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Kein Land für alte Männer

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4.1
(4372)

Language:Deutsch | Number of Seiten: 288 | Format: idBinding_ | In einer anderen Sprache: (Andere Sprachen) English , French , Italian , Japanese , Spanish , Catalan , Chi traditional , Portuguese , Polish

Isbn-10: 3499242885 | Isbn-13: 9783499242885 | Publish date: 

Auch verfügbar als: Others

Category: Crime , Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Buchbeschreibung
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  • 2

    Che la vita sia dura lo sappiamo praticamente sin da subito, sin da quando piangere per ottenere qualcosa inizia a non rivelarsi più efficace, e capiamo che per avere quello che vogliamo, ed essere ch ...weiter

    Che la vita sia dura lo sappiamo praticamente sin da subito, sin da quando piangere per ottenere qualcosa inizia a non rivelarsi più efficace, e capiamo che per avere quello che vogliamo, ed essere chi siamo, dobbiamo lottare, contro noi stessi, contro gli altri, e contro il tempo, che inesorabilmente scorre e ci permette di capire, guardandoci indietro, chi siamo, da dove siamo venuti, cosa abbiamo fatto fino ad ora, e come siamo riusciti a realizzarlo.
    Se per un attimo proviamo a dimenticarci di questa lezione di vita, e prendiamo un libro di Cormac McCarthy come questo, "Non è un paese per vecchi", magari per evadere dalla nostra routine quotidiana, dal peso schiacciante dei nostri pensieri, dal semplice scorrere della vita, facciamo un buco nell'acqua. Non riusciamo proprio a distrarci, a non sentire il ticchettio dell'orologio biologico che avanza sempre in avanti, a non sentirci più che mai coinvolti nel gioco della vita - gioco difficilissimo, terribile, con regole durissime e alle quali non si può sfuggire - che ci vede protagonisti (e antagonisti degli altri, specie se questi sono senza scrupoli e vogliono soltanto farci fuori).
    Questo accade non perché nel libro in questione si parli di filosofia esistenzialista o di retorica sul bene e sul male, sulla vita e sulla morte. Ma perché l'autore è così bravo a farci calare nella mente e nelle azioni dei personaggi, che non possiamo non patire con loro, sfuggire con loro da colpi di pistola e di fucile, dormire in camere di motel incontrati sulla strada con il cuore in gola, e la paura di venire presi e uccisi da qualcuno che non vuole lasciarci in pace...
    Dal momento che in "Non è un paese per vecchi" incontriamo personaggi diversi tra loro, buoni e cattivi, vittime e carnefici, inseguiti e inseguitori, e che tutti vengono descritti minuziosamente - al punto da non riuscire per un attimo a capire chi sia il vero protagonista del romanzo, e da che parte stiamo - noi lettori ci troviamo coinvolti in situazioni che per fortuna sono soltanto finzioni. Fino a che non iniziamo a guardarci attorno, ad interrompere la lettura per respirare un attimo, giusto il tempo di assicurarci che non siamo nel Texas degli anni '80 ma nella nostra casa al mare in Calabria.
    La mia recensione sembra entusiastica, e in gran parte lo è, ma la lettura non è stata semplice. Nonostante la scrittura di McCarthy ricordi molto quella della Krisfof - secca, dura, spietata, decisa, senza fronzoli, senza virgolette che indichino i dialoghi dei personaggi - in certi passaggi ho dovuto soffermarmi più a lungo. Certamente per l'impatto emotivo di cui ho parlato poco fa, ma non solo: questo libro non rientra nei generi letterari che sono abituato a leggere e ad amare. Un noir? Un thriller? Un giallo? Una spy-story? Una specie di miscuglio di tutti questi generi.
    Se immaginare le scene narrate non è stato un problema - anzi, le vedi proprio, come se fossi al cinema o davanti alla tv - la mia difficoltà consisteva nel ricordarsi chi fosse chi. I nomi proprio non mi entravano in testa. Eppure non erano molti, e nemmeno difficili. Semplicemente credo che inizialmente la storia avesse bisogno di un po' di tempo per entrarmi dentro, insieme ai personaggi e alle ambientazioni. Ma aspettare, e nel frattempo abbandonarsi alla storia, ha prodotto i suoi frutti: un lettore appassionato ad una storia che non rientra nelle sue corde, ma che l'ha letta in meno di ventiquattro ore, e che ora ne parla con entusiasmo.
    Descrizioni minuziose dei pensieri, delle azioni dei personaggi e soprattutto delle ambientazioni rendono questo romanzo impossibile da non conquistare, facendo passare in secondo piano la trama - il che, per chi come me non è un appassionato del genere, è una cosa positiva.
    La trama va cercata su internet, perché io potrei svelare qualcosa, e sarebbe meglio ciò non accadesse. Più la trovate sintetica, meglio è.
    È giusto così.
    È giusto che come me vi buttiate alla cieca su questo imperdibile romanzo, per goderne i dialoghi (molto brevi e realistici, lontanissimi anni luce da quelli costruiti a tavolino, ma soprattutto prolissi, cui magari in genere siamo abituati), le riflessioni che di tanto in tanto compaiono, e - perchè no? - il brivido di eccitazione (e se ti immedesimi tanto nella storia anche di paura) che accompagna pedinamenti e sparatorie.
    Potrà deludere, come con diverse persone ha fatto, ma non potrà lasciare indifferenti. Anche già solo per il fatto che magari appare troppo crudele, troppo rude, troppo violento. Ma il mondo di cui parla McCarthy, che alla fin fine è il nostro, non solo appare così: è così. Crudele, rude, violento. Fatto di droga, sangue, soldi, pistole. Volendo anche di fortuna, ma solo a volte. Tutto quello che vogliamo immaginare di più spietato.
    Il mondo non è un paese per vecchi.

    gesagt am 

  • 5

    Duro, crudo, senza pietà e senza tanti fronzoli.
    Come del resto lo è, troppo spesso, la vita.
    Alcuni potrebbero pensare che la visione del presente e del futuro che traspare dal libro sia troppo pessi ...weiter

    Duro, crudo, senza pietà e senza tanti fronzoli.
    Come del resto lo è, troppo spesso, la vita.
    Alcuni potrebbero pensare che la visione del presente e del futuro che traspare dal libro sia troppo pessimistica, ma basta leggere un qualsiasi giornale (come ormai si rifiutano di fare alcuni dei protagonisti) per vedere come siamo messi. E, a conti fatti, non è proprio una posizione invidiabile.

    gesagt am 

  • 4

    "I guai cominciano quando si inizia a passare sopra alla maleducazione. Quando non si sente più dire Grazie e Per favore, vuol dire che la fine è vicina. Le ho detto: E' una cosa che va a toccare ogni ...weiter

    "I guai cominciano quando si inizia a passare sopra alla maleducazione. Quando non si sente più dire Grazie e Per favore, vuol dire che la fine è vicina. Le ho detto: E' una cosa che va a toccare ogni strato sociale. L'ha sentita questa espressione, no? Ogni strato sociale. Alla fine si arriva a quella sorta di crollo dell'etica mercantile che lascia la gente morta ammazzata in mezzo al deserto dentro una macchina, e allora è troppo tardi."

    In questa citazione paradossale sta tutto il senso di questo romanzo, altrimenti insensato.
    Da dove si parte per arrivare fino dove arriva Cigurh, da dove si parte per fare in modo che vengano massacrati dei trafficanti di droga che hanno guadagni di milioni di dollari, da dove si parte perché anche chi è considerato onesto lo sia solo perché l'onestà ha un prezzo più alto e basta alzare il tiro perché anche Moss si corrompa.
    Si parte dall'educazione, dai rapporti, dal rispetto, queste sono le cose che vanno coltivate perché non si arrivi al fallimento di una società come quella descritta dall'autore.
    Libro etico, nonostante l'apparenza sia diversa, la violenza è solo l'ultimo stadio della malattia da qui non si torna più indietro.

    gesagt am 

  • 5

    Un romanzo di movimenti repentini, quelli incerti di chi fugge verso una vita migliore e quelli letali di colui che insegue, spregiudicato e inevitabile. E in questa atmosfera di morte, scorrono pagin ...weiter

    Un romanzo di movimenti repentini, quelli incerti di chi fugge verso una vita migliore e quelli letali di colui che insegue, spregiudicato e inevitabile. E in questa atmosfera di morte, scorrono pagine di riflessioni bellissime di uno sceriffo nostalgico di un'epoca diversa, lontana, che forse non è mai esistita.
    Né più né meno, un capolavoro!

    gesagt am 

  • 3

    In giro - 02 ago 15

    Ho atteso con ansia che questo libro, comprato più di un anno fa, cadesse nella sacca delle letture immediate. Tutti (molti?) ne avevano parlato entusiasticamente. Molti lo avevano poi osannato a vall ...weiter

    Ho atteso con ansia che questo libro, comprato più di un anno fa, cadesse nella sacca delle letture immediate. Tutti (molti?) ne avevano parlato entusiasticamente. Molti lo avevano poi osannato a valle del film dei fratelli Cohen (che a me era piaciuto solo parzialmente). Ed ero anche curioso di vedere appunto l’originale di quel film senza speranza sull’America più cruenta. Devo dire che, nella asciutta prosa del romanziere texano, la violenza (americana in genere e della storia in particolare) risalta ancora più fortemente. Inoltre, lo scrittore, utilizzando il soggettivo dello sceriffo che cerca di capire e riunire i bandoli della matassa, dà un risvolto secondo me ancora più amaro alla vicenda. Che i buoni, per quanto ce la mettano tutta, difficilmente riusciranno a prevalere sui cattivi, quando questi sono realmente cattivi. Ed alla fine, lo sceriffo Bell, citando la poesia di W.B. Yeats da cui l’autore tra il titolo, non potrà che andarsene in pensione, commentando che i tempi (odierni, passati) sono sempre violenti, ed il passato non è detto sia migliore del presente, ha solo la dignità di essere stato vissuto (ed ora anche che qualcuno ne parli). Quindi sicuramente, il libro si colloca una spanna sopra al film, dove si rappresenta solo la violenza pura, che i registi poco interesse avevano nel domandarsi da dove viene e dove ci porta. Per il resto, chi ricorda il film, leggendo il libro ne ripercorre la trama, passo dopo passo, magari con qualche consapevolezza in più. Narcotrafficanti si sfidano al confine tra Nuovo Mexico e Texas, lasciando sul terreno molti morti, ed una valigia piena di dollari, che Moss, un cow-boy ignaro e credutosi più furbo, trafuga per “cambiare vita”. Solo lo sceriffo Bell si accorge che c’è qualcosa che non va: e che isola, ad un certo punto, nella presenza della mina vagante, dello psicopatico Chigurh (un Javier Bardem sullo schermo di magistrale effetto). Forse coinvolto nella sparatoria, di sicuro coinvolto nella ricerca della valigia di milioni di dollari. Valigia che è ambita dai narcos messicani, e da trafficanti americani. Nonché in possesso del malcapitato Moss. Che capisce subito dover fuggire lontano per cercare di salvare i soldi. E di far allontanare da lui la moglie, facile elemento di ricatto. Gli americani mettono in campo anche un killer prezzolato. Noi seguiamo la scia delle morti e dei duelli con l’occhio dello sceriffo Bell. Che vede Chigurh sempre in vantaggio su tutti. E con la sua pistola ad aria compressa che serve ad uccidere i vitelli nel mattatoio, Chigurh farà una vera e propria strage. Quando Moss sta per essere preso dai messicani, interviene e fa fuori i messicani. Ha un colloquio con Moss cui promette una strage se non riavrà i soldi. Farà fuori il killer inviato dai trafficanti. E benché ferito, ritrova Moss in un motel, e lo uccide insieme ad una ignara autostoppista che non altra colpa aveva di trovarsi lì. Chigurh recupera quindi la valigia, ma, con la sua mente contorta (male puro, direbbe Cormac, o angelo sterminatore, se seguiamo il filone bunueliano del film) non può fermarsi. Ha promesso strage e strage sarà. Per cui va e uccide anche la moglie di Moss. Come nel film, anche il libro si eclissa su di un incidente di macchina, cui Chigurh esce ferito gravemente ma vivo. Da lì, nel libro ci sono solo le ultime riflessioni dello sceriffo Bell. Quelle che danno spessore al libro, e che portano Bell alle dimissioni. Tutta la vicenda l’avevamo seguita quasi sempre con l’occhio dello sceriffo. E con il suo sguardo arriviamo sulle scene dei crimini, sulle scene costellate di morti. Qualcuno domanda ad un certo punto a Bell perché si accanisca tanto. E qui, sembra che il nostro scrittore non possa che fare un riferimento (velato ma se ne può cogliere il senso) a quel capolavoro di libro giallo che fu “La promessa” di Dürrenmatt. Dove il poliziotto segue all’infinto la possibilità di trovare l’autore di efferati delitti. Qui Bell si avvia su quella strada. Ma lui si che si sente vecchio, lui si che sente il peso del passato, del vissuto. E sceglie di mettersi da parte. Il male, Chigurh, andrà avanti. Qualcun altro, forse, si impegnerà a fermarlo. Infine, un’ultima considerazione: se non avete visto il film, leggete questo libro che con parole crude da corpo alla cattiva anima americana; se invece lo avete visto, leggetelo per recuperare le considerazioni di cui, di tanto in tanto, ci fa partecipi lo sceriffo Bell.
    “Gli diedi ragione sul fatto che la vecchiaia era una brutta cosa e allora lui disse che un vantaggio però ce l’aveva e io chiesi quale. E lui disse non dura molto.” (228)

    gesagt am 

  • 3

    Per tutto il libro ho letto, anche con interesse, le varie vicende e le riflessioni sul degrato morale della società,delle nuove generazioni, la condanna all'uso della droga... ma il finale non mi è p ...weiter

    Per tutto il libro ho letto, anche con interesse, le varie vicende e le riflessioni sul degrato morale della società,delle nuove generazioni, la condanna all'uso della droga... ma il finale non mi è piaciuto.

    Lo stile è asciutto e descrittivo tipico di McCarthy, però ho di gran lunga preferito l'altro suo libro che ho letto : La Strada

    gesagt am 

  • *** Dieser Kommentar enthält Spoiler! ***

    4

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    "Penso che quando non si dice più "Grazie" e "Per favore" la fine è vicina."

    Questa è la frase che mi ha colpito di p ...weiter

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    "Penso che quando non si dice più "Grazie" e "Per favore" la fine è vicina."

    Questa è la frase che mi ha colpito di più, un po' perché arriva alla fine di un libro di una "crudeltà" unica, un po' perché ti rendi conto che quello che hai appena letto è sì un libro ma è tremendamente attuale, quella frase è come un colpo di fucile in testa sparato da Chigurg:
    ti lascia lì così: imbambolata a pensare che il mondo in cui viviamo a livello di umanità non è molto distante dalle desolate pianure desertiche al confine tra Stati Uniti e Messico in cui si dipana l'inseguimento tra Moss, lo sceriffo e lo psicopatico.
    Non ci sono personaggi positivi, anche lo sceriffo Bell che in teoria dovrebbe essere "il buono" è talmente sfiduciato e negativo che alla fine lascia che sulla sedia elettrica vada l'uomo sbagliato e molla tutto; non c'è spazio per la pietà: Chiurgh li fa fuori tutti, uno dopo l'altro senza la minima esitazione. ("Io non ho nemici, non permetto che esistano") e alla fine se la cava con un incidente d'auto e qualche osso rotto; eppure nonostante dopo la lettura si abbia bisogno di una flebo di ottimismo e di fiducia nel prossimo, è un bel libro, scritto bene, dal ritmo veloce. Molto belli i flussi di coscienza dello sceriffo che introducono ogni capitolo e ci regalano perle di amara saggezza.
    Sono contenta di aver superato il mio personale "blocco" verso questo libro dovuto alla visione traumatica del film.

    gesagt am 

  • 5

    Vero

    Questa è la realtà, Dura e implacabile. Scritto senza fronzoli e con dialoghi netti questo romanzo è una vera lama che percorre il western moderno. Chigurh, l'assassino, è un personaggio che ho amato ...weiter

    Questa è la realtà, Dura e implacabile. Scritto senza fronzoli e con dialoghi netti questo romanzo è una vera lama che percorre il western moderno. Chigurh, l'assassino, è un personaggio che ho amato particolarmente perchè in fondo in fondo tutti vorremmo essere come lui

    gesagt am 

  • 5

    Una sorta di promessa dentro al cuore

    McCarthy scarnifica la realtà e ce la mostra in tutta la sua violenza. La narrazione è veloce, tesa. A rallentarne il ritmo sono i monologhi di uno dei tre personaggi principali della storia, il vecch ...weiter

    McCarthy scarnifica la realtà e ce la mostra in tutta la sua violenza. La narrazione è veloce, tesa. A rallentarne il ritmo sono i monologhi di uno dei tre personaggi principali della storia, il vecchio sceriffo Bell.
    Ancora una volta, dopo La strada, devo constatare, con sorpresa, che ciò che più mi colpisce nei libri di McCarthy non è tanto l’aspetto della violenza insensata dell’uomo e della società, quanto lo spiraglio di speranza (forse altrettanto insensata) che permane tenacemente in sottofondo, che non si arrende e resiste strenuamente alla catastrofe.

    Quando uscivi dalla porta sul retro di quella casa, da un lato trovavi un abbeveratoio di pietra in mezzo alle erbacce. C’era un tubo zincato che scendeva dal tetto e l’abbeveratoio era quasi sempre pieno, e mi ricordo che una volta mi fermai lì, mi accovacciai, lo guardai e mi misi a pensare. Non so da quanto tempo stava lì. Cento anni. Duecento. Sulla pietra si vedevano le tracce dello scalpello. Era scavato nella pietra dura, lungo quasi due metri, largo suppergiù mezzo e profondo altrettanto. Scavato nella pietra a colpi di scalpello. E mi misi a pensare all’uomo che l’aveva fabbricato. Quel paese non aveva mai avuto periodi di pace particolarmente lunghi, a quanto ne sapevo io. Dopo di allora ho letto un po’ di libri di storia e mi che sa che di periodi di pace non ne ha avuto nessuno. Ma quell’uomo si era messo lì con una mazza e uno scalpello e aveva scavato un abbeveratoio di pietra che sarebbe potuto durare diecimila anni. E perché? In cosa credeva quel tizio? Di certo non credeva che non sarebbe mai cambiato nulla. Uno potrebbe anche pensare questo. Ma secondo me non poteva essere così ingenuo. Ci ho riflettuto tanto. Ci riflettei anche dopo essermene andato di lì quando la casa era ridotta a un mucchio di macerie. E ve lo dico, secondo me quell’abbeveratoio è ancora lì. Ci voleva ben altro per spostarlo, ve lo assicuro. E allora penso a quel tizio seduto lì con la mazza e lo scalpello, magari un paio d’ore dopo cena, non lo so. E devo dire che l’unica cosa che mi viene da pensare è che quello aveva una sorta di promessa dentro al cuore. E io non ho certo intenzione di mettermi a scavare un abbeveratoio di pietra. Ma mi piacerebbe essere capace di fare quel tipo di promessa. E’ la cosa che mi piacerebbe più di tutte.

    Forse lo sceriffo Bell è lo sconfitto. O forse ad essere sconfitto è proprio il mondo, che va da un’altra parte.

    gesagt am 

  • 5

    Bellissimo

    Stile freddo, asciutto e tagliente, dialoghi veloci e concisi, personaggi verosimili. La trama è molto scorrevole e il libro si legge in poco tempo. Un romanzo da tenere stretto. Butto là una sensazio ...weiter

    Stile freddo, asciutto e tagliente, dialoghi veloci e concisi, personaggi verosimili. La trama è molto scorrevole e il libro si legge in poco tempo. Un romanzo da tenere stretto. Butto là una sensazione: ingiustamente snobbato dalla critica diventerà un classico.

    gesagt am 

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