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Jim entra nel campo di basket

Di

Editore: Frassinelli

4.0
(333)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 220 | Formato: Non rilegato | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Francese

Isbn-10: 8876848312 | Isbn-13: 9788876848315 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Tullio Dobner

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , Altri

Genere: Biography , Fiction & Literature , Teens

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Descrizione del libro
È la vita «on the road» di un ragazzino straordinariamente intelligente, un piccolo campione di basket con il talento per la scrittura. Dai 12 ai 15 anni tiene un diario che è quasi un «manifesto»: la sopravvivenza nella giungla urbana di New York, la precoce e ossessionante presenza della droga, i successi scolastici e sportivi, gli amici e la famiglia filtrati attraverso l'insofferenza e la ribellione che hanno segnato un'intera generazione. Neri, bianchi, tossicodipendenti e vecchi ubriaconi, riempiono queste pagine dall'impatto a volte scioccante.
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  • 3

    Tredicenne totalmente fuori controllo ma, in quanto personaggio di un libro, divertente

    inizia con https://www.youtube.com/watch?v=pqfiDQ7FmVY e prosegue col reading di Violetta Bellocchio sulle piattole

    ha scritto il 

  • 5

    Leggendario

    "A soli tredici anni, Jim Carroll scrive meglio dell'89 per cento degli autori di romanzi attualmente in attività" - Jack Kerouac
    "Uno scrittore nato" - William S. Burroughs

    ha scritto il 

  • 4

    Inizialmente si resta sbigottiti dal linguaggio crudo e dalla durezza degli episodi narrati e solo dopo, ci si chiede come sia possibile vivere tutto questo a soli tredici anni. Ma questo è Jim Carroll e questi sono i suoi diari dall'autunno 1963 all'estate 1966 e tutto quello che è narrato è pur ...continua

    Inizialmente si resta sbigottiti dal linguaggio crudo e dalla durezza degli episodi narrati e solo dopo, ci si chiede come sia possibile vivere tutto questo a soli tredici anni. Ma questo è Jim Carroll e questi sono i suoi diari dall'autunno 1963 all'estate 1966 e tutto quello che è narrato è pura verità. Apoteosi di un artista poliedrico, cestista promettente e poeta di talento e il suo tormentato rapporto con le droghe.

    http://www.librofilia.it/jim-entra-nel-campo-di-basket-jim-carroll-recensione/

    ha scritto il 

  • 4

    Diario di una new york tossica

    "Jim entra nel campo da basket" sono i diari di Jim Carroll dal '63 al '66, nei quali c'è tutta la sua adolescenza, fatta di scuola, di sesso, di basket e, soprattutto, di droga. Fino a qui, però, potrebbe sembrare un'opera per guardoni del bassofondo. Al contrario, "Jim entra..." è il diario dei ...continua

    "Jim entra nel campo da basket" sono i diari di Jim Carroll dal '63 al '66, nei quali c'è tutta la sua adolescenza, fatta di scuola, di sesso, di basket e, soprattutto, di droga. Fino a qui, però, potrebbe sembrare un'opera per guardoni del bassofondo. Al contrario, "Jim entra..." è il diario dei pensieri, paura, riflessioni, attraverso i quali emerge la crescita di un ragazzo che, pagina dopo pagina, sceglie la direzione della propria vita. A contorno di tutto ciò, New York degli anni '60, e anche questo aiuta a rendere epica una storia che se fosse raccontata, che so, a Mestre, avrebbe un sapore ben diverso.
    Infine, ciò che più mi ha colpito: la scrittura. Se è vero, come dicono, che questi sono i suoi diari dai 13 ai 16 anni, non posso che chiudere riprendendo le parole di Burroughs, che di Jim Carroll diceva: "uno scrittore nato".

    ha scritto il 

  • 4

    Link recensione blog:

    "La gente tratta sempre i tossici come i rifiuti marci della società. Non è così, amici. Il vero tossico andrebbe elogiato per aver mandato affanculo tutte le stronzate assurde della città, perché continua a prendersi tutti i rischi, le rotture di coglioni e le fregature, pronto ad affrontare la ...continua

    "La gente tratta sempre i tossici come i rifiuti marci della società. Non è così, amici. Il vero tossico andrebbe elogiato per aver mandato affanculo tutte le stronzate assurde della città, perché continua a prendersi tutti i rischi, le rotture di coglioni e le fregature, pronto ad affrontare la galera. Che si sappia ci sono diversi tipi di tossici. [...] Poi ci siamo noi ragazzi di strada che iniziamo a far cazzate giovanissimi, tipo a tredici anni, e siamo convinti di riuscire a controllarci e non prendere l'abitudine. Ma capita raramente. E io ne sono la prova. Dopo due o tre anni di controllo sono finito all'ultimo stadio: sempre a rota, e senza nient'altro da fare che passare le giornate a cercare droga. Ma va bene anche così. Niente Riviera e niente mammine ricche da cui correre. T'accorgi d'esserci dentro fino al collo quando ti svegli la mattina e ti dici e lo sai e l'accetti: «Oggi o rimedio la dose o mi faccio arrestare, e vaffanculo»".

    per continuare a leggere la recensione: http://francescast84.blogspot.it/2014/04/jim-entra-nel-campo-di-basket-di-jim.html

    Veronica

    ha scritto il 

  • 4

    Like the ceiling of a bombed-out church.

    A Jim ci sono arrivato tramite Emidio.
    Difficile definire questo diario di vita vissuta, che è -un pugno in faccia-, come un bel libro.
    Ma sentirsi come il soffitto di una chiesa bombardata succede prima o poi.
    E non è bello.
    Grazie Emidio.
    Grazie Jim.
    http://w ...continua

    A Jim ci sono arrivato tramite Emidio.
    Difficile definire questo diario di vita vissuta, che è -un pugno in faccia-, come un bel libro.
    Ma sentirsi come il soffitto di una chiesa bombardata succede prima o poi.
    E non è bello.
    Grazie Emidio.
    Grazie Jim.
    http://www.youtube.com/watch?v=_bFwbBcRXLE

    ha scritto il 

  • 3

    in calare

    Devo dire che la prima metà del libro è davvero interessante, in alcuni tratti perfino esilarante: ci sono momenti di forte intesità, penso a quando portano via la vicina che nuda recita una messa fatta di bestemmie oppure le trasferte che finiscono con il saccheggio dei soldi nelle tasche della ...continua

    Devo dire che la prima metà del libro è davvero interessante, in alcuni tratti perfino esilarante: ci sono momenti di forte intesità, penso a quando portano via la vicina che nuda recita una messa fatta di bestemmie oppure le trasferte che finiscono con il saccheggio dei soldi nelle tasche della squadra avversaria, oppure quando trovano la madre di un amico nella via delle puttane, i primi innocenti scippi per strada, il traslocco in up side.... squarci di una NY anni '60 sconosciuti alla maggior parte di noi, abituati a quadretti idilliaci della Grande Mela. Poi jim entra nel tunnel della droga, il buco, e da qui in poi il libro si fa un po' monotono, e tutto uno sbattimento per trovare i soldi, marchette con i gay, furti, spaccio, viaggi tossici piuttosto banali e noiosi. Davvero un peccato, ma del resto erano diari e quindi penso riflettano lo stato d'animo dell'autore

    ha scritto il 

  • 5

    <Inverno 1964 - Io allora gli ho risposto che erano solo un mucchio di stronzate di scimmia e gli ho domandato come potevo essere così bravo io a giocare a basket se ero un tossico e hanno dovuto ammettere che i conti non tornavano.>

    Storia vera, diario di un adolescente a New York negli anni Sessanta: The basketball diaries. Jim è un campioncino di basket, frequenta una buona scuola grazie alla sua borsa di studio, ha una famiglia normale, mamma-papà-fratellino; non è uno sbandato: nelle sue scorribande con gli amici ...continua

    Storia vera, diario di un adolescente a New York negli anni Sessanta: The basketball diaries. Jim è un campioncino di basket, frequenta una buona scuola grazie alla sua borsa di studio, ha una famiglia normale, mamma-papà-fratellino; non è uno sbandato: nelle sue scorribande con gli amici scopre il mondo fatato degli stupefacenti, si droga con loro, fa sesso; scrive, e scrive davvero bene. Pagina dopo pagina Jim racconta le sue giornate, i suoi pensieri, le sue paure, le sue scopate e i suoi viaggi. Ha uno stile coinvolgente, una scrittura semplice e diretta. Non è un romanzo, è il suo diario, e Jim lo scrive come parla, e il risultato, leggendolo, è di essere trasportati indietro nel tempo, nella NYC di cinquant'anni fa. Jim non esalta l'uso delle droghe, non se ne vanta, né si compatisce. Racconta della sua vita, di quanto sia difficile e complicato a volte procurarsi la droga, di quanto sia stato facile invece finirci invischiato. Lascia un po' l'amaro in bocca: ad assistere alla sua caduta verso il fondo vien da pensare se non si fosse potuto far qualcosa per evitarla. Anni fa ho visto il film, Ritorno dal nulla, con Leonardo Di Caprio: al solito, il film non rende giustizia al libro. In particolare la madre di Jim, che nel libro è una donna forte, nel film è un personaggio patetico.

    Estate 1965
    PAG. 113
    I bagni delle linee metropolitane sono una schifezza, ma almeno loro hanno la polizia che passa abbastanza spesso da impedire che i balordi ti saltino direttamente addosso, mentre alla Grand Central può capitarti di tutto. Questa sera stavo prendendo un treno per Rye per andare a trovare Willie, un mio vecchio amico, e saranno state diciamo le cinque e mezzo appena passate. Dio del cielo, tutti quei tipi degli uffici in fila ai pisciatoi (ce ne saranno una quarantina, come diavolo si chiamano, ah, orinatoi, tutti allineati) e poi insieme con loro il solito quantitativo di sgangherati e squinternati e tutti questi occhi a guardar giù il tizio di fianco a me che guarda giù da me e anche da quello che ho dall'altra parte e tutti a menarselo come forsennati, quaranta braccia come pistoni che pompano all'impazzata. Neanche un briciolo di classe in tutto quanto il cesso, solo un branco di omosessuali latenti che si fanno una venuta prima di perdersi quello delle 17.50. Se qualcuna di quelle brave casalinghe di Westchester che negli ultimi tempi è andata parecchio in bianco ha voglia di sapere perché non ha che da venire quaggiù. Fin qui comunque è una vecchia storia che si ripete in tutti i cessi del mondo, solo che in quello tutt'a un tratto ti senti una mano che ti cammina sulla gamba e ti afferra l'uccello. Non uno che faccia tanto di sbattere le ciglia, che cazzo, comincio a pensare di essere l'unico qui in mezzo a essere sceso per una normale funzione fisiologica. Faccio un balzo all'indietro che sto ancora pisciando mentre questo tipo grande e grosso me lo strizza e va a finire che gli inondo i Brook Brothers che ha addosso. E mi tocca infilarmi in un altro di questi cosi, come diavolo si chiamano, per finire. Stessa solfa. Il tizio che ho adesso di fianco a me ho pensato per un secondo che stesse per tirar fuori un binocolo. E' anche vero che laggiù trovi persino chi si mette a succhiare un cazzo davanti a tutti se non c'è il cosiddetto «attendente» a sorvegliare. Merda, e io che cosa dovrei fare, andare a reclamare da questo «attendente»? Uno che a guardarlo ti dà l'idea che sia capace di tirarmi giù i jeans e inchiappettarmi lì per lì? E poi di questi tempi capita di rado che mi vada di protestare per qualcosa. Senza dubbio i peggiori sono quelli degli uffici. E hanno tutti la mania di mettere gli occhi sui giovani. Ne ho visti che potrebbero essere facilmente vicepresidenti di qualche ditta di dentifricio o che so io a sgomitare per prendersi il pisciatoio di fianco al mio. Questo genere di lusinga con me è sprecata. E poi i neri hanno una gran fregola di mettersi di fianco a un nero e godersi lo spettacolo di un pisello al carboncino. Non permettete mai al vostro piccolo di scendere in quel cesso a fare pipì da solo e se vi capita di lasciarcelo andare e vi torna su che sorride, vi suggerisco di fare quattro chiacchiere con lui.

    Autunno 1965
    PAG. 132
    Quando hanno sganciato le bombe sulla testa dei giapponesi io non ero nemmeno un'idea, però ne ho pagato le conseguenza durante tutta la crescita e sto pagando ancora. Quella storia dei «figli della guerra» non è una teoria sballata da strizzacervelli, e tutti quelli della mia generazione ve lo possono confermare. Quando avevo sei o sette anni quasi tutte le notti facevo sogni orribili di folletti che giravano per la mia stanza a bordo di aerei minuscoli e mi bombardavano il letto; ogni volta che passava un camion dei pompieri o un'ambulanza pisciavo di paura fra le braccia di mia madre convinto che fosse finalmente arrivato l'attacco aereo e ancora oggi le vere esercitazioni di attacco aereo mi mettono addosso una fifa blu se sono fatto. Il peggio è che i vecchi stronzi non ci credono che possa succedere a noi. Adesso nel nostro paese sta crescendo un grande movimento pacifista e il mio vecchio e gli altri mi danno del vigliacco e dicono che è tutta colpa dei rossi che ci lavano il cervello, sono quei bastardi di comunisti. A me dei comunisti me ne sbatte meno di un cazzo. Sono i sogni che ricordiamo a farci desiderare di farvela piantare con i vostri giochetti nucleari. Quando sono in strada a gridare di andare a farvi fottere voi e le vostre guerre, è più facile che pensi a un'autopompa che ho sentito passare la notte scorsa, altro che Karl Marx, io non ho niente da spartire con nessun comunistra, è solo un'invenzione per dare la colpa a qualcuno. Anche i russi sono una palla al piede, siete tutti vecchie palle al piede, governi di morte e accecanti capelli bianchi.

    PAG. 152
    Ultimamente la mia situazione a casa è precipitata nella merda totale. Che devo dire? Ogni giorno il mio vecchio rincasa alle sei, mangia, si toglie le scarpe e si siede in poltrona con i calzoni arrotolati e le vene varicose che sporgono e i piedi sullo sgabello e rompe i coglioni. Rompe i coglioni su quanto sono lunghi i miei capelli, sulle merdacce che sono quelli che manifestano contro la guerra, sui negri e gli italiani, sempre le solite stronzate, e io non rispondo perché comunque non lo sto ad ascoltare. Molto semplicemente è la merda più complicata che mi sia toccato di dover subire. Poi c'è la mia vecchia sempre lì a cercare di agganciarmi in qualche dibattito politico appena comincia il telegiornale e se io abbocco e obietto la casa si trasforma in un manicomio da spaccarti i timpani e se invece faccio finta di niente è anche peggio. E a me non me ne frega più niente. Mi rifiuto semplicemente di stare a menarmela e poi, sì, pazienza se sono tutto incasinato e, sì, tutte le altre razze e religioni e colori fanno schifo e la guerra in Vietnam ha avuto addirittura la benedizione del Papa che è senza peccato naturalmente e se solo fossi capace di piegarmi in due potrei ciucciarmelo tutto il giorno e scaricarmi in vena un po' di roba buona e vivere in un armadio perché non la puoi spuntare con loro ma li puoi ignorare e provocare ulcere e fitte al cuore e fargli venire i capelli grigi così vanno in malora a forza di tingerseli dal parrucchiere e poi cominci a piangere nell'armadio perché le vene ti bruciano e non riesci a raccapezzarti che chissà come gli vuoi ancora più bene o almeno sempre.

    Primavera ed Estate 1966
    Ma lasciamo pure stare tutte queste stronzate perché quando ti si aggrappa la scimmia alla schiena l'autocommiserazione non vale più di una merda secca, anche se a chi ci finisce dentro resta solo quella. C'è poco da fare, o hai i soldi o ti fai. Così è e tu lo sai e lo sai.

    Estate 1966
    PAG. 219
    Tra dieci minuti saranno quattro giorni che sono qui rincoglionito su questo pidocchioso materasso al Quartier Generale. Ho mangiato solo tre carote e due tavolette di Nestlé ai canditi e nocciole e mi fanno un male bestia gli avambracci con tutte le crosticine di sangue rappreso che li ricoprono. Qui di fianco a me ho la mia roba nell'acqua un po' rossa di sangue nel bicchiere di plastica sul linoleum lercio, usata ormai probabilmente da tutti i casi di epatite in circolazione a Manhattan. Partito totale, e tutta la roba grattata o sniffata dalle bustine di cellophane. Trascorsi quattro giorni di morte temporanea, niente più grana, con le sue centinaia di stordimenti e teorie a tempo perso, crisi di nostalgia (quella avrei potuto procurarmela gratis camminando a mezzogiorno nella Quinta Avenue), a ogni modo, mille viaggi, alcuni ancora nebulosamente presenti nella mia zucca. A un certo momento ho sognato di essere allo zoo, dentro un recinto dove, in fondo a un ripido scivolo di pietra, c'era uno stagno verde pieno di alligatori. A un tratto sembra che vogliano attaccare. Dieci alligatori affiorano dall'acqua e risalgono lentamente il pendio guardandomi fisso. Ma nel momento in cui sono praticamente inchiodato contro la recinzione, invece di lanciarsi su di me, aprono al rallentatore la loro fauci enromi e gridano: «Popcorn!» A questo punto salta fuori un piccolo custode che butta nell'acqua sacchi e sacchi di popcorn. Io m'infilo di corsa in un buco che improvvisamente è apparso nel recinto. Cotto e trifolato, bevendo comunque sempre succa d'arancia, per prendere vitamina C e bagnare la bocca arida. Dapprincipio scendo del letto strisciando, non tento nemmeno di assumere la mia posizione umana. Penso alla conversazione che ho avuto con Brian: «Hai notato come dopo un po' un tossico fatto comincia a sembrare un feto?» «Perché la questione è tutta qui, caro mio, il ritorno all'utero.» Mi tiro su e mi appoggio a una poltrona sfondata. Arriva di corsa Jimmy Dantone e mi afferra. «Quei tizi a cui l'altro giorno abbiamo venduto il falso acido sono in giro a cercarci per farci il culo se non gli ridiamo i loro soldi.» «Vai a dirgli che li odio», rispondo io. Lui se ne va. Un'occhiata sperduta allo specchio, sono magro come una cialda di segale concentrata. Darei chissà che cosa per un cracker adesso, con su un po' di formaggio da spalmare. Sento la luce che entra dalla finestra farmi male agli occhi: è come strizzarsi di liquido di sottaceti. Che cosa vuol dire? Fuori è una bella giornata di giugno, probabilmente c'è un sacco di gente che sta prendendo il diploma. Dalla finestra della camera da letto vedo i Chiostri con i suoi millioni di dollari in arte medievale. Devo andare a vomitare. Vorrei solo essere puro...

    ha scritto il 

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