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Jakob von Gunten

By Robert Walser

(39)

| Hardcover | 9788478446681

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Book Description

«Aquí se aprende muy poco, falta personal docente y nosotros, los muchachos del Instituto Benjamenta, jamás llegaremos a nada, es decir, que el día de mañana seremos todos gente muy modesta y subordinada. La enseñanza que nos imparten consiste básica Continue

«Aquí se aprende muy poco, falta personal docente y nosotros, los muchachos del Instituto Benjamenta, jamás llegaremos a nada, es decir, que el día de mañana seremos todos gente muy modesta y subordinada. La enseñanza que nos imparten consiste básicamente en inculcarnos paciencia y obediencia, dos cualidades que prometen escaso o ningún éxito. Éxitos interiores, eso sí. Pero ¿qué ventaja se obtiene de ellos? ¿A quién dan de comer las conquistas interiores?» Así empieza Jacob von Gunten, la tercera novela de Robert Walser, la más amada por el autor, pero también la más discutida e innovadora, escrita en 1909 en Berlín, tres años después de haber dejado el instituto donde se había educado. Y el gran protagonista de esta “historia singularmente delicada”, según juicio de Walter Benjamin, es el propio Instituto Benjamenta: el alumno Jacob, a través de su diario, nos introduce en todos sus secretos, en sus dramas y pequeñas tragedias y en todos sus misterios, convirtiéndolo en uno de los escenarios más memorables de la literatura del siglo XX.

Robert Walser nació en Biel (Suiza) en 1878 y publicó quince libros, entre ellos las novelas Los hermanos Tanner y El ayudante y las prosas breves El paseo y La rosa. Murió mientras paseaba un día de Navidad de 1956 cerca del manicomio de Herisau, donde había pasado los últimos años de su vida.

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  • 1 person finds this helpful

    Non ho molte cose da dire dopo la lettura di questo romanzo di formazione se non che a volte mi ha ricordato l'atmosfera del romanzo di Buzzati, Il deserto dei tartari in particolar modo nella rarefazione e sospensione della vita che ho trovato molto ...(continue)

    Non ho molte cose da dire dopo la lettura di questo romanzo di formazione se non che a volte mi ha ricordato l'atmosfera del romanzo di Buzzati, Il deserto dei tartari in particolar modo nella rarefazione e sospensione della vita che ho trovato molto simile. Mi viene in mente un altro titolo parafrasato, questa volta ispirato a Kundera, "L'impercettibile superficialità dell'essere", per tutto ciò che è solamente accennato e mai approfondito. La prosa è ineffabile ed inaferrabile, sempre in bilico tra sogno, favola e realtà, vieni immerso in uno spazio unico e senza tempo: l'Istituto. Ne esci così, senza particolari emozioni o stimoli, con una sensazione di distacco e a volte anche di incomprensione.

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    Elisa said on Sep 9, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    La malia della parola

    Sfuggente.
    La forma del diario per ritagliare spazi inconsueti al narrare, ma un diario senza date per sfuggire all'ordine del tempo. Il racconto di Jakob è una continua fuga dal centro delle cose, abile nel compiere uno scarto, una finta seducente p ...(continue)

    Sfuggente.
    La forma del diario per ritagliare spazi inconsueti al narrare, ma un diario senza date per sfuggire all'ordine del tempo. Il racconto di Jakob è una continua fuga dal centro delle cose, abile nel compiere uno scarto, una finta seducente prima che ci si avvicini al significato ultimo della sua esperienza, quasi volesse tenersi per sè il segreto, o metterci nelle condizioni di scoprirlo da soli, ma solamente se si desidera andare fino in fondo alla questione.

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    Nick Dembo said on Jan 28, 2014 | Add your feedback

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    un mio amico, che insegna, ha fatto l'altro
    mese un fascicoletto su ariosto con tante

    immagini e ariosto di qua e ariosto di là e la
    biografia e il periodo storico e le statue più

    belle e gli esercizietti mi pare e le poesie
    e via così allora i ...(continue)


    un mio amico, che insegna, ha fatto l'altro
    mese un fascicoletto su ariosto con tante

    immagini e ariosto di qua e ariosto di là e la
    biografia e il periodo storico e le statue più

    belle e gli esercizietti mi pare e le poesie
    e via così allora il fascicoletto va a stamparlo

    in fotocopisteria lì c'è una ragazza giovanissima e
    pura glielo stampa gli fa una manciata di copie non so

    e poi gli fa, al mio amico, ma senti, tu insegni forse?
    e forse insegni italiano?

    ce lo racconta a tavola io sono uno che sta sempre
    composto a tavola perché ho un atteggiamento

    scoliotico per via della caduta del muro di berlino,
    mi è caduto all'epoca sulla schiena allora a tavola

    sto sempre composto ma questa cosa dell'ariosto mi ha
    un po' scombussolato

    è stato un attimo, poi sono rientrato in me e al mio
    amico ho chiesto "e poi?"

    [per la giovanissima Silvia]
    [ma anche per il mio amico]

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    [radek] said on Dec 5, 2013 | Add your feedback

  • 7 people find this helpful

    Rileggere questo libro dopo più di vent'anni è problematico.
    Perchè se la prima volta "i fatti" narrati li avevo capiti come tali, e la loro surrealtà me li teneva distanti, adesso l'esile (inesistente) racconto "non si vede più", e si legge lo "zero ...(continue)

    Rileggere questo libro dopo più di vent'anni è problematico.
    Perchè se la prima volta "i fatti" narrati li avevo capiti come tali, e la loro surrealtà me li teneva distanti, adesso l'esile (inesistente) racconto "non si vede più", e si legge lo "zero", il nulla a cui solo potremmo ambire, se quel nulla non fosse percepito dai più, in quest'altro nulla in cui ci tocca vivere, come una condanna.

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    lui said on Nov 19, 2013 | 2 feedbacks

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