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Judenrampe

Gli ultimi testimoni

Di

Editore: Elliot (Antidoti)

4.6
(26)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 219 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8861921116 | Isbn-13: 9788861921115 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Curatore: Anna Segre , Gloria Pavoncello

Genere: Biography , History , Science Fiction & Fantasy

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Descrizione del libro
Paura, freddo, umiliazione, dolore, rabbia ma anche forza, coraggio, ribellione: l'anima di Judenrampe e' costituita dall'insieme delle testimonianze dei sopravvissuti ai campi di sterminio. Ogni racconto e' unico nella forza, nell'intensita' e nella potenza delle emozioni che innesca. Ogni sopravvissuto arriva al cuore del lettore narrando la propria esperienza con una semplicita' e una profondita' completamente coinvolgente. Questo libro invita il lettore ad ascoltare, a lasciarsi coinvolgere e a essere testimone delle vite, gli incontri, le riflessioni, le emozioni, la paura, la speranza e infine la forza straordinaria dei suoi protagonisti. Una forza che vorremmo non si arrestasse mai, una memoria che vorremmo condivisa e conservata. Ogni racconto e' seguito da un ritratto lirico che ne arricchisce il significato.
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  • 0

    Un libro interessante e piuttosto atipico nel panorama della memorialistica sulla Shoah, perché, volutamente, il punto di vista delle singole storie ti spiazza grandemente.
    Le autrici – Segre e Pavoncello – che hanno meritoriamente raccolto le storie di alcuni sopravvissuti, in realtà poi l ...continua

    Un libro interessante e piuttosto atipico nel panorama della memorialistica sulla Shoah, perché, volutamente, il punto di vista delle singole storie ti spiazza grandemente.
    Le autrici – Segre e Pavoncello – che hanno meritoriamente raccolto le storie di alcuni sopravvissuti, in realtà poi le rielaborano, aggiungendo ad ognuna le emozioni mediate che le storie stesse hanno prodotto in chi li ha ascoltati.
    Questo meccanismo, sebbene non alteri il contenuto delle narrazioni e probabilmente anche l’elemento emotivo intrinseco agli stessi ricordi, crea però nel lettore, o almeno in me, momenti di sbandamento, perché nella commozione che talvolta monta fortissima, non riesci mai a comprendere se è la storia ad emozionarti o piuttosto le sensazioni che scaturiscono dalla forma narrativa, sapientemente costruita da chi questo mestiere lo fa con coscienza.
    Assolutamente di pregio ho invece trovato i versi inseriti a compendio di ciascuna testimonianza, che riassumono, in forma lirica, i momenti più pregnanti delle storie stesse.
    Versi bellissimi e fortissimi, capaci di emozionare e far riflettere, talvolta anche più della storia stessa, perché recano con sé anche le emozioni di chi ha ascoltato quelle testimonianze.
    Perché, come diceva Primo Levi, “dopo Auschwitz… la poesia mi sembrò più idonea della prosa per esprimere quello che mi pesava dentro”.
    Consigliato a chi ricerca un punto di vista diverso.

    ha scritto il 

  • 5

    Stupendo libro sull'Olocausto a cura di Anna Segre e Gloria Pavoncello.
    E bellissime tutte le poesie di Anna Segre che concludono ognuna delle testimonianze:

    "Ero solo un bravo ragazzo ebreo
    un ingenuo di diciotto anni.

    Ci pensò la Gestapo a spingermi
    oltre il conf ...continua

    Stupendo libro sull'Olocausto a cura di Anna Segre e Gloria Pavoncello.
    E bellissime tutte le poesie di Anna Segre che concludono ognuna delle testimonianze:

    "Ero solo un bravo ragazzo ebreo
    un ingenuo di diciotto anni.

    Ci pensò la Gestapo a spingermi
    oltre il confine del dolore, torturandomi per avere
    informazioni che non avevo.

    Ci pensò il Terzo Reich a sovvertire
    le leggi del Signore
    e della natura.

    E così questi occhi hanno visto
    l'inconcepibile
    dovendolo capire.
    L'impensabile
    dovendolo ricordare.

    Sulla banchina di Auschwitz
    la mia mente scendeva a rotta di collo
    verso il centro della terra.
    Era una caduta durante la quale non perdevo
    nè fiato nè coscienza nè lucidità.

    Spettacolo: che il figlio picchia il padre!
    Picchia più forte , diceva il padre,
    picchia che sennò ci ammazzano loro!
    Mentre noi eravamo costretti a guardare.

    Ero solo un ragazzo, prima".

    ha scritto il 

  • 5

    Si stringe il cuore leggendo, ogni volta ad ogni storia è lo stesso, e si esulta che almeno qualcuno sia tornato, con una carica di coraggio, forza, tenacia, incredibili... Peccato siano tutti così anziani, la loro voce spero si conservi per sempre.

    ha scritto il 

  • 4

    Narrazione e poesia per un monito all'umanità

    Questo libro racchiude alcune delle più preziose testimonianze di ebrei italiani e non sopravvissuti ai più famigerati campi di concentramento e sterminio nazisti, primi fra tutti quello di Auschwitz. Nomi tristemente noti che urlano o sussurrano il dolore nascosto di ciò che hanno provato sulla ...continua

    Questo libro racchiude alcune delle più preziose testimonianze di ebrei italiani e non sopravvissuti ai più famigerati campi di concentramento e sterminio nazisti, primi fra tutti quello di Auschwitz. Nomi tristemente noti che urlano o sussurrano il dolore nascosto di ciò che hanno provato sulla loro pelle: da Ida Marcheria a Shlomo Venezia, da Nedo Fiano a Liliana Segre, tutti sono passati per la "judenrampe", la banchina ferroviaria che segnava il passaggio dalla loro vita passata al futuro infernale del campo, un futuro fatto di sopruso, violenza, perdita della propria dignità. Ciò che mi ha colpito di questo libro è stato, oltre alle sfumature chiramente personali di ogni racconto, il ritratto lirico, ad opera delle curatrici, che segue ogni singola testimonianza riassumendola in maniera efficace e dando al libro stesso un taglio poetico oltre che narrativo. Esemplari sono poi le testimonianze di silenzio (volute, come nel caso di Marisa di Porto, o no, come nel caso di Settimia Spizzichino, ora deceduta), a dimostrazione dell'indicibile impossibile da restituire, in maniera filtrata, a parole. In conclusione un documento importante, di narrazione e poesia, per un monito all'umanità.

    ha scritto il 

  • 5

    Difficile parlare di "bello" per un libro del genere. Si puo' invece benissimo parlare di fortissimo aggancio emotivo in chi legge. Una raccolta di interviste-confidenze-testimonianze, di chi ha vissuto quella drammatica violazione dell'essere umano, sulla piu' tragica esperienza storica che ha ...continua

    Difficile parlare di "bello" per un libro del genere. Si puo' invece benissimo parlare di fortissimo aggancio emotivo in chi legge. Una raccolta di interviste-confidenze-testimonianze, di chi ha vissuto quella drammatica violazione dell'essere umano, sulla piu' tragica esperienza storica che ha visto l'uomo protagonista, come carnefice e come vittima. Parole che raccontano immagini, dolorose, incancellabili, ma non riescono mai ad arrivare a spiegare e dare bene l'idea di quello che fu, perchè quello che fu non ha parole per essere raccontato. Si puo', anzi si deve RICORDARE,sempre e non solo il giorno della memoria o all'approssimarsi di esso. E soprattutto MAI DIMENTICARE, perchè cosi' facendo si rischia un secondo Olocausto.
    Le curatrici del libro e la Elliot hanno svolto un lavoro impeccabile, che non puo' non essere apprezzato con enorme trasporto emotivo, dal lettore.
    Libro necessario.

    ha scritto il 

  • 4

    Un libro bello e doloroso.


    L'umiltà con cui le autrici si sono avvicinate a questo tema, ai suoi Testimoni (la maiuscola è intenzionale), è cosa assai rara. I ritratti lirici che accompagnano ogni testimonianza, poi, sono intensi, ficcanti, sanno cogliere l'essenza di ciascuno rendendola p ...continua

    Un libro bello e doloroso.

    L'umiltà con cui le autrici si sono avvicinate a questo tema, ai suoi Testimoni (la maiuscola è intenzionale), è cosa assai rara. I ritratti lirici che accompagnano ogni testimonianza, poi, sono intensi, ficcanti, sanno cogliere l'essenza di ciascuno rendendola poesia spogliata di qualsiasi spettacolarizzazione. Non è poetico quello che successe nei campi di concentramento, ma la poesia non è cercare la bellezza nelle cose. La poesia ha l'obiettivo di esprimere un intero universo in ciascun verso.

    Detto ciò, Judenrampe non è privo di pecche; l'ultima parte, quel riprendere brani appena letti riunendoli per tematiche, più che un'appendice ragionata sembra venire incontro alle esigenze dei lettori più svogliati, abituati a fruire e a digerire tutto in formato microblog.

    ha scritto il 

  • 5

    "Bellissimo" è un giudizio che stona per questo libro: piuttosto "necessario", "da leggere", aggiungerei anche "duro".
    Il libro raccoglie testimonianze di circa 25 sopravvissuti ai campi di sterminio (quasi tutti ebrei, ma non solo), seguite ognuna da una lirica di Anna Segre (una delle cur ...continua

    "Bellissimo" è un giudizio che stona per questo libro: piuttosto "necessario", "da leggere", aggiungerei anche "duro".
    Il libro raccoglie testimonianze di circa 25 sopravvissuti ai campi di sterminio (quasi tutti ebrei, ma non solo), seguite ognuna da una lirica di Anna Segre (una delle curatrici) che condensa e traduce quasi queste testimonianze, queste vite segnate da uno dei più grandi buchi neri della storia dell'occidente moderno e "civile".
    Le curatrici nella prefazione e lungo il libro intervengono spesso sul problema della necessità o no di scrivere un libro così, che va ancora una volta a indagare su ricordi di persone ormai anziane, stanche, molte delle quali hanno già dato molte volte testimonianza per senso del dovere, superando l'angoscia del ripercorrere quei ricordi. Eppure niente può essere più diretto e significativo del racconto orale, della testimonianza diretta: questo libro ne è un eclatante esempio.
    Il tempo ci allontana sempre più dall'impatto emotivo che suscita il racconto di cosa sono stati i campi di concentramento nazisti, i testimoni stanno scomparendo, i negazionisti si moltiplicano, cosa fare della nostra storia è questione purtroppo ancora aperta. Dimenticare è più facile di quello che si crede, l'indifferenza sempre in agguato.
    Questo libro va letto assieme alla saggistica storica sui campi di sterminio, sul nazismo, sulla seconda guerra mondiale: quello che là è razionalmente capibile qui è vissuto in profondità ed umanamente sentito - ci si può approssimare a quello che è inimmaginabile per noi che non sappiamo cos'è la Fame, il Freddo, il Dolore, il Sadismo, la Crudeltà.
    L'ultima parte di questo libro, intitolata "Frammenti", raggruppa alcune testimonianze (in parte inedite rispetto alla prima parte) per tema - "l'umiliazione", "la solidarietà", "il ritorno", ecc.
    Chiudo con un frammento di Anna Segre che interpreta uno dei pensieri di Settimia Spizzichino:
    "Racconto, sì, quello che ho visto,
    quello che ho subito:
    è la loro vergogna, non la mia
    è la loro disfatta morale, non la mia
    è il loro debito con l'umanità."

    ha scritto il 

  • 5

    Finarmente n'operazione pulita.

    Purtroppo de Shoah nun se po più, il dolore, l'esperienze sono uniche e tali rimangheno. Ma lo sfruttamento politico, sia a livello locale, sia ner contesto n'ternazionale delle disgrazie altrui ci si è rinfacciato. Occorreva l'onestà e a capacità daa "sopravvisuta" Anna Segre e daa sociologa Glo ...continua

    Purtroppo de Shoah nun se po più, il dolore, l'esperienze sono uniche e tali rimangheno. Ma lo sfruttamento politico, sia a livello locale, sia ner contesto n'ternazionale delle disgrazie altrui ci si è rinfacciato. Occorreva l'onestà e a capacità daa "sopravvisuta" Anna Segre e daa sociologa Gloria Pavoncello per far parlare artri sopravissuti. Me sia concessa la prima e spero l'urtima parolaccia, cazzo se ste scrittrici c'hanno empatia cor dolore. Anna Segre nun è vissuta nvano, c'ha fatto a cazzotti c'a vita. Ha messo er core in questo lavoro e non ha mai avuto momenti di pietismo, ma ha condiviso il loro dolore come solo lei sa fà (ricordamise che fa anche a strizzacervelli). A Pavoncello se arzata e maniche e se messa a lavorà, a ricostruì e a cercà de rende sto lavoro vero nun solo dar punto de vista emotivo ma pure da quello de li fatti. Un grazie a tutte e due belle de zio.

    ha scritto il