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Kalooki Nights

Di

Editore: Cargo

3.8
(82)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 568 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese

Isbn-10: 8860050170 | Isbn-13: 9788860050175 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Milena Zemira Ciccimarra

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
"Sono nato in una casa rumorosa, dove non riuscivo mai a prendere la parola e a inserirmi nella conversazione. Mia madre aveva una bella voce melata da contralto, che sprecava per osservare ammirata quant'era bella mia sorella maggiore Shani o, peggio ancora, per urlare "kalooki!" assieme alle sue amiche ogni sera della settimana. Il kalooki, per chi non lo sapesse, è la variante del ramino prediletta dagli ebrei in virtù del suo carattere intrinsecamente argomentativo. Ma il piacere stava proprio in quello: nel continuo battibecco sul perché e sul percome dovesse essere giocato. Alcune serate di kalooki erano considerate un enorme successo anche se non veniva giocata nemmeno una mano. Mio padre preferiva restarne fuori, e consacrare la sua voce da baritono basso a una più elevata causa, la religione della non-religione, una specie di giudaismo svuotato di tutto tranne che della sua tendenza alla disputa e della sua liberalità. Solo che ne discuteva a lungo e a gran voce con tutti quei comunisti, sindacalisti, atei che approfittavano della sua politica della porta aperta presentandosi a casa nostra in qualunque momento. Anche se erano più interessati a guardare mia madre che saltava dalla sedia gridando "kalooki!" che a cambiare il mondo e il posto che gli ebrei vi occupavano. Aggiungendo il baccano che faceva mia sorella, sbattendo porte, disperandosi per i capelli e scagliando scarpe avrete una vaga idea della sferragliante fucina nella quale venne forgiato il mio riservato carattere."
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  • 0

    Una fatica improba: per leggere alcune pagine divertenti (che ci sono e che sono molto divertenti) bisogna sorbirsi decine e decine di pagine noiosissime, piene solo di considerazioni dell'autore sull'mondo degli ebrei e su tutti i loro possibili difetti. Ho dovuto mollare!

    ha scritto il 

  • 4

    sorprendente

    uno scrittore di grande classe, si ride, si piange, ci si annoia, ci si arrabbia, si gode e si soffre, insomma, buona letteratura, grandissima nelle ultime 150 pagine. meno bello di "un amore perfetto" e "l'imbattibile walzer" mi fa però venire la voglia di leggere "Finkler's question".

    ha scritto il 

  • 4

    “il legame tra gli uomini sarà sempre più sacro di quello tra l’uomo e Dio”.

    Per alcuni scrittori la collera è lo stesso loro sguardo che si posa sul mondo o lo ritrae. I grandi scrittori satirici vedono, raffigurano e aggrediscono la realtà con gli occhi della collera, che la stravolgono, ma ne afferrano, grazie a questa deformazione, una verità abnorme
    (Cl ...continua

    Per alcuni scrittori la collera è lo stesso loro sguardo che si posa sul mondo o lo ritrae. I grandi scrittori satirici vedono, raffigurano e aggrediscono la realtà con gli occhi della collera, che la stravolgono, ma ne afferrano, grazie a questa deformazione, una verità abnorme
    (Claudio Magris)

    Jacobson Howard di professione è un “vignettista”, che attraverso le sue caricature fa emergere le verità più segrete e torbide degli esseri umani al di là della loro serena apparenza.

    Attraverso questo libro egli trasforma i suoi disegni, in parole divenendo scrittore satirico. Cambia il ruolo ma non lo scopo: quello di far emergere la verità, nuda e cruda; quello di far prendere coscienza al lettore di come quella verità sia stata nel tempo stravolta, negata, sminuita, violentata, falsificando la realtà dei fatti.
    Quella stessa verità è un dovere conoscerla, afferma lo scrittore, perché la storia degli ebrei è anche la nostra storia in quanto:“durante i bombardamenti, mentre i cristiani incidevano crocefissi sui mattoni in quello stesso rifugio antiaereo i loro vicini ebrei incidevano delle stelle di Davide”.
    Howard decide come tanti altri scrittori di raccontare quella realtà, ma lo fa a suo modo attraverso l’ironia e un sottile spietato cinismo. Tutto questo è possibile anche grazie alla distanza storica, che permette di guardare senza timori a quel passato che invece le generazioni precedenti avevano paura di vedere, quella "generazione di mezzo", alla quale appartengono anche i suoi genitori :

    Troppo vecchi per avere voglia di conoscere i dettagli più cruenti, e non abbastanza per sapere che era loro dovere conoscerli.[…] per loro occuparsi, con troppa attenzione di quegli avvenimenti significava essere scaraventati indietro nel tempo, in un mondo al quale era fondamentale credere di essersi sottratti; significava fare i conti con ansie sopite, che nel loro piano per la sopravvivenza andavano a mettere a tacere per sempre”

    Per questo :
    “siamo un popolo smodato, esageratamente enfatico, e con una esasperata propensione all’eccesso. E allora? Sapete come lo chiamo io questo? Attribuire a se stessi il giusto valore. Voi ci punzecchiate e noi sanguiniamo a profusione. Voi ci appiccate il fuoco e noi bruciamo ben bene per voi. Almeno, però, non fate finta che siamo andati a inventarci le fiamme che ci consumano”

    ha scritto il 

  • 4

    potevano pure essere 5 le stellette....

    Libro sconosciuto, di un editore sconosciuto ( ai piu' ), da un autore sconosciuto ( almeno in Italia ). Finito nelle mie mani solo per l'insistenza di una commessa della Feltrinelli che lo stava leggendo in quel momento e ne era rimasta colpita.


    Gran libro.


    C'ho messo un po' a fini ...continua

    Libro sconosciuto, di un editore sconosciuto ( ai piu' ), da un autore sconosciuto ( almeno in Italia ). Finito nelle mie mani solo per l'insistenza di una commessa della Feltrinelli che lo stava leggendo in quel momento e ne era rimasta colpita.

    Gran libro.

    C'ho messo un po' a finirlo, a parte la sua mole, infondo 600 pag c.ca non sono poi cosi' tante, perchè appartiene a quella particolare classe di libri autobiografici in cui la trama non c'è, che mi rimangono un po' ostici ... ma va detto che Jacobson scrive in maniera leggera, brillante e "comica suo malgrado" anche quando parla di olocausto; già perchè, ancora non lo avevo detto, questo romanzo gira intorno al mondo "ebreo".

    Il protagonista, l'io narrante, è un illustratore di fumetti comici con lo scopo ultimo di mostrare al mondo, da ebreo, come gli ebrei siano incoerenti, bacchettoni e soprattutto ridicoli. Questo suo spogliare e spogliarsi dall'etica religiosa, assume spesso i connotati della denuncia razzista, fatta in primo luogo da chi questo razzismo dovrebbe invece subirlo! Il risultato è ...disarmante.

    Ogni volta che mi chiedevano cosa stavo leggendo ultimamente mi sono trovato in difficoltà nel descrivere la trama di questo romanzo. Dire che si parla dell'ebraismo è sì corretto ma in qualche modo fuorviante, dire che il protagonista ha avuto 3 mogli e un amico assassino pure... non è esattamente un saggio o un mix di generi, quanto l'onesta ( o almeno decisamente verosimile ) autobiografia di un 40enne in crisi con se stesso che cerca di analizzare la sua posizione nei confronti della società, dell'amore e dell'amicizia nonostante l'influsso pesante della sua religione ( volutamente non-imposta dal padre, ma questo è un altro discorso ancora ).

    Dimenticatevi pero' il polpettone pseudo-religioso; questo romanzo è brillante, autoironico, cinico e spietato perchè l'autore sa dove colpire e non ha paura di farlo. Usa i termini ebraici per le parole e le situazioni che lo richiedono ma lo fa da "fuoriclasse": in ogni contesto aggiunge quel particolare che rende chiaro, "quotidiano", a tutti di cosa sta parlando e cosa intende significare! ( e se siete proprio tordi alla fine c'è una piccola appendice di riferimenti ). Ad esempio ho imparato che in ebraico "gnocchi" si dice K'nish...e che puo' avere la stessa accezione singolare femminile che gli diamo in Italiano Amo i libri culturali

    Come già anticipato sono rimasto un po' impantanato nella trama, che effettivamente c'è, ma è secondaria rispetto ai rapporti personali dell'autore con la sua famiglia e con la comunità ebraica di cui si sente parte ma che contemporaneamente biasima per il "vizio dell'agnello"( .cit direbbe Pinketts ). Avete presente "La versione di Barney" ? Bhè siamo al limite del plagio per struttura, argomenti e capacità narrativa.

    Anche in questo caso sono rimasto spiazzato dai continui balzi in avanti e indietro nella vita dell'autore, anche se dopo un po' ci si fa il callo, ma altrettanto coinvolto dagli sconvolgimenti subiti dalla famiglia protagonista.... con quel pizzico di thrilling ( no ) macabro ( nemmeno, ma ci siamo quasi... )

    Per tutti quelli che vogliono approfondire le differenze tra ebrei e gentili, per quelli che amano la bella scrittura, per quelli che si lasciano prendere dalle epopee familiari...
    CONSIGLIATISSIMO, ma sappiatelo, non è un libro facile.

    GIUDIZIO FINALE
    PRO:
    + scrittura eccelsa.
    + autoironia a pacchi.
    + buon climax e bel finale.

    CONTRO:
    - autobiografico, con poca trama ( ma questo è piu' un mio limite ).

    grafica ( copertina ): *** ( edizione buona, ma costosa. )
    giocabilità ( stile di scrittura ): **** ( grande scirttura )
    longevità ( storia vera e propria ): *** ( poca trama, salti temporali. )
    globale: ****/5

    Configurazione minima ( cosa ci somiglia ): "La versione di Barney" e "Il lamento del prepuzio" al 100%.
    Configurazione consigliata ( dello stesso autore ): è l'unico libro edito in Italia di questo autore.

    ha scritto il 

  • 2

    Troppo lungo

    L'ho trovato poco coinvolgente e decisamente troppo lungo. A tratti soffocante e soporifero.
    Mi aspettavo qualcosa alla Richler, ma siamo ben lontani da opere di quella portata.

    ha scritto il 

  • 0

    Se proprio devo dare un voto: boh

    Sentite immagino che questo sia anche un bel libro. Non posso dare un giudizio. Ho iniziato a leggerlo parecchio tempo fa. Sono arrivato a pagina 80 e mi sono fermato ché sono arrivati dei romanzi più urgenti. Non ho smesso perché non mi piaceva ma l'urgenza a volte è una brutta bestia. Poi l'ho ...continua

    Sentite immagino che questo sia anche un bel libro. Non posso dare un giudizio. Ho iniziato a leggerlo parecchio tempo fa. Sono arrivato a pagina 80 e mi sono fermato ché sono arrivati dei romanzi più urgenti. Non ho smesso perché non mi piaceva ma l'urgenza a volte è una brutta bestia. Poi l'ho ripreso in mano. Da pagina 80. E non mi ricordavo più cosa cavolo fosse successo in quelle prime pagine. Quindi sono arrivato fino a pagina 150 più o meno. Poi di nuovo l'urgenza di altre storie. E insomma lo sto rovinando e per questo non mi va proprio di dare un voto. Colpa mia. E poi dovrei giudicarlo senza ricordare una cippa dell'inizio. Come si fa? Secondo me è un bel libro, pieno e sfumato nello stesso tempo. Ironia improvvisa. Ecco, questo me lo ricordo, c'è l'ironia improvvisa. Cioè leggi un brano piano e poi ad un certo punto una stilettata. Ecco questo potete prenderlo per buono. Ma non fidatevi troppo. Magari confondo. Magari è una noia, magari invece che piano è piatto. Vai a sapere. Maledetti libri che si accavallano.

    ha scritto il