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Jakob der Lügner

By Jurek Becker

(21)

| Mass Market Paperback | 9783518372746

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Book Description

16 Reviews

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  • 6 people find this helpful

    I carcerieri (tedeschi, polacchi o ucraini) sono raccontati poco in questo libro. Sentiamo raramente le loro voci, ma conosciamo i loro regolamenti.
    Il ghetto di Lodz è pervaso della loro presenza senza che l’autore ce li presenti: si tratta di pers ...(continue)

    I carcerieri (tedeschi, polacchi o ucraini) sono raccontati poco in questo libro. Sentiamo raramente le loro voci, ma conosciamo i loro regolamenti.
    Il ghetto di Lodz è pervaso della loro presenza senza che l’autore ce li presenti: si tratta di personaggi quasi senza nome, le sentinelle, il tenente del comando, le guardie della fabbrica, ma non importa perché è l’aria stessa ad essere intrisa di loro.
    Compaiono solo una volta con nome e cognome. Quando vengono a prelevare l’eminente cardiologo ebreo per curare il generale.

    Il tempo usato nel racconto è il presente: il passato fa male e il futuro … è meglio non pensarci. Chi pensa al passato e al futuro troppo spesso tende a suicidarsi.

    In un angolino del ghetto vive Jakob Heym. Carica casse tutto il giorno: il ghetto di Lodz resistette fino all’agosto del 44 perché produceva molto.
    Un sera, al rientro dalla fabbrica, una sentinella in vena di scherzi gli dice di presentarsi al comando: sono già le otto, ora di coprifuoco. Il povero Jakob va, entra, finisce dietro una porta e sente una notizia alla radio. Si presenta al tenente: sono le otto meno venti e l’ufficiale (che forse ha fatto un sogno gradevole) lo sbatte fuori.
    Non può raccontarlo: nessuno è mai uscito vivo dal comando. Però non riesce a fare a mano di raccontare la notizia: i russi stanno combattendo a 500 km da lì e le cose non sembra vadano loro male. E poiché non può dire come lo sa, comincia a spargersi la voce che lui ha una radio.

    La notizia, diffusa per tutto il ghetto, ha delle conseguenze: chi ha paura che i tedeschi lo scoprano, chi accantona l’idea del suicidio, chi lascia spazio ad un nuovo amore. E tutti pressano Jakob: non si sa più nulla? Dove sono i russi? Stanno avanzando?
    Lui regge il gioco: la speranza significa qualche giorno in più, un motivo che spinge a sopravvivere. Un uomo esce dalle nebbie grigie della folla del ghetto per riassumere i connotati di un amico, collega, il barbiere di due porta accanto alla sua, di una spalla, perfino di un eroe che gli salva la vita E’ affamato di notizie, pressante; Jakob dà fondo alle sue risorse per continuare.

    Dal vaso di Pandora uscirono la vecchiaia, la gelosia, la malattia, la pazzia ed il vizio, e si diffusero tra gli uomini. Sul fondo rimase solo la speranza e il vaso fu richiuso. Il mondo divenne un luogo desolato ed inospitale, simile ad un deserto, finché Pandora lo aprì nuovamente per far uscire anche la speranza, l'ultima a morire, ed il mondo riprese a vivere.

    Jakob si è assunto, casualmente, l’incarico di riaprire il vaso.

    “”La difficoltà nasce dal fatto che tu ignori quanto pesa la speranza, nessuno te lo dirà, sei costretto a trovare la solo la formula e finire i calcoli in solitudine.””

    Ogni tanto nel racconto si inserisce la voce fuori scena di un sopravvissuto: non sappiamo su uno dei 900 che riuscirono a nascondersi nel ghetto quando fu distrutto o uno dei pochi sopravvissuti ai campi dove gli altri furono portati. E’ lui che racconta la vicenda di Jakob, anche riempiendo i vuoti che la Storia ha lasciato.

    Già, perché il momento in cui Jakob riesce a raccontare all’amico la verità, è appena precedente alla deportazione finale.
    I Russi sono davvero vicini e la follia che ormai è il tessuto dell’agire tedesco deve lasciare solo cenere. Gli ebrei devono morire, fosse pure l’ultima cosa che il nazismo compie.

    Attenzione: una Polonia Judenfrei andava bene anche a Stalin. L’Armata Rossa si fermò nelle periferie di Varsavia mentre il ghetto insorgeva e veniva distrutto.

    Un racconto, non di sterminio (anche se qualche morto qua e là, volontario o no, c’è), ma di vita quotidiana. Non allegra, viste le condizioni del ghetto, ma narrata con la “leggerezza” che la speranza porta con sé.
    Un’altra storia di ebrei? Ebbene sì. Se non ne avessimo sterminati così tanti, ci sarebbero state meno storie.

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    Anina e "gambette di pollo" said on Nov 5, 2013 | 4 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Là, dove sono stato io, non si è avuta nessuna resistenza.

    Jakob il bugiardo è una riflessione sulla verità, sulla bugia, sulla natura della realtà. Un narratore anonimo racconta, molti anni dopo gli avvenimenti stessi, la storia di Jakob, entrambi costretti nel ghetto di Lodz durante l'occupazione nazista. ...(continue)

    Jakob il bugiardo è una riflessione sulla verità, sulla bugia, sulla natura della realtà. Un narratore anonimo racconta, molti anni dopo gli avvenimenti stessi, la storia di Jakob, entrambi costretti nel ghetto di Lodz durante l'occupazione nazista. Il romanzo utilizza l'assurdo come arma principale: in un mondo stravolto, dove la fame l'umiliazioni e le vessazioni psicologiche e fisiche sono più che quotidiane, il nostro narratore sottolinea l'assurdità di taluni divieti per gli ebrei del ghetto: ad esempio il divieto di coltivare alberi, o qualsivoglia pianta; ad esempio il divieto di portare orologi e contemporaneamente il divieto di circolare per le strade dopo le otto di sera.

    http://robertabookshelf.blogspot.it/2013/04/jakob-il-bu…

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    ζ Roberta said on Apr 18, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    non ho trovato la copertina nel DB, ma tant'è...

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    jabakus said on Jan 16, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Secondo me, Benigni ha preso spunto da questo libro per La vita è bella.

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    essebi64 said on Aug 8, 2012 | Add your feedback

  • 3 people find this helpful

    Mi sono rotto

    Ebbasta. Ebrei, ghetti, olocausto e basta. Ascolta, leggiti Kakakami senti a me. Voi invece leggetelo e fatelo leggere e divulgatelo eparlatene e fatelo leggere e divulgatelo e fatelo leggere...

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    Ludude said on May 21, 2012 | 1 feedback

  • 2 people find this helpful

    Modo davvero insolito e originale di raccontare una storia sugli ebrei durante la II Guerra Mondiale. Un ebreo del ghetto di Lodz che si ritrova a dire una bugia e da quel momento vivere per manternerla viva e reale e di conseguenza vive e reali le s ...(continue)

    Modo davvero insolito e originale di raccontare una storia sugli ebrei durante la II Guerra Mondiale. Un ebreo del ghetto di Lodz che si ritrova a dire una bugia e da quel momento vivere per manternerla viva e reale e di conseguenza vive e reali le speranze degli altri abitanti del ghetto. Nessun patetismo, niente di scontato. Scritto in modo fine. Direi il precursore de "La vita è bella" per fare un esempio di trattare la materia delicata in maniera "leggera" anche se non è proprio così. Bello e toccante.

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    Canada said on Mar 15, 2012 | Add your feedback

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