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Kalooki Nights

By Howard Jacobson

(160)

| Paperback | 9788860050175

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Book Description

"Sono nato in una casa rumorosa, dove non riuscivo mai a prendere la parola e a inserirmi nella conversazione. Mia madre aveva una bella voce melata da contralto, che sprecava per osservare ammirata quant'era bella mia sorella maggiore Shani o, peggi Continue

"Sono nato in una casa rumorosa, dove non riuscivo mai a prendere la parola e a inserirmi nella conversazione. Mia madre aveva una bella voce melata da contralto, che sprecava per osservare ammirata quant'era bella mia sorella maggiore Shani o, peggio ancora, per urlare "kalooki!" assieme alle sue amiche ogni sera della settimana. Il kalooki, per chi non lo sapesse, è la variante del ramino prediletta dagli ebrei in virtù del suo carattere intrinsecamente argomentativo. Ma il piacere stava proprio in quello: nel continuo battibecco sul perché e sul percome dovesse essere giocato. Alcune serate di kalooki erano considerate un enorme successo anche se non veniva giocata nemmeno una mano. Mio padre preferiva restarne fuori, e consacrare la sua voce da baritono basso a una più elevata causa, la religione della non-religione, una specie di giudaismo svuotato di tutto tranne che della sua tendenza alla disputa e della sua liberalità. Solo che ne discuteva a lungo e a gran voce con tutti quei comunisti, sindacalisti, atei che approfittavano della sua politica della porta aperta presentandosi a casa nostra in qualunque momento. Anche se erano più interessati a guardare mia madre che saltava dalla sedia gridando "kalooki!" che a cambiare il mondo e il posto che gli ebrei vi occupavano. Aggiungendo il baccano che faceva mia sorella, sbattendo porte, disperandosi per i capelli e scagliando scarpe avrete una vaga idea della sferragliante fucina nella quale venne forgiato il mio riservato carattere."

24 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Una fatica improba: per leggere alcune pagine divertenti (che ci sono e che sono molto divertenti) bisogna sorbirsi decine e decine di pagine noiosissime, piene solo di considerazioni dell'autore sull'mondo degli ebrei e su tutti i loro possibili dif ...(continue)

    Una fatica improba: per leggere alcune pagine divertenti (che ci sono e che sono molto divertenti) bisogna sorbirsi decine e decine di pagine noiosissime, piene solo di considerazioni dell'autore sull'mondo degli ebrei e su tutti i loro possibili difetti. Ho dovuto mollare!

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    Rachbee said on Oct 2, 2012 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    sorprendente

    uno scrittore di grande classe, si ride, si piange, ci si annoia, ci si arrabbia, si gode e si soffre, insomma, buona letteratura, grandissima nelle ultime 150 pagine. meno bello di "un amore perfetto" e "l'imbattibile walzer" mi fa però venire la vo ...(continue)

    uno scrittore di grande classe, si ride, si piange, ci si annoia, ci si arrabbia, si gode e si soffre, insomma, buona letteratura, grandissima nelle ultime 150 pagine. meno bello di "un amore perfetto" e "l'imbattibile walzer" mi fa però venire la voglia di leggere "Finkler's question".

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    paddingtonbear said on May 15, 2011 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    adorabile e spassoso. ho dovuto attendere molto per leggerlo ma ne è valsa la pena!

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    randomkindness said on Apr 29, 2011 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    è stato un buon consiglio di lettura... :)
    avvincente.

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    Morna said on Nov 1, 2010 | Add your feedback

  • 8 people find this helpful

    “il legame tra gli uomini sarà sempre più sacro di quello tra l’uomo e Dio”.

    Per alcuni scrittori la collera è lo stesso loro sguardo che si posa sul mondo o lo ritrae. I grandi scrittori satirici vedono, raffigurano e aggrediscono la realtà con gli occhi della collera, che la stravolgono, ma ne afferrano, grazie a questa ...(continue)

    Per alcuni scrittori la collera è lo stesso loro sguardo che si posa sul mondo o lo ritrae. I grandi scrittori satirici vedono, raffigurano e aggrediscono la realtà con gli occhi della collera, che la stravolgono, ma ne afferrano, grazie a questa deformazione, una verità abnorme
    (Claudio Magris)

    Jacobson Howard di professione è un “vignettista”, che attraverso le sue caricature fa emergere le verità più segrete e torbide degli esseri umani al di là della loro serena apparenza.

    Attraverso questo libro egli trasforma i suoi disegni, in parole divenendo scrittore satirico. Cambia il ruolo ma non lo scopo: quello di far emergere la verità, nuda e cruda; quello di far prendere coscienza al lettore di come quella verità sia stata nel tempo stravolta, negata, sminuita, violentata, falsificando la realtà dei fatti.
    Quella stessa verità è un dovere conoscerla, afferma lo scrittore, perché la storia degli ebrei è anche la nostra storia in quanto:“durante i bombardamenti, mentre i cristiani incidevano crocefissi sui mattoni in quello stesso rifugio antiaereo i loro vicini ebrei incidevano delle stelle di Davide”.
    Howard decide come tanti altri scrittori di raccontare quella realtà, ma lo fa a suo modo attraverso l’ironia e un sottile spietato cinismo. Tutto questo è possibile anche grazie alla distanza storica, che permette di guardare senza timori a quel passato che invece le generazioni precedenti avevano paura di vedere, quella "generazione di mezzo", alla quale appartengono anche i suoi genitori :

    Troppo vecchi per avere voglia di conoscere i dettagli più cruenti, e non abbastanza per sapere che era loro dovere conoscerli.[…] per loro occuparsi, con troppa attenzione di quegli avvenimenti significava essere scaraventati indietro nel tempo, in un mondo al quale era fondamentale credere di essersi sottratti; significava fare i conti con ansie sopite, che nel loro piano per la sopravvivenza andavano a mettere a tacere per sempre”

    Per questo :
    “siamo un popolo smodato, esageratamente enfatico, e con una esasperata propensione all’eccesso. E allora? Sapete come lo chiamo io questo? Attribuire a se stessi il giusto valore. Voi ci punzecchiate e noi sanguiniamo a profusione. Voi ci appiccate il fuoco e noi bruciamo ben bene per voi. Almeno, però, non fate finta che siamo andati a inventarci le fiamme che ci consumano”

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    Lisa said on Oct 11, 2010 | Add your feedback

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