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KAFKA ON THE SHORE

By Haruki Murakami

(24)

| Mass Market Paperback | 9781843432470

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1438 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    In ordine sparso, perchè mi sento animato dal sentimento dell'urgenza:
    Orribilmente sentenzioso - osservate il triste spettacolo dei fan che corrono a raccoglierne avidamente le citazioni.
    Pretenzioso nel deliberato intento di fondere riferimenti c ...(continue)

    In ordine sparso, perchè mi sento animato dal sentimento dell'urgenza:
    Orribilmente sentenzioso - osservate il triste spettacolo dei fan che corrono a raccoglierne avidamente le citazioni.
    Pretenzioso nel deliberato intento di fondere riferimenti culturali occidentali ed orientali, introdotti da spiegazioni dal vago sapore wikipediano, di solito messe in bocca ad una infodump machine ermafrodita che ci spiega, ad esempio, la funzione del coro nella tragedia greca.
    L'utilizzo di elementi della cultura alta e di quella popolare sembra riesumare il concetto di "postmoderno" dai sussidiari scolastici di dieci anni fa.
    Il tanto celebrato "realismo magico di Murakami" si risolve nella costruzione di scenari che dovrebbero celare chissà quale profonda rivelazione, ma che si rivelano impalpabili ed inconsistenti (vedasi il villaggio nella foresta, ma anche la stessa biblioteca).
    L'uso della prima persona nei capitoli su Tamura Kafka è di un'inutilità sconcertante - lo stesso del resto potrebbe dirsi peraltro dell'intero ciclo di formazione/acquisizione di consapevolezza/maturazione, che ben avrebbe potuto essere riassunto in una ventina di pagine.
    Interi snodi narrativi vengono affidati alle comode suggestioni del vago e dell'indefinito, mentre le simbologie devono essere sottolineate almeno un paio di volte, da personaggi diversi, per tema che possano sfuggire.
    Il successo di un libro come questo, altrimenti inspiegabile, non può che essere dovuto alla scrittura comoda (pigra) che al tempo stesso riesce a vellicare l'ego del lettore promettendogli profondi significati mistici e psicoanalitici. Con M. ci troviamo cioè nella più disarmante dimensione del sottoletterario, nella sua triplice accezione di contraffazione/rimasticazione/degradazione di quello che c'è di meritevole.
    Mille volte quindi più pericoloso di un fabiovolo, nella misura in cui pagare con soldi maliziosamente contraffatti è ben più grave che provare ad utilizzare le banconote del monopoli.
    Bisogna comunque ammettere che il personaggio di Johnnie Walker era una gran trovata che viene però lasciata cadere dopo circa mezzo capitolo, mentre avrebbe meritato magari un raccontino a parte.

    Per il resto, leggete Landolfi e recuperate Twin Peaks, ma state alla larga da questa roba.

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    Gonzokampf said on Oct 20, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    "Le cose accadute sono come un piatto che si è rotto in mille pezzi. Per quanto uno possa tentare di incollarne i frammenti, non potrà tornare com'era in origine, non ti pare?"

    Spesso l'origine del nostro dolore proviene da noi stessi.
    Questo è ciò che ho capito leggendo questo romanzo vivido, intenso e profondo, che racconta la storia di due personaggi, un giovane e un anziano, che involontariamente hanno i ruoli scambiat ...(continue)

    Spesso l'origine del nostro dolore proviene da noi stessi.
    Questo è ciò che ho capito leggendo questo romanzo vivido, intenso e profondo, che racconta la storia di due personaggi, un giovane e un anziano, che involontariamente hanno i ruoli scambiati. In termini letterari, lo chiameremmo un romanzo di formazione. Io, però, non me la sento di appropinquargli questo nome. E' più un romanzo dedicato alla ricerca del proprio io, del proprio essere.
    La nostra vita dipende per una buona parte da scelte che non abbiamo fatto, da eventi che non abbiamo scelto, e via dicendo. Quindi non totalmente da noi stessi. Ecco, quello che cercano di fare Kafka e Nakata è di liberarsi, di far proseguire la propria vita secondo le loro, di scelte. Perché essere liberi significa proprio questo: poter scegliere il proprio destino. Eppure, come girata l'ultima pagina capirete, non solo questa impresa è difficile, ma diventa un'aspirazione quasi impossibile. Non saremo mai del tutto liberi.
    Tuttavia, se non si può essere liberi, si può non essere vuoti.
    "Una persona vuota è come una casa deserta. Come una casa deserta con la porta aperta. Qualsiasi cosa, chiunque, volendo, può entrare liberamente"
    E, aggiungerei, non sarebbe più una persona, ma una marionetta manipolata dai più forti. Non essere vuoti, significa essere vivi. E' questa la vera aspirazione a cui l'essere umano deve puntare.

    I difetti ci sono, non è un capolavoro perfetto. D'altronde, se lo fosse stato, probabilmente non ne avrei parlato così bene. Proprio i difetti lo rendono un bel libro, cosa che, al giorno d'oggi, non è più una cosa così scontata.
    Murakami mi ha colpito, ha fatto breccia nel mio cuore grazie al suo stile accurato, che valorizza i dettagli, le emozioni, e i cambiamenti. La valutazione che ho dato è come il 10- a scuola: manca poco alla perfezione dal punto di vista del piano denotativo, ma per me è perfetto nelle sue imperfezioni.

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    Just A Dream. said on Oct 19, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    "il bello della vita è che le cose non vanno come le vorresti tu."

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    La.Mora said on Oct 16, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Una favola per adulti, ricca di simboli ad alcuni dei quali ho legato dei significati seguendo il mio istinto, ad altri, come il pluricitato "labirinto" Murakami ha offerto un quadro univoco e classico di interpretazione.
    Non mi aspettavo che tutte l ...(continue)

    Una favola per adulti, ricca di simboli ad alcuni dei quali ho legato dei significati seguendo il mio istinto, ad altri, come il pluricitato "labirinto" Murakami ha offerto un quadro univoco e classico di interpretazione.
    Non mi aspettavo che tutte le tessere andassero al loro posto, invece il cerchio si chiude, la storia ha un senso e una fine. Non una chiusura razionale e meticolosa, ma quella della "misura" corretta: né roboante né stralunata. Equilibrata, soffusa e in fondo, sempre dolorosa.

    Ho amato tutti i personaggi, fragili e forti, romantici, spiritosi. Ho aspettato molto prima di leggerlo, perché il titolo mi ispirava pochissimo e ho sbagliato, un grande errore!

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    Grimilde said on Oct 5, 2014 | 2 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Bisogna essere un po' folli per scrivere questo libro... o bisogna essere giapponesi.
    Secondo romanzo letto di questo scrittore osannato dal pubblico e, da parte mia, “promosso con riserva” in attesa di essere messo nuovamente alla prova. Ho deciso d ...(continue)

    Bisogna essere un po' folli per scrivere questo libro... o bisogna essere giapponesi.
    Secondo romanzo letto di questo scrittore osannato dal pubblico e, da parte mia, “promosso con riserva” in attesa di essere messo nuovamente alla prova. Ho deciso di farlo con questo che, a quanto pare, è il più visionario di tutti i suoi romanzi e devo dire che non ne sono rimasta affatto delusa.
    È indubbio che, quando la trama si sviluppa quasi come un “giallo” ed è scritta in modo convincente, oltre che accattivante, non si può che restare con gli occhi incollati alle pagine... Così è stato per me: l'avvicendarsi delle due storie parallele mi stimolava ogni volta ad andare avanti, per riprendere il personaggio momentaneamente messo da parte e scoprire lo sviluppo delle sue vicende...
    Man mano che procedevo, poi, sentivo questo romanzo sempre più “giapponese”, e questo nonostante Murakami si premuri, come già avevo notato in Norwegian wood, di creare una commistione molto forte, e molto ben riuscita, fra cultura orientale e occidentale: moltissimi sono i riferimenti a quest'ultima, nella letteratura (persino quella classica), nella musica, nell'arte. É come se lo scrittore fosse riuscito a trovare un punto d'incontro fra la componente “allucinatoria” della letteratura europea – non a caso la scelta di Kafka – e la millenaria tradizione culturale del regno del Sol Levante. Per cui perchè meravigliarsi se Nakata parla coi gatti o con le pietre, se il mondo è popolato di spiriti, se ciò che è fuori non è solo una metafora di ciò che è dentro ma in alcuni casi ne è persino la sua reale rappresentazione?
    Oltretutto, da un certo punto in poi, gli spunti che inizialmente sembravano disperdersi in direzione opposte hanno iniziato a convergere, puntando verso temi comuni: il cercare rifugio dal mondo che ci circonda in un altro mondo che in qualche modo è una “sospensione” nel tempo e nello spazio, la relazione fra inconscio e realtà, (ma questa non è nuova... molto prima di Freud c'era Dostoevskij!), la reinterpretazione in chiave moderna di una delle più grandi tragedie dell'antichità, il mito di Edipo, legato sia alla natura dell'uomo sia al concetto di fato, e così via...
    Un mix interessante, per certi versi pericoloso, perchè con così elevati predecessori, è difficile restare all'altezza: Murakami ci riesce fino a un certo punto, e qui la sua unica pecca. Non dico che abbia voluto strafare, quello no, ma i punti deboli ci sono: la caratterizzazione poco realistica e leggermente stereotipata di molti personaggi, l'inclusione di tanti, forse troppi spunti di riflessione teorica che sono sì interessanti ma risultano in certi contesti poco credibili, e soprattutto il finale che, con la scusa di non poter/voler spiegare tutto, lascia aperte secondo me troppe possibilità. Già mentre mi avvicinavo alla fine del libro iniziavo a chiedermi se l'epilogo potesse reggere il livello (comunque alto, ricco) della narrazione... è chiaro che non mi aspettavo spiegazioni razionali o definitive alla “Poirot”, però ammetto di essere rimasta un puntino delusa, essendomi aspettata uno sforzo di immaginazione in più.
    Resta comunque un gran bel libro, a metà fra il thriller e il fiabesco. Una bella prova per questo scrittore che mi ha convinto a dargli ancora fiducia, in futuro.

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    newlife said on Sep 30, 2014 | Add your feedback

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    "Se non l'hai ancora fatto, ti raccomando di leggere le tragedie di Euripide ed Eschilo. Vi troverai rappresentati con chiarezza tutti i problemi cruciali della nostra epoca. Con l'accompagnamento del coro.
    - Coro?
    - Sì, un coro composto da più pers ...(continue)

    "Se non l'hai ancora fatto, ti raccomando di leggere le tragedie di Euripide ed Eschilo. Vi troverai rappresentati con chiarezza tutti i problemi cruciali della nostra epoca. Con l'accompagnamento del coro.
    - Coro?
    - Sì, un coro composto da più persone che è uno degli elementi principali della tragedia greca. Sta sul fondo del palcoscenico e spiega le situazioni, dando voce alla coscienza più intima dei personaggi, e a volte influenzando le loro azioni. E' utile il coro. A volte penso che mi piacerebbe averne uno dietro di me."

    Ora che ho finito questo bellissimo romanzo, commento quanto segue, riportando alcuni pensieri e ricordi che mi sono sorti quando sono arrivata alle righe riportate sopra e che mi hanno colpito particolarmente.
    Probabilmente fu in terza liceo, o forse in seconda, che la professoressa di greco ci fece ascoltare un brevissimo frammento di musica ricostruita da quei pochi tramandatici dai Greci (non ricordo a che tragedia fosse attribuito)- A tal proposito penso che mi piacerebbe molto invitare un mio amico musicologo a tenere una lezione agli studenti sulla musica e la metrica delle tragedia, perchè, pur non capendo nulla di musica, è troppo grave che nella scuola italiana sia considerata così poco, o addirittura nulla.
    In quella rara occasione, forse proprio perchè non ne capisco nulla, la mia impressione fu che tale musica mi suonava simile a come potevo immaginare una musica giapponese, magari una musica per teatro No. Non ho mai visto una rappresentazione No, tuttavia mi ero immaginata di conseguenza anche altre somiglianze - uso delle maschere, recitazione concessa solo agli uomini anche dei ruoli femminili, ..
    Negli ultimi anni più volte ho trovato in opere giapponesi (fumetti, film e libri) richiami alla tragedia talvolta, espliciti, come in questo caso, altre volte meno e magari solo immaginati; ma comunque sempre mi sono domandata perchè la cultura giapponese potrebbe essere così attratta dalla tragedia greca.
    Non provare a dare una risposta a queste domande, non avendo mai indagato la questione, mi permette di continuare, in mancanza di smentite, a coltivare questa forte sensazione di legame.

    In questo romanzo Murakami arriva ad un nucleo che sa di tragedia greca, o addirittura è tragedia greca. Anzi non so neppure se sia un nucleo o se io voglia immaginarlo così.
    Perchè quello che Murakami compie, da abile scrittore qual è - se pur alla fine alcune questioni non siano state sviluppate in modo del tutto soddisfacente, per me - è che alla tragedia ci arriva per strade diverse e da questa riparta in mille direzioni, rivoli, idee, intuizioni, generi, forme, che sono assolutamente e incomparabilmente sue e solo sue.
    Per quanto riguarda poi le questioni che non ha, a mio avviso, pienamente risolto, temo sia un problema tutto personale, per cui vorrei sempre che ogni cosa, almeno in un romanzo di invenzione, fosse spiegata chiaramente e senza possibilità di fraintendimento... dubito che questo possa essere l'intento degli scrittori, forse semplicemente talvolta riusciamo ad avere una totale partecipazione al testo (che presumibilmente non è quasi mai la stessa dell'autore) e la maggior parte delle volte dobbiamo .. "accontentarci" delle sensazioni che ci procurano, abbandonare un po' il senso e affidarci all'intuito, anche se frammentario e non lineare.
    E poi Murakami mi lascia in sospeso con una nuova domanda:
    Mi piacerebbe, a volte, avere un coro dietro di me?

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    Nicoletta Mrs. Hats said on Sep 29, 2014 | Add your feedback

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