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Jack Frusciante è uscito dal gruppo

By Enrico Brizzi

(680)

| Others | 9788886680295

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Book Description

1008 Reviews

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    *** This comment contains spoilers! ***

    La prima volta che ho avuto a che fare con questo libro... mi è stato letto. E già questo... lo ricorderò per sempre.
    Non è straordinario forse, ma non lo liquidate come un libro per adolescenti; o meglio..ad avercene di libri così per i ragazzi di ...(continue)

    La prima volta che ho avuto a che fare con questo libro... mi è stato letto. E già questo... lo ricorderò per sempre.
    Non è straordinario forse, ma non lo liquidate come un libro per adolescenti; o meglio..ad avercene di libri così per i ragazzi di oggi. Funziona tutto alla perfezione, la storia, anzi le storie, i richiami letterari, la dolce Adelaide, tutto il mondo fuori e dentro la scuola in cui ci possiamo immedesimare tutti e poi lui, Alex D.: il nostro rocker. Se questo libro rappresenta una generazione, è di sicuro la mia.

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    Moonlau said on Jul 10, 2014 | 1 feedback

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    Sono particolari le cose che a volte restano ben impresse nella memoria. Avrò dimenticato di sicuro un sacco di volti, sorrisi, momenti, canzoni, paesaggi, oggetti persi... eppure ricordo dettagliatamente la prima volta che sentii parlare di questo l ...(continue)

    Sono particolari le cose che a volte restano ben impresse nella memoria. Avrò dimenticato di sicuro un sacco di volti, sorrisi, momenti, canzoni, paesaggi, oggetti persi... eppure ricordo dettagliatamente la prima volta che sentii parlare di questo libro. Ero in secondo superiore, una giornata di scuola qualunque spezzata da un'ora buca che nessun docente poteva coprire; allora fecero quella cosa che a volte un po' esaltava e altre scocciava e basta, di smaltire la classe in gruppi e spargerla nelle altre sezioni. Nella mia infinita curiosità e instancabile voglia di osservare la realtà circostante, era una cosa che trovavo affascinante, un po' come entrare in casa d'altri e scoprire tutt'altre dinamiche e abitudini. Col mio gruppetto capitai in una sezione di seconda, dove stavano facendo italiano. La docente aveva organizzato uno scambio di libri tra gli studenti e ognuno doveva presentare davanti alla classe i libri che aveva portato. C'era una ragazza - di cui ricordo benissimo persino il volto, così come anche quello della professoressa - che parlò proprio di Jack Frusciante. Avrei voluto far parte di quella sezione, in quel momento, per poter prendere in prestito quel libro che tanto mi attraeva. E invece, il momento di prenderlo in mano è arrivato solo il mese scorso, quando l'ho visto su una bancarella dell'usato. E vi dirò, forse è stato un bene leggerlo oggi piuttosto che a quindici-sedici anni.

    Copertina meravigliosa - illustrazione di Roberto Clemente - dedicata ad Andrea Pazienza, di cui Brizzi è un dichiarato estimatore e a cui dedica persino il libro - a lui e ad Ugo Tognazzi. Scriveva Sandro Veronesi su l'Unità nel novembre del 1994: «Dicono che stia diventando un cult dei giovanissimi l'esordio narrativo di Enrico Brizzi. Provo a immaginare: liceali sparsi per i corridoi delle scuole, seduti per terra, a leggere in un angolo questo romanzo; Smemorande farcite di citazioni tratte dal libro, ad esempio quella che trascriverei io: "Bisogna avere molta cautela con chi è felice", conversazioni convulse e appassionate imperniate sulle gesta del protagonista, Alex D. Be', sarebbe una gran cosa, se fosse vero: sarebbe veramente una gran cosa.»
    Hai proprio ragione, Sandro. Sarebbe una cosa ancora più grande oggi, dieci anni dopo.

    E insomma, l'eroe del romanzo è tale Alex D., un diciassettenne bolognese che non mi faccio scrupoli a definire un Caulfield all'italiana, che non a caso è un personaggio in cui Alex si rispecchia. Nello scrivere questo libro sicuramente Brizzi ha strizzato un po' l'occhio a Salinger, senza farne assolutamente una scopiazzata de Il giovane Holden. E' solo un punto di riferimento che sta dietro le quinte e si sente. Alex è stato fino ad un certo punto un ragazzo modello, impeccabile, studente col massimo dei voti, ubbidiente e rispettoso. Poi, ad un certo punto, semplicemente si stufa. Ad illuminarlo è la lettura di Due di due di Andrea De Carlo (e non avendo letto questo libro né nient'altro di questo autore la cosa mi ha incuriosita!) e decide che non sarà più lo stesso. Che basta farsi comandare a bacchetta, che basta sorridere ed annuire davanti ad adulti che t'incoraggiano ad avere una tua opinione ma s'infastidiscono o s'incazzano appena la esprimi. E poi, soprattutto, arriva Adelaide, Aidi, che però di lì a pochi mesi sorvolerà l'oceano perché ha già tutto sistemato per uno scambio interculturale. Finché c'è tempo però, Alex per lei scorrazza per tutta la città, pedalando a più non posso per i mitici colli bolognesi, e con lei parla del Cauldfield e di tante altre cose.

    Be', ecco, è un libro che mi è piaciuto veramente ma veramente tanto, e che secondo me tutti dovrebbero leggere - prima a sedici anni e poi un'altra volta più tardi, dopo i venti magari. Perché sono sicura che in base all'età in cui lo leggi piacerà comunque un sacco, ma lascerà due cose molto diverse. Io ad esempio, l'avessi letto a sedici anni mi sarei immedesimata molto in Alex D. Avrei compreso e fatto mia la sua rabbia così tardoalescenziale, avrei compreso fino in fondo e riconosciuto la sua indifferenza malinconica, quell'apatia che in realtà è solo l'attesa (segretamente speranzosa) che capiti qualcosa di grosso e finalmente la vita cominci per davvero; sarei stata solidale con lui nei lunghi pomeriggi vuoti, la noia dei compiti, i discorsi vuoti dei genitori. E poi avrei pensato magari capitasse a me una storia così, quella che capita a lui con Aidi. Invece l'ho letto poco tempo fa, e mi sono ricordata di tutto questo perché non sono ancora cresciuta abbastanza da dimenticarmene completamente (e spero non accada mai), ma mi sono goduta anche tante altre piccole cose che la me sedicenne non credo avrebbe colto: l'infinita ironia del narratore. La storia infatti è raccontata da un narratore esterno che si presenta come conoscente del protagonista e persona informata dei fatti, e questo narratore non esita di tanto in tanto di infilare qua e là commenti suoi, come perdonatelo! quando Alex usa parole sicuramente giuste ma effettivamente smisurate, nei toni melodrammatici della sua età. Il narratore racconta con un tono appena distaccato, quel solco dove nasce l'ironia e a cui segue un moto di tenerezza. Sensazioni che, come dicevo prima, se fossi stata ancora troppo vicina ad Alex non avrei colto, o forse sì ma non avrei compreso come oggi. Perché quando cominci a lasciartelo alle spalle, quel vortice emotivo tardoadolescenziale, non puoi che ridimensionarlo, e qualsiasi tragedia tu abbia vissuto - e lo dice una che ha vissuto una vera e propria guerra - non puoi che sorridere affettuosamente. Inoltre ho pensato a come in fondo le prime storie d'amore vero, che durino o no, in fondo cominciano e si sviluppano un po' tutte allo stesso modo, anche se gli adolescenti coinvolti pensano inevitabilmente che il loro caso sia unico e inimitabile al mondo, che nessuno può e potrà mai capire la portata dell'evento che sta loro capitando. Quel sentirsi vicini a quella persona, calmi e in pace col mondo come mai prima; quel sentirsi felici solo a guardarla, senza la necessità di combinare chissà cosa; stare bene anche in silenzio, senza che sia imbarazzante; il sentirsi Amici prima di tutto, e poi come se si fosse una persona sola; sdraiarsi sui prati a parlare. E scrivere un quaderno in due.
    E' così che va. E' andata così anche a me, e anch'io pensavo che non fosse successo mai a nessuno né prima né dopo. Ma non c'è da prendersela o pensare che sto sminuendo l'unicità dell'amore. E' solo che fa sorridere, o sbaglio?

    Mi sono piaciute proprio tante cose di questo romanzo, oltre a quelle già dette: il modo in cui è scritto, semplice, ironico al massimo, divertente, con quelle poche frasi toste qua e là; l'ambientazione bolognese, città in cui mi sono bastati due giorni per innamorarmene; la musica; il suo particolare modo di essere realistico; l'intelligenza dei personaggi; il finale.
    L'unico difetto che potrei trovargli, e che non è nemmeno un vero difetto, è che rischia di pagare il prezzo di essere un romanzo abbastanza generazionale, degni anni '90. Immagino che un ragazzo di oggi tanti riferimenti - moda, musica, tv ecc - non li capirebbe e forse resterebbe confuso. Ma, boh, io spero che al massimo quel ragazzo si faccia una ricerca e veda un po' cosa esisteva prima di facebook.

    Insomma, leggetelo, e magari con in sottofondo The Smiths (consiglio l'album Hatful of Hollow), rende la lettura ancora più intensa e al vecchio Alex farebbe tanto piacere, sicuro.

    Ah, le frasi che avrei copiato io sulla Smemoranda sono queste:
    - Ogni tanto, quando smetteva di parlare, lei gli sorrideva come un'alba d'inverno.
    - La Gente capisce solo quando le cose sono già successe, mai mentre accadono.

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    Lady Rouge said on Jul 3, 2014 | Add your feedback

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    Pensavo fosse meglio, decisamente meglio....

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    Ercole77 said on Jun 21, 2014 | Add your feedback

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    Questo libro è la prova definitiva che per certe cose occorre avere l'età (e la testa) adatta. Ho quasi ventitrè anni, e pur avendolo sentito nominare più e più volte non avevo mai provato a leggerlo: mi sono convinta, su consiglio di un'amica, a dar ...(continue)

    Questo libro è la prova definitiva che per certe cose occorre avere l'età (e la testa) adatta. Ho quasi ventitrè anni, e pur avendolo sentito nominare più e più volte non avevo mai provato a leggerlo: mi sono convinta, su consiglio di un'amica, a dargli una chance approfittando di un lungo viaggio in treno.
    Una volta finito (è breve e veloce, due ore di regionale son più che sufficienti), ho subito pensato che se l'avessi letto a sedici anni invece che a ventidue probabilmente mi sarebbe piaciuto molto di più. Forse.

    (le quattro stelline sono principalmente di affetto per Alex, cui mi sono affezionata quasi subito)

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    ilaria said on Apr 26, 2014 | Add your feedback

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