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JR

By William Gaddis

(138)

| Paperback | 9788875201227

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Book Description

L'undicenne JR crea un gigantesco impero economico grazie a una serie di speculazioni finanziarie fittizie. Gaddis racconta le mirabolanti invenzioni del bambino, che impersona il culto del denaro in cui è cresciuto, e della folla di personaggi che f Continue

L'undicenne JR crea un gigantesco impero economico grazie a una serie di speculazioni finanziarie fittizie. Gaddis racconta le mirabolanti invenzioni del bambino, che impersona il culto del denaro in cui è cresciuto, e della folla di personaggi che fanno parte del suo mondo: affaristi, ereditiere, artisti, tutti catturati in quella sorta di trappola che è il denaro, capace di imprigionare tutto e tutti. Il primo affare JR lo realizza rivendendo all'esercito 9000 forchette da picnic, originariamente appartenenti alla marina. Un suo compagno di scuola gli chiede: "Ma se l'esercito le voleva così tanto perché non se le sono comprate direttamente dalla marina?", al che JR risponde: "Come faccio a saperlo, si fa così e basta". Perché "il trucco è fare in modo che i soldi degli altri lavorino per te".

13 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    il sogno americano? le agevolazioni fiscali!

    un'opera monumentale; un migliaio di pagine senza capitoli, senza voce narrante, senza introduzione dei personaggi che s'incominciano a riconoscere verso pag 200 dai loro intercalari. Un libro nel quale la "costruzione del lettore", che occupa le pri ...(continue)

    un'opera monumentale; un migliaio di pagine senza capitoli, senza voce narrante, senza introduzione dei personaggi che s'incominciano a riconoscere verso pag 200 dai loro intercalari. Un libro nel quale la "costruzione del lettore", che occupa le prime 100 pagine del Nome della rosa, appare un esercizio dilettantesco.
    Dopo pagina 500 (almeno per me è stato così) il libro diviene esilarante e non ci si può più arrestare dal terminarlo. L'idea del ragazzino undicenne che, partendo dallo sviamento della consegna delle posate di plastica della scuola (dirottate all'Esercito), costruisce, passo, passo un impero finanziario è grandiosa e perseguita in maniera coerente: un malinteso dopo l'altro, un'agevolazione fiscale dopo l'altra, la prevaricazione di un diritto dopo l'altro (che sia degli azionisti di minoranza o delle minoranze tout court - gli indiani - non importa).
    Il tutto condito da un braccio destro che si trascina da un ricevimento all'altro, da un convegno con pranzo gratis ad un'intervista televisiva senza neppure i soldi per il taxi, ostaggio del ragazzino - suo ex allievo - che gli ha imprestato 10 dollari che, in realtà, l'insegnante non ha mai avuti e, così, di prestito in prestito, vede il suo debito crescere unitamente alla sua posizione sociale.
    Sullo sfondo, "gli uffici uptown": un appartamento affittato da un defunto, allacciato alla luce condominiale delle scale, invaso da scatole di cibo e con i rubinetti del lavello e della vasca rotti dai quali fuoriescono incessantemente galloni su galloni di acqua potabile (che nessuno pagherà mai, così come il telefono, le tasse, le multe, gli alimenti alla ex moglie, ecc.)
    Un affresco grandioso dell'alta finanza, come non l'abbiamo mai immaginata e come - mi auguro - non sia realmente.

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    Trinki said on Jun 23, 2014 | Add your feedback

  • 10 people find this helpful

    Al cinema senza schermo

    JR è un libro incredibile per una molteplicità di motivi, tanti quanti gl’innumerevoli personaggi che entrano in scena e le storie che s’intrecciano insieme a loro. Un libro tanto profetico quanto lucido. Un’analisi sarcastica, spietata, a tratti esi ...(continue)

    JR è un libro incredibile per una molteplicità di motivi, tanti quanti gl’innumerevoli personaggi che entrano in scena e le storie che s’intrecciano insieme a loro. Un libro tanto profetico quanto lucido. Un’analisi sarcastica, spietata, a tratti esilarante di un’ America dominata dall’avidità del denaro nel momento in cui diventa volatile, inconsistente, impalpabile dentro i diabolici meccanismi della finanza speculativa. Dove ogni personaggio è colto in un momento di difficoltà, di rottura, di stress, in crisi d’identità. Mentre i più potenti gruppi finanziari vengono messi in difficoltà da un ragazzino di undici anni che capisce come funzionano le cose grazie a una gita scolastica e un’azione acquistata. Un’unica piccola azione che simbolicamente rappresenta un pezzetto d’America, un pezzetto che è diventato inesorabilmente vuoto.
    La forma stilistica è strabiliante, in pratica un dialogo lungo più di 800 pagine con le scene che cambiano e i personaggi che iniziano a parlare senza soluzione di continuità, e solo occasionalmente arricchito da componenti descrittive, peraltro sempre di notevole intensità e originalità stilistica. Gaddis è talmente abile nell’orchestrare questa polifonia di voci da portarti al cinema a schermo spento, sono i suoi dialoghi strepitosi a far scaturire le immagini e a fare sì che ogni cosa venga vista, perfettamente. E la fatica della lettura si alleggerisce e diventa facile e veloce.
    Bellissimi i personaggi. Gli artisti, ad esempio, tutti in disgrazia, incapaci di produrre, di esprimere la propria arte. E ciò che ancora si riesce a produrre è mero oggetto d’investimento, deprivato di bellezza. L’arte è totalmente sconfitta, e inutile di fronte alla potere dell’avidità.
    Belli i personaggi femminili. La bellissima candida fragile graffiante Emily. L’avida Stella. La squinternata Rhoda.
    Disarmante toccante amorevole confuso il sig. Bast, colui che fluttua sull’onda bifronte degli affari e dell’arte, trascinato da JR in un girone infernale, nell’innocenza della sua irresolutezza.
    Sconcertante stupefacente esilarante tristemente simbolico il piccolo JR.

    Un grande libro.
    Dicono che sia difficile e faticoso, ma io me lo sono gustato alla grande.

    Grazie Gil. A proposito di Gil, per un commento completo ed esaustivo vi rimando al suo.
    http://www.anobii.com/gildellelce/comments?public=1&sor…

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    Gloria Albonetti said on Jan 30, 2014 | 7 feedbacks

  • 14 people find this helpful

    Pochi romanzi mi hanno tanto tormentato e divertito nello stesso tempo. A riguardarlo adesso (sarà per la lettura in ebook e la tecnica che ho adottato di usare i colori per evidenziare e inserire note), più che un romanzo mi sembra un videogame. E’ ...(continue)

    Pochi romanzi mi hanno tanto tormentato e divertito nello stesso tempo. A riguardarlo adesso (sarà per la lettura in ebook e la tecnica che ho adottato di usare i colori per evidenziare e inserire note), più che un romanzo mi sembra un videogame. E’ vero che va decrittato, che è lungo e che fa faticare tanto, ma se usi la leggerezza e la curiosità con cui si gioca o si legge un giallo o con cui si scorrerebbe, come qualcuno ha detto, "il resoconto di una gigantesca intercettazione ambientale" è una lettura molto, molto divertente (ebbene si!).

    Che si intercetta? Per strizzare, direi due mondi.
    Il primo è un mondo fondato sull’attrito delle cose materiali, in cui si fa fatica a fare qualsiasi cosa e in cui tutto fa fatica a muoversi. Comporre musica o scrivere un libro; fare scuola o fabbricare carta da parati; gestire una separazione famigliare o una successione ereditaria: ogni cosa che va “fatta” costa cara ed è difficilissima da portare a termine. Un mondo in cui ogni sforzo produce una specie di raspare esasperante. Qualsiasi oggetto o personaggio riesce a esistere solo trascinando e raschiando su una realtà che gli fa resistenza. Rumorosamente, dolorosamente. Tutti hanno incidenti; tutti si feriscono. Qualcuno si ammala, qualcuno si ammazza. Ci sono piedi che inciampano, scarpe con le suole che si aprono e si trascinano, camice che si impigliano, pantaloni che si strappano, pacchi che cadono, pagine che si perdono o si sporcano, acqua che scorre senza controllo. Persino gli orologi incontrano attrito nel passare da un minuto all'altro: le descrizioni delle lancette degli orologi che arrancano circondate da pacchi pesanti e voluminosi sono cammei. Solo pochi irregolari, ai margini della vita sociale, riescono a aprire uno spiraglio per percepire ed esprimere un sentimento, la bellezza, umana capacità creativa.

    Nell'altro mondo invece c’ è il denaro, storicamente collocato dopo la rottura della parità aurea decisa da Nixon. Il denaro agli albori del capitalismo finanziario, liberato da tutti i vincoli a valori solidi. E in quel mondo, il denaro staccato dalla materia, dalle cose comincia ad alzarsi in volo da solo, a scivolare leggero, a scavalcare come un razzo i confini degli stati e delle monete, trascinando o facendo sprofondare chi lo cavalca. E’ una entità ormai ai confini del puro Spirito: è lo Spirito del capitalismo. Pervade tutto e a tutto promette la salvezza. Che è poi, esattamente l'eterna salvezza dalla prigione mortale della materia.
    Attenzione, qui non si parla del denaro che portiamo in tasca, quello per le cose di tutti i giorni, quello stampato sulle banconote o scolpito in un metallo: perché anche quello è soggetto alle leggi della materia. Trovare qualche dollaro per vivere, per mangiare o pagare un biglietto ferroviario o anche trovare qualche monetina per telefonare è un’impresa difficoltosissima. Farsi prestare qualche migliaio di dollari è sottoporsi ad un calvario. Al contrario, far circolare virtualmente milioni di dollari che non si hanno e che non esistono è facilissimo; moltiplicare i debiti e trasformarli in un vantaggio fiscale è come la formula magica di una favola biblica (una società che produce perdite non fallisce, ma diventa una appetitosissima “bara fiscale” dove seppellire utili e quindi da comprare subito. Profumo di "casa", ho sentito, devo dire); costruirsi un impero tra azioni, obbligazioni, dividendi, benefici fiscali è un gioco da ragazzi. E infatti JR è (anche) la storia di un bambino che ha undici anni e che ci riesce. Sugli esiti (si fa per dire), ovviamente non dico niente.

    Quindi, qui mi fermerei, salvo aggiungere una annotazione. Basta osservare il nostro quotidiano e confrontarlo con linguaggi, protagonisti fatti e cifre di un tiggí per rendersi conto quanto questo doppio mondo, questo mondo schizofrenico, a doppio regime di forza di gravità (prima che di ricchezza), con due regimi fisici di attrito sideralmente lontani somigli alla nostra realtà di oggi. Si capisce subito quanto questo romanzo, scritto nel ’75, prima di Reagan, degli anni’80, dei mutui subprime, della crisi in cui stiamo fino al collo abbia di profetico. Sembra usi la propria potenza visionaria e creativa come un ecografo, Gaddis e con quello guardi l'embrione di un mostro che si sta sviluppando: l’embrione della società globale, l'embrione dell'uomo liquido di Bauman, l’embrione della degenerazione finanziaria del capitalismo e di questo salto epocale in giù, nel buio, che stiamo vivendo e che qualcuno chiama ancora eufemisticamente crisi. Vede persino l’embrione (postale e telefonico) della rete planetaria di comunicazione che verrà con internet.

    Certo, perverso divertimento a parte, abitare questi due mondi costa al lettore tempo e fatica. Ne vale la pena? A me è piaciuto moltissimo, ma preferisco far rispondere lui, Gaddis, a modo suo:
    ".....non c'è niente che vale la pena di fare, mi ha detto, niente che vale la pena di fare finché non l'hai fatto, e allora valeva la pena di farlo anche se non ne valeva la pena perché è l'unica cosa che...»

    (Mi dicono avesse in biblioteca tutti i libri di Gadda, Gaddis. Ne ha letti... sono sicuro)

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    #Gil D. said on Dec 25, 2013 | 12 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    JR

    Prendi tipo David Foster Wallace. Il suo prosare nozionistico ironico intelligente sarcastico. Togli la prosa e lascia il dialogo. Poi interrompilo, inframmezzalo con porte che sbattono, rendilo motore potente ma fragile, disturbalo con telefonate, c ...(continue)

    Prendi tipo David Foster Wallace. Il suo prosare nozionistico ironico intelligente sarcastico. Togli la prosa e lascia il dialogo. Poi interrompilo, inframmezzalo con porte che sbattono, rendilo motore potente ma fragile, disturbalo con telefonate, con voci che provengono da una TV, una radio, un registratore. Finché empatizzi. E senti crescere l’ansia. Poi domandati com’è che a questo romanzo hanno attribuito il National Book Award. E indugia a pensare che forse sei stato poco attento, che qualcosa ti è sfuggito non sai quando e non sai dove. E meravigliati che 922 pagine non siano bastate a fare chiarezza. Ma poi ammetti che ti intrigano assai le complicazioni letterarie, e rendi onore a Gaddis. E rendi onore a Gaddis.

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    Gabriele said on Jun 6, 2013 | Add your feedback

  • 6 people find this helpful

    troppo..

    Che faticaccia.. un bambino praticamente abbandonato a se stesso, neanche troppo sveglio ma con una considerevole e molto americana voglia di selfmeikarsi, crea un impero finanziario costruito sul nulla. Nella sua orbita e parallelamente ad essa, tan ...(continue)

    Che faticaccia.. un bambino praticamente abbandonato a se stesso, neanche troppo sveglio ma con una considerevole e molto americana voglia di selfmeikarsi, crea un impero finanziario costruito sul nulla. Nella sua orbita e parallelamente ad essa, tanti “artisti” cercano la realizzazione schiantandosi contro il materialismo capitalista e la dilagante percezione dell’inutilità dell’arte.
    Questi i temi principali.
    E poi probabilmente dovrei accennare al fatto che per tutte le 922 pagine del romanzo, il buon Gaddis utilizza quasi esclusivamente il discorso diretto. Da lettore mi sono sentito quasi vittima di una strana perversione.
    È un libro incredibilmente faticoso, di quelli che richiedono un’enorme forza di volontà per leggere ogni riga e non saltare le pagine.. ma alla fine mi sono chiesto: e se l’avessi saltata qualche pagina cosa sarebbe cambiato? C’era bisogno di farmi soffrire così per arrivare alla fine? Sono domande ingenue, palesemente attese da Gaddis stesso, eppure ogni tanto ce le poniamo tutti --- mi ero promesso di non leggere le recensioni degli altri membri del GdL prima di aver scritto la mia. Invece l’ho fatto adesso, evidentemente la mia forza di volontà è stata prosciugata dall’infido mattone. Indi per cui mi autocensuro e finisco qui.

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    Genji said on Mar 12, 2012 | 1 feedback

  • 35 people find this helpful

    Recensione lunga lunga lunga

    Romanzo interessante, piuttosto bello, molto faticoso.

    La fatica della lettura nasce dalla particolare modalità scelta dall'autore per raccontarci la storia: il libro infatti è concepito come un indistinto flusso sonoro e sta al lettore estrarre da ...(continue)

    Romanzo interessante, piuttosto bello, molto faticoso.

    La fatica della lettura nasce dalla particolare modalità scelta dall'autore per raccontarci la storia: il libro infatti è concepito come un indistinto flusso sonoro e sta al lettore estrarre da esso le informazioni essenziali alla comprensione del carattere dei personaggi e degli sviluppi della trama.
    Chi parla, con chi e dove si trova non è mai specificato e le poche descrizioni hanno spesso carattere talmente liricheggiante da rendere fondato il sospetto di un intento parodistico dell'autore.
    Ovviamente se tutto questo è difficile per chi legge deve essere stato ancora più complicato per chi lo ha scritto e Gaddis, fatti salvi pochi momenti in cui pare perdere quell'equilibrio tra essenziale e superfluo necessario alla comprensibilità, è da questo punto di vista un vero virtuoso.
    E' naturale chiedersi però se la sua e la nostra fatica fossero davvero necessarie, ossia se questo modo sia essenziale all'argomento del libro; a mio parere la risposta è sì, perchè il lettore finisce per trovarsi nella stessa posizione di chi viene investito da un uragano di parole che, e per quantità e per qualità, coprono più che disvelare l'essenza delle cose.
    E' così che il romanzo entra in risonanza con l'esperienza di quanti di noi poveracci, storditi da decenni di bombardamento mediatico a botte di azioni, obbligazioni, certificati di credito, tassi di sconto, fondi di investimento, scatole cinesi, paradisi fiscali, capital gain, swap, insider trading, class action, cash flow, golden share.. si sono illusi di partecipare al Grande Gioco della Finanza e che quegli indici che i tiggì ci comunicano compuntamente tutte le mattine avessero davvero a che fare con le nostre vite personali.
    Come se anche noi avessimo in mano "una quota dell'America" e non fosse per noi più importante sapere al mattino il costo unitario del carciofo o anche di un pezzo di ricambio dell'auto invece che quegli esotici e strafighi Dow Jones e Nikkei.

    In quest'ottica il libro è potentemente demistificante e forse ci avrebbe fatto bene leggerlo quando è stato scritto e non con i 35 anni di ritardo della (benemerita) traduzione italiana, magari anche per essere più accorti sui reali intenti di certi progetti modernizzatori della scuola, anche in quel caso veicolati da un linguaggio che fingendo di comunicare mira ad occultare il cuore della cosa.
    E "il cuore della cosa" -inteso come la modesta informazione necessaria, inerente sostanzialmente il meccanismo del credito, certe tutele legali e i vantaggi di un sistema fiscale costruito per favorire le società di capitali e non gli individui - è ciò che JR, grazie proprio alla sua incapacità di sentire la complessità del mondo, coglie nel corso di una visita scolastica e che gli consente di impadronirsi dell'essenziale per costruire, in una vertigine di acquisizioni di società e creazioni di consociate, un impero finanziario di carta destinato a crollare perchè -come lo stesso JR comprende alla fine- mancante dell'anello essenziale della catena, quello che nulla produce ma di tutto, se il DENARO è il tutto- è creatore e tramite: una banca.
    Questo -il DENARO, nella sua natura propriamente cartacea, distaccato cioè definitivamente dalla sua origine di indicatore di valore delle cose vere e divenuto Ente puramente nominale- è l'argomento centrale del libro.
    E, più ancora che le vite che nel suo flusso impetuoso di autoproduzione il denaro travolge, il suo dominio sembra impoverire e distruggere proprio le cose e -con scelta efficacissima-il romanzo si riempie progressivamente di strade spaccate, scarpe scalcagnate, vestiti sdruciti, medicine scadute, scatole rotte, vasche che perdono, luci sfarfallanti.
    Un simbolico, vertiginoso accumulo di monnezza inutilizzabile, a lasciarti una domanda decisiva: che cos'è un bene?

    Come spesso accade nei romanzi di idee, molti personaggi -a cominciare da quello che dà il titolo al romanzo- sembrano scontare un eccesso di tipicità che diviene per alcuni addirittura feroce caricatura e, per quanto alcune siano molto divertenti, ho trovato che questo fosse il limite più significativo del libro.
    Va detto però che quasi tutti i personaggi legati ad un'aspirazione artistica sono immuni dal difetto e tra loro spicca per la sua "rotondità" il bel personaggio di Jack Gibbs, al quale una scrittura più distesa e probabilmente un fremito autobiografico regalano tratti di complessità e vitalità che riscattano una rflessione sulla corruzione dell'artista ad opera del Denaro che ho trovato francamente un po' datata.
    Paradossalmente insomma, il libro mi è sembrato più bello proprio laddove è meno interessante.

    Infine.
    JR è troppo lungo. Più e più volte ho avuto la tentazione di mollarlo e la particolare tecnica di scrittura prolungata per quasi mille pagine risulta veramente sfinente.
    Comincio a chiedermi se la coscienziosità del lavoro di documentazione (controllate a campione, le informazioni del libro risultano tutte esatte!) e l'ossessione quantitativa che pare colpire tanti scrittori americani non siano l'esito ultimo dell'etica protestante e dello spirito del capitalismo.

    Il che, per il libro in questione, ha il sapore della beffa.

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    capobanda-anche su Goodreads said on Mar 7, 2012 | 25 feedbacks

Book Details

  • Rating:
    (138)
    • 5 stars
    • 4 stars
    • 3 stars
  • Paperback 922 Pages
  • ISBN-10: 8875201226
  • ISBN-13: 9788875201227
  • Publisher: Alet (Perieli narrativa, 54)
  • Publish date: 2009-06-xx
  • In other languages: other languages English Books , Deutsche Bücher
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