Journey to Portugal

In Pursuit of Portugal's History and Culture

Publisher: Harvest Books

3.5
(618)

Language: English | Number of Pages: 464 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Italian , German , French , Portuguese , Spanish

Isbn-10: 0156007134 | Isbn-13: 9780156007139 | Publish date:  | Edition Harvest

Translator: Amanda Hopkinson , Nick Caistor

Also available as: Hardcover , Library Binding , eBook

Category: Fiction & Literature , History , Travel

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Book Description
When José Saramago decided to write a book about Portugal, his only desire was that it be unlike all other books on the subject, and in this he has certainly succeeded. Recording the events and observations of a journey across the length and breadth of the country he loves dearly, Saramago brings Portugal to life as only a writer of his brilliance can. Forfeiting the usual sources such as tourist guides and road maps, he scours the country with the eyes and ears of an observer fascinated by the ancient myths and history of his people. Whether it be an inaccessible medieval fortress set on a cliff, a wayside chapel thick with cobwebs, or a grand mansion in the city, the extraordinary places of this land come alive.
Always meticulously attentive to those elements of ancient Portugal that persist today, he examines the country in its current period of rapid transition and growth. Journey to Portugal is an ode to a country and its rich traditions.
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  • 0

    Il cammino di Saramago

    Lo dice Saramago: non è una guida di viaggio, ma una “storia. Storia di un viaggio all’interno di un viaggio da lui compiuto”.
    Parla in terza persona, Saramago.
    In un tempo che copre tutte le stagioni ...continue

    Lo dice Saramago: non è una guida di viaggio, ma una “storia. Storia di un viaggio all’interno di un viaggio da lui compiuto”.
    Parla in terza persona, Saramago.
    In un tempo che copre tutte le stagioni, dall’autunno nei paeselli dell’estremo nord, all’estate nell’estremo Sud, nell’Algarve, secondo un percorso a zig zag, tortuoso come le strade che sceglie, Saramago è il viaggiatore.

    E’ un cammino, seppur fatto con l’automobile, laico e lento, mooooooolto lento, nei luoghi più periferici del Portogallo – Porto, Lisbona, Coimbra, le grandi città sono trattate con sufficienza, così come i luoghi “turistici” e “industrializzati” piegati alle e dalle condizioni della modernità e della globalizzazione:

    Ricorda Albufeira, Balaia e Quarteira, manifesti per le strade, insegne e targhe, banconi di ricezione, menu e avvisi, e fra tante lingue, o nell’uso costante di alcune, non sa più quale sia la propria. Entra nell’albergo per sapere se c’è una camera disponibile, ma non ha ancora aperto bocca che già gli sorridono e gli si rivolgono in inglese o in francese. E poi, siccome il viaggiatore ha rivolto la domanda nella sua povera lingua natale, gli rispondono con incupita faccia portoghese, sia pure per dirgli che sì, la camera c’è. Il viaggiatore riflette su quanto gli sarebbe gradito, qua e là per il mondo, trovare il suo portoghese nei ristoranti e negli alberghi, nelle stazioni ferroviarie e negli aeroporti, udirlo fluente sulla bocca di hostess di bordo e commissari di polizia, della cameriera che viene a portare la colazione o del maìtre. Sono fantasie dovute al sole violento: là fuori il portoghese non si parla, amico mio, è la lingua di poca gente con pochi soldi.

    E’ un cammino, quello di Saramago, alla ricerca di un qualcosa che forse è bellezza, forse è silenzio, forse è identità, forse è eternità.
    O è tutte queste cose insieme, unite al paradosso che gli è tipico: l’interesse paranoico per i segni della religiosità, nonostante l’ateismo professato.
    I luoghi che cerca e verso cui si dirige hanno tutti – o quasi tutti – una chiesa, un convento, un monastero.
    Edifici descritti dentro e fuori, facciate e contrafforti, chiostri, cappelle e navate, absidi, azulejos a profusione, statue di santi e madonne e tombe.
    Ci sono delle belle riflessioni, delle occhiate - sulle cose sui paesaggi sugli uomini, sul senso del viaggiare - profonde e suggestive.
    Peccato che siano soffocate da un descrittivismo storico/architettonico/artistico esagerato, monotono, tanto monotono da appallare proprio.

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    Il libro descrive quasi seicentocinquanta località in cinquecento pagine: praticamente, un elenco telefonico. E infatti tutte quelle chiesette romaniche ed azulejos e retablos manuelini alla fine si a ...continue

    Il libro descrive quasi seicentocinquanta località in cinquecento pagine: praticamente, un elenco telefonico. E infatti tutte quelle chiesette romaniche ed azulejos e retablos manuelini alla fine si assomigliano un po’ tutti, e non se ne ricorda quasi neanche uno. Il tono ha proprio quella bonarietà senescente e troppo cordiale che io trovo insopportabile. Le descrizioni, a parte qualcuna, sono ossute e ripetitive, e se c’è un guizzo lirico, subito a stemperarlo, non si sa mai. Peccato, perchè un nocciolo vivo nel libro c’era: la difesa della "pietra" romanica ha (purtroppo assai raramente!) toni quasi da Victor Hugo, come nella conclusione, che è quella che gli ha fatto guadagnare le due stelle: “La fine di un viaggio è solo l’inizio di un altro. Bisogna… vedere il giorno quel che si è visto di notte…, vedere il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l’ombra che non c’era… bisogna ricominciare il viaggio. Sempre” (p. 507).

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  • 3

    Essere un grande scrittore non è la stessa cosa che essere un grande scrittore di viaggi: ne è conferma, a mio avviso, questo lungo diario di viaggi attraverso il Portogallo che, pur rivelando l'amore ...continue

    Essere un grande scrittore non è la stessa cosa che essere un grande scrittore di viaggi: ne è conferma, a mio avviso, questo lungo diario di viaggi attraverso il Portogallo che, pur rivelando l'amore dello scrittore per il suo paese, non riesce ad emozionare. in realtà, il lungo e minuzioso catalogo di paesini e chiese visitati rischia spesso di diventare prolisso, senz'anima. Certamente utile per il viaggiatore colto che stia programmando un viaggio in Portogallo. Nulla di più.

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    "Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha de ...continue

    "Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. La fine di un viaggio è solo l'inizio di un altro. Bisogna vedere quello che non si è visto, vedere di nuovo quello che si è già visto, vedere in primavera quello che si è visto in estate, vedere di giorno quello che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre."

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    Saramago scrive in maniera da farti sognare. Mentre leggevo avevo sottomano la carta stradale del Portogallo: seguivo il percorso e mi pareva di essere in macchina con lui. Ma non basta: la descrizion ...continue

    Saramago scrive in maniera da farti sognare. Mentre leggevo avevo sottomano la carta stradale del Portogallo: seguivo il percorso e mi pareva di essere in macchina con lui. Ma non basta: la descrizione di certi luoghi mi incuriosiva talmente che me li cercavo con google maps e me li guardavo con street view. Alla fine il viaggio l'ho fatto anch'io. Magnifico.

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  • 4

    in viaggio

    Un viaggio che è più un perdersi che un trovarsi come espresso nella quarta di copertina e nella prefazione di Claudio Magris che è un esperto di queste transnavigazioni senza mèta anche se il suo Da ...continue

    Un viaggio che è più un perdersi che un trovarsi come espresso nella quarta di copertina e nella prefazione di Claudio Magris che è un esperto di queste transnavigazioni senza mèta anche se il suo Danubio si svolge linearmente lungo il suo corso, dalla sorgente fino alla foce. Nel maestro portoghese, uso la reverenza dovuta ad un Nobel, questo viaggio si sviluppa in una sorta di guida turistica che turistica non è, un viaggio dell’anima dentro l’arte, l’architettura e l’amata a dispetto di tutto madre patria dell’autore verso la quale in ultima analisi il libro è un grande atto di amore. Partendo dal confine montuoso all’estremo nord del confine con la Spagna, nella regione del Tras o Montes, il percorso si snoda narrando delle circumnavigazioni non unidirezionali e spesso circolari del narratore-viaggiatore Saramago fra i luoghi di culto, spesso chiusi e sbarrati sottochiave e aperti appositamente per l’occasione per questo peregrinare del viaggiatore da solerti donne del posto in questa geografia residuale rispetto a tutto, rispetto all’ Europa per esempio del quale geograficamente il Portogallo è un estrema propaggine, (pronta a prendere il largo nel vasto oceano) e rispetto a sé stessa anche nella geografia del Portogallo con visite ai luoghi anche i più piccoli e sconosciuti alla massa, i musei annessi a queste Chiese in queste località spesso remote, i paesaggi della sua terra. Dalle Chiese ed alla loro pedissequa e a volte ripetitiva enumerazione delle loro opere d’arte, alle visite ai musei, ai palazzi e fortezze ci inebriamo e diventiamo anche noi stessi viaggiatori-lettori parte di quella terra e dei suoi tesori, impariamo a decifrare, portali, archivolti, stili architettonici, capitelli, periodi storici e correnti artistiche sovrapposte come spesso avviene in tutto il Portogallo. Alla fine si sa di piccoli villaggi arrampicati sui monti, di storie di visigoti, di Chiese e di paesaggi e di letteratura portoghese, quella meno conosciuta oltre i suoi confini. L’insistenza rivolta all’arte religiosa, omaggio laico alla bellezza della sua terra sulla quale il viaggiatore-Saramago sembra insistere crea una sorta di contrappasso (ma non fuori logica) rispetto alla sua dichiarata opposizione all’ autorità ecclesiastica che lo ha portato al suo dorato confino naturale nella selvaggia Lanzarote, fino a scoprire all’interno di quei borghi, qua chiamati villaggi o definiti solo con il loro nome proprio, le più recondite fiabe e leggende che si stagliano dai racconti dei villani e dalla penna immaginifica in vena di realismo magico di Saramago. Si può così scoprire la storia del fantasma Jose Junior, lo scemo del villaggio, rievocato dal ricordo della visita ad uno sperduto villaggio nelle Beiras, o arrivare a scorgere con la fantasia la casa della bella addormentata nel giardino di un palazzo rinascimentale al calar della sera, oppure altre suggestioni, anche solo letterarie da antiche leggende e fatti storici realmente accaduti come in grandi e tragiche storie d’amore fra dinastie reali avverse, il viaggio è anche infatti una rivisitazione di un fastoso passato in qualche modo rimpianto, il viaggio che si svolge da nord a sud senza una linea retta, facendo assaporare al viaggiatore-lettore il gusto di questa bellissima terra e il suono della sua musica di uno dei suoi più grandi cantori. Si prosegue così fino alle sue maggiori e conosciute meraviglie da Mafra, ad Alcobaca, da Sintra, alla sognata Lisbona fino alle riarse e bianche accecanti terre dell’ Alentejo, per finire nella dispersione continua a sud nell’ Algarve dove come sul miele le formichine del turismo di massa accorrono frenetiche, come in un controcanto rispetto a quello lieve, poetico e straniante che è quello che fa e ci fa fare Saramago con la sua maestria in queste 450 pagine tutte da godere.

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  • 5

    "La felicità ha molte facce. Viaggiare, probabilmente, è una di queste."

    Per motivi di lavoro: precariato, niente ferie, contratto in scadenza a fine ottobre, e schiavitù varie, quest'anno non mi sono mai mosso da Roma, e al massimo sono andato qualche volta al mare ad Ost ...continue

    Per motivi di lavoro: precariato, niente ferie, contratto in scadenza a fine ottobre, e schiavitù varie, quest'anno non mi sono mai mosso da Roma, e al massimo sono andato qualche volta al mare ad Ostia. Che fare? Scappare? Buttarsi nel Tevere? Giammai!!! Ho viaggiato per tutta l'estate insieme a Saramago, per tutto il Portogallo. Ho ammirato tutti i suoi paesaggi luminosi, i suoi fiumi, il suo mare; ho assaporato tutti i suoi gustosissimi e succulenti piatti, ho ascoltato tante storie da tanti personaggi fantastici, e ho visitato tutti i suoi monasteri e i tutti i suoi musei, e soprattutto (!) tutte le sue Chiese (Ma quante ce ne stanno???) Un viaggio meraviglioso e indimenticabile, insieme ad un "navigatore" d'eccezione. E considerando che ho speso soltanto €12.00, ce posso sta', no???

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  • 4

    "Viaggiare significa scoprire, il resto significa trovare"

    Questo libro è stato il compagno di viaggio delle mie vacanze in terra portoghese e viaggiare con un premio Nobel ha contribuito a rendere questo viaggio ancora più indimenticabile.

    Il libro è il reso ...continue

    Questo libro è stato il compagno di viaggio delle mie vacanze in terra portoghese e viaggiare con un premio Nobel ha contribuito a rendere questo viaggio ancora più indimenticabile.

    Il libro è il resoconto di uno straordinario viaggio fatto da Saramago tra le pieghe del suo paese. Con la sua tipica pignoleria, Jose ha architettato un lungo viaggio di scoperta che lo ha portato da nord a sud passando per località famose e paesini sconosciuti, incontrando persone e scoprendo storie e tradizioni. Questo libro mi sembra un grande atto d'amore dello scrittore verso la sua terra ed il suo popolo.

    Per il suo viaggio l'autore ha scelto di concentrarsi su chiese e musei e li ha visitati proprio tutti. Questo rende la lettura un po' faticosa e ripetitiva ma ogni tanto si trovano pagine bellissime, soprattutto quando il viaggiatore si dimentica di retablo ed azulejos e parla delle persone che incontra e della storia dei luoghi che visita.

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