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Book Description
Jazz
di Toni Morrison
Toni Morrison, Jazz.
Jazz sembra scritto per quei lettori che riescono a coltivare l' arte dell' attesa, l' arte di aspettare che i dettagli si spieghino, che le sfuggenti metafore si chiariscano, che le storie si ricongiungano; ma dopo aver aspettato d Continue
Jazz
di Toni Morrison
Toni Morrison, Jazz.
Jazz sembra scritto per quei lettori che riescono a coltivare l' arte dell' attesa, l' arte di aspettare che i dettagli si spieghino, che le sfuggenti metafore si chiariscano, che le storie si ricongiungano; ma dopo aver aspettato devono anche riuscire a ricavare, da un così ricco materiale narrativo, una sequenza logica e lineare che difficilmente i romanzi della Morrison forniscono. Non è certo il romanzo adatto ai lettori che cercano la semplice soddisfazione di una rapida e facile lettura e per i quali la fine di un libro deve necessariamente coincidere con la piena soddisfazione del desiderio di ciascuno di conoscere e capire ciò che è accaduto e perchè.
Toni Morrison dà vita a quella che Patrizia Calefato ha definito un' "autobiografia corale" in cui ogni voce si racconta, si fa raccontare, si unisce alle altre o si isola nel proprio flusso di pensieri, entra ed esce dal romanzo infrangendo tutte "le categorie più codificate di tempo, voce narrante, racconto, autobiografia".
In Jazz la Morrison sembra voler sfidare anche il confine tra le arti, e la sua scrittura diventa inseparabile dalla musica, dalla fotografia, dalla pittura.
L' intento della Morrison sembra dunque quello di costruire una narrativa afro-americana che trovi nelle sue relazioni trans-testuali la sua ragione di esistere, che rappresenti con forza una rottura nel corpus letterario per la sua capacità di unire forme ed espressioni artisiche diverse.
Con Jazz Toni Morrison apre nuovi orizzonti alla letteratura afro-americana, le conferisce una specificità di linguaggio basato sulla varietà e polilogicità, riporta con forza alla luce la cultura di un popolo per troppo tempo vissuto all' ombra della civiltà americana.
Scrittura e musica
In Jazz la Morrison attua il difficile esperimento di tradurre i suoni in parole, di conferire, con la scrittura, le stesse sensazioni ed emozioni che la musica trasmette con le note, di far sprigionare la musicalità dalle parole.
Libera la scrittura dagli angusti limiti del codificato e la lascia libera di improvvisare, di sperimentare, di essere altra. Come in una performance jazz non c'è un direttore d'orchestra, non ci sono spartiti, ma solo un "dialogo di cooperazione [...] che non cancella la memoria e la singolarità" dei vari musicisti, così in Jazz non c'è un narratore onniscente che dirige e manovra il racconto, ma ogni singola voce partecipa alla varietà del "pezzo", comunicando con le altre o appartandosi in a-soli.
Dice ancora la Morrison :
" Mi interessava svelare le pratiche della voce narrante, la bellissima frode della voce sicura, affidabile, garantita : rivelarne le responsabilità, guardarla narrarsi e trasformarsi in una voce ferita, non più totalitaria e monocromatica, onniscente ".
E' una scrittura rapsodica, con pause, spazi, battute, estremamente ritmica e con l' "andare" sincopato tipico della musica jazz :
"Direi che è rischioso cercare di immaginare lo stato d'animo di qualcuno. Ma se si è come me - curiosi, inventivi e ben informati - ne vale la pena. Joe si comporta come se sapesse tutto quello che i vecchi facevano per tirare avanti, però non ne poteva sapere molto sul conto di True Belle, per esempio, perchè dubito che Violet gli abbia mai raccontato di sua nonna, - nè di sua madre. Così non ne sapeva niente. Nemmeno io, peraltro, anche se non è difficile immaginare come stessero le cose".In questo passaggio, come in molti altri del romanzo, la traduzione italiana stenta a rendere la struttura ritmica e sincopata estremamente evidente nell' originale."
E' una voce narrante che dopo l' apparente sicurezza iniziale, ("la conosco quella donna ") diventa sempre più inafferrabile, incerta, intangibile, si lascia pervadere dai monologhi e dai dialoghi altrui, si rende ascoltatrice o partecipa alla comunicazione.
Toni Morrison trasporta perfettamente nel suo romanzo il senso più profondo dei primordi della musica jazz, quella capacità di collaborare, di entrare in un rapporto di "interazione-cooperazione", di rimanere "al confine della propria e dell' altrui coscienza, sulla soglia".
La scrittura della Morrison ci riporta alle origini del jazz, quel jazz nato non a caso nella città del Delta, la New Orleans degli anni '20 le cui caratteristiche composite, dal punto di vista razziale e religioso, costituirono l' humus ideale per il diffondersi di una musica così profondamente basata sulla dialogicità, una musica costruita sulla "democraticità" dei suoi musicisti :
"[...] essi, pur facendo perno sul solista, non avrebbero mai potuto esprimersi appieno senza l' armonico apporto di tutti; nella creazione degli assoli o delle polifonie, infatti, ogni componente del gruppo doveva intuire le conclusioni, essere ideatore, costruttore, compagno nell' esecuzione".
E pur ambientando il suo romanzo ad Harlem, il "ghetto nero" della Grande Mela, la scrittrice non perde di vista quell' improvvisazione polifonica e quella coralità su cui il jazz si era basato alle sue origini. Non è la musica studiata e affinata dalle grandi orchestre che si esibivano per i ricchi frequentatori bianchi, non è la performance dei grandi solisti che, approdati nella mitica New York, la città dei dollari, trasformarono quella che era una musica dalle profonde radici popolari, in una musica asservita al divertimento dei ricchi.
In Jazz è ancora il senso della collettività a predominare, quella collettività della gente che vive nelle strade e che si lascia trascinare dai suoni di sassofoni e clarinetti provenienti dai marciapiedi o che si barrica in casa timorosa degli effetti di quella musica "che picchia così basso". E' un dialogare continuo fra passato e presente, fra le note del blues non ancora dimenticato, e quelle del jazz, fra una musica nata per gridare la disperazione e una nata per vivere la sensazione di libertà.
"[...] il jazz, documento della nostra razza in quanto forma d' arte autonoma, fuori dalla sfera dei bianchi, era un modo diverso di guardare al mondo, non solo un' eco musicale degli eventi di quegli anni ma l' epitome stessa di un' epoca, con quell' impulso all' improvvisazione e al tempo stesso quell' esigenza di disciplina, quel guizzo di invenzione, quel senso di libertà sfrenata, quella concezione di spazio del tutto nuova propiziata da Harlem, l' altrove che incarnava lo spirito della possibilità".
Il corpo e il ritmo
Il passaggio dal blues al jazz, dalla schiavitù alla libertà è trasmesso, nel romanzo, attraverso una nuova dimensione del corpo. I corpi dei neri, per secoli posseduti, usati, isolati, sono ora liberi di danzare, di muoversi, di aprirsi agli altri corpi.
Toni Morrison non perde mai di vista la dimensione del corporeo e nel suo precedente romanzo, Beloved, ambientato subito dopo la guerra di secessione, ci mostra la drammaticità della schiavitù attraverso il grido disperato di chi, da poco fuggito alle catene, cerca comunque di imparare ad amare il proprio corpo anche se è stato solo fonte di sofferenza e dolore:
Echeggiano ancora le note del blues, le note di quella musica nata come rifugio, come possibilità di dire agli altri ciò che si stava vivendo o si era vissuto, per gridare la propria oppressione; ed emerge anche in maniera evidente la difficoltà per gli ex-schiavi di cominciare a viversi il corpo come proprio e come apertura all' altro/altra.
In Jazz è attraverso il ritmo e la danza che gli abitanti di Harlem esperiscono questa nuova dimensione del proprio corpo: non più un peso di cui volersi liberare per non soffrire, non più un semplice oggetto di violenza, ma il tramite per esprimere libertà e amore, la possibilità di comunicare con l' esterno, con il resto della comunità.
In Jazz è il ritmo della parola, della scrittura, a trascinare, a liberare dai legami dell' io per ascoltare il coro di voci e suoni e dialogare con essi; così come è il ritmo della musica ad unire i corpi, a coinvolgerli nella sua sensualità, a farli vivere, perchè, come dice Toni Morrison:
" The music reinforced the idea of love as a space where one could negotiate freedom "
In Jazz la Morrison porta avanti un principio del corporeo che infrange i limiti dell' individuale, del privato, del corpo racchiuso nel proprio egoismo
A questa immagine del corpo si unisce nel romanzo della Morrison una nuova percezione del sesso non più vissuto "come violenza dei dominatori sulle dominate", ma con una visione "quasi carnevalesca [...] un percepire i corpi di uomini e donne confusi e positivamente protesi gli uni verso gli altri".
E' ancora la musica a fornire questa percezione positiva del corpo e del sesso, la musica jazz che "picchia basso" e travolge come in uno stato di estasi; ma la musica è solo un aspetto della realtà, quella realtà dell' Harlem degli anni '20 in cui la schiavitù sarebbe stata sostituita dal razzismo "come metodo di controllo sociale sulla comunità nera" e in cui le donne nere avrebbero sperimentato "la riduzione ad oggetto del proprio corpo da parte di uomini del loro stesso gruppo che, come scrive la Morrison, le valutano e le liquidano nel tempo necessario a una puntina per trovare il primo solco"
Nel ritmo sincopato della sua scrittura Toni Morrison non permette mai al lettore di perdere di vista questa realtà.
L' immagine : la fotografia
Il linguaggio in Jazz è spesso così accattivante da dimenticarsi di Joe, Violet e Dorcas e delle loro storie. Ma non è solo il puro virtuosismo del linguaggio ad allontanare il lettore/lettrice dai suoi personaggi, ma anche il già citato ambizioso tentativo della Morrison di districarsi tra i diversi mezzi di espressione artistica e creativa.
Si è già parlato del complesso rapporto tra scrittura e musica, ma visto da un' altra angolazione Jazz è anche un photocollage, è un insieme di immagini che continuamente svaniscono, si sbiadiscono o ritornano a delineare i loro particolari, come se fossero sviluppate e impresse nella memoria.
"Se li guardo ora, non sono color seppia, sbiaditi con i contorni che si sfaldano alla luce di un pomeriggio che verrà. Colti a metà strada tra un era e un deve essere. No, per me sono reali. Sono bene a fuoco, pronti a fare clic".
Toni Morrison inserisce nel suo romanzo molte immagini che ricordano le fotografie di James Van der Zee e il nucleo del romanzo è appunto una foto tratta dal suo Harlem Book of the Dead che ritrae una ragazza di diciotto anni che giace nella tomba . La Morrison trasforma in un racconto la storia che si può leggere dietro quella foto : l' uccisione della ragazza per mano di un amante geloso.
Ma in realtà il motivo che spinge Joe a compiere quel gesto si può paragonare al motivo che spinge un fotografo a scattare una foto : vuole fissare per sempre un momento, un sentire, che il linguaggio sminuisce e il tempo corrode. Perchè Joe sa che:
"[...] Si può rivedere nella mente una scena di estasi, di tenerezza, un crimine, ma prosciugata di tutto tranne che delle parole con cui raccontarla "
Joe vuole immortalare per sempre il suo amore per Dorcas, quell' amore che, sia pur per breve tempo, ha riempito il suo " inside nothing ", quell' amore a cui ha preferito porre fine lui stesso piuttosto che perderlo per l' allontanarsi della ragazza. E' come se l' uccisione di Dorcas sia la giusta fine per chi ha voluto conoscere il pericolo di una passione o ha voluto seguire i cammini della gioventù. Ed è come se il sacrificio della giovane donna permetta a Joe e Violet di recuperare il loro amore perduto : è la foto di Dorcas che li aiuta a trascorrere le notti.
E, paradossalmente questa presenza viva è in realtà una presenza morta anche perchè, come sostiene lo stesso Roland Barthes, ciò che è rappresentato in ogni fotografia è il ritorno di qualcosa che è morto, anche quando il soggetto è ancora vivo.
Quella foto, che Violet ha voluto a casa sua, da una parte fissa in eterno qualcosa che si è perso, dall' altra diventa l' emblema e l' allegoria del desiderio. Joe e Violet leggono entrambi sul volto di Dorcas l' essenza dei loro stessi desideri (così come il lettore legge chiaramente la manifestazione del loro auto-ingannarsi). Toni Morrison enuclea così nella sua scrittura la vera essenza del messaggio fotografico.
Dice Roland Barthes:
"La fotografia installa non una coscienza dell' esserci della cosa, ma una coscienza dell' esserci-stato. Si tratta dunque di una nuova categoria dello spazio-tempo: locale immediato e temporale anteriore; nella fotografia si produce una congiunzione illogica tra qui e un tempo".
E poi ancora :
" Qual è il contenuto del messaggio fotografico? Che cosa trasmette la fotografia? [...] Appare così lo statuto particolare dell' immagine fotografica: è un messaggio senza codice. Da questa proposizione bisogna subito trarre un corollario importante: il messaggio fotografico è un messaggio continuo".
Anche per noi lettori il volto di quella fotografia diventa un segno così come riconosciamo nel volto del romanzo una assenza di "finger pointing" o di "lips turned down in judgement".
Come nella maggior parte dei romanzi della Morrison, concetti come "giustizia" o "giudizio morale",convenzionalmente concepiti, acquistano la sottile forza della ragione e l' apparente inevitabilità di fatti naturali. Ma perchè l' impunito assassinio di una donna che ha solo osato desiderare, ci lascia in fondo così distaccati, distaccati da qualcosa che dovrebbe farci rabbrividire?
La ragione fondamentale è che nel corso della narrazione la Morrison ha ridotto Dorcas alle dimensioni di un' istantanea, un' immagine senza movimento, fissa, estetizzata, congelata : una fotografia. E noi lettori recepiamo l' orrore dell' assassinio solo ad un livello razionale trovandolo affascinante da ponderare, ma difficile da sentire.
In Jazz si attua così una tensione tra quello che si potrebbe definire il linguaggio della mente e il linguaggio del cuore, tensione catturata graficamente nei due distinti tentativi di Violet di dare senso al suicidio di sua madre e voce al suo stesso dolore:
"Che fosse stato il mattino dopo la notte [...] La notte in cui si era sentita stringere da un desiderio struggente, e scuotere con forza prima che l' abbandonasse con la promessa di tornare presto per farla nuovamente rimbalzare come una palla di gomma?".
E poi di nuovo più apertamente :
" Mamma? E' da lei che si andava mentre adesso non si può più andare? Il posto all' ombra senza un albero dove non sarai mai più amto, nè ora nè mai, da qualcuno che ha scelto di farlo".
" Come si organizza l' espressione letteraria quando cerca di immaginare l' alterità africanista?
Da lettrice ho sempre pensato che nulla accade: gli africani e i loro discendenti non erano presenti in modo significativo e, quando c' erano, non avevano che una mera funzione decorativa per mettere in mostra la perizia tecnica e la versatilità dell' autore [...] Quando ho cominciato a leggere da scrittrice, mi sono resa conto di un aspetto ovvio: il soggetto del sogno è il sognatore. La costruzione di un personaggio africanista è riflessiva; una straordinaria meditazione sul proprio io; una vigorosa esplorazione delle paure e delle bramosie che risiedono nella coscienza di chi scrive. E' una stupefacente rivelazione di desiderio, di terrore, di perplessità, di vergogna, di magnanimità. E' necessaria molta fatica per non vedere tutto questo". ( Giochi al buio)
Critics
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lrb published on Mon, 6 Sep 2010
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Life Studies
The facts are simple and brutal, you can read them any day in the newspapers. If you read them and if you feel they are published for you. The suggestion that news in America is often just white news, or news for whites, occurs again and again in Ton ... (read full critics)
nybooks published on Thu, 26 Aug 2010
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- Libri Italiani
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- ISBN-10: 8876842438
- ISBN-13: 9788876842436
- Publisher: Frassinelli
- Pub date: Jan 01, 1993
- Also available as: Paperback and Hardcover
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New Romance
Within the first half-page of Toni Morrison’s novel, an 18-year-old girl has been shot dead by her middle-aged lover, and his wife has been manhandled from the funeral after attempting to cut the dead girl’s face with a knife. Both events are witness ... (read full critics)