Italiani dovete morire

Di

Editore: Longanesi & C.

4.1
(112)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8830418439 | Isbn-13: 9788830418431 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
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  • 4

    Italiani vi mando a morire

    Una delle tante pagine di storia che la Storia Ufficiale ha tutta la convenienza a non divulgare e non pubblicizzare.
    L'inutile sacrificio di circa 9000 italiani che, in nome di una Patria che non mer ...continua

    Una delle tante pagine di storia che la Storia Ufficiale ha tutta la convenienza a non divulgare e non pubblicizzare.
    L'inutile sacrificio di circa 9000 italiani che, in nome di una Patria che non meritava il loro eroismo, hanno preferito morire pur di salvare l'Onore.
    La cosa che più mi ha turbata in questa lettura è scoprire che molti di questi "figli di mamma" sono morti con le parole "Viva l'Italia, viva il Re, viva Badoglio" sulle labbra, quello stesso Re e quello stesso Capo del Governo che hanno dimenticato i loro soldati al fronte, a fianco dei nazisti furibondi di fronte all'ennesimo tradimento degli alleati italiani, pur di salvare se stessi.
    Storia italica di sempre, dove più si è incapaci e più si fa carriera, nel Governo e nell'Esercito, e più si sbaglia più si permette agli stessi di sbagliare. E questi 9000 italiani sono morti perché chi doveva comandare (dal Re in giù) non ne era all'altezza.
    Uniche note stonate del libro, la mancanza di cartine dettagliate (vi sono due sole mappe di Cefalonia, ma praticamente illeggibili) e la mancanza di una gallerie di fotografie per "visualizzare" i luoghi delle varie battaglie, scontri, eccidi e fucilazioni.

    ha scritto il 

  • 5

    Appassionato e appassionante.

    Si vede che l'autore ha la mano del romanziere, perché appassiona non solo usando la drammaticità intrinseca a questa italianissima vicenda, ma ricorrendo a uno stile fortemente narrativo e avvincente ...continua

    Si vede che l'autore ha la mano del romanziere, perché appassiona non solo usando la drammaticità intrinseca a questa italianissima vicenda, ma ricorrendo a uno stile fortemente narrativo e avvincente. Anche per suo merito approfondirò l'argomento.

    ha scritto il 

  • 4

    Sono pagine tristi nelle quali scorre il racconto del massacro compiuto dai tedeschi degli uomini della divisione Acqui a Cefalonia. "La Wehrmacht ha instaurato un dominio assoluto,i suoi ufficiali re ...continua

    Sono pagine tristi nelle quali scorre il racconto del massacro compiuto dai tedeschi degli uomini della divisione Acqui a Cefalonia. "La Wehrmacht ha instaurato un dominio assoluto,i suoi ufficiali reputano di potersi sostituire a Dio,i presunti traditori della Acqui sembrano esser lì affinché marescialli,tenenti,capitani provino l'ebbrezza di disporre a piacimento della vita altrui senza doverne rendere conto". Giovani che si sono sacrificati,che hanno sperato fino all'ultimo nell'arrivo di un aiuto,che sono stati invece lasciati soli,che hanno subito un massacro e che non devono essere dimenticati.

    ha scritto il 

  • 0

    Caruso racconta, in modo assai documentato e con dovizia di particolari, una pagina della nostra storia che dimostra come, da italiani, siamo in fondo sempre uguali.
    Abbandonati pigramente in quel di ...continua

    Caruso racconta, in modo assai documentato e con dovizia di particolari, una pagina della nostra storia che dimostra come, da italiani, siamo in fondo sempre uguali.
    Abbandonati pigramente in quel di Cefalonia, in un clima simile a quello raccontato in "Mediterraneo", i 12000 della divisione Acqui vengono colti e travolti dalle conseguenze dell'8 settembre.
    L'ignavità e la dissoluzione del comando portano inevitabilmente alla tragedia. Dopo la sofferta scelta di non cedere le armi ai nazisti, decisioni folli e scellerate portano al disastro, che viene innaffiato di abbondante e commovente eroismo, come è nella nostra tradizione.
    Tragico e appassionante, va letto...per continuare a conoscersi, come popolo.

    ha scritto il 

  • 5

    Un libro molto ben scritto su una tragedia dimenticata:
    la strage di Cefalonia, avvenuta all'indomani dell'armistizio dell'8 settembre '43 e costata circa 9500 morti.
    Un libro che consente di capire m ...continua

    Un libro molto ben scritto su una tragedia dimenticata:
    la strage di Cefalonia, avvenuta all'indomani dell'armistizio dell'8 settembre '43 e costata circa 9500 morti.
    Un libro che consente di capire molte cose. In ordine sparso: la burocrazia della guerra, la responsabilità degli ufficiali (che prendono le decisioni, obbediscono ai superiori e comunque sanno di essere gli unici o i primi a pagare con la vita), lo smarrimento degli italiani (abbandonati dal re, da Badoglio, dall'Italia), le conseguenze degli errori di strategia (se non si fossero cedute certe posizioni, se non si fosse perso tempo, se si fosse agito di notte, se....), la voglia di sangue spietata dei tedeschi e del reparto di altoatesini (viene voglia di non andare più in vacanza da quelle parti), il coraggio degli uomini che preferirono la dignità alla vita, che preferirono morire sul "pezzo" (di artiglieria) piuttosto che diventare prigionieri, la capacità di sperare e di agire contro ogni speranza e contro ogni evidenza....per arrivare alla piccola rivincita finale.
    Inoltre lo sforzo di Caruso nel costruire una testimonianza storica seria, mostra come contradditorie, falsate e fuorvianti possano essere le fonti.
    Un libro duro che ogni italiano dovrebbe leggere.

    ha scritto il 

  • 4

    Si lascia leggere

    Altra storia romanzata alla Alfio Caruso, della "Acqui" a Cefalonia.
    Personalmente non posso dire che sia una pagina di storia che cattura il mio interesse; rimane un eccellente scritto che porta all' ...continua

    Altra storia romanzata alla Alfio Caruso, della "Acqui" a Cefalonia.
    Personalmente non posso dire che sia una pagina di storia che cattura il mio interesse; rimane un eccellente scritto che porta all'occhio, immediatamente, cos'è l'8 settembre per l'Italia: un giorno d'infamia.
    I soldati italiani, quelli di carriera e non, si trovano di fronte all'interrogativo: siamo una nazione non più belligerante, dobbiamo cedere le armi da sconfitti? Siamo traditori? L'alleato germanico è diventato nemico?
    E' facile capire oggi cos'è giusto e cos'è sbagliato. A una o due generazioni di distanza la guerra in Europa tra europei è un errore; al giorno d'oggi è un ricordo lontano, che va appunto ricordato, che non deve più essere e non deve più tornare.
    Nel 1943 le cose stanno altrimenti. Il "tradimento" italiano di una guerra che da perduta doveva volgersi in, se non vinta, "al fianco dei vincitori", alla maniera vigliacca dei badogliani, quando era ormai troppo tardi, quando ormai salire sul carro del vincitore avrebbe solo peggiorato le cose per tutti gli italiani, al di là di ogni considerazione politica che si possa fare, portando il paese a una inutile guerra civile.

    La "Acqui" fu tra le unità che scontarono la pena massima del voltafaccia ignobile; dimenticati, forse si riesce a comprendere cosa ha significato il correre ai ripari di Badoglio e i suoi, e il perché da molti storici quella decisione è aspramente criticata.
    Dei 9000 italiani a Cefalonia, l'eccidio conta a seconda delle stime tra i 5000 e i 6000.
    Massacrati, fucilati, morti in combattimento.

    ha scritto il 

  • 4

    Bello ed obiettivo

    Un ottimo libro, che ricostruisce con obiettività e partecipazione una delle pagine più tragiche e tristi (e presto dimenticata) del nostro esercito durante la Seconda Guerra Mondiale. Lo stile dell'a ...continua

    Un ottimo libro, che ricostruisce con obiettività e partecipazione una delle pagine più tragiche e tristi (e presto dimenticata) del nostro esercito durante la Seconda Guerra Mondiale. Lo stile dell'autore, limpido ed appassionato, rende la lettura scorrevole ed appassionante. Consigliato.

    ha scritto il 

  • 5

    Cito la quarta di copertina:
    "A tutti quei ragazzi di venti e trent'anni chiamati sull'isola di Cefalonia a scegliere tra la vita e l'onore. Scelsero l'onore sacrificando la vita per un'Italia che dap ...continua

    Cito la quarta di copertina:
    "A tutti quei ragazzi di venti e trent'anni chiamati sull'isola di Cefalonia a scegliere tra la vita e l'onore. Scelsero l'onore sacrificando la vita per un'Italia che dapprima li abbandonò e poi li ha cancellati."

    ha scritto il