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Jakob der Lügner

By

Verleger: Suhrkamp

3.8
(113)

Language:Deutsch | Number of Seiten: 282 | Format: Mass Market Paperback | In einer anderen Sprache: (Andere Sprachen) English , Italian , French

Isbn-10: 3518372742 | Isbn-13: 9783518372746 | Publish date:  | Edition 30

Auch verfügbar als: Others

Category: Fiction & Literature

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Buchbeschreibung
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  • 5

    I carcerieri (tedeschi, polacchi o ucraini) sono raccontati poco in questo libro. Sentiamo raramente le loro voci, ma conosciamo i loro regolamenti.
    Il ghetto di Lodz è pervaso della loro presenza senza che l’autore ce li presenti: si tratta di personaggi quasi senza nome, le sentinelle, i ...weiter

    I carcerieri (tedeschi, polacchi o ucraini) sono raccontati poco in questo libro. Sentiamo raramente le loro voci, ma conosciamo i loro regolamenti.
    Il ghetto di Lodz è pervaso della loro presenza senza che l’autore ce li presenti: si tratta di personaggi quasi senza nome, le sentinelle, il tenente del comando, le guardie della fabbrica, ma non importa perché è l’aria stessa ad essere intrisa di loro.
    Compaiono solo una volta con nome e cognome. Quando vengono a prelevare l’eminente cardiologo ebreo per curare il generale.

    Il tempo usato nel racconto è il presente: il passato fa male e il futuro … è meglio non pensarci. Chi pensa al passato e al futuro troppo spesso tende a suicidarsi.

    In un angolino del ghetto vive Jakob Heym. Carica casse tutto il giorno: il ghetto di Lodz resistette fino all’agosto del 44 perché produceva molto.
    Un sera, al rientro dalla fabbrica, una sentinella in vena di scherzi gli dice di presentarsi al comando: sono già le otto, ora di coprifuoco. Il povero Jakob va, entra, finisce dietro una porta e sente una notizia alla radio. Si presenta al tenente: sono le otto meno venti e l’ufficiale (che forse ha fatto un sogno gradevole) lo sbatte fuori.
    Non può raccontarlo: nessuno è mai uscito vivo dal comando. Però non riesce a fare a mano di raccontare la notizia: i russi stanno combattendo a 500 km da lì e le cose non sembra vadano loro male. E poiché non può dire come lo sa, comincia a spargersi la voce che lui ha una radio.

    La notizia, diffusa per tutto il ghetto, ha delle conseguenze: chi ha paura che i tedeschi lo scoprano, chi accantona l’idea del suicidio, chi lascia spazio ad un nuovo amore. E tutti pressano Jakob: non si sa più nulla? Dove sono i russi? Stanno avanzando?
    Lui regge il gioco: la speranza significa qualche giorno in più, un motivo che spinge a sopravvivere. Un uomo esce dalle nebbie grigie della folla del ghetto per riassumere i connotati di un amico, collega, il barbiere di due porta accanto alla sua, di una spalla, perfino di un eroe che gli salva la vita E’ affamato di notizie, pressante; Jakob dà fondo alle sue risorse per continuare.

    Dal vaso di Pandora uscirono la vecchiaia, la gelosia, la malattia, la pazzia ed il vizio, e si diffusero tra gli uomini. Sul fondo rimase solo la speranza e il vaso fu richiuso. Il mondo divenne un luogo desolato ed inospitale, simile ad un deserto, finché Pandora lo aprì nuovamente per far uscire anche la speranza, l'ultima a morire, ed il mondo riprese a vivere.

    Jakob si è assunto, casualmente, l’incarico di riaprire il vaso.

    “”La difficoltà nasce dal fatto che tu ignori quanto pesa la speranza, nessuno te lo dirà, sei costretto a trovare la solo la formula e finire i calcoli in solitudine.””

    Ogni tanto nel racconto si inserisce la voce fuori scena di un sopravvissuto: non sappiamo su uno dei 900 che riuscirono a nascondersi nel ghetto quando fu distrutto o uno dei pochi sopravvissuti ai campi dove gli altri furono portati. E’ lui che racconta la vicenda di Jakob, anche riempiendo i vuoti che la Storia ha lasciato.

    Già, perché il momento in cui Jakob riesce a raccontare all’amico la verità, è appena precedente alla deportazione finale.
    I Russi sono davvero vicini e la follia che ormai è il tessuto dell’agire tedesco deve lasciare solo cenere. Gli ebrei devono morire, fosse pure l’ultima cosa che il nazismo compie.

    Attenzione: una Polonia Judenfrei andava bene anche a Stalin. L’Armata Rossa si fermò nelle periferie di Varsavia mentre il ghetto insorgeva e veniva distrutto.

    Un racconto, non di sterminio (anche se qualche morto qua e là, volontario o no, c’è), ma di vita quotidiana. Non allegra, viste le condizioni del ghetto, ma narrata con la “leggerezza” che la speranza porta con sé.
    Un’altra storia di ebrei? Ebbene sì. Se non ne avessimo sterminati così tanti, ci sarebbero state meno storie.

    gesagt am 

  • 3

    Là, dove sono stato io, non si è avuta nessuna resistenza.

    Jakob il bugiardo è una riflessione sulla verità, sulla bugia, sulla natura della realtà. Un narratore anonimo racconta, molti anni dopo gli avvenimenti stessi, la storia di Jakob, entrambi costretti nel ghetto di Lodz durante l'occupazione nazista. Il romanzo utilizza l'assurdo come arma princip ...weiter

    Jakob il bugiardo è una riflessione sulla verità, sulla bugia, sulla natura della realtà. Un narratore anonimo racconta, molti anni dopo gli avvenimenti stessi, la storia di Jakob, entrambi costretti nel ghetto di Lodz durante l'occupazione nazista. Il romanzo utilizza l'assurdo come arma principale: in un mondo stravolto, dove la fame l'umiliazioni e le vessazioni psicologiche e fisiche sono più che quotidiane, il nostro narratore sottolinea l'assurdità di taluni divieti per gli ebrei del ghetto: ad esempio il divieto di coltivare alberi, o qualsivoglia pianta; ad esempio il divieto di portare orologi e contemporaneamente il divieto di circolare per le strade dopo le otto di sera.

    http://robertabookshelf.blogspot.it/2013/04/jakob-il-bugiardo-di-jurek-becker.html

    gesagt am 

  • 4

    Mi sono rotto

    Ebbasta. Ebrei, ghetti, olocausto e basta. Ascolta, leggiti Kakakami senti a me. Voi invece leggetelo e fatelo leggere e divulgatelo eparlatene e fatelo leggere e divulgatelo e fatelo leggere...

    gesagt am 

  • 4

    Modo davvero insolito e originale di raccontare una storia sugli ebrei durante la II Guerra Mondiale. Un ebreo del ghetto di Lodz che si ritrova a dire una bugia e da quel momento vivere per manternerla viva e reale e di conseguenza vive e reali le speranze degli altri abitanti del ghetto. Nessun ...weiter

    Modo davvero insolito e originale di raccontare una storia sugli ebrei durante la II Guerra Mondiale. Un ebreo del ghetto di Lodz che si ritrova a dire una bugia e da quel momento vivere per manternerla viva e reale e di conseguenza vive e reali le speranze degli altri abitanti del ghetto. Nessun patetismo, niente di scontato. Scritto in modo fine. Direi il precursore de "La vita è bella" per fare un esempio di trattare la materia delicata in maniera "leggera" anche se non è proprio così. Bello e toccante.

    gesagt am 

  • 4

    Jakob non mente, pensa positivo!

    Letto senza sapere nulla della trama, altrimenti non lo avrei neanche iniziato.


    Razionalmente avrei sostenuto di non aver voglia dell'ennesima storia sull'olocausto: ho apprezzato "il pianista", "essere senza destino" e "se questo è un uomo", mo' basta.


    Eppure Jakob mi è piaciuto. ...weiter

    Letto senza sapere nulla della trama, altrimenti non lo avrei neanche iniziato.

    Razionalmente avrei sostenuto di non aver voglia dell'ennesima storia sull'olocausto: ho apprezzato "il pianista", "essere senza destino" e "se questo è un uomo", mo' basta.

    Eppure Jakob mi è piaciuto.
    Nonostante si parli di ebrei rinchiusi nel ghetto e privi dei più elementari diritti, la storia non è deprimente, anzi. Vi ho trovato l'importanza di valori positivi come l'amicizia, la solidarietà; fa tenerezza vedere come Jakob si prende cura della bimba rimasta sola; chiuso il libro si comprende soprattutto il valore della speranza.

    Il nostro signor nessuno è un bugiardo? E' vero però è a fin di bene. Evviva, uno che non racconta frottole per suo vantaggio personale, o perchè sta in politica, ma per sostenere gli altri, per incoraggiarli a resistere. Un po' come nel film "la vita è bella"

    Becker insomma ha scoperto i benefici del pensiero positivo con trent'anni di anticipo rispetto alle dottrine "niueig" da sconvolti che tanto mi piacciono.

    gesagt am 

  • 4

    Cos'è in fondo una bugia?

    Una mistificazione della verità, il tentativo di nascondere una realtà inaccettabile, un barlume di speranza che si accende all'improvviso?
    La bugia di Jakob è una bugia bianca come una nuvola d'ovatta, di quelle dette non per far male, ma per aiutare a sperare nel domani e risollevare un'i ...weiter

    Una mistificazione della verità, il tentativo di nascondere una realtà inaccettabile, un barlume di speranza che si accende all'improvviso?
    La bugia di Jakob è una bugia bianca come una nuvola d'ovatta, di quelle dette non per far male, ma per aiutare a sperare nel domani e risollevare un'intera comunità dalla difficoltà di "vivere senza un futuro".
    Jakob il bugiardo - del quale esistono ben due riduzioni cinematografiche: la prima del 1975 premiata al Festival di Berlino per il miglior attore protagonista e la seconda del 1999, remake Hollywoodiano con Robin Williams - è un romanzo surreale nello spunto di partenza, ma assolutamente reale nel suo svolgersi e nella rappresentazione di vita quotidiana dei suoi protagonisti, sulla cui scia in seguito, si collocheranno storie ben più incredibili come quelle di La vita è bella e Train de vie.
    Jakob, ebreo polacco costretto nel ghetto di Łódź durante l'occupazione nazista, racconta ai compagni di prigionia di possedere una radio - oggetto proibito agli ebrei e scampato miracolosamente al sequestro - con la quale riesce ad avere notizie sull'avanzata dei russi in terra polacca; in realtà Jakob non possiede alcuna radio, ha solamente avuto l'occasione di ascoltare un frammento di notizia sulla quale imbastire la sua bugia.
    Lo stile narrativo, quasi tutto in prima persona plurale e con un incedere quasi distaccato, ai limiti della pura cronaca, con il quale un sopravvissuto compagno di Jakob, testimone indiretto ma destinatario delle confidenze dello stesso Jakob alla fine della guerra, narra le vicende che si verificarono nel ghetto dall'arrivo della radio, sono lo spunto per offrire uno spaccato sulla vita degli ebrei nel ghetto e per ragionare insieme al lettore su temi universali come la solidarietà, la speranza e, ancor più in profondità, sul significato e sulle conseguenze della bugia a fin di bene, sul rapporto pietà-inganno che si instaura tra "il bugiardo" e le sue "vittime" .
    Cos'è in fondo la bugia di Jakob se non un estremo atto d'amore, il tentativo ultimo di sfuggire all'apatia e all'abbandono, la possibilità di regalare una salvezza e con essa di offrire in dono il futuro?
    È giusto regalare ad un malato terminale, che sappiamo inesorabilmente condannato, la possibilità di una vita che sappiamo già non esistere più?
    È giusto offrire ad un condannato al carcere a vita una via di fuga, una porta invisibile eppure assolutamente reale?
    È giusto offrire speranza anche per chi sembra non essercene più?
    Jakob regala ai suoi compagni una nuvola d'ovatta bianca, grande più del cielo intravisto dal vagone con quale saranno deportati e, con essa, fino all'ultimo, la speranza di un albero: il ricordo di un albero: la possibilità di un albero: di tanti alberi sotto la cui ombra riposare in pace.

    «Ecco giunto il mio momento. Mi seggo anch'io, mi accosto a lei e domando se vuole che le spieghi io di cosa sono fatte le nuvole. Lo vuole, sì, ed io le racconto di fiumi e laghi e del mare, dell'eterno ciclo dell'acqua, della quasi incredibile evaporazione, come l'acqua fluisce invisibile verso il cielo, vi si raccoglie in minuscole gocce, in nuvole, che in qualche momento si fanno pesanti e bagnate come una spugna zuppa, fino a perdere le gocce nuovamente come pioggia. Non tralascio nemmeno il vapore di locomotive, ad esempio, e di fumaioli e fuochi vari, mi ascolta con attenzione, ma scettica, so che questa lunga storia non è possibile sbrigarla in una sola lezione.»
    «Pieno di aspettativa mi alzo e guardo fuori, finché annotta. Vedo paesi e campi, una volta, lontana, perfino una cittadina; presso uno stagno semicoperto da una natura selvatica scorgo un gruppo di soldati che riposa tra camion, pezzi di artiglieria e mucche. E vedo stazioni addormentate, binari e barriere e cantoniere, sulle quali cassette verdi traboccano di fiori; mi chiedo, se queste cassette sono un ordine di servizio, perché sono esposte da tutte le cantoniere e tutte verdi. E vedo gente che guarda dietro al nostro treno, non riesco a riconoscerne i volti, ma innanzitutto vedo alberi, ormai quasi dimenticati, sebbene sia ancora giovane, un numero enorme di alberi. Faggi e ontani e betulle e salici e pini selvatici, Dio mio, quanti alberi vedo, gli alberi non finiscono più. Fu per un albero che non divenni violinista, sotto un albero divenni un vero uomo, i cinghiali sopraggiunsero troppo tardi per impedirlo. E sotto un albero sconosciuto persi mia moglie Chana e un paragrafo di regolamento tentò di vietarmi gli alberi per sempre. Qualcuno sostiene che gli alberi confondono la mia mente, io continuo a starmene lì; talvolta, ancora oggi monto su un treno, per un tragitto particolarmente boscoso, a tutto preferisco il bosco misto. Poi sento la voce di Jakob: - Non vuoi dormire finalmente?
    - Lasciami ancora un po', - dico io.
    - Ma non vedi più niente, - sento dire.
    - Invece sì.
    Vedo infatti ancora le ombre degli alberi, e dormire non posso, andiamo, dove andiamo. »

    gesagt am 

  • 4

    La prima parte del libro è alquanto ostica, nel senso che non viene proprio da appassionarsi a proseguirne la lettura, si parla delle solite cose che possono capitare in un ghetto di ebrei durante la guerra.
    Personalmente non sopporto quando leggo un libro di cui già conosco il finale, come ...weiter

    La prima parte del libro è alquanto ostica, nel senso che non viene proprio da appassionarsi a proseguirne la lettura, si parla delle solite cose che possono capitare in un ghetto di ebrei durante la guerra.
    Personalmente non sopporto quando leggo un libro di cui già conosco il finale, come in questo caso, inoltre eviterei anche le storie sulle persecuzioni raziali, che ho già approfondito con altre letture e che inoltre mi rattristano.
    Per scrupolo ho proseguito la lettura di questo libro fino alla fine, la mia costanza è stata premiata, da pagina 173 (su 251) inizia a succedere qualcosa e poi il finale lo rende migliore del previsto, ovvio che la storia finisce sempre come mi aspettavo che dovesse finire, tra le altre cose la voce narrante non ne fa mistero fin dalla prima parte, ma il tutto è reso in modo realistico e poco romanzato, anche la doppia versione del finale che la voce narrante ad un certo punto propone, e che a me sul momento ha fatto un po' storcere il naso, è un modo per farci capire che il racconto della realtà scaturisce sempre da una lettura soggettiva e che non sempre questo si può basare su informazioni complete, ma ciò vale per le cose che ci succedono da vicino, figuriamoci per cose lontane nel tempo e che magari non ci hanno visti direttamente coinvolti, solo per questo il libro vale le 4 stelle (su 5) che gli ho attribuito, se i libri devono servire a farci ragionare questo ne è un esempio.

    gesagt am 

  • 3

    storia di jakob che, con una bugia, risolleva il morale degli abitanti del ghetto di lodz. dovrebbe essere commovente e buffo ma mi ha lasciato totalmente fredda. peccato.

    gesagt am 

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