in avanti di pagine e pagine e il lettore si trova lì sospeso, agganciato a una suspence che non c'è, in attesa che gli venga rivelato cos'è che sta leggendo nella descrizione (aspettiamo quasi trenta pagine dopo aver capito che un personaggio si è suicidato prima di avere la conferma da King del suo effettivo suicidio, trenta pagine di vasche da bagno che strabordano e porte chiuse a chiave).

    La storia in sé non è sgradevole, è solo noiosa. I personaggi sono troppi, troppo stereotipati, però apprezzo lo sforzo di cacciarci dentro apposta una donna, un nero, ricchi e poveri, così come la centralità di certi temi sociali (violenza sulle donne, omosessualità, razzismo): è una logica inclusiva che negli anni ottanta non era costume e che solo adesso cominciamo a digerire. In questo senso sì, It è un libro avanti al suo tempo. La verità però è che per quanto la storia possa essere bella (non è così bella, ndr) non potrà mai cancellare la frustrazione della narrazione fotograficamente immobile a cui è cucita.

    Resta anche vero che It è un libro sull'orrore in tutte le sue forme e sulla percezione personale del proprio orrore, sul modo in cui l'orrore interpreta noi stessi: quale peggior orrore che leggere un libro enorme e noioso? Mi viene quasi da chiedermi se per altri lettori questo libro non possa aver assunto una forma diversa...

    Nota bene:
    la traduzione. It in inglese vuol dire 'esso' e tutto il romanzo è chiaramente un continuo non riferirsi a quell'esso che non sappiamo cos'è. In Italiano It diventa nome proprio, non si capisce se per scelta editoriale o per confusione babelica. Forse questo libro si merita una nuova traduzione, più al passo coi tempi, che magari rispetti anche lo spirito originale di indefinizione del romanzo.

    said on 

  • 4

    It attraverso la nostalgia

    Nostalgia: parto da questa suggestiva parola perché mi ha permesso sul finire del libro una rielaborazione della vicenda narrata che ha dato ad un testo, a tratti assolutamente troppo prolisso e tutta ...continue

    Nostalgia: parto da questa suggestiva parola perché mi ha permesso sul finire del libro una rielaborazione della vicenda narrata che ha dato ad un testo, a tratti assolutamente troppo prolisso e tuttavia superficiale in alcune ricostruzioni, una profondità e un senso in cui non speravo più.
    Così la nostalgia oltre ad assurgere a concetto euristico si è manifestata come un'emozione inaspettata: ho avuto nostalgia dei personaggi, dei luoghi e delle storie che stavo per abbandonare.
    "La nostalgia, parola composta dal greco νόστος (ritorno) e άλγος (dolore): dolore del ritorno, è uno stato psicologico o sentimento di tristezza e di rimpianto per la lontananza da persone o luoghi cari o per un evento collocato nel passato che si vorrebbe rivivere."
    Questa è la definizione di nostalgia che si trova su Wikipedia, a cui accosterei, citando invece Kundera, la particolare sfumatura di significato che il termine acquisisce nello spagnolo añorar, parola derivante indirettamente dal latino ignorare. "Alla luce di questa etimologia- scrive Kundera- la nostalgia appare come la sofferenza dell'ignoranza. Tu sei lontano, e io non so che ne è di te. il mio paese è lontano, e io non so cosa succede laggiù."
    La sofferenza dell'ignoranza intesa come nostalgia è in qualche modo in relazione in questa vicenda col dolore della memoria.
    Cosa provoca maggiore pena ricordare o dimenticare? È la memoria o l'oblio, la rimozione, a creare i mostri peggiori? Che cosa rinforza It oltre al terrore delle sue vittime: la loro capacità di ricordare o quella di dimenticare?
    Questo filo di interrogativi serpeggia insieme a quello più chiaro e presente della paura e dell'orrore, del ruolo della linea d'ombra che separa l'infanzia dall'età adulta, e solo sul finire del libro manifesta le sue potenzialità forse non sufficientemente valorizzate dallo stesso autore.
    Ma in me ha acceso un'illuminazione retroattiva e un'emozione: non è poco.
    Per il resto la lettura è stata a tratti sofferente a causa della mole di parole usate per descrivere aspetti della storia dei personaggi e della cittadina di Derry che più che dar corpo all'immaginario hanno messo a dura prova la mia volontà di proseguire e la mia fiducia nella narrazione data la superficialità di alcuni passaggi.
    Ma alla fine sono scesa con loro nelle fogne per scoprire quello che si nascondeva sotto le terrorizzanti sembianze di It, di cui il clown resta l'emblema, l'immagine più riuscita.
    Nonostante la fatica mentale e fisica per l'eccesso di massa verbale che diventa praticamente lo sforzo di tenere in mano un libro ingombrante, alcune pagine rimangono bellissime per la loro capacità di inchiodarti nel terrore e nell'angoscia, generati da un mistero terrificante che travalica l'ordinario pur essendovi fortemente invischiato. Proprio come un clown.

    Ma la nostalgia è anche, e cito ancora Kundera, "Sehnsucht: desiderio di ciò che è assente... può applicarsi a ciò che è stato come a ciò che non è mai stato."
    Ed è ancora il nostro caso perché questo romanzo mi ha suscitato nostalgia per qualcosa che purtroppo non vi ho trovato.
    Per qualcosa che non c'è.

    Milan Kundera, L'ignoranza, Adelphi edizioni, 2001, pag.11.
    Milan Kundera, L'ignoranza, Adelphi edizioni, 2001, pag.12.

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    2

    Deluso ed annoiato

    Danilo:
    Volevo dare 3 stelle a questo libro(per rispetto), ma ci ho pensato bene e quest'esperienza di lettura ne merita solo 2. Di King ho letto più della metà dei libri che ha scritto, e "It " è arr ...continue

    Danilo:
    Volevo dare 3 stelle a questo libro(per rispetto), ma ci ho pensato bene e quest'esperienza di lettura ne merita solo 2. Di King ho letto più della metà dei libri che ha scritto, e "It " è arrivato molto tardi perchè avevo già visto il film. Siccome ho deciso di leggerli tutti ho preso questo tomo di 1038 pagine in mano, pronto a provare dei sani brividi di terrore (visto che è in cima alle classifiche dei libri che provocano questa sensazione). Il libro è decisamente troppo lungo. Ho letto altri libri così lunghi, ma questo è anche pesante; ci sono tantissime parti che potevano essere tralasciate, ad esempio [ Il tipo che si mette ad uccidere gente nel bar, o gli episodi di razzismo, che non avevano nulla a che fare con la vicenda (hide spoiler)]; ma pure i protagonisti, addirittura 7 e due di questi inutili, tanto che tendevo a confonderli [che infatti sono quelli che muoiono (hide spoiler)] . Troppi flashback e flashforward, tanto che dovevo controllare se ci fossero i bambini o gli adulti. Episodi sessuali molto gratuiti come nel caso [ della bambina che per qualche ragione deve fare sesso con tutti e 6 gli altri ragazzini per uscire fuori dalle fogne (hide spoiler)]; Non faceva paura, il cattivo non era coerente nè come aspetto [ Quando assume le sembianze di un lupo mannaro ho perso le speranze che questo libro potesse spaventarmi; per non parlare del ridicolo ragno finale (hide spoiler)] , nè come comportamento. La le parlate di alcuni personaggi non hanno aiutato la scorrevolezza, uno che balbetta e l'altro che fa voci, con tutti i loro slang, che pensa di essere simpatico ma non fa ridere manco se paga (King, i tuoi personaggi comici non fanno ridere, fattelo dire). Ogni tanto ripetevano delle espressioni tipo [ Beep-beep, Richie (hide spoiler)] e tutto il gruppo scoppiava a ridere, e mi cadevano le braccia in terra. Non gli do una stella perchè qualche parte interessante c'è, come [ quando i ragazzini hanno a che fare con i bulli (hide spoiler)], ma in generale sono andato avanti con la forza di volontà e sperando che superata la metà iniziasse a velocizzare, ma ogni due metri avanti ne faceva 5 dietro.

    said on 

  • 5

    It è un romanzo horror scritto da Stephen King e pubblicato nel 1986. In una ridente e sonnolenta cittadina americana, un gruppo di ragazzini, esplorando per gioco le fogne, risveglia da un sonno prim ...continue

    It è un romanzo horror scritto da Stephen King e pubblicato nel 1986. In una ridente e sonnolenta cittadina americana, un gruppo di ragazzini, esplorando per gioco le fogne, risveglia da un sonno primordiale una creatura informe e mostruosa: It.
    E quando, molti anni dopo, It ricomincia a chiedere il suo tributo di sangue, gli stessi ragazzini, ormai adulti,
    abbandonano famiglia e lavoro per tornare a combatterla. E l'incubo ricomincia.Per prima cosa mi sento in dovere di
    precisare che a mio avviso si tratta di un grandissimo capolavoro,
    In questo titolo forse, la chiave per la grandissima riuscita di tutto ciò, è stata l'essere assai prolisso si Stephen King e questa è la mia prima convinzione, perché è riuscito tramite l'esposizione di tutti i possibili dettagli a creare immagini
    vivide nella mia mente, permettendomi di immedesimarmi in maniera ottimale nelle varie vicende. Non bisogna dimenticare i
    nostri protagonisti, anch'essi perfettamente descritti e con dei caratteri e dei comportamenti che a mio avviso è difficile
    non amare.
    L'altro fattore che a mio avviso ha determinato il grande successo di It, sono i temi trattati che sono i più disparati e vanno dal tema adolescenziale con tutte le relative diramazioni, l'amicizia, l'amore, la visione del mondo adulto da parte
    dei ragazzini, la maturazione e così via...e tutti ciò da a questo libro un buon peso per quanto riguarda anche i contenuti. La cosa che però più mi ha colpito è il "Club dei Perdenti", ovvero il gruppo di ragazzini protagonisti del libro, che mostra moltissime facce di possibili problemi che vanno a crearsi nell'età adolescenziale e che molto spesso sono motivo di
    bullismo nella nostra società. Ogni ragazzino ha i propri difetti, che non sto ad elencare visto che andrei sicuramente a
    semplificare troppo il tutto senza rendere pienamente giustizia ad essi, ma sono accomunati tutti da una cosa. Sono
    perseguitati dai bulli, e poi si scoprirà che tutti hanno visto almeno una volta It.Che dire di It, in poche parole è
    difficile da delineare esattamente ciò che è It...forse addirittura non è possibile. It è ovunque, persino dentro tutti noi.
    It è la paura e tutte le nostre debolezze S. King è riuscito a creare un gran lavoro che è incalzante, riesce a lasciarti estremamente teso in alcune situazioni ma che risulta essere tutt'altro che scontato e banale.
    Ma “It” non è, non può essere solo, un romanzo horror: giacché King non è uno scrittore dell’horror in senso stretto, ma
    egli è invece, come ormai ampiamente assodato anche dalla critica più severa, un osservatore attento di un’epoca della vita
    che egli considera la migliore del corso dell’umana esperienza, quella più tenera e delicata, più magica e poetica, più
    sensibile e delicata, più fine, più tenera, più emotiva: l’età della primissima adolescenza. Guarda caso, è l’età anche più
    impressionabile dell’umana esistenza, e perciò l’età in cui la curiosità è particolarmente pungente, la fantasia fervida, la
    voglia di sapere, di conoscere, di vedere oltre le apparenze, sono fortissime, tenaci, in un’ottica non più infantile ma non
    ancora freddamente razionale, tipica dell’età adulta,
    Quindi che dire, spero che decidiate di affrontare questa lettura senza lasciarvi spaventare dalla mole dell'opera perché è veramente un peccato non leggere un libro del genere, che alla conclusione lascia un vuoto e un senso di perdita veramente grande

    said on 

  • 5

    Il tutto condensato in un libro

    Ci sono parole per descrivere un romanzo come questo? racchiude ciò che di più bello ci sia nella lettura: amicizia, infanzia, avventure, mostri, paure, vittorie, amore, sofferenza, morte, perdita, an ...continue

    Ci sono parole per descrivere un romanzo come questo? racchiude ciò che di più bello ci sia nella lettura: amicizia, infanzia, avventure, mostri, paure, vittorie, amore, sofferenza, morte, perdita, angoscia, felicità! L'intera letteratura, tutto ciò che un lettore desidera dal proprio amico libro! Il grande zio Steve!

    said on 

  • 3

    Come ho letto in altri commenti, questo libro è l'emblema della pazzia dell'autore (detto in senso positivo) che tanto caratterizza le sue storie.
    Lunghissimo - quasi infinito - anche perché spesso pr ...continue

    Come ho letto in altri commenti, questo libro è l'emblema della pazzia dell'autore (detto in senso positivo) che tanto caratterizza le sue storie.
    Lunghissimo - quasi infinito - anche perché spesso prolisso e con molte deviazioni di cui avrei fatto a meno.
    Davvero bella la descrizione di un'amicizia che va oltre ogni cosa.

    A parer mio anche se impegnativo (sia per la lunghezza che per i contenuti molto surreali) un amante del Re dell'horror lo deve leggere!

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    0

    King, non te lo perdòno!

    Un libro che fino a 100/150 pagine dalla fine si sarebbe meritato anche 5 stelle. Poi un delirio tra ragni incinta e tartarughe e alieni. Ma su tutto l'orgia tra dodicenni: cosa diavolo c'entra? Che s ...continue

    Un libro che fino a 100/150 pagine dalla fine si sarebbe meritato anche 5 stelle. Poi un delirio tra ragni incinta e tartarughe e alieni. Ma su tutto l'orgia tra dodicenni: cosa diavolo c'entra? Che senso ha nell'economia del libro? L'ho trovata inutile e fastidiosa.
    E spero di essere colta dalla stessa amnesia dei protagonisti di IT, spero di dimenticare quella parte del libro e di serbare il ricordo di tutto quello che fin lì (e anche dopo) mi era piaciuto.

    "è bello essere bambini, ma è anche bello essere adulti ed essere capaci di riflettere sul mistero dell'infanzia...sulle sue credenze e i suoi misteri"

    said on 

  • 5

    l'unico difetto di questo libro è che purtroppo finisce, King è un maestro non tanto nel far paura ma nel farti amare i personaggi dei suoi libri, e lasciare quella combriccola di piccoli perdenti ti ...continue

    l'unico difetto di questo libro è che purtroppo finisce, King è un maestro non tanto nel far paura ma nel farti amare i personaggi dei suoi libri, e lasciare quella combriccola di piccoli perdenti ti lascia un vago senso di tristezza.

    said on 

  • 3

    Stanno stretti sotto i letti, sette spettri a denti stretti.

    Dunque dunque dunque. Buona lettura. Lettura dovuta e obbligatoria se vogliamo, perché It è un "classico" di Stephen King e alla fine è un romanzo che va letto per tanti motivi, per l'amicizia che leg ...continue

    Dunque dunque dunque. Buona lettura. Lettura dovuta e obbligatoria se vogliamo, perché It è un "classico" di Stephen King e alla fine è un romanzo che va letto per tanti motivi, per l'amicizia che lega i nostri eroi, per l'horror, per la tensione, per lo splatter e, a prescindere, è una storia difficile da dimenticare se non impossibile. Però per quanto mi riguarda, non è stato il miglior Stephen King, troppo lungo è il primo appunto, 1440 pagine sono infinite, ci ho messo un mese esatto a leggerlo ed è un impresa che non ripeterò mai più. Secondo, terzo ecc ecc appunto, nelle ultime 200 pagine o giù di li ho sofferto di claustrofobia, la storia si fa troppo fantasy e troppo surreale e il sesso gratuito proprio no. Questo il motivo delle mie stelline. Ho letto di meglio del King. Certo è che dopo questa abbuffata di parole, pagine, sangue, ragni, mostri, pagliacci, ossa rotte e chi più ne ha più ne metta, mi ci vorrà un pò per riavvicinarmi all'autore.

    Gli piaceva l'odore dei libri, un odore di spezie, che aveva del favoloso. Ogni tanto passava fra gli scaffali per gli adulti, rimirando migliaia di volumi e immaginando un mondo di vite dentro ciascuno di essi, come talvolta, camminando per la sua via in un crepuscolo affocato e affumicato di un pomeriggio di tardo ottobre, il sole ridotto a una linea di arancione cupo all'orizzonte, immaginava le vite che si svolgevano dietro tutte quelle finestre: persone che ridevano o litigavano o sistemavano i fiori o davano da mangiare ai bambini o a cani e gatti, oppure desinavano loro stessi guardando la telescatola.

    Forse, considerò, non esistono nemmeno amici buoni o cattivi, forse ci sono solo amici, persone che prendono le tue parti quando stai male e che ti aiutano a non sentirti solo. Forse per un amico vale sempre la pena avere paura e sperare e vivere. Forse vale anche la pena persino morire per lui, se così ha da essere. Niente amici buoni. Niente amici cattivi. Persone e basta che vuoi avere vicino, persone con le quali hai bisogno di essere; persone che hanno costruito la loro dimora nel tuo cuore.

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