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Junger Mond

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3.9
(7643)

Language:Deutsch | Number of Seiten: 204 | Format: idBinding_ | In einer anderen Sprache: (Andere Sprachen) English , Italian , Spanish , Catalan , Dutch , Portuguese

Isbn-10: 3546473973 | Isbn-13: 9783546473972 | Publish date: 

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Buchbeschreibung
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  • 5

    Per farcela a vivere in questa valle non bisogna mai uscirne

    Trovato alla libreria Acqua Alta di Venezia in una vecchissima edizione Mondadori.
    Letto in pochissimi giorni.
    Pavese è il Luigi Tenco della letteratura italiana, si diceva anni fa nella mia prima red ...weiter

    Trovato alla libreria Acqua Alta di Venezia in una vecchissima edizione Mondadori.
    Letto in pochissimi giorni.
    Pavese è il Luigi Tenco della letteratura italiana, si diceva anni fa nella mia prima redazione. Così è. Questo libro è intriso di amarezza, del gusto agrodolce del ritorno a casa, di luna e di falò, che sembrano vegliare su Nuto, Cinto, Irene, Silvia, la cascina della Mora, presenti a ogni pagina. Sembra di vederli i raggi della luna, sui declivi delle Langhe, di sentire l'odore dei tigli e sempre quella cenere, l'erba bruciata, la stalla, la festa, "era strano come tutto fosse cambiato eppure uguale".

    "Ho girato abbastanza il mondo da sapere che tutte le carni sono buone e si equivalgono, ma è per questo che uno si stanca e cerca di mettere radici, di farsi terra e paese, perché la sua carne valga e duri qualcosa di più che un comune giro di stagione".

    "Questo paese, dove non son nato, ho creduto per molto tempo che fosse tutto il mondo. Adesso che il mondo l'ho visto davvero e so che è fatto di tanti piccoli paesi, non so se da ragazzo mi sbagliavo poi di molto".

    "Ma dove andare? Ero arrivato in capo al mondo, sull'ultima costa, e ne avevo abbastanza".

    Una mia variazione sul tema:
    https://auventmauvais.wordpress.com/2015/06/09/andrea-se-perso/

    gesagt am 

  • 3

    Tanto per cambiare, questa è una recensione per me difficile da scrivere.
    Lo so, lo dico praticamente all'inizio di ogni mia recensione, ma in questo caso è particolarmente vero. Basti pensare al fatt ...weiter

    Tanto per cambiare, questa è una recensione per me difficile da scrivere.
    Lo so, lo dico praticamente all'inizio di ogni mia recensione, ma in questo caso è particolarmente vero. Basti pensare al fatto che solitamente preferisco scrivere le mie opinioni abbastanza "a caldo", entro pochi giorni dalla fine della lettura, mentre in questo caso sono passati più di dieci giorni senza che mi decidessi a scrivere nemmeno una riga. E tutt'ora non sono certa di quali siano le parole più adatte da utilizzare per descrivere le sensazioni che questa lettura mi ha dato.
    È un romanzo verso il quale nutrivo grandissime aspettative, perché sembrava avere tutti gli elementi che di solito fanno entrare un libro nel mio cuore: una scrittura malinconica, una prosa evocativa e delicata, al confine della poesia, riflessioni e ricordi. È un romanzo che parla di ritorni, ritorni al proprio paese, alle proprie origini, al sostrato della propria natura; un ripiegarsi in sé stessi per sovrapporre la propria immagine attuale con quella da cui si era partiti. Ecco, è un romanzo che parla di ritorni, del fare i conti con quello che si è stati, che si è lasciato o si è ritrovato, e io l'ho letto in un momento particolare della mia vita in cui mi sento totalmente "in partenza" (non sto parlando di partenze e ritorni fisici, sia chiaro, è un discorso che resta sul piano emotivo e psicologico). Non credo sia tanto - o per lo meno, non solo -una questione anagrafica, ma più che altro di esperienze e di situazioni: in questo particolae momento della mia vita io mi sento estremamente proiettata verso l'esterno, lontanissima da questo moto di ritorno, di ripiegamento su sé stessi, dunque immagino che non fosse questo il momento adatto per leggere un romanzo del genere. Sicuramente lo prenderò di nuovo in mano più avanti, quando mi sentirò pronta a "tornare".
    Devo dire che per più di tre quarti del romanzo (o meglio, forse dovrei chiamarlo "raccolta di memorie") mi sono annoiata parecchio. Certo, la scrittura di Pavese è veramente qualcosa di bello, ci sono passaggi che sono vera poesia in prosa, ma fra uno di questi momenti e l'altro ho fatto davvero fatica ad appassionarmi alle vicende. Forse perché non si può nemmeno parlare di vere e proprie vicende, perché in realtà si tratta solamente di riflessioni frammiste a ricordi buttati insieme un po' alla rinfusa. Non che in un romanzo io cerchi a tutti i costi una trama ricca e densa, tutt'altro, ma devo dire che in questo caso mi sono annoiata molto. In generale, fatico ad appassionarmi alla vita contadina descritta nei minimi dettagli, e non appena qualche capitolo prendeva una strada interessante, un percorso riflessivo ricco, un ricordo di cui sarei stata curiosa di leggere, ecco che Pavese mette un bel punto, volta pagina e inizia a parlare di tutt'altro.
    Le ultime ottanta pagine circa invece mi hanno stupita in positivo: le ho lette tutte d'un fiato, anche se riflettendoci adesso mi rendo conto che il registro di quelle ultime pagine non era tanto diverso rispetto al resto del romanzo, per cui è altamente probabile che semplicemente io abbia letto questo romanzo in un momento particolarmente instabile per me, e che i miei sbalzi di umore abbiano condizionato fortemente la lettura.
    Credo che comunque la scrittura di Pavese si meriti una seconda possibilità, magari quando sarò certa di essere più calma e di potermi approcciare a degli scritti così intimi e intimisti con un animo più sereno, più aperto ad accogliere emozioni diverse da quelle che mi pervadono in questo determinato momento.

    ( http://dellecigliailfremitorespiri.blogspot.it/2015/05/la-luna-e-i-falo-di-c-pavese.html )

    gesagt am 

  • 5

    Un bellissimo racconto di un ritorno nei paesi natii, fra vigne, vecchi amici, donne ed episodi della guerra. Trasuda nostalgia in maniera molto accentuata

    gesagt am 

  • 5

    Un testamento spirituale

    Leggere Pavese può essere un rischio,Perché? Perché il fuoco pervade il testo. Non si tratta solo del fuoco che accendevano gli abitanti del paese (i falò) o il folle incendio (che non voglio anticipa ...weiter

    Leggere Pavese può essere un rischio,Perché? Perché il fuoco pervade il testo. Non si tratta solo del fuoco che accendevano gli abitanti del paese (i falò) o il folle incendio (che non voglio anticipare), ma anche del fuoco poetico con cui Pavese ricorda il passato e il presente, il mondo e il paese, l’incertezza e la stabilità, l’adulto e il bambino; il rischio di leggere “La Luna e I falò” sta proprio qui, non percepire questo fuoco. Per questo, voglio darvi una piccola precauzione affinché questo rischio non lo corriate.
    Se il ritmo vi sembra blando, sappiate che Pavese era prima che un narratore, un poeta; questo libro fu la sua ultima opera, poco dopo si suicidò, quindi leggerete un testo narrativo di un poeta che forse già meditava la morte, mentre lo scriveva. Quest’aneddoto è un indice della profondità delle immagini che incontrerete nel testo. L’enfasi di una narrazione avvincente è sostituita dalla percezione di un uomo che, trovata fortuna in America, torna nel suo paesino e si commuove sentendo il rumore del fieno inforcato o lo scroscio della coda di un bue per scacciarsi le mosche dal dorso. Credo che questo sia un giusto compromesso.
    Potrebbe non piacervi il linguaggio utilizzato, ma Pavese era immerso in un ambito culturale in cui il dibattito sulla lingua era ancora acceso, quindi deve essere letto come un linguaggio sperimentale in un momento in cui un codice linguistico condiviso, di fatto, non esisteva. Inoltre, la struttura del libro e le riflessioni del protagonista lasciano ampio spazio all’uso di termini gergali, rustici, i quali devono essere letti come un prezioso condimento, e non frutti di un disgraziato labor limae.
    Questi sono i due motivi per cui vi ho detto che è rischioso leggere “La Luna e i Falò”, i due motivi che potrebbero offuscarvi la nitida meraviglia, amara e melanconica, del testamento spirituale di Cesare Pavese. Spero che la mia campagna di prevenzione funzionerà. LEGGETE SICURO “La Luna e i falò”.
    Luca Montesi

    gesagt am 

  • 4

    Non proprio una recensione, ma una considerazione: quel mondo di contadini, al di là della nostalgia dell'infanzia che suscita nel protagonista e anche in noi, e che a volte qualcuno rimpiange, era di ...weiter

    Non proprio una recensione, ma una considerazione: quel mondo di contadini, al di là della nostalgia dell'infanzia che suscita nel protagonista e anche in noi, e che a volte qualcuno rimpiange, era di una durezza e di una violenza oggi sconosciute: nel libro si racconta, come se fossero episodi normali di: un vecchio buttato fuori di casa a mendicare dai generi, una volta morte entrambe le figlie-spose; donne e bambini regolarmente presi a cinghiate; un morto cadendo da un fienile; una quasi morta di tifo; una morta in seguito a un aborto clandestino; proprietari che sottraggono quanto possono ai loro mezzadri già alla fame; un uomo violento che alla fine uccide le due donne di casa e poi si impicca. Senza parlare della guerra...

    gesagt am 

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