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Kappa

By Ryunosuke Akutagawa

(69)

| Softcover | 9788877107107

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  • 1 person finds this helpful

    http://despuesdelnaufragio.blogcindario.com/2013/11/013… Kappa podría ser uno de los viajes del marino Gulliver de Jonathan Swift, bajo un tono de sencillo e irónico se esconde una mirada crítica con el ser humano y s ...(continue)

    http://despuesdelnaufragio.blogcindario.com/2013/11/013…

    Kappa podría ser uno de los viajes del marino Gulliver de Jonathan Swift, bajo un tono de sencillo e irónico se esconde una mirada crítica con el ser humano y su conducta. Akutagawa da la voz al paciente número 23 de un hospital psiquiátrico para describir su viaje al país subterráneo de los kappa, unas criaturas pequeñas y extrañas, mezcla de hombre, rana, pato y tortuga que viven cerca del agua (y, según la mitología japonesa, son seres malignos).

    Akutagawa usa el país de los kappa para atacar el capitalismo y militarismo. En capítulos cortos y sencillos expone el peligro de la militarización de un país, las frágiles condiciones laborales de los obreros, las creencias y el arte. El paciente número 23 cae por un hoyo y llega a un mundo subterráneo y mitológico. Se encuentra con los kappa que le acogen y le dan un tratamiento especial, observa los comportamientos de los kappa, aprende su idioma, se sorprende por la persecución amorosa de las hembras a los machos, por los partos donde el padre se acerca a la vagina de la madre para preguntar al niño si quiere nacer o no, por los conciertos que se interrumpen si alguien no entiende la música, por los poetas que quieren trascender y dejar su nombre en el recuerdo, por las leyes arbitrarias y sacerdotes que no creen en la deidad que proclaman.

    Hay buenos momentos dentro de Kappa donde se unen el humor, la locura y la incomprensión de la conducta humana. Un poeta que se suicida (como lo hizo poco después Akutagawa) y cuyo espíritu aparece en cada fotografía, las kappa hembra que persiguen a los machos hasta darles alcance, un kappa empresario que domina tanto el partido en el gobierno como el periódico de los obreros y confiesa que realmente, es su mujer quien está detrás de él, la asunción de los trabajadores como una masa informe a la que sacrificar en los momentos de crisis.

    Lo que quiere decir es que sacrificamos a los obreros que pierden su trabajo y utilizamos su carne como alimento. Mire, aquí hay un periódico, a ver si dice algo al respecto, y se lo explico mejor... ¡Ah, aquí! -Y procedió a leer en voz alta-: «La cifra de nuevos desempleados de este mes asciende a 64.769; el precio de la carne ha bajado proporcionalmente...»
    Horrorizado, atiné a preguntar:
    -¿Y los trabajadores aceptan esta situación sin protestar? Morir masacrados a manos de sus patronos...
    -No importa que protesten mucho o poco -dijo Pep desde detrás de una montaña de melocotón confitado-. Hay un estatuto que cubre cada aspecto de la matanza del trabajador.

    Kappa es una novela corta, incisiva e irónica en algunos instantes me llevó a Jonathan Swift y Mark Twain, un paciente sin nombre, un mundo subterráneo, unos seres extraños cuya religión les dice, «Comed. Yaced. Vivid», y a la vez masacran a sus trabajadores y apuestan por la guerra y el rearme militar, un poeta kappa que se suicida y contempla la vida desde el otro lado.

    -Nuestro dios creó el mundo en un solo día. Aunque utilizamos el término «árbol», nada es demasiado para el poder de nuestro Árbol de la Vida. Y por supuesto, también creo a la hembra kappa, cuando ésta se aburrió de su existencia tediosa, se puso a buscar un compañero y Dios se apiadó de su soledad, y a partir de su cerebro modeló al macho kappa. Luego, bendijo a la pareja de kappas y les ordenó: «Comed. Yaced. Vivid».
    Ryunosuke Akutagawa
    Kappa (Traducción de David Favard. Ático de libros)

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    elchicoanalogo said on Dec 10, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Decepcionante

    Un relato más de tolerancia y moralidad desfasado, sin contar que trata un tema que ya esta trillado. Tal y como está expuesto solo se lo recomendaría a un niño.

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    Corboiser said on Dec 26, 2012 | Add your feedback

  • 22 people find this helpful

    Riprendendo il nome dai folletti della tradizione nipponica, Akutagawa pubblica nel 1926 (morirà l'anno seguente) un breve romanzo su un mondo dei misteriosi Kappa, descritti come esseri alti poco più di un metro, dal colore camaleonticamente cangian ...(continue)

    Riprendendo il nome dai folletti della tradizione nipponica, Akutagawa pubblica nel 1926 (morirà l'anno seguente) un breve romanzo su un mondo dei misteriosi Kappa, descritti come esseri alti poco più di un metro, dal colore camaleonticamente cangiante tra il grigio e il verde, con capelli corti e dita palmate. Cita anche il Suiko kōryaku, che così li raffigurava nel 1830.
    Ad Akutagawa però non interessa fare una mera operazione di recupero del folklore tradizionale sui folletti acquatici giapponesi; siamo negli anni in cui è forte l'interesse per un mondo altro, per le ucronie che in qualche modo diano un'immagine rispecchiata e distorta del nostro mondo. Sono gli anni di Zamjatin, di Huxley, di Orwell e di molti altri.
    Il narratore è un malato di mente rinchiuso nella stanza n.23 di una casa di cura per alienati mentali; racconta di essere venuto in contatto con un Kappa durante un'escursione in montagna. Dopo una lunga rincorsa tra la vegetazione, il narratore piomba a capofitto dentro un fosso, perdendo conoscenza. Si risveglia in un mondo civilizzato più del nostro sotto certi aspetti, con poeti, musicisti, dottori con occhiali a pince-nez, presidenti di fabbriche. Ma anche pescatori, studenti, poliziotti. I Kappa parlano un linguaggio che misteriosamente il narratore comprende e parla subito (Walt Disney era di là da venire a breve, però i Kappa che dicono “Quax, quax” e “Quo quel quan?” un po' m'hanno ricordato Paperino, lo confesso. E' stata una parentesi umoristica) e presto il visitatore scoprirà che esistono Kappa e Super-Kappa, e come non pensare a Nietzsche? Descrivendo il poeta Tock, il narratore dice: Aveva le sue idee sull'arte. Riteneva necessario che fosse autonoma da qualsiasi regola di vita, ossia l'arte per l'arte, e che di conseguenza un artista dovesse innanzi tutto essere un super-kappa, al di sopra del bene e del male. Non vi ricorda qualcuno? Anzi più di qualcuno: il vecchio caro Oscar, e D'Annunzio, oltre al già citato autore di Al di là del bene e del male. Incuriosito da similitudini e differenze col contemporaneo Giappone, il narratore mette a confronto con i Super-Kappa le loro rispettive società; e scopre che i piccoli Kappa vengono interrogati dal padre appena prima di nascere sulla loro effettiva volontà di venire al mondo. Possono scegliere di vivere o no, insomma, ed infatti il figlio del pescatore Bag si rifiuta: non voglio nascere, in primo luogo perché non voglio ereditare il tuo sangue: – dice al padre – la pazzia è abbastanza terribile soltanto a pensarci! Inoltre credo sia penoso vivere come i kappa.
    Il prete-Kappa (c'è anche lui), conduce il visitatore umano tra le statue dei loro santi: San Strindberg, che si ribellò a tutto, San Nietzsche (ovviamente), che cercando la salvezza perse la ragione, San Tolstoj, che tentò con ogni mezzo d'aver fede in Cristo non riuscendoci mai veramente, e anche San Wagner e San Gauguin.
    Torna a casa, il narratore, e non riesce a ritrovarsi nella terra degli uomini. Tutto gli sembra strano, prova nostalgia per i Kappa e desidera ritornare nel loro mondo. Alla fine realtà e follia si confondono, il recluso vede i Kappa che gli fanno visita e gli portano doni, lo rassicurano sulla sua perfetta salute, mentre gli umani, ovviamente, nulla vedono se non una mente malata.
    Forse non un capolavoro tra le ucronie; a tratti un po' ingenuo, semplice nella sua architettura, ma una lettura interessante, estremamente breve, scorrevole.

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    swirlingclouds said on Nov 10, 2012 | 2 feedbacks

  • 3 people find this helpful

    *** This comment contains spoilers! ***

    Akutagawa ha inventato il mondo sotterraneo dei Kappa, che nella mitologia giapponese sono folletti che vivono lungo i corsi d'acqua, e ha riversato in questo "universo parallelo", in questa realtà Altra, tutte le sue ossessioni e una pungente satira ...(continue)

    Akutagawa ha inventato il mondo sotterraneo dei Kappa, che nella mitologia giapponese sono folletti che vivono lungo i corsi d'acqua, e ha riversato in questo "universo parallelo", in questa realtà Altra, tutte le sue ossessioni e una pungente satira contro la società del suo tempo.
    L'autore stesso è il paziente n.23 che racconta la storia, è il poeta che si è suicidato ed è il bambino che non voleva nascere.

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    Rossella said on May 8, 2012 | 1 feedback

  • 1 person finds this helpful

    Uno de los mejores retratos de la sociedad de Japón de principios del siglo xx

    Buenísimo

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    Metgaladriel said on Dec 24, 2011 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Non è un brutto libro, ma sonda solo la superficie di problematiche sociali e religiose molto profonde, tipiche dell'intellettuale giapponese di inizio secolo. Il libro è sostanzialmente una satira contro il positivismo di matrice occidentale che sta ...(continue)

    Non è un brutto libro, ma sonda solo la superficie di problematiche sociali e religiose molto profonde, tipiche dell'intellettuale giapponese di inizio secolo. Il libro è sostanzialmente una satira contro il positivismo di matrice occidentale che stava prendendo piede In Giappone all'inizio del 900. Non a caso i Kappa stessi si ritengono "superiormente evoluti" all'uomo, pur avendo pratiche e usanze socio-politiche difficilmente giustificabili se non sotto una razionalità distorta e priva di leggi morali-religiose. Akutagawa potrebbe aver osato di più, ma è anche vero che "l'accennare" è un'atteggiamento tipico della letteratura giapponese anteguerra.

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    Nimrod said on Jul 29, 2011 | Add your feedback

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