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Junger Mond

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3.9
(7486)

Language:Deutsch | Number of Seiten: 204 | Format: idBinding_ | In einer anderen Sprache: (Andere Sprachen) English , Italian , Spanish , Catalan , Dutch , Portuguese

Isbn-10: 3546473973 | Isbn-13: 9783546473972 | Publish date: 

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Buchbeschreibung
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  • 4

    ci ho messo pochi giorni a finirlo, immerso nel Paese – Universo di Pavese. Stupenda la rievocazione di Nuto delle tre sorelle. Piccolo capolavoro della letteratura italiana, pochi colori, personaggi e storie autentiche, moltissima poesia, a partire dal bellissimo titolo.

    gesagt am 

  • 5

    Che si può dire di un libro così?
    L'ho trovato struggente e malinconico, amaro, vero. Immagini vivide, come una pittura. Bellissimo.

    gesagt am 

  • 5

    Per l'ennesima volta, Pavese si dimostra più che capace di accorciare le distanze tra realtà tra di loro molto differenti. Ovviamente parlo di quella dei protagonisti della campagna del primo novecento e di quella di tutte le persone come me, lontane da quegli spazi temporali e non solo.
    Pa ...weiter

    Per l'ennesima volta, Pavese si dimostra più che capace di accorciare le distanze tra realtà tra di loro molto differenti. Ovviamente parlo di quella dei protagonisti della campagna del primo novecento e di quella di tutte le persone come me, lontane da quegli spazi temporali e non solo.
    Pavese è un maestro indiscusso.

    gesagt am 

  • 2

    Della nostalgia, delle sue piccole incomprensioni.

    Il valore di un romanzo e la forza del suo messaggio sono strettamente collegati allo stato mentale di chi lo sta leggendo. Questa grande tautologia è la motivazione dietro cui mi nascondo quando devo scrivere che questo libro (questo enorme capolavoro della letteratura italiana eccetera, ecceter ...weiter

    Il valore di un romanzo e la forza del suo messaggio sono strettamente collegati allo stato mentale di chi lo sta leggendo. Questa grande tautologia è la motivazione dietro cui mi nascondo quando devo scrivere che questo libro (questo enorme capolavoro della letteratura italiana eccetera, eccetera, eccetera) non mi è piaciuto.
    Non è un problema di stile né di scrittura (quasi mai è un problema di stile o scrittura), semplicemente l'ho trovato lontano. Forse sono ancora troppo giovane per capirlo ed essere nostalgico in questo modo passivo e rassegnato. Forse è l'iperestesia a cui mi sottopongo a renderlo attempato.
    Ai posteri l'ardua sentenza.

    gesagt am 

  • 3

    Pavese descrive esattamente la condizione dell'emigrante, condannato a sentirsi dovunque un non integrato. Non integrato nel nuovo paese perché figlio di altri costumi e tradizioni e con il pensiero costantemente rivolto alla sua terra d'origine. Ma non integrato nemmeno lì, nella sua terra d'ori ...weiter

    Pavese descrive esattamente la condizione dell'emigrante, condannato a sentirsi dovunque un non integrato. Non integrato nel nuovo paese perché figlio di altri costumi e tradizioni e con il pensiero costantemente rivolto alla sua terra d'origine. Ma non integrato nemmeno lì, nella sua terra d'origine, perchè ormai sradicato da essa, forse perchè troppo cambiato, o forse perchè è ormai lei, la sua terra, ad essere cambiata, a non rispecchiarsi più in quella "luna e i falò" del titolo, simbolo di un mondo arcaico e legato alle sue tradizioni che era, in quegli anni, destinato a scomparire.

    gesagt am 

  • 3

    Il protagonista in questo ritorno al passato cerca di trovare se stesso e di capire le scelte fatte in passato. Ora può vedere da un punto di vista diverso i sogni che aveva da ragazzo. (...)
    http://arieljulie.wordpress.com/

    gesagt am 

  • 4

    Pensavo, forse da "La casa in collina" della giovinezza sono ora diventato questo di romanzo. Non mi dispiaceva. Pure negli anni passati, Pavese restava come mio paradigma.
    Invece no. Invece ho scoperto che sono ancora il primo, sempre su quella collina, sempre di qua dal Belbo, sempre inet ...weiter

    Pensavo, forse da "La casa in collina" della giovinezza sono ora diventato questo di romanzo. Non mi dispiaceva. Pure negli anni passati, Pavese restava come mio paradigma.
    Invece no. Invece ho scoperto che sono ancora il primo, sempre su quella collina, sempre di qua dal Belbo, sempre inetto.
    "Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via". Giacchè lo so, l'interpretazione non è dinamica.
    C'è soprattutto che il noto simbolismo di Pavese si stacca dall'introspezione e vuole essere orizzonte di comprensione delle vicende umane e mi interessa meno.

    gesagt am 

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