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Keep the Aspidistra Flying

By

Publisher: Penguin Books Ltd

3.9
(503)

Language:English | Number of Pages: 288 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Italian , Spanish , Swedish , French , Polish

Isbn-10: 0141183721 | Isbn-13: 9780141183725 | Publish date:  | Edition New Ed

Peter Davison

Also available as: Audio Cassette , Hardcover , Mass Market Paperback , Others , eBook

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Travel

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Book Description
The chief character in this early but exceptionally fine novel of Orwell's is Gordon Comstock, a writer who rebels against the twin British middle-class preoccupations: money and respectability.

"Not pretty, but powerful, accurate, and fair. This book projects as do few others the desperate ingredients and blind rage of the educated moneyless. And Orwell's power is wielded responsibly.

"Neither the rebels nor the hucksters are romanticized, nor is life--which wins in the end." (Chicago Sunday Tribune)

Sorting by
  • 4

    “ ...il culto del denaro è stato elevato a religione. Forse è la sola vera religione - la sola religione veramente sentita - che ci sia rimasta. “

    Gordon Comstock è un trentenne in possesso di una buona cultura e con l'aspirazione di diventare un poeta ma ostinato nel rifiuto del solo concetto di vita borghese così soggetta alla schiavitù del de ...continue

    Gordon Comstock è un trentenne in possesso di una buona cultura e con l'aspirazione di diventare un poeta ma ostinato nel rifiuto del solo concetto di vita borghese così soggetta alla schiavitù del denaro .
    E ciò lo porta ad abbandonare un “buon posto” nel settore emergente della pubblicità , un posto che gli avrebbe garantito un'esistenza tranquilla , per imboccare invece una strada più consona al suo modo di pensare che giorno dopo giorno lo conduce ad una vita di pura sopravvivenza , fatta di privazioni e di rinunce , ritrovandosi così a scivolare sempre più in basso in un percorso di degrado materiale e morale poiché “ Prima , egli si era battuto contro il codice del denaro, pur aggrappandosi con tutte le forze a quel minimo di decoro e di dignità personale che possedeva. Ma ora era precisamente alla dignità e al decoro che voleva sottrarsi.”
    Ma l'amore sincero e totale della sua donna Rosemary induce un avvenimento nuovo e del tutto inaspettato che lo porta a rivedere le sue convinzioni e a porre fine al suo autolesionismo .
    Un romanzo scritto senza fronzoli , con dialoghi asciutti e diretti , e con un protagonista per il quale riesce difficile provare simpatia , ma soprattutto un deciso e poderoso attacco frontale alla borghesia fatta di stereotipi e di consuetudini (il titolo è perfetto allo scopo) di un capitalismo crescente e di una certa parte della cultura socialista ai quali sembra impossibile sottrarsi a lungo malgrado le più radicate buone intenzioni.

    said on 

  • 4

    Scorrendo i commenti su anobii posso intuire il motivo del tiepido consenso verso questo libro:il protagonista non attira simpatia.
    Trentenne sull'orlo del definitivo fallimento (azzeccatissimi i rico ...continue

    Scorrendo i commenti su anobii posso intuire il motivo del tiepido consenso verso questo libro:il protagonista non attira simpatia.
    Trentenne sull'orlo del definitivo fallimento (azzeccatissimi i ricorrenti aggettivi che lo descrivono:muffito,tarmato,mucillaginoso),insensatamente cocciuto nel seguire i propri principi di opposizione intransigente al "sistema",alla fine,contraddicendosi smaccatamente, deve arrendersi alla vita che ha sempre detestato,ad avere anche lui l'aspidistra in salotto,simbolo della mediocrità borghese.
    In effetti è difficile identificarsi in uno così, e se fosse proprio questa la bravura di Orwell?Averci dato un personaggio sgradevole che rivela la nostra schiavitù dal denaro anche se proviamo a vivere come anacoreti?

    said on 

  • 2

    Sì l'ho terminato! Il libro è esile ma per me infinito. Il messaggio di Orwell è chiaro, chiarissimo. Traspare in tutto il libro. Si ripete all'infinito, questa dipendenza dai soldi, l'assenza di libe ...continue

    Sì l'ho terminato! Il libro è esile ma per me infinito. Il messaggio di Orwell è chiaro, chiarissimo. Traspare in tutto il libro. Si ripete all'infinito, questa dipendenza dai soldi, l'assenza di libertà legata all'assenza di indipendenza economica. Il protagonista arriva a perdere la lucidità "Vede un'idea astratta vincerla sul buon senso" ma è fortunato a suo modo, per i talenti che possiede e per le persone che, loro malgrado, gli stanno accanto.
    Come lettrice mi sono annoiata, non è una delle opere più note di O. è la spiegazione è evidente.

    Per quanto delicatamente sia mascherata, la carità è sempre orribile; c'è un disagio quasi un odio segreto, tra colui che dà e colui che riceve."

    said on 

  • 5

    CONTRO IL "POVERISMO" e altre bellezze

    Questo romanzo è uno splendido attacco al mito del "poverismo" e dello scendere la china a tutti i costi... "In basso, sempre più in basso, per comprendere meglio l'esistenza e gli altri". Con quest'o ...continue

    Questo romanzo è uno splendido attacco al mito del "poverismo" e dello scendere la china a tutti i costi... "In basso, sempre più in basso, per comprendere meglio l'esistenza e gli altri". Con quest'opera, Orwell prevede magistralmente e attacca con ferocia il mostruoso dio-mito di un "nichilismo di sinistra e pseudo-proletar-comunista"... Lui - comunista sincero, aspro e fuori dai ranghi - mette alla berlina questo mito pericoloso e infame, che tra l'atro è causa di molte tragedie evitabili, come esso merita. E, non ultimo, l'elogio di chi riesce a scegliere la "normalità" in un mondo sovraccarico di propagandisti della "trasgressione" fine a sé.

    Ermanno Bartoli
    www.webalice.it/barlow

    said on 

  • 3

    "I quattrini scrivono libri, i quattrini li vendono. Non darmi la rettitudine e la carità, Signore, dammi quattrini, soltanto quattrini"

    Trasformare in arte il fallimento, perfezionarlo al punto da farne qualcosa di grandioso (nella sua disperata, sporca abiezione) ed irrimediabile.

    Giù, sempre più giù, sempre più in basso! Nel regno d ...continue

    Trasformare in arte il fallimento, perfezionarlo al punto da farne qualcosa di grandioso (nella sua disperata, sporca abiezione) ed irrimediabile.

    Giù, sempre più giù, sempre più in basso! Nel regno delle ombre, al di là d'ogni speranza, d'ogni paura. Sotto terra, nel sottosuolo più profondo! Ecco dove voleva ritrovarsi.

    Come molte cose anche la mediocrità fa più paura come pensiero astratto che non come insieme di elementi concreti (cosa ci può essere di spaventoso in una casetta confortevole, in un posto dignitoso, in una famiglia rispettabile, in una rigogliosa aspidistra dalle foglie spesse e lucide che approva e benedice dal davanzale?).

    http://www.youtube.com/watch?v=GkiYjPvIs0c

    said on 

  • 5

    Quattrini, quattrini, e ancora quattrini.

    Veramente uno strano e bellissimo racconto su un poeta squattrinato di nome Gordon Comstock che fa di tutto per non avere un "buon" posto, nonostante questo, il simbolo della sua infelicità "l'aspidis ...continue

    Veramente uno strano e bellissimo racconto su un poeta squattrinato di nome Gordon Comstock che fa di tutto per non avere un "buon" posto, nonostante questo, il simbolo della sua infelicità "l'aspidistra" è sempre presente nella sua vita.

    « Quei piccoli borghesi là, dietro le loro tendine ricamate, coi loro figli, i loro mobili dozzinali e le loro aspidistre, essi vivevano secondo il codice del denaro, senza dubbio, e riuscivano ciò nonostante a conservare la loro dignità. Avevano le loro norme, i loro inviolabili punti d’onore. Si “mantenevano rispettabili”: facevano garrire le loro aspidistre, come bandiere. »

    said on 

  • 5

    http://antoniodileta.wordpress.com/2013/09/23/fiorira-laspidistra-george-orwell/

    “Dopo tutto, c’era sempre il fatto del suo “scrivere”. Un giorno, forse, sarebbe riuscito a guadagnarsi la vita bene o ...continue

    http://antoniodileta.wordpress.com/2013/09/23/fiorira-laspidistra-george-orwell/

    “Dopo tutto, c’era sempre il fatto del suo “scrivere”. Un giorno, forse, sarebbe riuscito a guadagnarsi la vita bene o male “scrivendo”; e ti saresti sentito affrancato dal puzzo dei quattrini, il giorno che fossi stato uno “scrittore”, nevvero? I tipi di cui si vedeva circondato, soprattutto i più anziani, lo facevano fremere di ribrezzo. Ecco, cosa significava adorare il dio quattrino! Sistemarsi, Far Bene, vendere l’anima per un nulla e per un’aspidistra! Diventare il tipico serpentello con la bombetta - l’ometto di Strube - il cittadino docile che rincasa alle diciotto e quindici, ogni sera, per consumare una cena a base di pasticcio di carne alla campagnola e di pere sciroppate in scatola, ascoltare per una mezz’oretta alla radio il concerto sinfonico della B.B.C. e infine, forse, un po’ di leciti rapporti sessuali, sempre che la moglie “si senta in vena”! Che destino! No, non era così che intendeva vivere. Uno aveva il dovere di tirarsi fuori da tutto ciò, fuori dal puzzo di quattrini. Era una specie di complotto che egli veniva tramando. Era come se egli si fosse votato a questa guerra contro il denaro. Ma era ancora un segreto. I suoi colleghi in ufficio non lo sospettarono mai di opinioni non ortodosse. Non scoprirono mai nemmeno che scrivesse versi: non che ci fosse poi molto da scoprire, dato che in sei anni egli aveva stampato meno di venti poesie su riviste. A guardarlo, aveva esattamente il tipo di ogni altro impiegato della City, soldato dell’esercito che ogni mattina, attaccato agli appositi sostegni, corre sussultando verso est e la sera ripete il viaggio verso ovest, nelle vetture della metropolitana”.
    (George Orwell, “Fiorirà l’aspidistra”, Arnoldo Mondadori editore, collana “Medusa” diretta, all’epoca, da Elio Vittorini)

    Il protagonista del romanzo è Gordon Comstock, quasi trentenne, velleità da poeta, che ha pubblicato, a proprie spese, la raccolta intitolata “Topi”, centoventitré copie vendute, squattrinato e ormai ammuffito nelle vesti d’impiegato presso una piccola libreria, dopo aver perso in passato, per propria volontà, lavori più remunerativi e che gli offrivano potenziali sviluppi di carriera, ad esempio quale contabile presso un’azienda o aiuto copywriter di un’agenzia pubblicitaria. Comstock ha dichiarato guerra al denaro, ai “quattrini”, come gli chiami con disprezzo, ma più in generale al sistema capitalistico, ma ciò comporta, per lui, rinunce e stenti notevoli.
    Esponente di una numerosa famiglia, noiosa e appartenente al ceto medio, con nonno furfante ma ben visto dalla popolazione, Gordon ingaggia la sua battaglia al denaro, all’inizio in segreto rispetto alla sua ragazza, Rosemary, e a sua sorella Julie, alla quale egli deve molto, in termini di assistenza economica. Sì, perché le guerre d’ideali, come quella di Gordon, si scontrano con le impellenze della realtà, a cominciare dal pagare l’affitto della pur misera stanza dove vive. Nella piccola libreria - biblioteca dove lavora a inizio romanzo egli ha trovato una dimensione ideale per i suoi scopi. Un guadagno ai limiti della sopravvivenza, poche responsabilità, inesistenti prospettive per il futuro, ma la sensazione di non essere un ingranaggio decisivo della macchina del denaro e soprattutto la possibilità di dedicarsi, a tempo perso, alla sua reale aspirazione, cioè la scrittura.
    Orwell è magistrale nel descriverci, con un’amara ironia che attraversa l’intero romanzo, l’impossibilità, per Gordon, di conciliare la visione anacoretica di sé stesso, che egli cerca di portare avanti, con la necessità, per il non più tanto giovane protagonista, d’interagire con il mondo circostante. L’aspidistra, la pianta che ritroviamo in tutte le case descritte, è, in questo senso, un simbolo di ciò che Gordon rifugge, cioè di un’esistenza perfettamente integrata nei meccanismi dettati dal dio denaro, dalle convenzioni sociali e dalle pubblicità che sui cartelloni della Londra anni ’30 gli appaiono come il male assoluto, con i loro slogan altisonanti e ridicoli. Eppure proprio presso la New Albion, agenzia pubblicitaria, Gordon, nel poco tempo passato lì prima di licenziarsi, aveva acquisito molto credito, tanto che non gli sarebbe difficile riottenere quel posto, anzi quel Buon Posto, come lo definirebbero coloro che lo vogliono inquadrato nel sistema. Gordon, però, non vuole, perché significherebbe arrendersi, perdere la propria guerra al denaro. A nulla valgono le raccomandazioni di Ravelston, l’amico benestante e socialista, con il quale Gordon ingaggia lunghe discussioni circa ideali politici, convinzioni etiche, teorie e pratiche spesso discordanti tra loro. Nemmeno Rosemary, la sua ragazza, può molto, anzi, il suo ritrarsi dal rapporto sessuale, non ancora consumato tra i due, è visto, da Gordon, come un ulteriore conferma di come il denaro corrompa tutto e s’insinui anche nell’amore, rendendo impossibile a chi non si pieghi alla sua legge una qualsiasi forma di prospettiva amorosa duratura, convinto com’è, nel suo quasi delirante monologo interiore, che solo un Buon Posto potrebbe convincere la donna della sua serietà di uomo. Le assicurazioni di Rosemary, volte a convincerlo che non è proprio così, che non sempre il denaro ha questo potere, non almeno su di lei, non lo convincono più di tanto, e così Gordon, per orgoglio personale, continua la sua sfida, rifiutando persino l’aiuto economico per non sentirsi debitore morale di chi voleva solo aiutarlo.
    Un’inaspettata risposta da parte di un editore sembrerà risollevare le sue sorti, ma questo non sarà che un altro passo verso la perdizione, da lui voluta, bramata, ma mai, in fondo, fino alle estreme conseguenze. L’aspidistra, ai suoi occhi destinata a seccarsi, non muore mai, così come il denaro, e alla lunga Gordon dovrà rivedere le sue drastiche posizioni.
    Pubblicato nel 1936, il romanzo, certo diverso e meno noto rispetto ai capolavori “1984” e da “La fattoria degli animali”, contiene forti elementi autobiografici al suo interno, ma è anche uno specchio della Londra degli anni ’30, almeno la Londra vista dagli occhi di un’idealista con ambizioni artistiche e poco propenso a cedere alla realtà dominante. Nonostante quanto scritto finora possa far pensare a un libro drammatico, debbo specificare che non è così. Si sorride molto, spesso si ride, perché Orwell, sublimando le sue esperienze, ci racconta il tutto con impagabile ironia e non lesina descrizioni esilaranti, per esempio della clientela surreale che frequenta la libreria dove lavora Gordon.
    Consigliato senza alcun dubbio.

    “Si chiese chi fosse la gente che abitava dietro quelle case. Dovevano essere, per esempio, piccoli impiegati, commessi di negozio, viaggiatori di commercio, galoppini di assicuratori, tranvieri. Sapevano di essere soltanto marionette che ballavano soltanto quando il denaro tirava i fili? C’era da scommettere la testa che non lo sapevano. E quand’anche lo avessero saputo, non gliene sarebbe importato nulla. Erano troppo occupati a nascere, a sposarsi, far figli, lavorare, morire. Poteva non essere poi una cosa malvagia, riuscendovi, sentirsi uno di loro, uno della folla di falliti. La nostra civiltà è fondata sull’avidità e la paura, ma nelle vite della genterella comune avidità e paura sono misteriosamente tramutate in qualcosa di più nobile. Quei piccoli borghesi là, dietro le loro tendine ricamate, coi loro figli, i loro mobili dozzinali e le loro aspidistre, essi vivevano secondo il codice del denaro, senza dubbio, e riuscivano ciò nonostante a conservare la loro dignità. Avevano le loro norme, i loro inviolabili punti d’onore. Si “mantenevano rispettabili”: facevano garrire le loro aspidistre, come bandiere. E poi, erano vivi. Erano avvolti nell’involto della vita. Generavano figli, cosa che i santi e i salvatori di anime non hanno mai avuto il modo di fare.
    L’aspidistra è l’albero della vita, Gordon si disse a un tratto”.

    said on 

  • 4

    “Il culto del denaro è stato elevato a religione. Forse è la sola vera religione - la sola religione veramente 'sentita' - che ci sia rimasta.”
    Gordon Comstock parte da una considerazione come questa, ...continue

    “Il culto del denaro è stato elevato a religione. Forse è la sola vera religione - la sola religione veramente 'sentita' - che ci sia rimasta.”
    Gordon Comstock parte da una considerazione come questa, condivisibile se foriera di un rapporto equilibrato con il denaro: in un crescendo di radicalismo, il protagonista del romanzo di Orwell assume invece una posizione di condanna sempre più ostinata e cieca... del denaro, 'tout court'.
    Al che Orwell, a beneficio suo e del lettore, osserva: “Non ti sottrai al denaro semplicemente facendone a meno; anzi, sei disperatamente schiavo del denaro fino a quando tu non ne abbia a sufficienza da vivere”.
    In effetti, perseguendo la libertà dal denaro, Gordon Comstock trova principalmente, con una buona dose di godimento masochistico, la libertà... di andare a fondo. Purtroppo - chiarisce Orwell - “non era solo dal denaro ch’egli si ritraeva ormai, ma dalla vita stessa”.
    Poi il finale, che non va svelato. Però si deve dire qualcosa dell’aspidistra, una pianta simbolo per Gordon Comstock, e non solo per lui. Orwell annota: “Quei piccoli borghesi là, dietro le loro tendine ricamate, coi loro figli, i loro mobili dozzinali e le loro aspidistre, essi vivevano secondo il codice del denaro, senza dubbio, e riuscivano ciò nonostante a conservare la loro dignità. Avevano le loro norme, i loro inviolabili punti d’onore. Si “mantenevano rispettabili”: facevano garrire le loro aspidistre, come bandiere.”
    Insomma, nel finale accade qualcosa d'importante: e anche in casa di Gordon Comstock “fiorirà l’aspidistra”.

    said on 

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