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Kafka sulla spiaggia

Di

Editore: Einaudi (Super ET)

4.1
(7352)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 518 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi semplificata , Spagnolo , Catalano , Tedesco , Francese , Svedese , Olandese , Portoghese , Sloveno , Ceco , Finlandese , Danese

Isbn-10: 8806199676 | Isbn-13: 9788806199678 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Giorgio Amitrano

Disponibile anche come: Copertina rigida , eBook

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Science Fiction & Fantasy

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Descrizione del libro
Un ragazzo di quindici anni, maturo e determinato come un adulto, e un vecchio con l'ingenuità e il candore di un bambino, si allontanano dallo stesso quartiere di Tokyo diretti allo stesso luogo, Taka-matsu, nel Sud del Giappone. Il ragazzo, che ha scelto come pseudonimo Kafka, è in fuga dal padre, uno scultore geniale e satanico, e dalla sua profezia, che riecheggia quella di Edipo. Il vecchio, Nakata, fugge invece dalla scena di un delitto sconvolgente nel quale è stato coinvolto contro la sua volontà. Abbandonata la sua vita tranquilla e fantastica, fatta di piccole abitudini quotidiane e rallegrata da animate conversazioni con i gatti, dei quali parla e capisce la lingua, parte per il Sud. Nel corso del viaggio, Nakata scopre di essere chiamato a svolgere un compito, anche a costo della propria vita. Seguendo percorsi paralleli, che non tarderanno a sovrapporsi, il vecchio e il ragazzo avanzano nella nebbia dell'incomprensibile schivando numerosi ostacoli, ognuno proteso verso un obiettivo che ignora ma che rappresenterà il compimento del proprio destino. Diversi personaggi affiancano i due protagonisti: Hoshino, un giovane camionista di irresistibile simpatia; l'affascinante signora Saeki, ferma nel ricordo di un passato lontano; Òshima, l'androgino custode di una biblioteca; una splendida prostituta che fa sesso citando Hegel; e poi i gatti, che sovente rubano la scena agli umani. E infine Kafka. <>.
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  • 4

    Kafka sulla spiaggia è un'opera decisamente godibile. Il romanzo, tecnicamente ben scritto, non annoia mai. Al contrario, cambia continuamente faccia: dal giallo al sentimentale, dal fantasy all'eroti ...continua

    Kafka sulla spiaggia è un'opera decisamente godibile. Il romanzo, tecnicamente ben scritto, non annoia mai. Al contrario, cambia continuamente faccia: dal giallo al sentimentale, dal fantasy all'erotico. Una trama coinvolgente (ad un certo punto sembra quasi una corsa contro il tempo che mi ha richiamato alla memoria "la storia infinita" prima e "il mondo di Sofia" poi) e dei personaggi ben caratterizzati, tuttavia, non riescono a rimuovere del tutto la parziale delusione del finale, in cui molte vicende rimangono in sospeso e non chiarite.
    Molto belle le citazioni sparse un po' per tutto il libro, soprattutto quelle a sfondo letterario e musicale.

    ha scritto il 

  • 2

    Non sono nuova alla lettura di Murakami ho letto un discreto numero di sue opere, ma devo dire che ultimamente non sto più ricavando molte soddisfazioni da questo autore.
    Certo, premetto che, a mio p ...continua

    Non sono nuova alla lettura di Murakami ho letto un discreto numero di sue opere, ma devo dire che ultimamente non sto più ricavando molte soddisfazioni da questo autore.
    Certo, premetto che, a mio parere, Murakami con la penna ci sa fare, eccome. Sa scrivere molto bene, ha una prosa scorrevole ma mai scontata, e soprattutto è capace di conquistare il lettore, di incantarlo, ammaliarlo e trascinarlo con sé per tutta la durata della lettura. E questo, a mio parere, è un merito grandissimo. Tuttavia, se dal punto di vista stilistico non sono rimasta delusa dal buon giapponese nemmeno questa volta, i contenuti mi hanno convinta davvero poco. D'accordo, io non sono una grandissima amante di opere oniriche e surreali, quindi il problema forse sta un po' da entrambe le parti, però mi ritrovo di nuovo a fare la stessa riflessione che già avevo fatto al termine dell'ultimo suo libro che ho letto, "La ragazza dello Sputnik": per quanto si può andare avanti a scrivere libri dove le situazioni si inseguono, i personaggi si somigliano (mondi più o meno paralleli, distorsioni della realtà, confusione su cosa sia onirico e cosa no, ragazzini problematici, personaggi suggestivi, una fissazione per il sesso morbosa), risolvendo il tutto con elementi surreali che libro dopo libro diventano del tutto prevedibili? Non lo so. Io francamente inizio a trovarlo vagamente noioso, e il fatto che questo romanzo presentasse elementi particolarmente assurdi (va bene parlare con i gatti, van bene pietre che aprono passaggi per strane dimensioni, va bene tutto, ma la pioggia di sardine proprio no) mi è sembrato accentuare ancora di più quest'aspetto, quasi Murakami fosse alla disperata ricerca del prossimo colpo di scena sorprendente. Ma non può essere tutto sempre sopra le righe, perché altrimenti si rischia di perdere la credibilità.
    Questo romanzo racconta, con capitoli alternati, la storia di uno strano vecchino che, in seguito ad un curioso incidente avuto da bambino (incidente a cui inizialmente si dà molta importanza, al punto da portare testimonianze di medici e militari, ma di cui alla fine Murakami sembra dimenticarsi completamente) ha perso le capacità intellettive, guadagnandoci però la possibilità di parlare con i gatti, che un giorno si imbarca in uno strano viaggio in compagnia di un camionista appena conosciuto. In parallelo, abbiamo la fuga da casa del quindicenne Tamura Kafka, che fugge da una casa priva di affetti e da una profezia (o una maledizione?) edipica.
    Ovviamente le strade dei due, seppur indirettamente, finiscono per incrociarsi, in mezzo ad un tripudio di citazioni cultuali, personaggi assurdi e al contempo terribilmente piatti, eventi straordinari che non hanno alcuna logica (nemmeno nell'economia del racconto, perché alla fine nulla si chiude, nulla si spiega, nulla sembra avere un senso almeno per la struttura del romanzo).
    Certamente, un romanzo che pur non convincendoti minimamente a livello di trama ti tiene incollato alle pagine qualcosa di buono (forse anche più di qualcosa) lo deve pur avere, ma temo che io e Murakami si stia iniziando a viaggiare su binari sempre più distanti. Lo trovo un bravissimo scrittore, senza dubbio, ma a livello contenutistico questa volta non mi ha lasciato proprio nulla.
    ( http://dellecigliailfremitorespiri.blogspot.it/2015/02/kafka-sulla-spiaggia-di-h-murakami.html )

    ha scritto il 

  • 3

    Libro molto particolare, come il solito Murakami ci insegna, ma devo dire... mi ha lasciato molti dubbi e interrogativi. Avrei preferito meno intrecci assurdi e più risposte... Comunque è appassionant ...continua

    Libro molto particolare, come il solito Murakami ci insegna, ma devo dire... mi ha lasciato molti dubbi e interrogativi. Avrei preferito meno intrecci assurdi e più risposte... Comunque è appassionante, cattura e per questo merita le tre stelline!

    ha scritto il 

  • 2

    Più Dalì che Kafka

    Realismo onirico, giallo edipico, fuga spirituale, ricerca di sé a tratti sovrannaturale. Ma un bel quadro e un'affascinante melodia non bastano per fare un buon romanzo. Così come, i sogni e il vento ...continua

    Realismo onirico, giallo edipico, fuga spirituale, ricerca di sé a tratti sovrannaturale. Ma un bel quadro e un'affascinante melodia non bastano per fare un buon romanzo. Così come, i sogni e il vento non bastano a riempire un racconto. Molto vuoto, poca sostanza. Perlomeno, stile limpido e lettura scorrevole.
    PS. L' "assurdo" di Kafka, lo scrittore, sta nel descrivere la realtà come sogno (incubo) per mostrare la coincidenza fra tragico e comico nell'esistenza umana. Qui non vedo niente del genere. Qui vedo il sogno come mezzo utile per raggiungere una più profonda coscienza di sé, come strumento per attingere la verità aggirando i limiti della razionalità (ehi Murakami, ma il sentiero interrotto della foresta non sarà mica un riferimento a "Holzwege" di Heidegger?:). Ma questo è surrealismo, non Kafka: forse volevi scrivere "Dalì sulla spiaggia", solo che Dalì non significa Corvo...

    ha scritto il 

  • 2

    Nostalgia

    Anche a me, come ad altri, la sensazione che ha lasciato questo libro è la nostalgia: nostalgia di una letteratura che abbia senso, nostalgia di una narrazione che non si limiti a mescolare ingredient ...continua

    Anche a me, come ad altri, la sensazione che ha lasciato questo libro è la nostalgia: nostalgia di una letteratura che abbia senso, nostalgia di una narrazione che non si limiti a mescolare ingredienti noti e stranoti e a shakerarli per ottenenrne una pietanza originale (in realtà indigeribile), nostalgia di una letteratura che badi al sodo e non si perda in infinite digressioni, dialoghi che non vanno a parare da nessuna parte e situazioni irrisolte. L'unico pregio del romanzo è quello di essere scorrevole. Ma non lascia nulla, se non la rabbia di aver speso tanto tempo dietro una simile boiata.

    ha scritto il 

  • 1

    Un manga destinato a un pubblico global.

    Su un canovaccio scintoista, Murakami, ci infila di tutto: Sofocle con il suo “Edipo re” passato al setaccio del Sacrificio in Jung di cui non manca nemmeno Mitra, un gattone nero; oltre l’ esplicito ...continua

    Su un canovaccio scintoista, Murakami, ci infila di tutto: Sofocle con il suo “Edipo re” passato al setaccio del Sacrificio in Jung di cui non manca nemmeno Mitra, un gattone nero; oltre l’ esplicito Kafka, c’è Don Chischiotte e relativa pioggia di sardine e sanguisughe dal cielo (versione del sol levante dei mulini a vento ), con Sancho Panza, a cavallo di un tir, capace di trasformarsi in un Parsifal alla conquista del santo Graal, una pietra a forma di lp.
    Ci sono Beethoven, Schumann e i Beatles, gli anni sessanta e il Giappone contemporaneo ( sì, un pizzico di Giappone con mari e monti c’è) con tutta la sua cucina. Quanto mangiano!
    Dimenticavo: c’è pure Conchita al rovescio, Ohsima, una trans gender omosessuale. C’è sesso esplicito al di là delle competenze di un quindicenne e, nonostante non citato come guru nella biografia di Murakami, signoreggia lo Sthephen King dell’Ombra dello Scorpione.
    Ora ditemi se non vi sembra lo stesso procedimento che utilizzavo, a sette anni, per sperimentare pietanze. In un tegamino di alluminio d’antan ( scintoismo) infilavo lenticchie non ogm, caffè macinato fresco nel macinino di legno, farina di tumminia, zucchero di canna, pepe nero a grani, una spruzzatina di vino di casa, una spolverata di origano dal mazzetto appeso alla parete, uno spicchio di aglio con camicia rossa e acqua quanto basta. Capirete che, nonostante gli ottimi ingredienti, ne veniva fuori una porcheria. Tale e quale Kafka sulla spiaggia.

    P.S. Dimenticavo! Tra i protagonisti: l'etichetta del Johnnie Walker e quella del colonnello Sanders del KFC che si fanno ectoplasmi. Due chicche di sfrenata fantasia postmoderna!

    ha scritto il 

  • 2

    Dopo la metafora del vento...il vuoto

    Dopo tutta quella bella digressione sulla tempesta di sabbia, il vento, quel vento siamo noi, per me il vuoto. MI addormentavo ogni due righe e non ho ancora capito di che si parla. Noioso e lento, mi ...continua

    Dopo tutta quella bella digressione sulla tempesta di sabbia, il vento, quel vento siamo noi, per me il vuoto. MI addormentavo ogni due righe e non ho ancora capito di che si parla. Noioso e lento, mi dispiace ma ho provato a riprenderlo in mano ma niente, un muro di mattoni ostacola la mia voglia.

    ha scritto il 

  • 2

    Ogni cosa è metafora... e io non l'ho capita.
    Probabilmente potrebbe essere questo il riassunto in brevissimo di questo Kafka sulla spiaggia.
    Cominciamo col premettere che mi è difficile giudicare un ...continua

    Ogni cosa è metafora... e io non l'ho capita.
    Probabilmente potrebbe essere questo il riassunto in brevissimo di questo Kafka sulla spiaggia.
    Cominciamo col premettere che mi è difficile giudicare un libro di Murakami: dopo Norwegian wood le mie aspettative sono sempre altissime, seppur abbia molto spesso letto che quello che io reputo un capolavoro della letteratura contemporanea è una mosca bianca nell’opera del giapponese.
    Kafka sulla spiaggia si può sicuramente definire un romanzo di formazione. Certo, un romanzo di formazione alla Murakami, in cui le vicende di Tamura Kafka, quindicenne in fuga da casa, sono immerse completamente in un mondo onirico e simbolico, costellato di personaggi e avvenimenti straordinari, le cui storie si intrecceranno continuamente col protagonista, a volte, senza incontrarsi. Molti sono gli avvenimenti inverosimili e in ogni istante pare di essere circondati da sfumature di un sogno in cui Tamura naviga non senza confusione e stordimento. Murakami non si sforza di dare motivazioni a ciò che accade. I perché di tanti accadimenti sono secondari: essi accadono perché accadono, come è spesso nella vita.
    Da qui l’idea che probabilmente questo libro non sia fatto per un lettore come me, sempre attento ai nessi causa-effetto delle cose, alla possibilità di immedesimarsi nei protagonisti e di vivere gli eventi che li circondano. Murakami sfida il lettore ad immergersi nella sua realtà sognante e abbandonarsi allo scorrere degli eventi. Accettate queste premesse, Kafka sulla spiaggia potrebbe essere il libro per voi, altrimenti bè… ogni cosa è metafora e non è così facile da cogliere.

    ha scritto il 

  • 4

    Nostalgia ė la sensazione che mi ha trasmesso questo libro che, attraverso il viaggio in un mondo surreale e onirico, fa riflettere sulla vita, sul destino, sulle conseguenze delle proprie scelte, sul ...continua

    Nostalgia ė la sensazione che mi ha trasmesso questo libro che, attraverso il viaggio in un mondo surreale e onirico, fa riflettere sulla vita, sul destino, sulle conseguenze delle proprie scelte, sul valore dei ricordi, dei rimpianti, delle aspettative e dei desideri.

    ha scritto il 

  • 4

    Un'onirica realtà

    Ho scelto questo titolo per la recensione perché è l'idea che mi sono fatto leggendo il libro. Si, perché sembra davvero un racconto che si sviluppa su due dimensioni differenti... una reale e una oni ...continua

    Ho scelto questo titolo per la recensione perché è l'idea che mi sono fatto leggendo il libro. Si, perché sembra davvero un racconto che si sviluppa su due dimensioni differenti... una reale e una onirica. Due mondi diversi che però trovano modo di mescolarsi rendendo "strana" la lettura, quasi non si capisse come stiano veramente le cose. E' un libro molto particolare che richiede una buona dose di attenzione per capirlo a fondo, ma anche calma e tranquillità per permetterci di entrare completamente in ciò che abbiamo sotto gli occhi. Solo così, immergendoci a pieno, si potranno cogliere tutti gli spunti dell'opera

    ha scritto il 

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