Italiani, brava gente?

Di

Editore: Neri Pozza

4.2
(323)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 318 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Sloveno

Isbn-10: 8854500135 | Isbn-13: 9788854500136 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico , Copertina morbida e spillati , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Scienze Sociali

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Descrizione del libro
"Italiani, brava gente"? Non la pensa così lo storico Angelo Del Boca cheripercorre la storia nazionale dall'unità a oggi e compone una sorta di "libronero" degli italiani, denunciando gli episodi più gravi, in gran parte poconoti o volutamente e testardamente taciuti e rimossi. Si va dalleingiustificate stragi compiute durante la cosiddetta "guerra al brigantaggio"alla costruzione in Eritrea di un odioso universo carcerario. Dai massacricompiuti in Cina nella campagna contro i boxer alle deportazioni e aglieccidi in Libia a partire dal 1911. Dai centomila prigionieri italianilasciati morire di fame in Austria, durante la Grande Guerra, al genocidiodel popolo cirenaico fino alle bonifiche etniche sperimentate nei Balcani.
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  • 5

    Libro rigoroso che tutti dovrebbero leggere per capire il presente di un Italia che si porta appresso dalla sua formazione innumerevoli errori. Fa rabbia pensare che per tutti questi crimini nessuno ...continua

    Libro rigoroso che tutti dovrebbero leggere per capire il presente di un Italia che si porta appresso dalla sua formazione innumerevoli errori. Fa rabbia pensare che per tutti questi crimini nessuno abbia pagato.

    ha scritto il 

  • 5

    Il mito del "buono italiano" è di quelli duri a morire. Troppo spesso si sente dire che gli italiani sono un popolo sostanzialmente pacifico e accogliente, non incline all'odio e alla violenza. Caratt ...continua

    Il mito del "buono italiano" è di quelli duri a morire. Troppo spesso si sente dire che gli italiani sono un popolo sostanzialmente pacifico e accogliente, non incline all'odio e alla violenza. Caratteristiche che farebbero dei nostri soldati all'estero - per esempio - vere forze di pace, rispetto ai militi di paesi notoriamente guerrafondai e violenti. Ma le cose stanno veramente così? A smentire questa immagine edulcorata ci pensa Del Boca, storico del colonialismo che, in questo caso, estende la sua analisi a un periodo e un territorio più vasto: dall'unità d'Italia fino a dopo la Seconda Guerra Mondiale. Raccoglie, in questo libro, episodi più e meno noti che dimostrano come gli italiani si siano macchiati di atrocità quanto e più di tanti altri popoli europei. A cominciare dalla guerra al brigantaggio, passando per gli orrori dei campi libici, i gas asfissianti in Etiopia, fino ai rastrellamenti repubblichini, queste pagine ci ricordano con quanto sangue 'si sono fatti gli italiani'. Con grande equilibrio e altrettanta, spietata, chiarezza, Del Boca ci mette dinanzi a uno specchio che, normalmente, cerchiamo di evitare. Triste che, sui libri di storia scolastici, molti di questi episodi siano elusi o, quanto meno, edulcorati. Sarebbe, invece, questo proprio un libro da leggere sui banchi. Per sapere chi siamo stati e chi, speriamo, non vogliamo più essere.

    ha scritto il 

  • 4

    LA STORIA DIPENDE DA CHI LA SCRIVE

    Questo libro è fondamentale per capire la nostra storia degli ultimi 100 anni. Ed è ancora più importante in un momento come questo in cui tutti sembrano aver dimenticato il colonialismo e le nefandez ...continua

    Questo libro è fondamentale per capire la nostra storia degli ultimi 100 anni. Ed è ancora più importante in un momento come questo in cui tutti sembrano aver dimenticato il colonialismo e le nefandezze fatte in terre straniere. Caldamente consigliato!

    ha scritto il 

  • 4

    Geografia dell'orrore

    A leggere questo libro c’è da inorridire, e da vergognarsi profondamente. Non tanto per la sequenza di orrori agghiaccianti che hanno costellato la storia italiana dal 1861 in poi, e nemmeno completa ...continua

    A leggere questo libro c’è da inorridire, e da vergognarsi profondamente. Non tanto per la sequenza di orrori agghiaccianti che hanno costellato la storia italiana dal 1861 in poi, e nemmeno completa dato che l’autore ha scelto, per non disperdere troppo il campo delle proprie ricerche, di non approfondire gli accadimenti nei Balcani meridionali, in Grecia e in Russia durante la seconda guerra mondiale. Quanto per l’atteggiamento indulgente e autoassolutorio che gli italiani hanno sempre avuto verso sé stessi: guerriglie senza fare prigionieri, eccidi, deportazioni in massa, guerre etnico-religiose scatenate mettendo gli africani gli uni contro gli altri e altri eventi del genere, dalla cosiddetta guerra al brigantaggio fino alla repubblica di Salò. Quando sono venuti alla luce, raramente e mai troppo a lungo, questi episodi sono sempre stati considerati marginali e assolutamente irrilevanti rispetto a un’auto-narrazione che voleva gli italiani benvoluti e accolti ovunque come graditi liberatori. E spesso gli artefici delle carneficine, idioti incapaci di pensare a un controllo del territorio che non passasse attraverso il terrore o veri e propri sadici squilibrati, non hanno mai pagato, o peggio sono riusciti a far credere di essere degli eroi. Per non parlare, poi, delle nutrite file dei volenterosi carnefici di basso livello.

    Ogni tanto sento dire, da persone insospettabili e in buona fede, che in Germania non c’è mai stato un reale ripensamento del proprio passato nazista, che i tedeschi continuano a vivere “facendo finta di nulla”. Niente di più falso. E’ vero che la guerra fredda ha costretto la riflessione storica nel congelatore per un trentennio, ma oggi in tutta la Germania ci sono musei storici e memoriali che non fanno sconti sul passato. Vorrei vedere qualcosa del genere anche in Italia e senza l’alibi “eh, ma i tedeschi erano peggio”, perché non è vero. Un museo storico e un memoriale dedicati al colonialismo e al fascismo e alle loro vittime, che sfugga alla retorica dei monumenti antifascisti per descrivere nei dettagli l’orrore di cui gli italiani sono stati capaci nel mondo, e che riduca al silenzio con l’eloquenza dell’orrore i vari “e allora le foibe?” o i revisionisti della Resistenza.

    ha scritto il 

  • 3

    Interessante e ben scritto ma alquanto di parte, non si capisce perché certi numeri debbano essere per forza raddoppiati e altri sminuiti inoltre quando come giudizio finale si danno gli italiani alla ...continua

    Interessante e ben scritto ma alquanto di parte, non si capisce perché certi numeri debbano essere per forza raddoppiati e altri sminuiti inoltre quando come giudizio finale si danno gli italiani alla pari con gli altri popoli e secondi solo ai nazisti vorrei ricordare all'autore le atrocità dell' unione sovietica di Stalin....

    ha scritto il 

  • 4

    Molto interessante; e anche molto deprimente, visto le porcate fatte dagli italiani.
    Non siamo, per fortuna, i 'numeri uno' in crudeltà. Ma non siamo nemmeno "brava gente"
    Siamo grossomodo come gli al ...continua

    Molto interessante; e anche molto deprimente, visto le porcate fatte dagli italiani.
    Non siamo, per fortuna, i 'numeri uno' in crudeltà. Ma non siamo nemmeno "brava gente"
    Siamo grossomodo come gli altri, in alcune cose peggio, in altre no

    ha scritto il 

  • 4

    Molto interessante. Vengono approfonditi molti tragici episodi rimossi dalla coscienza nazionale, spesso nascosto intenzionalmente. Penso in particolare alla brutalità dimostrata nella gestione delle ...continua

    Molto interessante. Vengono approfonditi molti tragici episodi rimossi dalla coscienza nazionale, spesso nascosto intenzionalmente. Penso in particolare alla brutalità dimostrata nella gestione delle colonie africane e alla deportazione in campi di concentramento italiani di migliaia di slavi (mentre si piange ipocritamente sulle foibe senza pensare ai motivi che le hanno causate).
    Va bene piangere i propri morti, ma assumersi la responsabilità dei propri errori è il primo passo per non commetterli più. Fermo restando che la guerra sarà sempre la guerra, al di là dei caratteri nazionali, e come tale va contrastata.

    ha scritto il 

  • 4

    Mi è venuta voglia di leggere questo libro stimolato dalla lettura di Point Lenana (Wu Ming & Roberto Santachiara) e consiglio vivamente entrambi.
    Viene dettagliatamente confutato il mito autoconsolat ...continua

    Mi è venuta voglia di leggere questo libro stimolato dalla lettura di Point Lenana (Wu Ming & Roberto Santachiara) e consiglio vivamente entrambi.
    Viene dettagliatamente confutato il mito autoconsolatorio degli italiani “brava gente”, “cioè un’immagine di sé che gli italiani del dopoguerra democratico, vaccinati dalla boria nazionalistica somministrata in overdose dal passato regime, hanno amato divulgare di sé nella politica e nel cinema, nella moda, nella cucina, nei modelli di comportamento. Italiani «brava gente», dicevano. Uno scudo di bonarietà, di giovialità, di naturale inclinazione alla mitezza e alla socialità cordiale e informale che avrebbe dovuto metterci al riparo dall’ostilità efferata, un confortevole cuscinetto capace di attutire I'urto drammatico della storia e della crudeltà.”
    In realtà caratteristica dell’italiano è il “piagni e fotti”, e lo ha dimostrato abbondantemente nei primi novanta anni di storia nazionale. Lamentarsi continuamente e comportarsi come e peggio degli altri nei confronti dei più deboli, salvo poi autoassolversi senza alcun processo.
    Insomma ci facciamo una pessima figura, tipo ISIS…
    Qualche esempio:
    Badoglio in Libia: “Bisogna anzitutto creare un distacco territoriale largo e ben preciso tra formazioni ribelli e popolazione sottomessa. Non mi nascondo la portata e la gravità di questo provvedimento, che vorrà dire la rovina della popolazione cosiddetta sottomessa. Ma ormai la via ci è stata tracciata e noi dobbiamo perseguirla sino alla fine anche se dovesse perire tutta la popolazione della Cirenaica.”
    Sempre Badoglio, questa volta in Etiopia, in un telegramma al ministro delle Colonie, Alessandro Lessona: «Impiego iprite si è dimostrato molto efficace specie verso zona Tacazzè. Circolano voci di terrore per l’impiego gas. Certamente sospensione rappresenta grave svantaggio per noi».
    Il generale Robotti in Slovenia nel 1942: «A qualunque costo deve essere ristabilito il dominio e il prestigio italiano, anche se dovessero sparire tutti gli sloveni e distrutta la Slovenia».
    La testimonianza del federale Serrazanetti in Somalia: “il lavoro forzato che s’impone da alcuni anni ai nativi della Somalia, invano cinicamente mascherato nel 1929 da un contratto di lavoro, è assai peggiore della vera schiavitù, poiché laggiù è stata tolta al lavoratore indigeno quella valida tutela dello schiavo che era costituita dal suo valore venale, tutela che gli assicurava almeno quel minimo di cure che l’ultimo carrettiere ha per il suo asino, nella preoccupazione di doverne comprare un altro se quello muore. Mentre in Somalia quando l’indigeno assegnato ad una concessione muore o diventa inabile al lavoro, se ne chiede senz’altro la sostituzione al competente Ufficio Governativo che vi provvede gratis.”
    E solo il 7 febbraio 1996, vale a dire a sessant’anni dalla guerra d’Etiopia, il ministro della Difesa, generale Domenico Corcione, rispondendo ad alcune interrogazioni parlamentari, ammetteva finalmente che «nella guerra italo-etiopica furono impiegate bombe d’aereo e proiettili d’artiglieria caricati ad iprite ed arsine, e che l’impiego di tali gas era noto al Maresciallo Badoglio, che firmò di proprio pugno alcune relazioni e comunicazioni in merito».
    Chi ci fa la figura migliore sono purtroppo i nostri “nemici”.
    Detenuto nell’isola di Favignana, nelle Egadi, il poeta di Misurata Fadil Hasin ash-Shalmani elevava soprattutto la sua protesta quando, prima di essere ogni giorno avviato ai lavori forzati, veniva esaminato da un «capo cristiano» e trattato come «una pecora nelle mani di un mercante». Condannato da un tribunale di Bengasi a 25 anni di reclusione per accuse non provate, ne scontava sette. La sua sofferenza è tutta in questi versi:
    “Siamo in piccole celle, pressati, senza la luce del sole chiuse le porte di ferro serrate. E ovunque io guardi, non vedo che Italiani”.

    ha scritto il 

  • 5

    Più che un saggio di critica storica, un romanzo dell'orrore.
    Se qualcuno di voi abita nelle vicinanze delle tombe di Luigi Cadorna, Pietro Badoglio, Rodolfo Graziani, Mario Roatta, Junio Valerio Borg ...continua

    Più che un saggio di critica storica, un romanzo dell'orrore.
    Se qualcuno di voi abita nelle vicinanze delle tombe di Luigi Cadorna, Pietro Badoglio, Rodolfo Graziani, Mario Roatta, Junio Valerio Borghese e - last but not least - Benito Mussolini, è pregato vivamente di farci una pisciata sopra da parte mia. Criminali della peggiore specie. L'ultimo ha fatto la fine che meritava, ma gli altri non hanno mai pagato per le brutalità commesse.

    ha scritto il